franchino's way

13 marzo, 2016

Grigio uniforme

Filed under: personalismi — ilkonte @ 10:24 pm
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L’opera d’arte ha sempre la capacità di germogliare dal tempo in cui è creata proiettandosi contemporaneamente nel futuro, verso gli sguardi di altri tempi e luoghi. Come testimonianza, affermazione di visioni, filosofie, dissapori. L’arte, anche quando è contro un determinato sistema o status quo, diventa quindi un emblema o simbolo di tutte le critiche a tutti i sistemi che si possano susseguire. L’artista quindi ha un molteplici tempi di vita: il proprio, radicato e relazionato alla sua contemporaneitá; il tempo assoluto del cammino della cultura e della sua stratificazione; i tempi di tutti  gli osservatori, ovunque essi siano, in qualsiasi anno vivano. Ogni epoca ecco che riesce a comunicare e lasciare proprie tracce che restino leggibili e interpretabili anche dopo secoli, anche con vocabolari e schemi interpretativi completamente diversi, a volte anche diametralmente contrastanti.

Cancellando le proprie opere Blu sta testimoniando quanto la nostra contemporaneità, nella sua bulimia e rapacità, non sia degna di poter lasciare un proprio segno, una propria testimonianza, se non seguendo logiche estranee al cammino della cultura e alla propria autonomia e libertà, arrivando addirittura a annullarsi, cancellandosi.

Noi, la nostra cultura, la nostra società, lasceremo muri grigi d’artista.

Gesto estremo e doloroso ma quanto mai necessario. Il problema però è uno e fondamentale; l’atto di cancellare un murale in strada, luogo del passaggio e della mutazione per antonomasia, vive dell’oggi e nell’oggi rimane. Un muro con una mano di grigio d’artista, se anche stesa sopra un capolavoro, sempre muro grigio rimane. E presto sarà altro. Sarà demolizione o imbiancatura. Sarà altro niente, senza memoria. Senza rughe. Senza parola.

Resterà solo il ricordo di chi c’era, chi ebbe la fortuna di vedere il prima e il dopo. La storia sarà già altrove a cercare e trovare altri emblemi o simboli. Magari in un museo o in un libro di foto d’epoca. Ma si sarà perso contesto e la stratificazione. Si darà per morta la radice e la fronda. Sarà pura memoria senza oggetto. Sarà arte evocata per fighetti di ogni tempo, facili allo sproloquio radical chic, o ennesimo esercizio di nostalgia e rimpianto.

Quello che è successo in questi giorni è di una tristezza infinita anche per questo. Ma non riesco a vederci un errore, un oltraggio o un danno, una espressione di egoismo estremo.

È il niente di questi anni che niente finirà per lasciare.

È il capolavoro estremo della post-storia pret a porter.

Teniamoci i nostri muri grigi che niente sapranno e niente diranno.

P.S.

Mi dispiace veramente tanto, cazzo.

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