franchino's way

11 giugno, 2015

Il fruttarolo (la resistenza che ti vende il pomodoro… 15)

Come mosche della scorsa estate
che d’inverno sono ancora qui
e rivangano immondizie andate
scontente della vita ma immuni al diddittì (Sergio Caputo)

“Perché non parli?”

“E che ti devo contare

“Ma sei scemo?! Mi hai scritto tu vediamoci!”

“Ti volevo vedere, infatti”.

Tavolino del bar sotto i portici, prima periferia. Quei portici moderni, poco romantici, molto anni ’70 col finto marmo e il pavimento lastricato. La strada scorreggia motori, un forno aperto verso le case. Neanche il caldo quest’anno porta silenzio.

Come da bambini, le 3 di pomeriggio al paese erano il tuo regno. Quel silenzio denso che te lo spalmavi addosso, l’afa, la bicicletta appoggiata sul muretto all’ombra, il ghiacciolo coi soldi di nonna, il pallone per una tedesca. Avanzava il pomeriggio e col fresco arrivava il chiasso dei grandi, dei loro sguardi, delle loro parole sempre uguali, delle loro auto, delle loro battute e risate del cazzo.

E’ cambiato anche il silenzio.

Un anziano in pantaloncini grigi, cortissimi, e due gambine sottili sottili infilate in calzini bianchi e sandali di cuoio. La canottiera larga, cappellino di paglia in testa. Dal mondo che fu porta il suo silenzio. Quello del caldo. Si siede, prende a sventolarsi col cappello. Acqua tonica, ghiaccio e limone.

Avrei voluto ridere di lui. Vent’anni fa, da giovane, l’avrei sicuramente fatto.

Ora no. Mi rassicura. Quando sarò vecchio forse metterò anche io i sandali col calzino e degli orribili pantaloncini cortissimi stile coloniale. I vecchi, passano i decenni, sono sempre uguali. Per loro non ci sono mode che cambiano. Prendi e inizi a vestirti, comportarti, parlare, da vecchio. E un vecchio del 2013 era come quello del 1992 o questo qui di ora. Per questo ora mi rassicura e non mi fa ridere.

Con 35° e zero vento non c’è tanto da parlare. Non c’è molto da raccontarsi in una giornata così. Deve vincere il silenzio.

E non sempre “vediamoci” significa “passiamo il tempo dicendo cose”. Passare cosa poi, forse perdere.

Il caldo va subito e assaporato; non va assecondato, non va consumato con chiacchiere sull’umidità, sul sudore, sul lavoro, sulla famiglia, sulle ferie. O su qualsiasi altra cazzata inventata per perder tempo o passare il proprio tempo a qualcuno.

Col caldo non ci sono problemi degni di essere presi in considerazione.

Il caldo ha la sua liturgia di lentezza e fissità. Eterno presente. Pesante, stantìo, bloccato.

Va rispettato.

Anche per questo mi sono alzato e me ne sono andato.

E anche questa volta lei non capirà. Non lo capirà mai. Non ha mai capito niente.

Più tardi s’è alzato il vento e tutto è tornato come prima, normale, con le lancette che girano.

E forse più tardi avremmo potuto anche parlare.

Ma anche questa volta non ho voluto aspettare.

(Continua)

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14 luglio, 2011

Amo l’estate (quella molto afosa)

Filed under: deliri controproducenti,idiozie — ilkonte @ 12:20 pm
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L’estate è quella stagione situata tra le lamentele per il freddo e per il lavoro e le lamentele per il freddo e per il lavoro. In inverno tutti la aspettano perchè le temperature sfiorano le percentuali di Futuro e Libertà, ghiaccia tutto, il vento taglia la faccia, la neve rompe i maroni e sporca tutto e se mi macchio il cappotto buono costa un casino farlo lavare. In inverno tutti vogliono l’estate perchè il lavoro è stancante e ci sarebbe bisogno di un po’ di relax tipo spiagge deserte, mojitos a tutte le ore, vestiario leggero come l’animo. D’inverno tutti vorrebbero vivere d’estate e invidiano quelli che vanno a fare le vacanze di Natale nell’altro emisfero perchè c’hanno i soldi e perchè tu al massimo ti farai na bella ubriacata al cenone di capodanno. Poi esci e batti i denti. Loro mangiano carpaccio di squalo e tu cotechino.

Poi arriva l’estate. E ci si lamenta perchè fa troppo caldo, non si respira, non si riesce a lavorare. Ma le agognate ferie… I soldi però non sono mai abbastanza, ci sono le code in autostrada, la Salerno Reggio Calabria fa cacare, i treni arrivano in ritardo (e so zozzi, e l’aria condizionata è rotta, e costano sempre di più) e, signora mia, in spiaggia non si possono fare due passi perchè c’è troppa gente. D’estate, poi, accipicchia, si suda un casino. E si è costretti a bere molta acqua, limitare al minimo i movimenti e evitare di mangiare troppo o troppo pesante (anche se la cosa può avere interessantissime conseguenze). D’estate poi, ci si lamenta perchè il simpatico viaggetto/villeggiatura, progettato per mesi e mesi di freddo, pioggia, cieli coperti e lavoro, non va come avrebbe dovuto. Uno sognava una spiaggia bianca e deserta con un mojito e si ritrova magari ad Arriglia Calabra, o a Pinzirocca sul Mare, o a Frastagliano Salentina, o a Porto San Puzzone con una spiaggia invasa da parmigiane di melanzane, pasta al forno, frittata di maccheroni e, per i più “in”, insalata di riso (quelli veramente avanti hanno il cous cous). E niente mojito. Al massimo un ghiacciolo al limone o una bottiglia di te’ alla pesca preso al chioschetto dopo 20 minuti di coda. Niente. Non c’è scampo. E i bimbi della famiglia vicina di ombrellone sono dei rompicoglioni… ma due sberle no signò? E poi… che caldo fa?! Non si riesce a dormire, le zanzare sono peggio delle zanzare e… che prezzi signora mia! Per un caffè freddo, che faceva pure schifo, mi han fatto pagare 4 euri!!!

E dire che un tempo qui era tutta montagna…

Io adoro l’estate. Adoro l’afa. Per un motivo semplice semplice; normalmente, quando è inverno e mi lamento del freddo e del lavoro, per avere la pressione bassa, sentire qualche svarione, sentirmi spossato e stonato, devo spendere dei soldi. Anche tanti a volte. E allora ho bisogno di continuare a lavorare per permettermi la sfattanza. D’estate è tutto più economico. Svarioni gratis h24. E poi, mi perdonerete. Ma volete mettere la goduria di stare svaccati, in mutande, un po’ sudaticci e volendo leggermente puzzolenti, completamente incuranti del prossimo che ti circonda? Non devi scegliere vestiti perchè tanto non ne metti. Non devi stare attento al riscaldamento (che sennò consuma). Puoi veramente lasciarti andare e fottertene di tutto. E goderti la sfattanza… finchè dura.

Amo l’estate… ma solo quella molto afosa. E non al mare. Meglio i boschi e i monti. Almeno si può mangiare pesante. E non è detto che ci si debba divertire per contratto.

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