franchino's way

6 Mag, 2013

In morte di G. A.

Filed under: attualità,storia,stragi e terrorismo — ilkonte @ 12:46 pm
Tags: ,

E’ morto Andreotti.

Si è spento Andreotti. Ma la puzza di tritolo si sente ancora.

E’ morto Andreotti. Si vabbè e Berlusconi è un padre costituente.

E’ morto Andreotti. Ma solo per prescrizione.

E’ morto Andreotti, ma solo quello prima del 1980. L’Andreotti successivo è stato trasferito in una località segreta.

E’ morto Andreotti. Una notizia bomba con centinaia di morti, feriti, e dispersi.

E’ morto Andreotti. I funerali di Stato verranno depistati.

Andreotti è un uomo. Ogni uomo è mortale. Andreotti… forse.

E’ morto Andreotti. La camera ardente verrà aperta in via Caetani… in via Caetani.

E’ morto Andreotti. Caffè per tutti?

E’ morto Andreotti. Satana può finalmente tornare in Paradiso.

E’ morto Andreotti. Che paese di merda.

Annunci

24 gennaio, 2013

Un funerale (quando la storia ti bussa alla porta…)

Filed under: attualità,storia — ilkonte @ 4:24 pm
Tags: ,

C’è la “Storia”, quella fatta dagli uomini, e la “storia”, quella che ti raccontano o che ti fai raccontare. A volte la “Storia” e la “storia” ti cadono addosso e l’unica cosa che puoi fare è osservare, sentire, patire, vivere, cercando di cogliere chiavi di lettura e metterle in fila per trovare un proprio posto nella linea non sempre retta (e corretta) del tempo.

Lo sguardo è fondamentale e, a volte, per cercare di vedere bene un oggetto bisogna semplicemente cambiare punto di osservazione, o punto di vista. A volte un solo passo a destra o a sinistra e scorgi rughe, profili, attimi, sfumature, prospettive, che prima ti venivano nascoste.

Lo sguardo asciutto, semplice, che non vuole o non cerca giudizi. Lo sguardo è tutto.

Buona lettura (l’autore del testo mi autorizza a pubblicarlo richiedendo di rimanere anonimo)

Da adolescente mi sono limitato a leggere la storia. Ho approfondito poco (da adolescente), scarsamente sollecitato (o forse no) da chi la materia avrebbe dovuto svelarla impreziosita di quella dote nascosta che porta dentro.
Il fascino della Storia è qualcosa che va oltre. Una chiave di lettura per capire troppe cose; un terreno di battaglia dove la pigrizia riesce con troppa facilità ad annullare la volontà.

L’episodio – appunto – per continuare ad esser tale, ha bisogno di evadere da se stesso, di emergere, voltandosi a destra e sinistra, fino ad abbracciare il periodo in cui ha preso forma per capirne la genesi.
Capita allora, quando meno te l’aspetti, che la Storia ti bussa alla porta e ti prenda a sberle.

Terroristi. Questa la sintesi che la storia ha riservato per loro. Null’altro che terroristi, delinquenti, banditi, assassini e andate avanti fino a raggiungere il sentimento più oscuro teso a partorire l’ennesima definizione pregna di una sbiadita morale.

Terroristi, appunto. Terroristi e banditi, tutti uniti, insieme al freddo e al gelo ospiti – graditi e non – di una Ceretolo medievale nello scorcio e svuotata dal carattere.
Terroristi e banditi. Uniti, impacciati negli abbracci, solidali nei volti, negli occhi, nei solchi, nelle rughe e nella memoria.

Terroristi e banditi, sfilano in un ordinato corteo, ricordando l’amico scomparso. Il Compagno andato. Lo salutano, lo fanno per l’ultima volta levando al cielo quel pugno che nel contesto torna ad esser reato. Sullo sfondo, risuona l’Internazionale. La fischiettano – terroristi e banditi – la fischiettano insieme. La fischiettano mentre la neve scende impertinente; anche lei presente per salutarlo, a modo suo.

Impertinente, la neve. Inopportuni invece i commenti. I giudizi. Le posizioni, quelle prese degli “eletti dal popolo”. Il simbolo della noia che sale al potere non poteva mancare all’appello. Mancarono invece. Mancarono fisicamente, salvo apparire nella prosa. Prosa carica di retorica, di chiacchiere, di prese di posizione non richieste, di distanza. Distanza dall’evento, distanza dalle parole di chi ha voluto ricordare (“Prospero Gallinari è un rivoluzionario del suo tempo”), distanza dalla realtà. Quella, la distanza dalla realtà, è l’unica posizione che dovrebbe far riflettere. Distanza dalla realtà di chi non perde occasione di rivendicare una posizione; distanza dalla realtà del non rendersi conto di essere rappresentanti sfiduciati, senza più valore politico (POLITICO); distanza dalla realtà nel ricoprire un ruolo che nella realtà stessa, in questa realtà, assume sembianze deformi, retaggio di un passato attualmente inconsistente e inesistente. Distanza dalla realtà nel capire che ci sono situazioni, episodi, dove un dignitoso silenzio è l’unica risposta a quella domanda che non doveva esser fatta.

Silenzio, quello vero, quello sentito, quello che urlava nei cuori, quello che gli occhi dei presenti trasmettevano. Quello che genera emozioni.

Emozioni. Emozioni che ritornano, pronte a riscaldare Ceretolo. Mentre la neve continua a scendere, con l’Internazionale in sottofondo. Quelle emozioni me le hanno date loro, senza chiedere nulla in cambio. I vostri terroristi, i vostri banditi.

(un anonimo presente)

24 giugno, 2009

Family che? (rassegnazione a mezzo stampa e prostituzione intellettuale)

Vi propongo una breve serie di link ad articoli apparsi sulle carte berlusconiane all’indomani del Family Day del 2007. Un po’ di contesto: c’era il governo Prodi e si discuteva di Dico. Cosa? Eh si… sembrano passati secoli… e invece… appena due anni. Comunque, c’era qualche ostinato nella maggioranza del centro sinistra che provava a far passare, tra mille scosse, polemiche, sberle, casini (no.. non PierFery… e neanche di Villa Certosa o Palazzo Grazioli parlo… ma vi capisco… è passato un po’ di tempo), teo-dem contro tutti, chiesa scatenata all’opposizione, opposizione (noooo!!! c’era Papi all’opposizione!!! Papi, Fini, e la compagnia… e ancora erano divisi!! Non c’era il Pdl) urlante. Cosa successe allora? Che gli ambienti cattolici più integralisti spalleggiarono il nostro Papi per portare in piazza “La famiglia tradizionale” e i “Valori cattolici” minacciati dai comunisti al potere. Ecco. Quindi via a paroloni! Da una parte i diritti da concedere anche in maniera piuttosto scialba, ma da inseirire in qualche modo per fare una piccola crepa, e dall’altra si urlava all’attentato eversivo, alla distruzione del trio “Dio-Patria-Famiglia”.

Andiamo con ordine e vediamo fino a che punto avrò lo stomaco per ricordare quelle giornate fangose di bigottismo vomitevole.

Partiamo da una prima pagina. E’ dell’ 12/05/09. Libero titola “Teniamo Famiglia. A sinistra notiamo l’inizio di un fondo dell’agente Betulla dal titolo “L’ombrello cattolico ripara un po’ tutti“. Messaggio in codice? (da leggere con voce leggermente camuffata come se fosse un messaggio radio: “Attenzione! L’ombrello cattolico è aperto e ripara tutti! Ripeto: L’ombrello è aperto! Chiudo”)

Altra prima pagina, questa volta è la Padania a scandire: “FAMIGLIA UNA E INVIOLABILE“. Ammazza oh! Questi so’ tosti davvero!

12 Maggio. Il gran giorno. A Roma due manifestazioni. Da una parte vagonate di famiglie di cattolici più o meno devoti portati lì da Parrocchie, Scout, e associazioni varie. A Piazza Navona una sorta di contromanifestazione laica. Il governo Prodi e la maggioranza sono, come da contratto, divisi: i cattolici o sedicenti tali della maggioranza vogliono andare al Family, quelli un po’ più di sinistra o non cattolici no. In ballo c’è il rischio di lasciare la piazza a Berlusconi, pensava gente tipo Rutelli. In ballo c’è un appiattimento vergognoso sotto le sottane dei cardinali, rispondevano altri. In piazza San Giovanni ci sarà il delirio di massa. In Piazza Navona no. Berlusconi nasa la situazione e va anche lui a difendere le tradizioni cattoliche e la famigliari.

Il day after, 13 Maggio 2007.

QUESTA E’ UNA FAMIGLIA, dice trionfale il Giornale che poi sottolinea “La nostra difesa deve diventare una causa nazionale”.

Feltri invece su Libero commentava: “HA VINTO DON CAMILLO“. Qui invece un altro commento dell’agente Betulla.

E la parola del Capo supremo, di Papi, del Papi della Patria, del Pappone delle Libertà. Un appello ai “veri cattolici“. Amen.

Ecco la vera chicca per cui ho iniziato a scrivere questo post che in teoria potrebbe diventare un trattato di 150 pagine. Non è difficile trovare le contraddizioni di queste mezze calzette, di questi buffoni. Non è assolutamente una cosa difficile. Basta andare a vedere cosa si diceva, chessò, un anno fa rispetto ad un qualsiasi argomento e si troverà di sicuro qualcosa. Ancora più facile è magari andare a vedere cosa dicevano e facevano queste vergogne quando erano all’opposizione e guardare un tg qualsiasi e vedere cosa dicono e fanno quando sono al governo e attaccano l’opposizione. A quelli che pendono dalle loro labbra ho già scritto qualcosa, non me ne vorranno.

Ok, parliamo di privacy e gossip? Sapete cosa dicono (e cosa non dicono) questi buffoni in questi giorni; dalle candidate veline, alla lettera di Veronica Lario, Noemi e Casoria, le foto in Sardegna col Topolanek di fuori, fino a Patrizia D’addario. Rewind.

Due prime pagine del “Giornale“, una del 15 Marzo 2007 e una del 16 Marzo. E’ appena scoppiato il “Caso Sircana” all’interno o nelle pieghe del caso “Vallettopoli” che vedeva protagonisti Lele Mora, Fabrizio Corona e una fauna di personaggi e personaggini. Leggete bene, non lasciate neanche una virgola. In particolare leggete i fondi di Maurizio Belpietro sulle due prime pagine. Lezioni di giornalismo e, riletto oggi, lezioni di prostituzione intellettuale.

Ultima nota: Berlusconi nei giorni di Sircana cercò la strada della solidarietà col collaboratore di Prodi contro la gogna mediatica. Mentre i suoi squadristi spaccavano teste e davano lezioni di stile e giornalismo e si atteggiavano da mastini, lui tendeva la mano. Perchè magari gli conveniva, perchè non poteva sapere se di lì a poco sarebbe spuntato anche il suo nome o sue foto, perchè doveva presentarsi come uomo di Stato… Col senno di poi….

4 dicembre, 2008

2+2=5

Filed under: attualità,Ma guà che storia!,memoria,storia — ilkonte @ 1:06 pm

Al futuro o al passato, a un tempo in cui il pensiero è libero, quando gli uomini sono differenti l’uno dall’altro e non vivono soli… a un tempo in cui esiste la verità e quel che è fatto non può essere disfatto.
Dall’età del livellamento, dall’età della solitudine, dall’età del Grande Fratello, dall’età del bispensiero… tanti saluti! (da “1984” di George Orwell)

Apprendo con piacere che quello sfigato di Winston Smith ha avuto il suo bel lavoro ultimamente…

27 giugno, 2008

Un pezzo che volevo fare (e ho fatto)

Posto il testo del collegamento delle 12.45 di oggi in diretta con Radio Città del Capo. Sono da sempre contrario alla retorica, ma non ce l’ho fatta ad evitarla. Nella sala della Giunta del comune di Bologna le istituzioni cittadine, provinciali e regionali hanno incontrato i parenti delle vittime.

Hanno gli occhi segnati dal dolore. Un dolore che dura da 28 anni. Sono i parenti delle 81 vittime della strage di Ustica. Con qualche ruga in più, ma lo stesso slancio, la stessa passione civile che li anima da quel venerdì d’estate del 1980. Sofferenza e passione, ma qualcosa è cambiato. La speranza è che questo 2008 sia l’anno della svolta, dell’ultimo passo verso l’accertamento della verità ora che la Procura di Roma ha riaperto le indagini dopo le dichiarazioni dell’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga che ha detto che a colpire l’aereo fu un missile francese.

Ora tocca alla politica, al Governo dare un segnale, aiutare i magistrati, chiedere a Francia, Stati Uniti e Libia di dare il loro contributo. Lo chiedono tutti: la presidente dell’associazione dei parenti delle vittime Daria Bonfietti, ma anche il sindaco Sergio Cofferati e il giudice Rosario Priore che nel ’99 emise la sentenza che sanciva che quell’aereo fu abbattuto. Lo chiede anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con un telegramma in cui esprime una commossa e partecipe vicinanza chiedendo che venga fatto ogni sforzo possibile. Questo per rispetto sia delle vittime che della sofferenza e della passione con cui i familiari hanno lottato e continuano a lottare per la verità.

Ora tocca al Governo quindi, sollecitato anche da una mozione del senatore del Pd Walter Vitali.

Finita la cerimonia a Palazzo D’Accursio (la sede del Comune di Bologna) si passa al momento più doloroso. I parenti sono ora nel museo di Via Saliceto dove è conservato il relitto del Dc9. Ci sono andati tutti insieme come in una processione laica per celebrare la voglia di verità e di memoria.

Il video di Daniele Rollo fatto nel giorno dell’inaugurazione del museo

Il museo…

Una puntata diventata storica di Telefono Giallo (che io ricordo nonostante all’epoca fossi un bambino)

11 settembre, 2007

L’altro 11 settembre

Filed under: 11 settembre,cile,g8,storia — ilkonte @ 9:39 pm

Se bisogna ricordare, meglio non lasciarsi dietro nulla. Altra epoca, si dirà. Ma non è poi così vero. Se una cosa è successa può riaccadere. Se un metodo è stato usato, e purtroppo ha funzionato, niente ci dice che non possa essere riscoperto. L’altro giorno ho seguito “Blu notte” di Carlo Lucarelli sui fatti del g8 di Genova. Ogni volta che rivedo quelle immagini rivivivo le sensazioni che io stesso fui costretto a vivere. Una sensazione di impotenza, sfiducia totale nelle istituzioni, nelle forze di polizia. Una delle persone intervistate, se non mi sbaglio il giornalista di “Diario” Mario Portanova, parlando delle scene della Diaz e della violenza fascista degli uomini in divisa sguinzagliati per la città, faceva un parallelo con il Cile di Augusto Pinochet. Anche lì uomini in divisa ebbero carta bianca. A Genova uomini in divisa nella caserma Bolzaneto cantavano, tra un calcio, una manganellata e uno sputo ai “prigionieri”, “Un, due, tre.. viva Pinochet”. Per fortuna in Italia non siamo arrivati a quello che è successo in Cile nel ’73. Ma quelle persone in divisa sono ancora nelle strade, negli uffici, nelle volanti. I loro capi sono stati tutti promossi. Missione compiuta. Non credo alla favola delle mele marce quando tutto un sistema di polizia si uniforma a quelli atteggiamenti e quando in questi anni nessuno dei migliaia di uomini presenti quei giorni in piazza ha detto una parola, solo una, per fare luce e pulizia su quanto successe. Nessuno che abbia preso le distanze ufficialmente con quanto aveva visto. Se questi avessero avuto l’ordine di uccidere lo avrebbero fatto senza remore, ne sono convinto. Anzi è andata bene che non ci siano stati altri morti. Qualcuno solo ora inizia a parlare, ma non è abbastanza. E poi, si conoscono le dichiarazioni di costoro solo se interrogati durante i vari processi. Come Michelangelo Fournier. Dice che non ha parlato prima per “spirito di appartenenza”. Beh… è proprio questa che preoccupa se interpretata così, quasi a rasentare l’omertà. Ma, in fin dei conti, meglio tardi che mai.

Qualche link sull’11 settembre cileno:

Diario
Wikipedia
Nuovi Mondi Media

Se conoscete altri link o libri a riguardo segnalatemeli pure, grazie

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: