franchino's way

5 dicembre, 2014

No triv, il petrolio lucano che non fa notizia

Un mio post per Bolognina Basement. Buona lettura.

Il fatto: ieri a Potenza, capoluogo della Basilicata, c’è stata una manifestazione contro l’art.38 del decreto “Sblocca Italia” e la conseguente probabilissima proliferazione di pozzi petroliferi in Lucania. In strada c’erano 10.000 cittadini secondo gli organizzatori, 3000 per la Questura.

no trivi, no petrolio in basilicata

La testa del corteo No triv contro l’art. 38 del decreto Sblocca Italia, Potenza 4 dicembre 2014

Il Corteo ha terminato la propria marcia di fronte alla sede della Regione Basilicata provocando per due volte la sospensione dei lavori del Consiglio Regionale che doveva votare se impugnare di fronte alla Corte Costituzionale il suddetto articolo del decreto legge (per manifesta incostituzionalità) o se andare a trattare col Governo Renzi modifiche specifiche sull’iniziativa dell’Esecutivo (posizione sostenuta dalla maggioranza e dal Presidente della Regione, poi passata ai voti in tarda serata). Alla manifestazione hanno partecipato studenti medi di tutta la regione, associazioni ambientaliste e movimenti provenienti anche dalle regioni vicine. Durante il Consiglio Regionale alcuni trattori si sono piazzati davanti le cancellate della Regione minacciando di sfondarle.

I trattori e i manifestanti assediano la Regione Basilicata

I trattori e i manifestanti assediano la Regione Basilicata

Ci sono stati piccoli momenti di tensione con lancio di oggetti e uova all’indirizzo delle forze dell’ordine che presidiavano gli ingressi. Il Presidente del Consiglio Regionale è dovuto uscire a parlamentare coi manifestanti aprendo le porte a una delegazione che assistesse ai lavori in aula.

Le parole chiave: petrolio, sblocca Italia, Sede della Regione, no triv, lancio di uova, sospensione lavori Consiglio Regionale.

E’ una notizia?

L’amara scoperta:

Una manifestazione di 10mila persone contro lo “sblocca italia” e le trivellazioni petrolifere in Lucania, che assedia per ore la sede della Regione Basilicata, che provoca più volte la sospensione dei lavori del Consiglio Regionale, con una presenza eterogenea di studenti, lavoratori, movimenti, associazioni e personaggi folkloristici simil-forconi per i siti internet de La Repubblica, Corriere della sera, La stampa, Il sole 24 ore, Il Mattino, La Gazzetta del mezzogiorno e tutte le televisioni nazionali comprese le reti “all news” NON sono una notizia.

Non un trafiletto, una gallery fotografica, un corsivo, una battuta di satira, un editoriale borioso, un editoriale liberale, un editoriale riformista, un editoriale radicale, un reportage con la puzzetta sotto il naso, un’intervista ad un esperto di qualcosa a caso.

Neanche il lancio di uova verso le forze dell’ordine che difendevano l’ingresso della Regione è stato ritenuto notiziabile nelle riunioni di redazione. Manco quello.

forze dell'Ordine presidiano gli ingressi alla Regione

forze dell’Ordine presidiano gli ingressi alla Regione

Nemmeno un titolo:”Violenza No Triv: Scontri con le forze dell’ordine a Potenza, sospesi i lavori del Consiglio Regionale“. Cazzo me l’aspettavo, almeno da ilGiornale.it, e invece…

Nulla.

Stamattina da una breve rassegna stampa dei giornali nazionali ho potuto constatare che nemmeno su carta stampata la notizia è stata considerata degna di un breve trafiletto, anche solo a pagina 15.

La questione petrolio non interessa veramente a nessuno, evidentemente. 

Non bisogna essere faziosi, il problema non è che magari, e lo dico così per dire, l’Eni finanzia abbondantemente, direttamente o tramite pubblicità, i principali gruppi editoriali e tutte le televisioni italiane. Il problema è che noi ci ostiniamo a pensare che “il sistema” tifi per il petrolio ma in realtà è andato già oltre, in un mondo ideale fatto di ambiente, natura, tutela delle bellezze e specificità territoriali. Perché il petrolio è brutto e fa schifo e sa di vecchio. Il petrolio non deve avere pubblicità. Bravi i nostri giornalisti!

Siamo sempre i soliti che pensano male ad ogni occasione.

Manifesti Eni a Potenza adeguatamente corretti

Manifesti propagandistici dell’Eni a Potenza adeguatamente corretti

Il partito dell’odio.

Per andare sui giorali e in Tv, evidentemente, bisogna rivedere le modalità, i canoni e le pratiche classiche con cui si protesta.

Proponiamo dunque alcuni spunti simbolici e pratici agli amici lucani per riuscire a conquistare l’agognata visibilità:

  • gattini in braccio a mamme sexy che cantano “Like a Virgin“;
  • spezzone di corteo di gente travestita da Balotelli;
  • selfie collettivo con bocca a culo di gallina;
  • spezzone di minorenni mezze svestite che non indovinano un congiuntivo nemmeno per sbaglio;
  • bestemmione di gruppo;
  • rutto all’unisono per entrare nel Guinnes dei primati del rutto più potente;
  • finta rissa all’interno del corteo con macchie di sugo per simulare sangue e violenza cruda e truculenta;
  • gara di miss maglietta bagnata;
  • dire per tutto il corteo “Sì al Petrolio” e poi all’ultimo “Sorpresa, scherzavamo”;
  • provocare le forze dell’ordine con un fitto lancio di gattini;
  • aprire il corteo con una rappresentanza di giovani scartati da talent show di qualsiasi tipo;
  • proporre ricette tipiche lucane arricchite di tecniche culinarie d’avanguardia e impiattamento molto foodie oriented;
  • occupare un canile e maltrattare i cani;
  • chiedere di rivedere le quote latte di pecora contro l’Europa che affama i popoli;
  • organizzare una gara di tarantella che fa così tipico e folkloristico;
  • chiedere la secessione e invitare Salvini a parlare di zingari e campi rom.

L’amara verità è che non c’è gusto ad essere lucani, neanche se fai un post pieno di parole chiave volutamente fuorvianti per provare a dare visibilità ad una lotta sacrosanta contro quello che è, concedetemelo, un sopruso che rischia di cambiare per sempre il volto della regione, della mia terra.

Urge un nuovo film di Rocco Papaleo (attore famoso per “Basilicata Coast to Coast“, la canzone “Basilicata on my mind” e per essere un attore che parla con un forte accento lucano), magari seguito immediatamente da un bellissimo spot Eni o Agip con Papaleo che parla in dialetto e dice che la benzina lucana è buona perché odora di tradizione e cultura contadina. Hai capit uagliò?

Rocco Papaleo riparte con Eni

Rocco Papaleo riparte con Eni

P.S.

Per saperne di più sul petrolio in Basilicata, e magari indignarsi un po’, e forse iniziare a ragionare sul fatto che quello che succede laggiù riguarda tutti, nessuno escluso, consigliamo di leggere:

Ola Ambientalista

Osservatorio Val D’Agri

Osso Pensante

Michele Lapini – reportage fotografico

13 gennaio, 2012

Numborta (un fuosso è per sempre)

Cari congittadini e care congittadini,

           è con grande, grandissimo, orgoglio e somma soddisfazzione che vi parlo dell’enorme successo che la nostra proposta che testè andrò a illustrarvi ha riscosso nei migliori ambiendi culturali e politici potendini e della Lucania tutta. E’ invatti partito con gaio slangio il progetto da presendare oltre i confini regionali di avere anghe nella nostra orgogliosa Potenza una forma di tutela del territorio sotto l’egida Unesco che tande gioie e soddisfazioni sta regalando ai cuggini materani.

           Perché, invatti, avere un patrimonio della suddetta agenzia in città può andarsi a convigurare sicuramende come un ulteriore elemendo di spinda e imbulso alla crescita e allo sviluppo che altrimendi, nonostande gli egregi sforzi della politica lucana, potrebbero subire una dolorosa sospenzione a causa della nota crisi indernazionale e ai vingoli di bilangio imbosti dallo stato cendrale. Ma cosa abbiamo noi da offrire alle migliaia di turisti che sicuramende verranno in città? La scelta tra le bellezze cittadine è sicuramende ardua. Tandi sono gli elemendi architettonici e paesaggistici di preggio che il capoluogo sa di avere e di cui colpevolmende non si fa vando nel mondo. Per fare solo alcuni esembi, senza offendere nessuno: la magnifica costruzione dell’architetto Musumeci che col suo ponde ci ha langiato nella modernità; il Serpendone, esembio di costruzione funzionalistica che si staglia, come una lama, a tagliare l’orizzonde con inusitata sinuosità e la sua fandastica nave di cemendo purtroppo ingompresa e ingompiuta; il quartiere di Macchia Romana, esembio di architettura semovende; le scale mobili, luogo di solitaria meditazzione; via Mazzini, ma vista da sotto, che con il suo susseguirsi di maestosi palazzoni su scarpata ricordano un borgo medievale reinterpretato dall’geniale architettura democristiana del dopoguerra; la zona direzionale vicino alla stazzione cendrale; il quartiere di Bucaletto e la ferriera. Non me ne vogliano gli abitandi di altre zone che solo per dovere di sindesi non ho citato ma che sicuramende non sfigurerebbero nell’elengo.

           Ma una delle peculiarità del comblesso urbano potendino che non salta all’occhio ma che sicuramende ha più valore storico e culturale e che meglio ci rappresenda sono cose meno vistose, meno volute, che ci sono capitate ma ci rendono ricchi di curiosità tutte da scoprire. Un bo’ come i romani che passano sotto il colosseo e mango ci fanno caso noi ci stiamo scordando e rischiamo di perdere la nostra vera ricchezza: i fuossi. Sono invatti anni che essi sopravvivono, ben curati grazie all’accortezza di amministratori attendi a salvaguardarli e non intaccarli, e ci fanno combagnia quando fanno sobbalzare le nostre automobili. Ci sono fuossi in città di cui nessuno riesce ad avere memoria di quando si siano aperti. Ci sono fuossi che superano i secoli e hanno origine, secondo recendi studi, già in periodo romano quando i primi potendini giravano col carretto o col ciuccio sulle strade lastricate. Ci sono fuossi che accombagnano da sembre la crescita dei nostri figli e dei figli dei nostri figli. Fuossi che ormai potremmo chiamare per nome e a cui dovremmo dare del Voi per dovere reverenziale e per educazione. Sono loro che al meglio possono rappresendare la durezza e la perseveranza del nostro popolo. Il nostro essere capaci di stare lì, fermi, immobili, imberturbabbili di fronde a qualsiasi indemberie naturale o umana. Dio solo sa che rischio abbiamo corso con la sola idea di riasfaltare e sistemare le arterie cittadine per finde aspirazzioni modernizzandi! Per fortuna, ripeto, solo la lungimiranza di politici illuminati hanno salvato questa nostro patrimonio e questo nostro elemendo di idendità. Fuossi storici da valorizzare e da rendere fonde di reddito e sviluppo. Perché con la cultura e la storia, cari congittadini e care congittadini, si può mangiare, basta fortemende volerlo. E un popolo senza memoria e rispetto per il proprio patrimonio è un popolo destinato a soccombere e perdere la propria idendità.

           Pertando, da qualche mese è attivo il “Comitato Promotore dei Fuossi di Potenza a Patrimonio Unesco – Dopo i Sassi i Fuossi”. Un comitato aperto a tutti, finanziato con fondi reggionali e provingiali, che saprà dare sicuramende anghe una possibilità occupazzionale ai nostri figli migliori che lì potranno finalmende, sostenuti da uno stipendio fisso e un posto sicuro, dare libero sfogo alla loro creatività e alle loro idee innovative. Per il momendo i posti sono su chiamata diretta, senza bando, per meglio selezionare senza inutili perdite di tembo burocratiche. A decidere le assunzioni siamo io, in quando presidende del comitato, e la giunda del comitato in cui siedono le personalità più imbortandi della cultura e della politica cittadina. E qui voglio rispondere alle polemiche che potrebbero nascere nel vedere chi siede in giunda e quando guadagna con questo ingarico. No, ovviamende non sto parlando di polemiche via stamba; sappiamo del senzo di stato, un senzo civico di rispetto che la stamba locale ha nei confrondi di inizziative come queste. Sappiamo della qualità e della profondità culturale della classe giornalistica lucana che mai, nelle loro gloriose testate, si permetterebbero e si sono permessi di intralciare, langiando allordande fango, inzziative che muovano l’economia e promuovano la nostra cultura e la nostra idendità. Avranno modo, i nostri giornalisti, di visionare in prima persona il nostro proggetto non appena riusciremo a inguadrarlo in una splendida inizziativa che qui posso solo accennare per non rovinare la sorpresa; oltre a rappresendare il proggetto Unesco, vedrà cittadini e cittadine cibarsi dei nostri prodotti tipici, ballare i nostri balli tipici, ascoltare le nostre musiche tipiche e sorridere con i nostri comici tipici. Perché, congedetemi questa facezzia, come dice il proverbio nel nostro splendido idioma quann’ s’ magna s’ cumbatt’ cu la mort e quindi mangiando e bevendo assicureremo una lunga vita alla nostra città.

           Ora, torniamo al Comitato e alle probabbili polemiche. Esse, esclusa la stamba che sappiamo non dare imbortanza a queste cretinerie fazziose e ideologgiche, potrebbe nascere in città, nei salotti, nelle strade e in taluni ambiendi sinistroidi o peggio andipolitici invidiosi della loro ingapacità di indegrarsi nel dibbattito culturale e politico lucano. Bene, io voglio rassicurare tutti i cittadini; se il proggetto Unesco dovesse andare in porto sicuramende ci saranno nuove opportunità per tutti quanti. Potremmo finalmende avere un nuovo rinascimendo cittadino, ma cosa dico rinascimendo, una nuova ricostruzzione. Vedo già l’apertura di nuovi ristorandi, trattorie, beddendbrecfass, pundi di ristoro e anghe e soprattutto di cultura locala. Nuovi posti sicuri e sovvenzionati dall’Onu e dall’Europa che, anghe questa volta, non potrà rimanere insensibbile al grido di dolore di una città che altrimendi rimarrebbe sprovvista di sovvenzionamendi e assistenza economica e finanziaria e si vedrebbe così svilita, trascurata, impoverita irrimediabbilmende nelle sue prerogative di capoluogo e capitale della Basilicata, terra di brigandi, condadini, artisti e organizzatori di sagre e giammaippiù di emigrandi.

           E quindi, per avviarmi alla conglusione e scusandomi per la lungaggine del mio scritto, voglio ringraziare senditamende il signor sindaco, carissimo amico di invanzia e combagno di mille battaglie che tando si sta spendendo per la nostra causa, i presidendi della Provingia e della Reggione, i segretari reggionali di tutti i partiti, i responsabbili degli endi reggionali tutti, gli onorevoli e i senatori lucani che tando lustro danno alla nostra reggione in Parlamendo rappresendando al meglio i nostri inderessi, i Parlamendari europei, e a Noi tutti che tando amore e inderesse abbiamo verso i destini del nostro popolo e delle nostre comunità. E ringrazio anghe, mi si congeda la provocazzione bonaria, anghe chi ci vuole male e mira allo disfattismo. Ci danno la forza per andare avandi. Godranno anghe loro dei nostri risultati quando troveremo un posto per loro e i loro parendi.

           Viva Potenza, Viva la Lucania, Viva l’Italia, Viva l’Unesco!

Viva i Fuossi!

Prof. C. Numborta,

Presidente del Comitato Promotore dei Fuossi di Potenza a Patrimonio Unesco “Dopo i Sassi i Fuossi”

12 gennaio, 2009

Cronache dal basso impero (la faccia come il culo)

Copio e incollo dal blog degli amici del Comitato No Oil Lucania. A conferma della cappa di (complice) silenzio che copre la nostra regione sull’affare petrolio e sulla malafede dei “professionisti” dell’informazione regionale, e non solo. Non ho altre parole per riassumere cosa penso ora: SCHIFO. I ragionamenti poi… con calma.

Buona lettura

Comunicato stampa del Comitato No Oil Lucania – Cronache dal basso impero…

…proprio così potremmo definire lo spettacolo che domenica 11 gennaio, una delegazione di cinque membri del nostro comitato ha verificato recandosi in Val d’Agri, presso la masseria Crisci, per tentare di partecipare o di essere in qualche modo ascoltati durante la trasmissione “linea verde”, annunciata come in diretta e che si sarebbe occupata di parco e petrolio, come nel lancio del giorno seguente del TG 3 di Basilicata.

Ma arrivati alla masseria, splendida nel suo affaccio sul lago del Pertusillo finalmente pieno dopo mesi di siccità e di prelievi sconsiderati purtroppo anche a favore dell’Ilva di Taranto, e preoccupati del ritardo accumulato nel tragitto per via di una chiusura domenicale diventata prassi della Tito –Brienza, causa eterni lavori di posizionamento di alcuni ripetitori di telefonia cellulare nella serie di gallerie, perché avremmo voluto chiedere con gentilezza di essere accolti nel parterre degli ospiti e questo avrebbe richiesto trattative inevitabili, non abbiamo trovato che il lago, un paio di simpatici cani scodinzolanti e nessuna traccia delle troupe, dei furgoni con le antenne e la cabina di regia, del presentatore, dei cameramen, dei tecnici, insomma del circo frenetico del primo canale della tv di stato, annunciato in pompa magna dal TG regionale il giorno prima.

Incontrando una coppia che aveva fatto fin lì il tragitto per capirne e vederne di più di questa diretta, otteniamo la semplice spiegazione che il programma era stato registrato qualche giorno prima. Basiti, entriamo allora nel locale e chiediamo lumi al gestore che ci conferma dell’avvenuta registrazione del programma, quindi l’ovvia conclusione è che si è trattato di una bufala mediatica.

Niente di strano, cose che la tv fa spesso, annunciando dirette che non esistono, ben manipolabili con accorti montaggi e di cui nessuno si accorgerebbe mai, visto che il piccolo schermo non prevede verità altre che non siano in se stesso e se qualcosa accade in tv, allora accade, altrimenti non esiste, come ci racconta Marshall McLuhan nel suo “il villaggio globale” o come ci suggestiona Guy Deborde ne “la società dello spettacolo”. Ma allora perché far strombazzare il giorno precedente dal Tg 3 regionale una diretta che non esiste? Perché costringere un imbarazzato cronista, Rocco De Rosa, a prestarsi ad un simile ridicolo gioco? Eppure tutta la regione ha sentito chiedere proprio a questi dal conduttore Ossini la sua necessaria presenza:

La logica non sovviene in soccorso, così entriamo nel locale e guardiamo la “diretta” che non c’è, un lungo spot promozionale delle estrazioni petrolifere, quasi un redazionale sponsorizzato che mostra l’innocuità delle estrazioni tra i boschi, pozzo di Cerro Falcone 4, complesso Sellata-Pierfaone, senza neppure una ripresa che mostri la vastità di quei piazzali che hanno deflorato boschi secolari, la bonomia del Centro Olii di Viggiano, finanche un’ampolla di petrolio che un tecnico aspira a saggiarne gusto e consistenza all’olfatto, quasi fosse olio extra-vergine con cui cospargere la bruschetta e non quel viscoso liquido di cui molti lucani hanno imparato a conoscere il nauseabondo olezzo, e poi le tecniche di trivellazione e scavo che ci aiuterebbero addirittura a capire come è fatto il nostro sottosuolo. Forse è così, con religiosa osservanza, che vanno trattate estrazioni sottoposte a clausola di “interesse nazionale”, con un programma TV che occupandosi di agricoltura e bio-diversità, finisce per parlare suadentemente di petrolio.

Certo in questa terra di stranezze tutto è possibile, persino che la testata giornalistica del TG 3 locale si presti ad operazioni da basso impero in favore dei “padroni” della regione, ENI s.p.a., per sopire le discussione e le criticità di tanti lucani sulle estrazioni petrolifere, suggerendo che queste “coesistono amabilmente” con l’ambiente – e figuriamoci con la salute!

La filiale locale della tv di stato, quella a cui gli italiani ed i lucani pagano il canone, forse dovrebbe avere maggior rispetto dei suoi abbonati, visto che se definire informazione questa “bizzarro” megaspot ENI è un’offesa alla deontologia dell’informazione, a maggior ragione lo è dell’intelligenza dei lucani stessi. Non è certo la prima volta che il TG 3 di Basilicata (da noi ribattezzato PD 3) si esprime in performance lobbystiche simili, ma questa volta crediamo sia stato toccato il fondo, raggiungendo un grado di servilismo ai poteri forti mai visto, a discapito di ogni serenità ed imparzialità di giudizio, professionalità e spirito di servizio.

La conclusione più ovvia sarebbe quella di chiedere le dimissioni del capo-redattore della testata, Renato Cantore, e del giornalista in questione, Rocco De Rosa, giungendo se necessario a sollevare la questione presso gli organi competenti, Commissione di Vigilanza, Consiglio di Amministrazione RAI, Authority delle Telecomunicazioni, e presso ogni altro organo, compresi quelli giudiziari, in grado di assicurare, se non il rispetto della dignità di un popolo offeso da devastazione ambientale, sociale, economica, democratica dietro la destinazione del territorio della regione a damigiana petrolifera, devastazione che ci si ostina a negare per una discutibile ragion di stato che occulta quanto a tutti i lucani è ormai chiaro, almeno correttezza ed imparzialità dell’informazione che a quanto pare soggiace anch’essa a quello stesso “interesse nazionale” del petrolio lucano, ma sapendo che tutti “hanno famiglia” ci accontenteremmo delle pubbliche scuse degli interessati ai lucani, in diretta questa volta sul TG 3 Basilicata.

Miko Somma, portavoce del Comitato No Oil Lucania.

9 gennaio, 2009

Scajola, non siamo in Basilicata!

VENEZIA (9 gennaio) – Perforare l’Adriatico in cerca di gas? Neanche a parlarne per il governatore della regione Giancarlo Galan che risponde per le rime alla proposta lanciata dal ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola.  «Non siamo nel deserto o nel cuore della valle Padana o della Basilicata – spiega Galan in una intervista al Gazzettino -. Vogliono trivellare a poche miglia dalla nostra costa, lungo la quale ci sono gioielli come la Laguna di Venezia e il Delta del Po e le spiagge più affollate d’Europa».
Insomma, siamo al muro contro muro fra la regione Veneto e il governo di Roma, ancora una volta.

La polemica è sorta dopo che Scajola, in un’intervista, aveva portato alla ribalta l’argomento spiegando le motivazioni che hanno portato il governo ad inserire un emendamento nel Disegno di legge sullo sviluppo già approvato alla Camera e ora in discussione in Senato, che prevede una «revisione della clausola che impedisce l’estrazione in Alto Adriatico, in modo che in accordo con la Regione Veneto si possa di nuovo prendere energia da sotto i piedi».

Accordo che oggi sembra davvero irraggiungibile. Il Veneto è l’unica regione «che ha provveduto a dotarsi di un rigassificatore, (utile a tutta l’Italia) e che ha il più alto numero di centrali idroelettriche». Ha ribadito il presidente Galan, esplicitando il proprio disaccordo con il ministro Claudio Scajola. In poche parole, l’Adriatico non si tocca: il rischio è troppo alto: «Non dico di no per fare dispetto a Scajola – incalza ancora Galan – ma al principio di precauzione non rinuncio». 

Certo, sotto l’Adriatico esiste una riserva di gas davvero imponente, ma questo non basta a giustificare le perforazioni: «Da anni chiediamo garanzie all’Eni – insiste Galan – e la risposta è che ci sono, e allora le ribadisca in modo da tacitare del tutto le voci, di fonte scientifica, assai preoccupate per le conseguenze di sussidenza (abbassamento dei fondali) a seguito del pompaggio di metano».

Dunque, la regione Veneto avrebbe già fatto la sua parte e non sarebbe disposta a correre rischi. A questo punto, Galan si domanda, senza troppi giri di parole: «E gli altri che fanno? Perché non seguono l’esempio del Veneto?». «Con il rigassificatore off shore in completamento al largo di Porto Viro – ricorda – il Veneto contribuirà al 17% del fabbisogno nazionale di energia», indicando che in cinque anni di operatività del rigassificatore renderà disponibile una quantità di gas pari a quella che si avrebbe perforando i giacimenti presenti sui fondali delle coste venete».

Lega e Confturismo dalla parte di Galan. «Negli anni ’50 le terre del Polesine sprofondarono in alcuni punti di ben 4 metri a causa dei prelievi di metano – ha spiegato, sempre nell’intervista del Gazzettino, Roberto Ciambetti dellla Lega -. Ecco perché la Lega si opporrà a qualsiasi intento di riprendere le estrazioni (…)». dalla stessa parte della barricata si posiziona la Confturismo che, per bocca del presidente Marco Michielli, spiega: «Non possiamo permettere che si danneggino Venezia, Chioggia e le nostre coste. Il rischio di abbassamento del fondale è reale».

 Questo è un articolo che ho trovato oggi sul Gazzettino.

Si spieghi meglio governatore…

Non in Veneto ma nel deserto: il discorso ci può stare. Il deserto, lo dice la parola stessa, è luogo non antropizzato e senza prospettive agricole o industriali. Magari turistiche, ma è grande e si può sempre cambiare l’itinerario turistico ed evitare di disturbare i gitanti con puzze, torri, fiamme.

Non in Veneto ma nel cuore della Valle Padana: dove precisamente? Mantovano? Emilia? Piemonte? Non ci sono attrazioni turistiche nella Pianura Padana? E’ forse una zona scarsamente antropizzata? Zona poco produttiva, povera, derelitta?

Non in Veneto ma in Basilicata: tanto lì già fate quel cazzo che vi pare? Perchè sono pochi, poveri e vecchi? Perchè eleggono pochi parlamentari che mai si sognerebbero di opporsi ai mostri estrattivi (angosciante la faccia con cui il presidente della Basilicata Vito De Filippo ultimamente sta parlando del petrolio dicendo, dopo anni di “silenzio ingenuo”, che è stata un’occasione sprecata e che le royalties andrebbero ricontrattate per ottenere qualcosina in più… perchè ricordarsene oggi? perchè c’è un’inchiesta giudiziaria in corso? perchè le elezioni sembrano avvicinarsi troppo velocemente? perchè la maggioranza balla? perchè c’è chi comincia a girare la regione denunciando la truffa, i danni, lo schifo che dal ’90 a oggi è stato fatto?)? Perchè non hanno un’agricoltura industriale (no, ma non perchè impossibile)? Perchè tanto la gente te la compri con un posto in Fiat, o alla Forestale, o al Comune? Perchè tanto stiamo parlando di una regione che la ggente comune non sa neanche indicare sulla cartina? Perchè tanto sono già inguaiati e non se ne lamentano… una porcata in più o in meno…

Avremo già il rigassificatore: allora meglio non aggiungere scempio a scempio? Allora è rischioso?

Il Principio di precauzione è irrinunciabile, l’Eni non da garanzie da anni sui rischi e le preoccupazioni di sussidenza (abbassamento dei fondali) a seguito del pompaggio di metano: e bravo il Governatore! Non valgono forse queste preoccupazioni anche per gli altri? Ma bisogna prendere lezioni dai Leghisti sul come si gestisce il rapporto fiduciario tra eletto e elettore (una domanda che pongo a me stesso: ma che un politico locale cerchi di fare l’interesse esclusivo del proprio elettorato è un bene o un male?)?  Il governatore saprà, immagino, che la Lucania è terra sismica? Il governatore andrebbe anche informato che la Lucania è terra di frane, smottamenti, paesi che finiscono in scarpate, paesi fantasma? Si, risponderà il governatore, ma sono pochi. Non costa tanto spostare un paese di 800 abitanti, se mi sprofonda Rovigo è una bella rottura di coglioni (“Negli anni ’50 le terre del Polesine sprofondarono in alcuni punti di ben 4 metri a causa dei prelievi di metano “). E se sprofonda Carpi (sempre che sia nel cuore della Valle Padana)?

Domande banali, volutamente banali, infantili. Ma non sarebbe bene magari interrogarsi sull’opportunità di favorire un risparmio energetico? Un migliore utilizzo delle fonti energetiche? Evitare sprechi? Mi si dirà: non possiamo dipendere dall’estero, attaccati alla sottoveste del russo, dell’algerino o dello sceicco di turno. Giusto, tagliamo i consumi. Se la politica è politica dovrebbe superare la logica dell’oggi e concentrarsi su politiche a lungo termine, informando la gente, rendendola cosciente di quello che si va a fare. A quel punto, ci scommetto, si perderebbero anche meno voti.

8 gennaio, 2009

Amaro lucano (nel senso del petrolio)

Torno a parlare di petrolio e della fantastica favola delle trivellazioni che avrebbero reso la Lucania una nuova terra promessa. Niente di tutto questo. Il petrolio non ha portato effetti diretti sull’occupazione, chi può se ne parte e cerca di guadagnarsi qualcosa fuori, lontano. Ormai anche io torno a Potenza solo durante le feste e ogni volta mi accorgo come la maggioranza dei miei amici, dei miei coetanei, ormai vive lontano da Potenza (Roma, Milano, Torino, Irlanda, Berlino, Spagna). Quando avevo 17-18 anni frequentavo la piazza del quartiere. Bene, a 10 anni di distanza uno dei miei compagni di merende di allora si è ingegnato in una sorta di conteggio per avere un po’ il polso di questa nuova emigrazione, più strisciante, forse meno drammatica di una volta, ma sicuramente ugualmente dannosa per il territorio che si vede privato di menti giovani, preparate, vogliose, spesso pronte a sobbarcarsi lavoracci e sacrifici umilianti per cercare di “svoltare”. La piazza del quartiere è un rettangolone con su tre lati palazzoni da quartiere popolare (gli edifici vanno dai 4 ai 9 piani) e sul terzo una chiesa (utlimata una decina di anni fa dopo che per una ventina d’anni ci si era dovuti accontentare prima di un container, poi di un prefabbricato). Su circa 60 ragazzi circatrentenni (nati grossomodo tra il ’77 e l’82) 45 se ne sono andati fuori per studiare e poi lavorare, o solo per prendere uno stipendio. Sono rimasti in pochissimi. Anch’io mi lancio in un conteggio approssimativo. Quando avevo 18-19 anni mi vedevo con la mia comitivona in quella piazza. Nelle serate migliori quando si organizzava un’uscita di massa potevamo anche riuscire a mettere su una carovana di 5-6 macchine, tutte piene. Ora i superstiti di quella comitiva, quelli che sono rimasti a Potenza, secondo me troverebbero difficoltà anche a organizzare una partita a calcetto senza chiamare altri conoscenti o amici di amici (sarà anche per questo che tirano fuori tutti una simpatica panzetta?).

Termino questa mega introduzione per lanciare però un altro aspetto, meno dibattuto e conosciuto, dei non-risultati, o del fallimento, della favola petrolifera lucana. Si estrae petrolio e non se ne conoscono le ricadute ambientali. O meglio, si sa cosa l’industria estrattiva provochi, ma non viene comunicato e, soprattutto, non vengono effettuati i minimi controlli su cosa e in che quantità viene buttato nella nostra aria, nelle nostre falde e nelle nostre discariche. Per questo motivo vi invito a leggere quanto segue, copiato e incollato da Vilerola – il Blog di Vito L’Erario.

Buona lettura (e spargete la voce).

AMARO PETROLIO

Schulumberger SpA, è la società che dal 1999 bucherella la Val d’Agri per conto dell’ENI. Registrata nelle Antille Olandesi, viene definita dal Boston Globe una sorta di camaleonte in affari e in “silenzio” con tutti, in particolar modo con l’Iran dove vi esporta materiali proibiti, contravvenendo in questo modo alle leggi che regolano l’export. Utilizza trivelle radioattive: l’americio 241; il litio e il berillio (altamenete tossico e cangerogeno), anche in Val d’Agri, luogo in cui niente e nessuno limita “perforazioni radioattive”.

Le perforazioni dei pozzi in Val d’Agri ha comportato e comporta tutt’oggi la produzione di fanghi e fluidi perforanti da composizione chimica segreta, fanghi di natura tossica (mercurio, cadmio e bario), difficili e costosi da smaltire. Perforazioni atomiche che creano esplosioni (blasting), danni all’edilizia, microterremoti e dissesti dei suoli.

In un articolo-dossier di Fabio Amendolara del Il Quotidiano della Basilicata datato al 18 luglio 2008, emergono fatti inquietanti in merito a un traffico illecito di fanghi industriali stoccati presso la ex Liquichimica di Tito Scalo. L’articolo, documenta fatti di cui la stessa Procura di Potenza si è occupata, in particolar modo sulla pericolosità dell’area oggetto di questo traffico di rifiuti industriali. Tra le righe si legge che un carabiniere del NOE (Nucleo Operativo Ecologico) sia stato colto da un malore dopo il rivenimento di fosfongesso che, come un telo ricopre ancor oggi fanghi pericolosi di origine industriale.

Antonio Pace scrive su La Gazzetta di Basilicata del 4 gennaio 2009 che in merito al “Progetto Frusci” dell’ENI – che prevede ricerca di petrolio in una area di 272 kmq e che interessa 10 comuni (Potenza, Avigliano, Bella, Pignola, Baragiano, San Fele, Atella, Pietragalla, Filiano e Ruoti) – “bene le royalty, ma prima l’ambiente” facendo emergere un parere artefatto dei cittadini. I cittadini che hanno espresso il loro parere sono quattro: Giovanni Samela, presidente dell’associazione 100 comuni, G. C. della frazione Frusci, M. C. di Stagliuozzo, e la signora D. F. di Avigliano. Per Pace, de La Gazzetta del Mezzogiorno, le comunità si sono gia espresse in maniera possibilista mentre il Sindaco di Avigliano, Domenico Tripaldi, continua il suo silenzio-assenso senza che convochi un consiglio comunale aperto in via straordinaria.

Petrolio in Basilicata, Disastri umani e ambientali. Era il titolo del convegno organizzato dal Comitato No Oil Lucania a Villa d’Agri (Pz) con la presenza della Prof.ssa Maria Rita D’Orsogna, California State University at Northridge Los Angeles, CA (USA).
Una ventata di informazioni importanti di cui ne facciamo tesoro, noi lucani popolo polvere, dicono sempre quelli dell’ENI. Loro continuano ad estrarre, a richiedere permessi come quello di “Frusci” governato dal Sindaco petroliere Tripaldi. Nel frattempo in Val d’Agri le estrazioni continuano il loro corso, con il trasporto, con gli oleodotti corrosi dallo zolfo (vita media delle tubature progettata per durare 100 anni, se esposto all’H2S: 10 anni!), con le perdite, logorii, sigillature imperfette. Emissioni e esplosioni, pardon, sfiammate come quelle del Centro Oli di Viggiano e dei pozzi che continuano ad emettere composti organici volatili, IPA, Benzene, Taluene, Xylene, H2S,
SO2, Ethylbenzene, PM e CO2, scoppi accidentali.
Nel 1994 a Trecate (Novara), per tre lunghi giorni vi furono eruzioni initerrotte: 100 Kmq di terreni agricoli risultarono impraticabili, è uno degli incidenti più gravi accaduti nel nostro stivale puzzolente di uova marce.
Uova di colombo, di gallina o di struzzo come pensa di fare il Sindaco di Avigliano mettendo la testa sotto la sabbia. Pane e petrolio amaro, Sindaco, un petrolio di bassa qualità dove forse nemmeno la benzina si riesce a ricavare. Un petrolio melmoso, viscoso, non fluido, heavy, soure crude (pesante, amaro), corrosivo, difficile da trasportare, danneggia oleodotti, quelli che ENI intenderà realizzare per veicolare l’amaro petrolio da Frusci al Centro Oli? Puo darsi. Un petrolio ricco di zolfo del diavolo, da raffinare: eliminarlo, trasformare l’H2S in zolfo puro: Process Claus. Ma non tutto l’H2S viene eliminato: il processo Claus elimina solo il 95-97 % dell’H2S, il resto viene immesso in aria da un inceneritore a fiammella costante, da dove “vomitano” settanta inquinanti tra cui: benzene, formaldehyde, polyciclic aromatics hydrocarbons, (PAHs, incluso naphthelene), acentaldehyde, propylene, toluene, xylene, ethyl benzene e hexane. L’idrogeno solforato è impossibile da smaltire totalmente, mentre si rilasciano ancora brevetti per innalzare la soglia di recupero dell’H2S.

 

L’idrogeno solforato, o H2S, un gas incolore, facilmente infiammabile con una tossicità paragonabile al cianuro. Impedisce all’ossigeno di arrivare alle cellule, puzza di uova marce, quelle che stendono gli estinti mammut. E’ un forte inquinante mai monitorato in Val d’Agri e se monitorato i dati sono in qualche archivio segreto dell’ENI.
I cittadini lucani, e di Avigliano, dovrebbero sapere che l’H2S viene metabolizzato dal corpo umano, nel fegato e nel sangue, quello succhiato dagli spolpatori. Esposizioni prolungate nel tempo provocano problemi alla respirazione, all’epidermide, alla vista, al sitema nervoso. A lungo andare i danni diventano permanenti. Sono maggiormente esposti: persone con problemi asmatici, gli anziani, le donne incinte (l’H2S nell’atmosfera innalza i rischi di aborti spontanei), i bambini (respirano maggiori volumi di aria e più in fretta rispetto a noi adulti, hanno un fisico più vulnerabile, sono più sensibili ai danni, subiscono problemi di apprendimento e riducono lo svilluppo intellettivo).
L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) raccomanda limiti di 0,005 ppm (parti per milioni) di H2S; negli USA il governo federale consiglia 0,001 pppm (ciascuno stato decide per se), nel Massachussets i limiti sono 0,0006 ppm, mentre in Oklahoma 0,2 ppm.
In Italia, il paese di pulcinella, il D.M. 12 luglio 1990 inerente le linee guida per il contenimento delle emissioni degli inquinanti industriali e la fissazione dei valori minimi di emissione, fissa per l’industria non petrolifera 5 ppm, per l’industria petrolifera 30 ppm. Incredibile ma vero!
Nel nostro Pease, sempre di pulcinella, il rilascio di H2S è 6000 volte in più di cio che raccomanda l’OMS. Tutto questo è semplicemente legalizzato mentre la molecola della vita, il DNA si ritrova con coppie sbagliate, riceve segnali sbagliati alle sue cellule, giungono agenti genotossici, le cellule diventano cancerogene, nascono i tumori. La gente si ammala di cancro.
Secondo il rapporto annuale 2008 AIRTUM, nell’UE si sono avuti 140 casi per milione di tumuri infantili, in Italia 270 casi per milione.
“Queste osservazioni mettono in evidenza il possibile ruolo dell’idrogeno solforato come insulto ambientale che, data una predisposizione genetica, può causare l’instabilità del genoma o mutazioni caratteristiche del cancro colorettale”. Scrive la Prof.ssa D’Orsogna.

Se l’uomo è parte integrate della diversità biologica, anche gli animali e i vegetali lo sono.
– Fughe di H2S, provacano danni agli animali, al bestiame. Sempre a Trecate1994, vi furono gravi perdite di bestiame.
– I pesci e i crostacei, anch’essi se sottoposti al pericoloso inquinante, muoiono per bioaccumulo (morte in massa). L’H2S e l’SO2 entrano nel ciclo vegetativo attraverso processi di fotosintesi: matabolizzati e fissati.
– Le falde acquifere vengono contaminate da solfiti dai pozzi, dal greggio, dalle acque o gas di risulta, dalle tubature dai pozzi dismessi convertiti a discarica. Nel Mingo Coustrt, USA, esce acqua giallastra dai rubinetti dal sapore di zolfo (15 ppm).
Inoltre l’H2S dopo 3/40 giorni (a seconda delle condizioni climatiche) diventa SO2, quindi si verificano piogge acide.

Negli Stati Uniti vige il divieto assuluto di trivellare parchi, grandi laghi, a 160 Km dalle coste, sull’85% del territorio. In Norvegia a 50 Km dalla costa.
In Basilicata circa il 70% del territorio è interessato da permessi estrattivi, comprese aree protette (vedi Parco della Val d’Agri) e non contenti quelli dell’ENI fanno anche calendari sulle “mani del lavoro lucano” e ci chiamano “comunità in polvere”.

Voglio chiudere questo post lungo, a pillole, dal sapor sarcarcastico, con una citazione estrapolata dalle slide della Prof.ssa Maria Rita D’Orsogna.

“Puoi pensare che le tue azioni siano insignificanti ed inutili, ma questa non è una scusa valida: devi impegnarti lo stesso”.
Mahatma Gandhi

Vedi anche:
VIAGGIO A VIGGIANO, dal blog della Prof.ssa Maria Rita D’Orsogna
PETROLIO, PRIMA LA SALUTE E L’AMBIENTE
, dal blog di Astronik

6 giugno, 2008

All we need is oil

Filed under: globalizzazione,regione basilicata,sud — ilkonte @ 1:46 am
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Capita poco spesso di leggere o vedere qualcosa riguardo l’affare-petrolio in Basilicata. A sentire i non lucani il fatto che anche noi abbiamo il nostro piccolo Texas ci fa sentire meno sfigati. E che vi lamentate? C’avete pure il petrolio?! A sentire i lucani… si sentono i lucani? Mah.. Sentono qualcosa? Mah.. E’ sconfortante vedere ogni volta come non si sappia niente. La colpa? Della politica locale e nazionale e della stampa locale e nazionale. I pennivendoli lucani non hanno mai iniziato a lavorare. Sono lì a scaldare sedie che spesso e volentieri sono giunte sotto i loro sederi come dote clientelare. Fare domande? Fare le pulci? Macchè. Anzi spesso si arriva al paradosso di vedere attaccati dalla stampa stessa i pericolosi e eversivi critici e contestatori. Una stampa più realista del re, insomma. I giornali nazionali invece non trovano forse interesse a parlare di fatti che accadono in una regione periferica, poco popolata. Cosa vuoi che interessi? E cosa vuoi che gli interessi che stanno dietro ad un affare così succoso vogliano? Che si parli poco, appunto. Che si brighi, si spolpi, si traffichi.

Qui una bella inchiesta di Rainews24.

17 aprile, 2008

Scuse doverose sui 2 post precedenti

A quanto pare quella di oggi è stata davvero una giornata movimentata nei palazzi della Regione Basilicata. 

» 2008-04-17 14:21 (Ansa)
TOGHE LUCANE: SEQUESTRATO COMPLESSO TURISTICO ‘MARINAGRI’
CATANZARO – I militari della guardia di finanza di Catanzaro hanno sequestrato  il complesso turistico ‘Marinagri’ di Policoro (Matera) al centro di una inchiesta del sostituto procuratore Luigi De Magistris, sulle cosiddette ‘Toghe Lucane’. Si tratta di un’indagine su un presunto comitato d’affari che avrebbe operato in Basilicata con la complicità di uomini politici, magistrati, professionisti e imprenditori.

Il provvedimento di sequestro del complesso turistico è stato emesso per urgenza dal sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro, Luigi De Magistris. Il villaggio turistico Marinagri era stato già sequestrato il 3 marzo del 2007 su provvedimento del Gip del tribunale di Catanzaro, Antonio Rizzuti. Successivamente il 20 marzo 2007 i giudici del tribunale della libertà del capoluogo calabrese ne avevano disposto il dissequestro. Il sequestro preventivo del villaggio turistico fu adottato nell’inchiesta ‘Toghe Lucane’ nell’ambito della quale sono indagati il legale rappresentante della società Marinagri, Vincenzo Vitale; il responsabile della sicurezza della società, Pietro Gentili, ex responsabile della sezione di polizia giudiziaria della Procura della Repubblica di Potenza, ed il procuratore della Repubblica di Matera, Giuseppe Chieco. Vitale, Gentili e Chieco sono indagati, in concorso, per il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Per Chieco si aggiunge l’ipotesi di abuso d’ufficio. Il provvedimento di sequestro adottato dal gip si basava sul presupposto che “il progetto per la costruzione del complesso turistico Marinagri abbia superato con modalità anomale una serie di ostacoli di carattere tecnico ed amministrativo, derivanti dai vincoli territoriali gravanti sull’area in cui è stato realizzato il villaggio”. Il 22 ottobre del 2007 la Corte di Cassazione respinse il ricorso della Procura di Catanzaro contro l’ordinanza del Tribunale del riesame, che annullò il sequestro del complesso turistico.

La Guardia di Finanza ha fatto perquisizioni anche nell’abitazione e negli uffici di Nicolino Lopatriello, che due giorni fa è stato eletto sindaco di Policoro (Matera). Lopatriello – che alle amministrative ha capeggiato la coalizione di centrodestra – aveva ricoperto la carica di sindaco di Policoro anche nel periodo compreso tra il 2000 e il 2006.

MARINAGRI, UN VILLAGGIO DA 200 MILIONI DI EURO

 Il ‘Marinagri’  è un villaggio turistico dal valore di 200 milioni di euro. La struttura comprende villette, posti barca, porticciolo, due alberghi, strutture sportive, sullo jonio lucano. L’inchiesta del sostituto procuratore di Catanzaro, Luigi De Magistris, riguarda l’acquisizione da parte della società “Marinagri” di alcune particelle di terreno e ad un cambio di destinazione. Secondo l’accusa, le costruzioni edilizie del grande villaggio turistico erano frutto di “atti amministrativi illegittimi, comportanti gravi rischi anche sotto il profilo idrogeologico e per la salute e sicurezza pubblica”. La Marinagri, secondo l’accusa, avrebbe ottenuto dal Comune di Policoro il permesso a costruire la struttura turistica prima ancora che la società ne avesse acquisito la proprietà. La Procura di Catanzaro, inoltre, ipotizza anche delle irregolarità per la concessione di finanziamenti da parte del Cipe

PERQUISIZIONI PER PRESIDENTE REGIONE BASILICATA

L’abitazione del Presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo, del Pd, è stata perquisita stamani dalla Guardia di Finanza nell’ambito dell’inchiesta Toghe Lucane, condotta dalla Procura di Catanzaro. Nell’ambito dell’operazione c’é stato stamattina il sequestro del complesso turistico Marinagri di Policoro. Nei confronti del presidente della Basilicata la Procura ipotizza il reato di abuso d’ufficio e truffa. Sono in corso altre otto perquisizioni, tutte in Basilicata, che riguardano secondo quanto si è appreso anche persone ritenute vicine all’ex sottosegretario ed attualmente parlamentare del Pd Filippo Bubbico. Perquisizioni – si è appreso a Catanzaro – sono in corso a Potenza in alcuni uffici della Regione Basilicata.

Era veramente una giornata “particolare”… Chiedo umilmente scusa agli impiegati che non ho trovato nei loro uffici e mi rimangio tutte le facili battute e l’ironia che ho speso nei loro confronti. Spero che, in una giornata normale, tutto fili liscio. Io, intanto, vado a fare una doccia gelata di umiltà.

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