franchino's way

19 maggio, 2017

In memoria

Filed under: personalismi — ilkonte @ 1:39 pm

Stiro la camicia. Io. Da due anni a questa parte io stiro la camicia. E metto una divisa. Io.
Qualcosa è cambiato. Io con una divisa addosso, bella stirata. Io.
Poi ti svegli una mattina, avvii la solita liturgia: caffè, sigaretta, bagno. Ma ti arriva un messaggio di un amico. E si rompe qualcosa dentro, si spacca un guscio, si riavvolge il nastro e cade tutto. E sei nudo. Tu, la tua vita, quello che sei, quello che eri, quello che sei stato. Il puzzle si rompe, ogni pezzo un gesto, un momento, una riflessione, una persona, un ricordo.
Senza parlare, in soggiorno, seduto sul divano, da solo. A riascoltare i tuoi ultimi 20 anni e passa. A specchio con le note e le parole. Col guscio rotto. E il groppo in gola.
Non ci posso credere che il tempo passi davvero. E che sia così infame.
E dire che il giorno prima un altro segnale era arrivato. Alla veneranda età di quasi 37 anni ho preso la patente di guida. All’esame davo 10 anni al secondo più vecchio. In macchina io, il 26enne padre e un ragazzino di 18 anni preoccupato di passare subito l’esame per evitare di doverlo rifare a giugno, con la maturità e il troppo caldo.
Io la patente l’ho presa solo perché andava fatto; per il lavoro, per arrivarci alle 4 di mattina, perché metti caso, non si sa mai. Altrimenti figurati…
Eppure prendo la patente e ripeto la battuta/tormentone di questi mesi:”sto diventando signorino”.
A piedi da sempre, senza compromessi. Eppure il tempo passa e quelli arrivano comunque. E ti costa il giusto farli. A 20 anni era diverso. Capello lungo, barba e “Zero Chance“. Che poi le chances le avrei anche avute ma il mio più grande pregio è lasciare le cose a metà, lasciarle andare.
Ora i compromessi con la vita sono una costante, una necessità. Sennò come mi pago la casa al Pratello, le serate, le chiacchiere, il tempo, il “pensavo fossi molto più giovane“?
Si rompe il guscio. Sono diventato signorino.
Se ne va chi mi ha cantato per 23 anni. E io sono più vecchio.
Ma la maglietta dei Soundgarden sotto la divisa me la merito, se la merita. Perché come mi ha scritto un amico “quella che tu chiami maglietta in realtà è pelle, e quella non può svanire”.
Per quello che sono, per quello che ero, per quello che sono stato.
Riavvolgi il nastro.
Grow and decay, it’s only forever.

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