franchino's way

24 marzo, 2014

139 Kg (il telecomando sul tavolo)

telecomandoSi lo so, è sabato, ma stasera resto a casa, ho troppo caldo.

Alla tv danno un film indecente con un biondo che una volta piangeva in una serie di quelle becere del pomeriggio. E mi sto rompendo il cazzo.

Pausa pubblicitaria. Non mi alzerò mai per prendere il telecomando, sudo solo al pensiero. Non mi va.

E mi viene da pensare che non mi frega praticamente niente di vivere in una civiltà che poi andando all’osso ha ottenuto come risultato principale l’innalzamento dell’aspettativa di vita.

La civiltà occidentale, o come la volete chiamare voi, ci fa morire più tardi, almeno come media.

Ok, e ti pare poco? Però, mi dicono, se non c’hai i soldi, non ne fai, non fai pil, non è che ti godi tutta sta civiltà occidentale. Cioè “un onesto lavoratore”, “un esempio di rettitudine e dedizione”, “un eroe del quotidiano”, non te lo dirà nessuno e anche se te lo dicono, fidati, è capace che ti incazzi pure perché pensi, comprensibilmente direi io, che ti stanno pigliando per il culo. La “dedizione” è per le bollette, va rispettata.

E comunque “la civiltà” pare dica che qua o fai i soldi o sei fuori. Bella scoperta. Vabbè fatemi dire però. La pubblicità sta andando avanti e mi secco a cambiare.

La civiltà occidentale ci sta regalando una vita sempre più lunga. Di merda, ma più lunga. E col televisore a casa, la macchina e nessuno muore di fame. In ogni caso, comunque, pure se stai proprio rovinato te la sfanghi e la televisione a casa la tieni, non te la devi vendere per comprare qualche sacco di farina e legumi. E in Africa? Che c’hanno il televisore in Africa nei villaggi di capanne? No. E non c’hanno manco la macchina e so sfigati. E una volta, quando uno non mangiava la pasta e ceci, automaticamente arrivava quello grande che ti faceva prendere malissimo perché in Africa c’era un bambino come te ma africano, in una capanna, che con quella pasta e ceci o ci campava una settimana, o moriva. Non era per farti sentire una merda perché la roba non si butta, ma per farti entrare in testa che sei fortunato, superiore al bimbo africano perché puoi mangiare pure una cosa che ti fa schifo mentre quello in Africa si magna quello che trova. E zitto, altro che #istafood. No, calmi. Non sono io che la penso così. Dico che ci hanno educato così, o no?

Ipocrisie, naturalmente. Ad esempio mi sembra che fino ad ora non abbiano passato nessuno spot di assorbenti femminili ma un paio di pubblicità di profumi o creme rassodanti. Che di notte non ci sta il ciclo? Ipocrisia.

Forse ricomincia il film, un attimo. No, falso allarme. Altra pubblicità.

Ho alcune amiche che si incazzano perché ci sono le pubblicità di vestiti con donne che sempre fighissime, bellissime, e ti ritrovi il mega-cartellone sul palazzo del comune, a fianco al muro dei Partigiani, con Beppe Maniglia dall’altro lato che si fa filmare dai turisti (riferimenti bolognesi). Sono d’accordo con voi. Basta con queste pubblicità maschiliste destinate a pubblico femminile. Io, onestamente, a tutto penso tranne che comprare un vestito ad una donna. A malapena trovo delle scarpe che piacciano a me e, detta come va detta, a volte faccio veramente fatica a spendere troppi soldi per qualcosa con cui pestare merde. Quindi no, un vestito ad un’amica non lo compro, e non le chiederò di comprarselo. Io con la storia delle pubblicità maschiliste quindi non c’entro niente e niente ci guadagno. Fanno tutto loro, mi pare.

Facciamo così, non ho detto niente. Erano, diciamo, cazzate in libertà. E pace, che qua la pubblicità è finita.

Sto film è veramente fastidioso per quanto è scemo ma fa veramente troppo caldo, l’aria sembra che si schifi a venire a darmi una mezza alitatina. Mi sono pure cadute le patatine a terra, e chi le raccoglie, chi ce la fa a muoversi. E figurati se mi alzo per prendere il telecomando. Oltre ogni mia minima possibilità.

Nuova pausa pubblicitaria.

Però ci sarà in Africa uno che vive nei villaggi di capanne e però non è un caso umanitario? Si, ci sarà o comunque facciamo che ci sia.

Il nostro africano campa quello che può campare con la moglie o le mogli, i figli, la tribù, i guerrieri, quelli che si pittano, la caccia e via dicendo. Mo quello non sa come vivi tu; non sa che cazzo è la fila in tangenziale e le spese condominiali. Lui, ascoltatemi, sta in grazia di dio. Ma muore, purtroppo, a 50-60 anni come grande saggio capo tribù. Tipo per chiudere la metafora nel villaggio dovrebbe esserci una troupe televisiva americana che cercava il disastro umanitario e alla fine ha dovuto riprendere gente mediamente felice e un vecchio che muore giovane, ma felice. Devi puntare sul morto, per forza. Lacrime e cose strane tipo riti particolari. Se la so dovuta sfangare così. Bravi comunque a far trasparire un senso di “ma vedi questi come cazzo stanno e che cazzo stanno a fa?” che ti rassicura quello che basta mentre stai sul divano che pesi 139 kg, incollato ad un divano zuppo di sudore e scleri ché vuoi cambiare, fare un po’ di zapping, ma il telecomando sta sul tavolo.

Mo quello, l’africano ipotetico di prima, è stato sempre felice in vita sua: niente violenze, mangiato sempre e abbondantemente, fatto tanti figli, cacciato tante gazzelle, visto tante albe e tramonti, passato tante serate davanti al fuoco a parlare con gli spiriti, visto tanti bianchi che gli sembravano totalmente idioti. E’ stato pure l’Anziano del villaggio. Arrivaci tu a fare l’Anziano del villaggio. Al massimo a te ti manderanno in qualche “villa Addolorata” a magnà brodini e guardare Forum, senza telecomando.

Serve allora a qualcosa passare una vita di merda fino a 100 anni?

Bella scoperta, lo so, non ho detto niente che non sia mai stato pensato o scritto.

E’ ricominciato il film. Stiamo, mi auguro, andando verso il finale. Qualcosa di americanamente salvifico, solita merda. E vissero tutti imprecisi e contenti.

Ne parliamo magari poi eh? Della storia dell’Africa e tutto il resto. Mi vedo il finale.

O magari mi addormento. Il film prima o poi finirà. Arriverà altro.

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