franchino's way

2 marzo, 2014

Le parole che non ti ho detto (storie di simbiosi)

Filed under: deliri controproducenti — ilkonte @ 1:56 pm
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Si tenevano per mano. Sui 20 anni più o meno, comunque molto meno di 30. Non sono mai stato bravo a indovinare l’età della gente. A mala pena riesco, allo specchio, a convincermi che sono passati veramente 43 anni a guardare quella faccia.

Si tenevano per mano e lui, lo vedevo, le accarezzava col pollice il dorso della mano.

E io lì, al mio solito tavolino in fondo al locale, a fingere di leggere il giornale e rubare sguardi di passanti.

Lei prende l’iniziativa e punta decisa il tavolo alla mia sinistra. Si siedono, si guardano negli occhi, ebeti.

“Amore – fa lei – a volte ci penso..”

“E si, anch’io sai. Ma non vorrei che diventi un problema.”

E si guardano.

Arriva la cameriera per l’ordine:”GELATO AL LIMONE“, dicono i due tipo in coro, e scoppiano a ridere. La cameriera non ride e annota, mi lancia uno sguardo, io mi rituffo nei titoli della politica nazionale.

“Ti rendi conto? Sarà la quarta volta in due giorni che pensiamo e diciamo la stessa cosa, pazzesco no?” E schiocca un bacio.

“A volte sembra che ormai diciamo, pensiamo e facciamo sempre la stessa cosa”, e via occhiate al miele. Io rischio di farmi andare storto lo spritz, tossisco, sfoglio nervosamente il giornale, leggo due titoli di cronaca locale. Odio ste badilate di cicciccì e pippippì e sdolcinature varie. Noia, quasi nausea. Mi mettono tristezza.

“Si, amore – lui la accarezza sulla guancia – ormai siamo legati!”

Lei abbassa lo sguardo, gli prende la mano, si volta e incrocia il mio sguardo. Mi avrà fissato per 3/4 secondi, ma penso mi abbia guardato attraverso, coi suoi occhietti verdi, vispi. Eppure sono ancora un bell’uomo, almeno così mi dicono. Ma niente, m’ha guardato oltre, ha bucato pure il muro giallo dietro di me.

“Cioè, tipo stamattina, che ti sei alzato e hai messo, così, senza dire niente, quel pezzo dei Depeche. Capito no? – lui in risposta accenna il ritornello a colpi di Po po po po – Tiggiuro che stanotte ma la cantavo in sogno.”

“Che ti devo dire amore, forse l’avrai canticchiata mentre dormivi, io l’ho sentita e m’è entrata in testa.”

Lei non è convinta. Lui continua a canticchiare Popoppoppò.

“Oppure ieri sera, ci siamo persi nel locale e dove ci siamo trovati?”

AL KEBBABBARO“, in coro. E ridono.

“Cioè… Io avevo fame e sono uscita per farmi un kebab al volo e tu arrivavi lì nello stesso momento!”

“Si, pazzesco. Ero lì con gli altri e, così, mentre stavo a chiacchierare m’è salita una gran fame. Tu chissà dove cazzo stavi… E mi sono avviato. Gli altri pure ci sono rimasti e io niente, ho fame, vado.”

“Pazzesco tesoro…”, lei si sposta di fianco a lui con la sedia per appoggiargli la testa sulla spalla.

Stanno fermi così qualche secondo, in silenzio.

OPPURE“, in coro e si fermano, e ridono e via bacione passionale.

Arrivano i gelati. Iniziano a mangiare.

“Oppure cosa?”

“Eheh, si bella. Io mi stavo ricordando dell’altro ieri quando tu eri a casa tua e io da me.”

“Ahahaha, ma anche io!”

“No, dai, non ci credo. Ma dai.”

“Ti giuro tesoro, pensavo alla stessa cosa ora!”

“No vabbè. Qua ormai è una simbiosi.”

Simbiosi. Eccallà. E ora magari un bel discorso sul “sei l’unica”, “non vivo senza di te”. Sono arrivato ai titoli dello sport. Però se sti due stronzi non mi dicono che hanno fatto in simbiosi, l’altro giorno, mi incazzo.

E’ COME SE

E ovvia risata.

“E’ come se – si prende la scena lei – noi ormai sentissimo proprio le stesse cose. Ho fame io, hai fame tu. Ho sonno io, ti addormenti tu. Fumo tu, mi sconvolgo io.”

“La cosa mi inquieta – sorride lui – però cazzarola si. Sembra proprio così, una simbiosi.”

Si, ho capito. Ma cosa cazzo avete fatto l’altra sera? Io ormai sono alle previsioni del tempo e loro stanno lì, a ciucciarsi il gelato al limone che tra l’altro mi fa pure cacare, a sognare, a fare gli innamoratini di stocazzo. Le coppiette mi mettono a disagio e non arrivano mai a un punto.

Metti due che parlano di politica, tu li ascolti, loro magari dibattono, ma la chiacchiera sulla politica deve essere chiara, completa, esaustiva. Quindi senti due che parlano di politica, a un punto arrivi; come minimo capisci come la pensano, che visioni del mondo si confrontano, che argomenti hanno. Sono chiacchiere se volete istruttive. Le coppiette no. Non aggiungono niente, non nutrono nessuna mia curiosità, non ti fanno vedere mondi diversi. Sono tutte uguali, banali, noiose. Le coppiette mi sono d’intralcio quando fingo di leggere il giornale per sentire e spiare i cazzi degli altri, mi fanno passare la voglia. Io non le farei entrare qua al bar.

“Tipo adesso, a cosa pensi?” lui si intreccia tra le dita una ciocca della biondina.

“Penso che ti amo.”

“Anch’io”.

Loro bacio. Io malessere.

“Però, amore. Posso chiederti una cosa?- serio, quasi tormentato – Cioè voglio dire: se tu senti quello che sento io o comunque viviamo sta simbiosi che tu fai cose e io praticamente pure, che io fumo e tu ti schiatti, che io ho sonno e tu dormi, che ci viene fame assieme, che ci cuciniamo le stesse cose pure se non ne abbiamo parlato, che tu c’hai l’esame e a me prende l’ansia eccetera… Mi chiedevo… – e la prende di fronte, faccia a faccia, tenendole il viso con entrambe le mani, deciso – Ma quando mi viene voglia, a casa, da solo, di menarmi un gran pippone – pausa drammatica – tu allora chi ti stai scopando?”

Genio. Grazie.

Chiudo il giornale, prendo il resto e vado.

I just can’t get enough.

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