franchino's way

21 novembre, 2013

Il pisello in fronte (l’uomo che salverà l’Italia)

Filed under: deliri controproducenti,umorismo inutile — ilkonte @ 4:16 pm
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Liceo Dante, una ventina di anni fa.

“Bareschi, venga.”

Il Bareschi si alza. Jeans strappati, anfibi, capello lungo. Oggi ha la maglietta dei Megadeth. Va alla cattedra trascinando i passi, con un ghigno beffardo. Le ragazze muoiono per lui, è il figo-maledetto della classe. A liceo, negli anni ’90, se non sei maledetto non sei nessuno.

“Allora Bareschi, oggi portavate Freud, il complesso edipico”, il prof apre il libro di filosofia, si aggiusta gli occhiali, si sistema la cravatta, alza lo sguardo verso la classe.

“Portavano, professore, portavano.”

“Cosa vuol dire portavano, Bareschi?”

“Vuol dire icchè ho detto prof, gli altri sicuramente l’han portato ai’ Freud.”

“Lei è impreparato?”

“E c’ho avuto un po’ da fare!”

“Andiamo bene. Vuol tornare al posto?”

“Se lei la preferisce”.

Un cenno della mano e Bareschi si avvia verso il banco, ovviamente all’ultima fila, quello più ambito, più invidiato.

“Allora, con questa Bareschi siamo alla terza insufficienza. Ma a lei, a quanto pare, non importa nulla”.

Bareschi sorride.

Dal primo banco, quello degli sfigati, si alza una mano:”Professore, se vuole, verrei volontario”.

Il prof sospira compiaciuto, il ragazzo dà sempre soddisfazioni. Ordinato, educato, sveglio. Mai una parola fuori posto, mai un cedimento nel rendimento scolastico. Il Renzi sta da sempre al primo banco. Camicia nei pantaloni, occhiali tondi, capello ordinato con la riga a destra, un bravo ragazzo. Durante l’occupazione di quest’anno, poi, è stato l’unico rappresentante d’istituto che s’è schierato contro e la cosa è piaciuta pure al preside.

Viene dal paese dove il papà è uno dei pezzi grossi della politica. Fin da piccolo se l’era portato in giro, alle riunioni della sezione DC, ai comizi. Il piccino s’era cibato di tutte quelle lusinghe, quegli applausi, come fossero suoi. Era un bambino tutto perfettino lui: studioso, sempre attento, educato. Ma non era uno sfigato, intendiamoci. Cioè, da bambini non si guarda a ‘ste cose. Da bimbi conta altro.

A liceo però tutto cambia. In classe lui è ancora quello tutto perfettino, in prima fila, secchione, che fa il simpatico con tutti ma poi, quando c’è versione di latino, non passa un cazzo. Quello che quando il compagno coi pantaloni strappati e la maglietta di Che Guevara va all’interrogazione e dice una castroneria, viene invitato dal prof a correggerlo e lui, con un certo senso di superiorità, corregge, sottolinea, integra. Poi però fuori dalla scuola non se lo caca nessuno perché, per tutti i compagni, è fondamentalmente uno stronzo.

Rimane così relegato nella setta dei nerd. Lui ci prova a piacere, a essere alla mano, a integrarsi, ma poi però quando si entra in classe non guarda più in faccia nessuno. Lì c’è competizione, lì bisogna primeggiare. L’altra volta s’è fatto sciopero e lui è entrato. Ha fatto prendere una nota a tutta la classe.

In paese, poi, qualche mese fa si faceva la gara coi motorini. Tutti ce l’avevano truccato, lui no, e gli amici della comitiva lo prendevano per il culo un giorno sì e l’altro pure. Lui a quel punto che ha fatto? S’è presentato in piazza assieme a un vigile:”Allora Adolfo i motorini truccati sono codesto, quello, quello e quell’altro”, indicando col ditino pure i rispettivi proprietari. E giù multe e sequestri.

Ma lui è un leader, almeno, lui vorrebbe essere un leader, come negli scout. Forse è così stronzo anche per rivalsa, proprio perché quelli fighi lo emarginano sempre.

“Renzi, la ringrazio – il prof ha appena messo un bel 3 a Bareschi e scorre con la mano nell’elenco – ma vediamo se qualcuno in classe vuole farci sentire qualcosa di interessante.”

“Si figuri prof, è giusto sentire anche gli altri, ci mancherebbe.”

Lo sguardo benevolo e di apprezzamento del prof si contrappone proporzionalmente a quelli di profonda antipatia del resto della classe, primi banchi esclusi.

Il Renzi ultimamente è ancora più stronzo del solito. E’ dalla gita a Praga che s’è imbestialito. Nel pullman era stato scacciato dai posti in fondo e lui s’era seduto avanti, dietro ai prof. Ha passato tutto il viaggio d’andata a raccontare col microfono e la soddisfazione del corpo docenti le bellezze, la storia, le curiosità della “più affascinante città della mitteleuropa”. E giù pernacchioni dal fondo e risate dal resto della comitiva. Lui aveva preso la gita come l’occasione per approcciare, fuori dalla competizione scolastica, al resto della classe. Ci credeva. In gita si trasgredisce, si sa. In gita si è fighi. E lui c’ha provato da subito, già la prima notte.

Tutti ubriachi a bestia lui fece quello che si lascia andare, che partecipava ai giri di cicchetti. Quando gli altri cominciarono a pomiciare lui ci provò con la Todini che, anche se ubriaca, ovviamente lo rifiutò, facendogli fare una figura di merda davanti a tutti in discoteca. Il Renzi andò barcollando qua e là cercando di approcciare con altre tipe ma nulla. Alla fine si addormentò a bocca aperta sui divanetti, con gli occhiali mezzi storti in faccia. I compagni, Bareschi in testa, gli disegnarono un bel pisello in fronte, ma bello grosso, che si vedeva da lontano. Quando si fece per tornare in albergo lui, con l’enorme cazzone disegnato in fronte, si fece a piedi tutta la strada per tornare in albergo con la gente che lo guardava e rideva.

La mattina dopo va per lavarsi i denti ed ecco l’amara scoperta. Nella sala colazioni fu accolto da una standing ovation. Anche i prof ridevano e applaudivano. Per tutta la gita e nelle settimane seguenti non si parlò d’altro.

Sta cosa non l’ha presa bene. O meglio, ha abbozzato, ha finto autoironia. Ma sta cosa se l’è segnata.

Da quel momento si è promesso che avrebbe fatto di tutto per diventare un figo, ma figo veramente. Uno che viene seguito, uno che piglia applausi, tipo il suo babbo.

Un leader, tipo come quando era negli scout, ma più cazzuto. Uno che non gli si disegnerebbe mai un cazzo in fronte.

Da quel momento il Renzi ha vissuto ogni attimo della sua vita per fargliela pagare al Bareschi, a quella troia della Todini e a tutti quei falliti che a liceo lo odiavano.

Lui è il migliore. E’ lui il più figo.

Ridete ora, teste di cazzo.

P.s.

Si ringrazia Lorenzo G. per la consulenza linguistica e lo spunto aneddotico dei motorini truccati.

5 commenti »

  1. Sublime ritratto del Renzi, chapeau!

    Commento di Giovanni — 21 novembre, 2013 @ 6:58 pm | Rispondi

  2. Figo ora è Figo ! Ma a scuola era proprio uno di quelli da calci nel culo….
    Divertente !

    Commento di Pino Brindisi — 22 novembre, 2013 @ 9:15 am | Rispondi

  3. E quindi? Qualcuno me la spiega? Bareschi dovrebbe far simpatia? A me fa più simpatia un ragazzino bullizzato, dovendo scegliere. Ma non vedo cosa c’entri tutto ciò con Matteo Renzi politico, sul quale sospendo il giudizio.

    Commento di Marina — 22 novembre, 2013 @ 9:50 am | Rispondi

    • non c’entra nulla, è fiction. tipo un posto al sole, ma meno divertente.

      Commento di ilkonte — 22 novembre, 2013 @ 10:11 am | Rispondi

  4. L’ha ribloggato su Amolanoia.

    Commento di breisen — 22 novembre, 2013 @ 10:38 am | Rispondi


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