franchino's way

18 novembre, 2013

Elogio dell’anzianità (la trappola del giovanilismo)

Filed under: società — ilkonte @ 2:26 pm
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anziano al computerA cavallo di due secoli”, così si diceva a scuola quando inquadravi la biografia dei poeti italiani che, dal medio evo in poi, si erano trovati a vivere un periodo di transizione. La professoressa ci spiegava e rispiegava che sono i periodi più difficili, travagliati, ma nello stesso tempo stimolanti e ricchi di fermento. Perché dal disagio nasceva quello slancio a raccontare le proprie contraddizioni, la propria inadeguatezza. Sapevano, spesso, da dove venivano e non capivano però dove andavano. Non erano né carne né pesce, contemporaneamente anticipatori del nuovo e ultimi retaggi del vecchio. Insomma, i più grandi poeti e scrittori erano fondamentalmente dei disadattati. Io, almeno, questo ricordo di quelle lezioni. O questo ho voluto ricordare.

Fatto sta che col tempo e l’età, con la consapevolezza che non si hanno per sempre 20 anni, che non si è per sempre giovani, ti ritrovi a guardare il nuovo con gli occhi dello straniero e il vecchio con gli occhi dell’esule. E non capisci tu da che parte sei, cosa sei. Stai in mezzo e ti sta sul cazzo sia il vecchio che il nuovo. E hai nostalgia sia di quello che è stato, sia di quello che pensi stia venendo e tu non vivrai, se non per imitazione. Che strano.

anziano a petto nudoNon si hanno sempre 20 anni. Questa è l’illusione che ci ha inculcato la tv, i media, i film. Il giovanilismo è la peggiore delle ideologie, la più difficile da estirpare, perchè scava dentro e rende schiavo. Perchè si è giovani, a 30 anni suonati, più per paura e abitudine che per carta d’Identità. Il giovanilismo andava bene negli anni 80, ora no. Ora è una trappola costosissima: si spende per “fare serata”, si spende per il vestiario, si spende in rapporti umani, in progetti di vita. Si, ok, è difficile fare progetti in un periodo come questo, ma molti di noi non avrebbero la minima intenzione di metter su famiglia e comprarsi casa, anche se lo potessero fare. Perché? Perché sono giovani, siamo giovani, e vogliamo vivere.

Si è giovani indistintamente fino a quando riesci: a passare una serata senza addormentarti, a capire lo slang adolescenziale senza fare battute derisorie oppure, e questo è il segnale più banale e definitivo, fin quando non senti una incredibile voglia di fermarti ad osservare dei lavori pubblici a caso.

Sia chiaro, non sto facendo nessuna critica bigotta o bacchettona. Sto cercando solo una minima forma di autoanalisi, per quanto inutile. Però è anche vero che viviamo a cavallo di due secoli, di cui il primo è definito breve, e quindi siamo, per definizione, dei disadattati. Quindi ben venga la decadenza e il giovanilismo, siamo giustificati. Verremo studiati così, forse. O forse conteremo talmente poco che questi 20-30 anni di transizione verranno ricordati a prescindere dalle nostre teste.

Si ricorderà la Storia, gli eventi, sicuramente non le storie. Potremmo venire ricordati perché abbiamo visto l’11 settembre, Berlusconi, Obama, qualche guerra, un paio di papi, Messi, facebook, Fabio Volo, Harry Potter, il mondiale del 2006, forse Genova, ma su questo non sono ottimista, noi per primi l’abbiamo rimossa. Noi, ne sono certo, non verremo inquadrati in nessuna retorica generazionale. Non come la generazione della Grande Guerra, o della Resistenza, o del dopoguerra, o degli anni ’60 o ’70. Noi siamo quelli di mezzo, né carne né pesce, con nostalgia del passato e nostalgia per quello che non vivremo. Eterni spettatori; un po’ lanciati verso il futuro e molto conservatori rispetto a quello che c’era. E poi siamo meno furbi dei sessantottini, non saremmo nemmeno in grado di produrcela la nostra retorica per poi tradirla. Seguiremo la corrente, come siamo stati educati a fare. Da bravi spettatori, appunto.

anziani feliciL’Istat ci dice che nel 2043 gli ultra 65enni saranno oltre il 30% della popolazione. Ecco, solo allora dovremmo contare qualcosa; perché potremmo essere tanti e disperati e potremmo ottenere, per una questione di massa critica, buone probabilità di essere importanti sia in termini di mercato, sia in termini politici. Molto più di adesso, fidatevi.

Il futuro è la vecchiaia. Cominciamo a dimenticarci di essere giovani se vogliamo contare qualcosa. Cominciamo a comportarci e viverci come se avessimo 60 anni.

Forse è l’unico modo per iniziare, da subito, a contare qualcosa, iniziando già da ora a ricordare noi stessi, quando eravamo giovani. E a quel punto potremmo anche imporre la nostra retorica e prenderci un qualche momento di dignità storica. Poi arriveranno i nostri nipoti e ci seppelliranno, in tutti i sensi.

Ora esco, pare ci siano dei lavori sui viali.

Stay hungry, stay foolish, be old.

O no?

P.S.
 
Ovviamente tutto questo discorso salterebbe all’aria nel caso di:
 
  • guerra mondiale
  • pandemia
  • ritorno di Elvis e Jim Morrison e successiva comparsa degli alieni
  • armageddon
  • premio nobel per la letteratura a Fabio Volo
  • vittoria mondiale 2026
  • rivoluzione
  • invenzione della macchina del tempo
  • varie ed eventuali

2 commenti »

  1. ricorda di comprare il kukident!

    Commento di karlotten — 19 novembre, 2013 @ 2:46 pm | Rispondi

  2. me lo devo scrivere, sennò poi me lo scordo.

    Commento di ilkonte — 20 novembre, 2013 @ 1:38 am | Rispondi


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