franchino's way

7 maggio, 2013

Il 5 maggio di S. (confessioni di un anti-juventino triste)

Lo confesso, sono un masochista.

Sono un uomo che vive di passioni irrazionali, di slanci inutili, di emozioni strazianti. Sono interista, ma prima di questo, sono profondamente anti-juventino. Lo sono talmente tanto che, a differenza di altri che come me condividono la sofferenza nerazzurra, mi è capitato di tifare Milan pur di non vedere i gobbi festeggiarmi sotto casa. Forse mi comporto così perchè non sono milanese ma vivo a Tormentina, paesino dell’appennino lontano da città che possano definirsi tali, nel sud più sud che ci sia.

Sono nato interista. I miei sono interisti da sempre. Io mi chiamo Sandro, capirete voi perchè.

Ieri per noi è stata una giornata particolare. Era il 5 maggio. Napoleone, Bobby Sands, ma soprattutto Ronaldo, Gresko, Poborsky, Del Piero che esulta e me. Io che sclero affacciato al balcone bestemmiando i morti del ragazzino che, ignaro della vita che lo aspetterà, scopre esultando quanto possa essere umiliante essere un povero fesso, vincente, tifoso juventino. Capita. A me  è capitato soffrire, a loro essere odiati. Se ne faccia una ragione. Il padre ebbe l’umanità, o forse la decenza, di ritirarlo in casa quel giorno. Mi chiedo ancora cosa possa avergli detto. Ma sono cazzi suoi.

Ieri era il 5 maggio, giorno nefasto. Ieri la Juve ha vinto lo scudetto, di nuovo, in una sadica ricorrenza. Mi sarebbe piaciuto dire che l’hanno rubato ma, Cristo Santo, non gli si può dir nulla. Erano i più forti e (panchina che si alza in più, panchina che si alza in meno) hanno vinto il campionato. Forse più per abbandono degli avversari (ma cazzo il Napoli che perde col Pizzichettone? o l’Inter coi barellieri in campo a chiudere l’11? e il Milan a liceo?) ma hanno vinto. Cazzo, non gli puoi dì niente quest’anno. Andassero a cagare. Gobbi.
Ieri era in 5 maggio e, dopo la vittoria del campionato della juve (29, cristo, la giustizia è pur sempre una parola che vale qualcosa?) la mia Inter giocava a Napoli. In realtà si giocava poco, ‘na Europa League o giù di lì. Ma giocava. Senza attacco, senza senatori. ‘Na squadra completamente allo sbando. Sofferenza a mille (che quasi ci godo, so masochista per genetica, l’ho detto).
3 pere e a casa. Senza appello. Il rigore, vabbè, fate voi, per la bandiera e perchè siamo masochisti e ci piace soffrire.
Esco dal pub, ubriaco e incazzato da post partita. Becco un gobbo. Sfotte… pure. “Vafangul’ a mamm’t” gli dico. Capisce e si innervosisce. Non ha stile per niente, sarà genetica la cosa. Un mio amico sventa la rissa con una scusa futile (cercando complicità nell’amico del coglione che funziona sempre. A volte è meglio avere amici. Molto più spesso no, ma ‘sta volta è servito).
Comunque ho voglia di bestemmiare a nastro, il mio amico solidarizza perchè è un po’ di sinistra e gli piacciono i diseredati anche se non gliene fotte niente di pallone.
Sono interista. Io soffro. Come quelli del Toro. Questione di genetica pure per me. Abbiamo il fegato più grosso del resto della specie umana e produciamo più acidi gastrici. Siamo fatti male.
Il brutto è che, fondamentalmente, sono più anti-juventino che interista. Quindi 5 maggio = doppia sofferenza.
Sclero. Faccio il pazzo. Cerco la rissa. L’amico, giustamente, mi porta a casa.
Domenica Sportiva: Antonio Conte, il mister, il più gobbo dei gobbi, in una intervista decide di diventare in assoluto l’uomo di merda più odiato dal mondo non juventino. Santoddio, lo odio. Spacco il telecomando spezzandolo tra le mani. Spengo la tv imprecando.
Dormo.
Suona il telefonino, testa imbalsamata, bocca infeltrita: “pronto?”
“Oh Sandro! Tutto bene? E’ morto quel gran cornuto figlio di puttana di un gobbo..”
Mia madre. La più interista delle donne che abbia mai conosciuto. Io sto ancora mezzo stordito ma accolgo la notizia con fragore. Chiudo la chiamata. E’ morto il gobbo. E’ morto il peggio. E’ morto Conte. Me l’ha detto mamma, cazzo.
Sensazione stile goal di Grosso ai mondiali del 2006. Mi vesto, scappo in strada urlando. Esulto. Sono fuori.
Entro al bar “Daiii cazzoooooooo!!! Vaffanculo è morto!!!!!!!!!”
Gente che mi guarda un po’ così ma lo sanno, so’ tifoso. So’ strano io.
Un mio amico, fortunatamente nel  bar a prendere un caffettino:”ammazza che entusiasmo, ‘cazz’è?”
“Cristo, è morto. Non s’è goduto un cazzo il gobbo!”
“ah?!”
La radio accesa. Giornale radio. Da la notizia per intero. Quella vera.
Chino la testa. Il mio amico mi tiene la mano sulla spalla. Io un po’ mi vergogno.
E’ morto Andreotti, il gobbo sbagliato.
Mai una gioia cazzo.

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