franchino's way

18 dicembre, 2012

Il fruttarolo (la resistenza che ti vende il pomodoro… 9)

Filed under: deliri controproducenti,il fruttarolo,personalismi — ilkonte @ 1:44 pm
E poi le parolacce che ti lasci scappare
che servono a condire il tuo discorso d’autore
come bava di lumaca stanno lì a dimostrare
che è vero, è vero non si può migliorare
col tuo schifo d’educazione (I. Graziani)

L’altro giorno, non avendo nulla da fare, leggevo questo post sul blog del Tappo, il mio amico. E non ho potuto non commentare. Maledetto.

Autoerotismo: la fuga e il ritorno

di IL TAPPO – filed under: sfoghi – Tags: facebook, autoerotismo, noia

Ci sono situazioni in cui non avere nulla da dire o nulla da fare significa salvezza. Perchè discutere, mettersi in gioco, dibattere, potrebbe essere un esercizio di pura autoincensazione. Non ti interessa aggiungere contenuti, svelare alla controparte le debolezze del suo ragionamento, spezzettare e vivisezionare le falle nella logica del tuo avversario verbale. No! Non vuoi che proceda la cultura in quel duello di parole al vento. Vuoi semplicemente che nella gara di chi ce l’ha più lungo (il ragionamento) tu faccia bella figura, e il tuo ego possa così poi tornare a casa a masturbarsi nei pensieri autoreferenziali producendo monologhi ombelicali. Il dibattito, inutile, è una forma di autoerotismo.

Ecco, quando capitano situazioni del genere e ti accorgi che non ti interessa assolutamente niente di quello che ti dice l’altro e addirittura non ti interessa nulla neanche di quello che dici tu, sarebbe meglio non aver nulla da dire o da fare. E rimanere, pallido e assorto, a contemplare il nulla e non competere.

Auoerotismo anche questo, direte voi. Forse si. Ma sicuramente meno chiassoso, meno cruento, più sottile e significativamente più appagante. Evitare perdite di tempo e sforzi non necessari, ottimizzare le proprie risorse, fare economie virtuose non sprecando pazienza e tolleranza. Capitalizzare al massimo i propri respiri e il contesto che ti circonda. La salvezza assoluta in tempo di crisi.

E’ così che spesso mi ritrovo ad osservare il mondo che dibatte e discute tenendomi fuori, un po’ in disparte, dove mi si nota di più e rischio meno. E a Bologna, in Italia, nel mondo, ormai viziato dall’ “a cosa stai pensando?” facebookiano è esercizio sempre più difficile. Anche chi non avrebbe mai avuto nulla da dire, dice. E chi non potrebbe pensare nulla di interessante, in termini sia oggettivi che soggettivi, sia culturali che tecnici, ha comunque il bisogno di imporre la propria visione del proprio pezzetto di mondo, piegato alla necessità impellente di produrre contenuti, più o meno labili. Facebook, ogni mattina, è per milioni di persone il parallelo concettuale del caffè per stimolare produzioni metaboliche più o meno impegnative. Dipende da cosa hai mangiato la sera prima, spesso. O da cosa NON hai mangiato, molto più frequentemente.

Dunque l’altra sera stavo lì a fare la mia solita routine conviviale quando la discussione ha preso il volo. E tra i “no, però aspetta”, i “sbagli a pensar questo” e i “ma se consideri però”, io sognavo un mondo pre-culturale, pre-dialettico, pre-dogmatico dove ancora ci sia il gusto della scoperta e del pensarsi nudo come un abitante del deserto preso e buttato, senza preavviso, in mezzo alle montagne del Trentino. Loro combattevano, i loro esseri diventavano sempre più giganti, le parole fungevano da mantice per gonfiare le loro presupponenze, e il mondo attorno diventava, per loro impegnati in questo esercizio attoriale di alto livello, il teatro, lo spettatore a bocca aperta, pronto all’applauso entusiasta. E io a sognare di essere il vero uomo nuovo, spoglio di ogni consapevolezza o coscienza, di ogni macchia culturale o tecnologica. Inesperto e innato, deprivato e stupido, scalzo con miglia e miglia da esplorare.

Forse sono ragionamenti inutili anche questi, e forse anche questo ragionamento è solo una lunga, silenziosa, perversa masturbazione che mi sto e vi sto regalando, ma va bene così. Non partecipare e sentirmi fuori e vergine mi faceva sentire bene a tal punto da non voler bere, non voler fumare, non voler flirtare, non voler vivere altro, insomma, che la mia esperienza di fuoriuscita dal mio tempo storico e da tutta la storia. Io e il mondo, senza necessità di dominazione. Solo fascinazione, curiosità, scoperta. E soprattutto solitudine e non necessità della cultura e del confronto.

Ma poi ho pensato che, in fondo in fondo, senza gli altri  non avrei avuto la necessità di cancellarli. E se fossi veramente stato solo in una terra inesplorata avrei avuto bisogno di raccontarla, di far vedere ad altri occhi quello che solo i miei potevano vedere. E che forse, in un mondo pre-culturale e pre-dogmatico, avrei avuto una gran fame di confrontarmi e vedere e creare filtri per decodificare l’incanto. E ho assunto che senza facebook si stava forse meglio, ma sapere “a cosa sta pensando” quel lavandino che altri chiamano con un nome ed un cognome mi fa sentire migliore, o molto meno peggiore, di quanto altrimenti potrei sentirmi dopo una chiacchiera o una discussione. E quindi la conclusione è che il mondo che mi trovo a vivere si impone come il migliore dei possibili; è quello che conosco ed è l’unico da cui saprei come scappare, per poi tornare.

P.S.

ogni riferimento a fatti luoghi e persone è quasi del tutto casuale.

 commenti (1)
1. ma scopa di più e sclera meno
Commento di Il Fruttarolo 

E che no? Che cazzo.

(Continua)

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