franchino's way

15 agosto, 2012

Il fruttarolo (la resistenza che ti vende il pomodoro… 4)

Filed under: deliri controproducenti,il fruttarolo,personalismi — ilkonte @ 12:35 pm
It was their idea, I proved to be a man
Will myself to find a home, a home within myself
We will find a way, we will find our place…
Drop the leash, drop the leash… (Pearl Jam)

Spesso davanti un bicchiere di prosecco osservo i miei pensieri in forma di bollicine trovare l’aria scoppiettando. Peccato non poterne sentire sempre il rumore. I pensieri peggiori sono quelli che vedi andare su e che poi non battono colpo. Ma gustarli, sentire il frizzicolio sulla lingua e il palato da il senso della sostanziosità di quel brivido cerebrale.

Bere da soli poi… è il top. Qua al Baraccio è operazione complicata, c’è sempre gente e sempre si trova qualcuno con cui le parole distraggano dall’esercizio del gustarsi i pensieri del prosecco.

Sto vaneggiando, come al solito. Torniamo nel ruolo.

Gomito appoggiato sul bancone a 10 cm dal bicchiere, gente che mi deve evitare per fare le sue ordinazioni. Potrei spostarmi per far spazio, ma uno come me, uno che deve vivere come me, non può lasciar spazio, non può lasciar vincere. Se vuoi bere, caro beone, devi passarmi a fianco. E se incroci il mio sguardo non pensare che stia lì a cogliere la tua richiesta implicita di far passare attraverso il mio territorio la tua ordinazione. Io sono io. Tu passi a lato. Punto. Fine della partita.

Lei, la ragazza del pesto, ancora non arriva e il bar comincia a riempirsi di troppi  discorsi.

Uagliò!” – arriva una pacca sulla spalla, mi volto lentamente… ho paura che sia lui, riconoscerei la sua voce a km – “uagliò… ma chi cazz’ cumbini?

Basso, capello selvaggio e incolto, barba, sguardo non ancora inebetito dalla serata. Jeans, gli stessi jeans di 10 anni fa, e maglietta con una scritta che gli ricorda chi era 10 anni fa… Sorriso sempre aperto, chiacchiera naturale, pronto a discorsi di qualsiasi tipo, sbronza facile, pesantezza latente, anima e cuore, passione e cinismo, sogni infranti sugli scogli della sua innata insicurezza. Sarcasmo e autoironia con la pala. E’ lui, è sempre lui… Non è cambiato tanto, almeno a vedere la maschera che indossa. La cosa un po’ mi rassicura.. Siamo cresciuti insieme, stessa città di merda, stesse amicizie, stesse esperienze, stessi slanci fino all’università. Poi i binari si son divisi per un po’ e abbiamo perso i contatti. Per fortuna o sfortuna Bologna è il nodo ferroviario più importante d’Italia e tocca che anche per una coincidenza uno ci debba passare e incrociare i binari, i viaggi, altrui.

Marò combà… è na vita che non ci vediamo… quando sei tornato? Non eri a Marsiglia?”

Ecco, non ci vediamo da quando lasciai l’Italia a tentare soddisfazioni professionali ed economiche dove l’economia è scienza triste ma fortunatamente seria. Non so come comportarmi con lui. In fondo in fondo sa benissimo chi sono, da dove vengo, cosa voglio. Cazzo… Ci siamo cresciuti assieme e nella vita, respirando assieme per tanto tempo, si condivide l’ossigeno… altro che cazzi. E’ una prova, che faccio? Lo lascio parlare, non reagisco, non sorrido… Ricambio la stretta di mano che non può che essere vigorosa e il doppio bacio lucano sulle guance che viene troppo automatico…

Ma puozzi sta bbuonchi cazz’ fai cu sta camicia e cravatta? – mi ride in faccia lo stronzo – Stai a figa stasera? O esci ora dall’ufficio?”

Non sa niente della mia vita attuale. Strano… tutti i miei amici, vecchi o nuovi che siano, sono al corrente della mia vocazione nel ramo della vendita al dettaglio. Non so davvero se prendermi una parentesi dalla mia interpretazione e provare ad essere me stesso, quello che lui conosce, o continuare a stare nel personaggio. In fondo gli voglio bene. E’ uno di quegli amici che ti accompagnano nelle esperienze più belle e formative. E’ come un padre che ti ha insegnato senza parlare cosa vuoi essere. Un padre-fratello. Un mio creatore, punto di riferimento.

“Ciao caro…” – dico stentatamente – “Non c’è male… E ti vedo bene, come sempre. Sei in una fase di espansività e positività. Quando la prossima presa a male?”

“Perchè scusa? No.. tutt’apposto. Momenti di passaggio… Aggia sta’ p’ fforza pres’ a male, non ho capito? Chi cuglia!

“Il tuo esser preso male era la cosa che ti riusciva meglio. Quanto hai scopato co sta scusa?! – ha vinto la mia versione pulp, il Baraccio osserva ed ho una reputazione da consolidare. Non mi posso mica sciogliere così di fronte a uno dei miei migliori amici. Già sono una macchietta così… figurarsi se devo dividere la mia vita tra ciak e dietro le quinte – Dai che in fondo in fondo tutta sta positività non fa per te…”

Lui si volta a salutare gente, sorride e scambia strette e battute rapide. Evita il mio sguardo, se lo conosco come lo conosco io so che fra un po’ mi manderà a cacare, la gente che si prende troppo sul serio l’ha sempre infastidito.

“Scusa combà… ma che t’ si’ magnat’ oggi? Pane e aceto? Che è st’acidità?” – sorride ironico.

“Nessuna acidità caro… è che mi viene difficile non dire le cose come stanno.”

“Ma che cazzo ne sai tu… fammi il favore. Tu piuttosto, che è sto look da Iena? – saluta una bella bionda che entra sorridente – Quasi mi vuoi convicere che sei uno cool? Ma famm’ u’ favor…” – continua a sorridere.

“Io sono quello che mi va di essere. A differenza tua che non sai essere altro che te stesso.”

“Senti combà. Mi stai toccando i nervi co sta spocchia. Che cazzo vuoi? Beviti sto’ prosecco. Te ne offro un altro e vaffanculo.” – sfila il portafoglio e scava.

“No tranquillo. Niente retorica dell’uomo di onore. Ti offro io na cosa e vaffanculo.” – mano sul suo portafoglio a interrompere la ricerca.

“Uagliò… stai esagerando… La vita all’estero a te t’accis proprio…” – non sorride più, come previsto si infastidito.

“Mi uccide la vita, ma sopravvivo. – mi ride in faccia – E remo nella direzione che voglio che sia la MIA direzione. – continua a ridermi sonoramente in faccia e la cosa mi sta facendo incazzare – Tu che fai? Di cosa ti lamenti ora? Che discorsi di disincanto e disillusione proponi? Hai ancora quel blog lamentoso che propinavi come vetrina?” – il mio tono è diretto e di quello che la sa lunga…

“Rema tu rema… ma occhio che mi sa che la canoa è bella e bucata. E sto stagno fieta. Fieta brutt’… – smuove l’aria per scacciare la puzza immaginaria – M’hai cacat’ u’ cazz’… Due prosecchi grazie! – sventola 10 euro al barista. Gli blocco la mano, lui resiste. I barista ci guarda, resta fermo, non prende i soldi e inizia a versare i prosecchi un po’ annoiato dalla scenetta. Lui mi fissa dall’alto del suo metro e na sputazza.

“No caro. Non esiste. Pago io” – tiro fuori il mio portafogli.

“No combà, questione di principio. – si allontana da me e fa cenno al barista che paga lui, poi si volta e calmo calmo… -Ti ho disturbato con la mia presenza e tocca che ti ripaghi del tuo tempo ed delle energie perdute. Che penso costino pressappoco un prosecco, per essere generosi. – adoravo questo suo modo di fare quando si incazza… tutto precisino e arrogante – Quindi beviti sto prosecco pagato da me e vedi di andare a cacare tu e la tua acidità… si’ nu’ coglion’…

Ciccio… Ora stai esagerando tu con le parole…”

Mi fa male aver portato la discussione fin qui. Ma non può capire. E’ la mia nuova vita, quella che a furia di film e canzoni ascoltate assieme ho costruito assieme a lui mattone dopo mattone. E’ la mia nuova casa. E’ anche colpa sua. Lo scontro era necessario come tagliare il cordone ombelicale. E lui è sempre stato permaloso. Gli si può dire le peggiori cose e se le tiene. Ma se sbagli il modo in cui glie le dici… è la fine. Ti scarica addosso chili di merda. La forma è sostanza, me l’ha insegnato lui.

“Combà. Ripeto e poi stop. Il prosecco te lo pago io. T’aggia ‘mbarà e t’aggia perd… stu ciuot

Il barista prende i suoi soldi e restituisce il resto. Io e lui ci fissiamo. Rissa muta.

Sono un cazzone, ma dovevo farlo. E poi so che se volesse potrebbe distruggermi in due parole… Lo stronzo è sempre stato bravo a toccare i punti deboli delle persone, sia nel bene che nel male… Beviamo silenziosi scambiandoci qualche rapido “vai a cacare”. Il nervosismo è palpabile. Ho fatto un bordello…

“Eccoti qua… l’uomo del pakistano… – un sorriso illumina la sala – buona sera… allora un bicchiere per una donna che non ha capito un cazzo c’è ancora?”

La ragazza del pesto si infila tra i fulmini che partono dalle nostre pupille. Lo scontro fatale può attendere. Contemporaneamente io e il Tappo facciamo cenno di ordinare un altro prosecco… Lui, galantuomo, desiste senza che nessuna discussione abbia inizio. La tipa ha salutato me… è roba mia.

E’ pur sempre uno che sa campare, nonostante quello che gli ho detto… quello che il fruttarolo pulp, gli ha detto.

(Continua)

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