franchino's way

4 luglio, 2012

Il fruttarolo (la resistenza che ti vende il pomodoro…1)

Filed under: deliri controproducenti,il fruttarolo,personalismi — ilkonte @ 3:39 pm
gira e rigira il cetriolo va sempre in culo all’ortolano (proverbio popolare)

“Signò.. guarda qua che pommidori che mi sorrivati! so belli sodi e maturi commattè… signò co sti pommidori tuo marito lo fai arricrià!” La signora è carina, sorridente, formosa. Da giovane doveva essere davvero una bella donna.

“Ma che scemo, me ne dia 5 allora, ci faccio su una bella insalatina – sorride – che dice son buoni per l’insalata?”. Confermo la prima analisi grattandomi il pelo sul petto che fuoriesce ruspante dalla camicia aperta fin sopra la pancia, e sorrido alla domanda: “Ma chettidevodì signò… co quelle mani pure le pietre diventano bbone… sendammè… sti pommidori tuoi so eccezzionali!”

Sottolineo l’argomento pommidoro sodo e maturo come il sedere della signora con un ampio gesto della mano che finisce con un bacio alle dita congiunte e un occhiolino con sguardo sfuggente sull’oggetto del doppio senso. La signora acquista compiaciuta delle attenzioni grezze del fruttarolo. La accompagno trascinando rumorosamente gli zoccoli in legno e aprendo la porta del negozio. Saluto con un “ciao” detto nel modo quanto più tamarro possibile, marcando lo sguardo che mi cade deciso sul seno prorompente che almeno 3 figli e 2 mariti hanno succhiato.

Torno dentro, sbottono completamente la camicia. Mi siedo alla cassa e riaccendo la tv. Danno un film ma ho pronto il telecomando in mano. Se entra un cliente sono pronto a metter su una qualsiasi vaccata di Mtv o di Canale 5. Aspetto e rifletto… come al solito. E’ quello che voglio ma ho un problema fondamentale. Se questa è la mia vita devo trovare bene l’abito da indossare.

No, non funziona. La tecnica del fruttarolo che ci prova con battute spinte e doppi sensi non fa per me. Non mi mette a mio agio. Lo so, sul fruttarolo grezzo, sul macellaio tutto fascino mascolino, sul salumiere ammiccante, s’è fondata tutta la cultura casalinga italiana fino all’avvento dei supermarket e dei centri commerciali. Ma è troppo old-style. Si rischia l’effetto nostalgia, l’effetto vintage. E il vintage mi innervosisce, roba da fighetti radical chic.

No, questo nuovo mondo ha bisogno di nuovi modelli: cambiano i fruttaroli, son cambiate le donne che fanno la spesa, son cambiati i pomodori e le zucchine, son cambiate le strade. Nuovi tempi esigono nuovi personaggi e nuovi miti erotici del quotidiano. Devo trovare un nuovo modello. Il fruttarolo del 3° millennio dovrà avere me come principio, come ispiratore, come primo germoglio del mondo che verrà.

Il gioco è arduo e la domanda necessaria: seguire il mercato e la corrente o provare a dominarla diventando io stesso mercato e corrente? Sul quotidiano c’è la guerra più importante che si possa combattere. Capire come vincerla e da che parte vincerla è parte della posta in gioco. Un gioco fondamentale.

FLASHBACK

Compito in classe. Cosa vuoi fare da grande?

Io ancora non so cosa voglio fare da grande perche sono un po indeciso e perche quando saro grande e troppo lontano per decidere. Forse voglio fare il carabbiniere perche lui dice che e il lavoro piu importante che esiste perche se non ce il carabbiniere tutti rubano e uccidono e il mondo andrebbe a finire come in certi paesi dove e stato lui che non anno neanghe l’accua. Mio zio dice sempre che se non cerano i carabbinieri oggi l’italia era un posto pieno di comunisti e ladri che non celo possiamo immaginare. Io non so come sarebbe l’italia piena di comunisti ma i ladri non mi piaciono. Mio nonno e comunista e alla fine non a fatto mai male a nessuno, anzi. Mio nonno dice che essere comunista e una cosa che o ci nasci o ci muori e mi racconta cose di quando cera la guerra e lui sparava ai tedeschi e dice che cosi ci salvava che seno ora eravamo pieni di fascisti e non eravamo liberi. Quindi diciamo che se voglio fare il carabiniere lo faccio no perche senno ci stanno i comunisti che alla fine mi stanno simpatici (perche mio nonno ci voglio bene) ma perche i ladri sono gente cattiva che si ruba le cose e poi le persone piange e devono comprare le cose di nuovo e se non ai soldi e un probblema.

Se non faccio il carabbiniere voglio fare il veterinario perche mi piaciono gli animali soprattutto i gatti anche se graffiano come il gatto di mia nonna che se ci giochi troppo e si scoccia poi soffia. Pero voglio fare il veterinario perche la maestra a detto che un sacco di animali stanno scomparendo per colpa dell’uomo e mi dispiace perche l’uomo certe volte e proprio cattivo.

Senno se devo decidere forse alla fine mi sa che faccio il fruttarolo. Mi piace il fruttarolo perche quando ci vado con mamma lei ride sempre e lui ci dice cose in dialetto che la fanno ridere. Ogni tando il fruttarolo mi regala le fragole, le ciliegie o il cocco che lo sa che mi piace perche sicuramente mamma glielo a detto. Il fruttarolo mi piace perche fa ridere mia mamma e le signore e fa sempre il simpatico. Mi piace la gente che ride e che fa ridere e non sta sempre nervosa come mio papa quando torna dalla fabbrica che dice che ogni giorno e peggio o che sta sempre incazzata come lo zio carabbiniere che dice che in italia le cose vanno sempre alla rovescia e poi litiga con nonno che lo vuole cacciare di casa. Il fruttarolo e sempre allegro e fa ridere. Io voglio essere come lui cosi poi da grande faccio ridere mamma, la nonna, le zie e tutte le amiche loro.

(voto 4.  troppi errori, gli accenti!)

QUALCHE ANNO DOPO

Mi’ fra’, hai deciso dove andare all’università?”

Bologna tutta la vita

“E perchè? Scusa non volevi fare Psicologia a Roma?”

“Ma no… quello lo dicevo prima di andarci a trovare Peppe e Silvano. Uagliò Bologna è na figata!”

“E che prendi?”

“Boh… mo vedo. Coi numeri non sono buono. Papà spinge per medicina ma non è cosa mia. Mi sa che alla fine boh… Scienze Politiche, Scienze della Comunicazione, Storia Contemporanea… Ancora devo decide… Poi si pensa”

“Ma tu stai fuori. E vuò arr’và fin’a BBologna p’ ddecid?” (risata generale)

“Fatti i cazzi tuoi. Poi si pensa. Ti voglio senti dopo i tuoi primi 4 mesi a Napoli che mi dirai quando mi verrai a trovare… cazzone”

 7 ANNI DOPO

“La commissione, considerato il curriculum degli studi da Lei compiuto e valutata la tesi di laurea,
attribuisce alla prova finale la votazione di    110/110.
Per l’autorità conferitami dal Magnifico Rettore la proclamo Dottore magistrale in Scienze della Comunicazione”

DOOTTTOOOOREE DOTTOOOORE DOTTORE DEL BUCO DEL CUL….

Poi ho fatto un anno in giro per l’Europa a fare progetti europei fighissimi. Mi pagavano, scopavo da dio, sperimentavo, ricercavo, facevo curriculum accademico e di vita. Copenhagen, Madrid, Marsiglia, Londra. Modi diversi di vivere e  modi diversi di approcciare. Che figata. Poi sono tornato a Bologna. Mi mancava e avevo voglia di rivederla, rivivere il suo stile informale, polleggiato, intransigentemente resistente (in alcuni ambiti) alle trasformazioni del resto del mondo. Il suo essere bella e brutta, mito e sfacelo, degrado intimo e morale e schiamazzo da carlino (non il cane, quasi). Mi mancava e avevo in mano la possibilità di scrivere, e iniziare finalmente a fare quello per cui mi ero formato: il giornalista, il web designer, il traduttore. Avevo talmente tante competenze da poter essere un dio in qualsiasi campo o lavoro. Bastava trovarlo.

Disastro totale. Lavori del cazzo in aziende poco ambiziose, poco competitive, schiave del finanziamento pubblico e con zero voglia di sperimentare. Contratti di 2 mesi co. co. co. o co. co. pro. o chicchirichì o trallallà. Zero garanzie, zero ferie, zero malattia, 100% capi stronzi e 100% insoddisfazione. “Uno su mille ce la fa” cantava Morandi e ci volevo credere. 6 mesi di stage retribuito (raro, miracoloso) a 600€ “ma fa curriculum” e li devi pure ringraziare se fai quello che loro non sono in grado nemmeno di immaginare. Poi altri 4 mesi in una casa editrice mezza fascista. Poi le bollette, papà e mammà che spingono per “trovare un lavoro serio“, l’affitto da pagare e la minaccia di rimanere senza una lira.

Decido di mollare il mio campo e tutti a dirmi che no, sto sbagliando, devo tener duro, devo battere il ferro che qualcosa esce. Ma sticazzi. Non ne ho più voglia. La gavetta dopo 4 anni diciamo che può anche andare affanculo. Non ho niente da dimostrare. Devo vivere. Voglio godere. E voglio pagare le bollette con una certa serenità.

Iniziano così i lavori interinali e i contratti a 6 mesi in qualsiasi cosa trovassi. Ho fatto: il magazziniere, scaffalista, inventarista, bibliotecario, portinaio d’albergo, barista, cameriere, giardiniere, venditore porta a porta, call center, help desk, ufficio, operaio, imbianchino, assistente di palco, montatore di palco, tecnico del suono e chi più ne ha più ne metta. Soddisfazione lavorativa il più delle volte pari a zero. Ambizioni zero. Paga sufficiente (unico elemento di valutazione delle offerte di lavoro). Soddisfazione personale, zero.

Avevo bisogno di un lavoro di merda ma che soddisfacesse almeno un minimo le mie vocazioni, i miei istinti, i miei valori. Iniziai un lungo periodo di autoanalisi. Valutai tutti i pro e i contro del mio carattere. Mi chiesi cosa mi piace e cosa no, cosa mi fa stare bene e cosa no.

Arrivando all’osso ho capito che mi piace la figa, avere contatti col pubblico, chiacchierare, non sbattermi troppo e stare bello rilassato. Non voglio paghe esorbitanti. Non voglio comprarmi macchinoni o ville al mare. Voglio sta’ tranquillo, scopare, bere, fare due chiacchiere e vivere con quello che ho: i miei libri, i miei amici, le birre che verranno, i concerti, il pallone, le amiche belle e brutte e le sbronze del weekend. Che lavoro mi può permettere di avere tutto questo senza strascichi, sbattimenti, rotture, disturbi?

ILLUMINAZIONE. IL FRUTTAROLO!

Ed eccomi qua a distribuire curriculum nei negozi di alimentari, frutta e verdura del centro. Oggi sono tutti pakistani ma una volta, me lo ricordo, erano elementi di bolognesità pura. Entravi, c’era il bottegaio che chiacchierava, sentivi l’odore e i suoni della città. Capivi come girava il mondo. Ora sono la stessa cosa, restano elementi simbolici di osservazione della realtà. Ma è un’altra bolognesità. E io voglio farne parte.

Frutta e verdura contro la grande distribuzione. Elemento di resistenza. Elemento di sussistenza per gli universitari col portafoglio pieno di papà e la capa piena di erba che non c’hanno sbattimento di arrivare alla Pam col caldo. Elemento di quotidianità e presidio del territorio. Sono un nuovo bolognese che ha rinunciato alla carriera e ha mandato affanculo il sistema. Il mondo, Bologna e il quartiere hanno bisogno di me. E il fruttarolo poi, se ben interpretato, è uno che scopa, con cui si chiacchiera, si ride e magari si esce a sbronzarsi la sera.

Mi prendono subito e per gran botta di culo mi assumono come garzone sotto casa. I proprietari sono un clan di pakistani che quando parlano tra loro non li capisco ma quando parlano con me a volte li capisco pure meno. I loro figli parlano bolognese. Ce la farò. Sono orgoglioso di me. Prima o poi mi compro il negozio e… Ma tempo al tempo.

Gli amici mi guardano e non capiscono. Pensano che sia diventato completamente scemo. Ma sotto sotto lo so che mi invidiano. Loro con i loro schermi di pc a fare cose di cui non gliene frega un cazzo o a fare cose che gli interessano ma alla metà dei soldi che prenderò io. Loro con il loro stress, la loro fatica, i loro capi. Io sono libero. E intorto le signore, le universitarie, tutto l’universo femminile che capiti da me alla ricerca di un sedano, una lattina di birra, una scatola di pelati, una cipolla. Sono il nuovo fruttarolo e voglio andare lontano.

Ma come interpretare il fruttarolo? Ecco la domanda vera.

(Continua)

1 commento »

  1. …sarà mica vero che lo fai?! Non mi rispondere, non voglio saperlo. Ad ogni modo il tema era da 6, secondo me, nonostante gli errori. E comunque, stavo leggendo una roba, pochi giorni fa, che si sintetizza col detto “decrescere per crescere”-> modalità on

    Commento di sapor — 5 luglio, 2012 @ 1:23 pm | Rispondi


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