franchino's way

16 luglio, 2012

Il fruttarolo (la resistenza che ti vende il pomodoro… 2)

Filed under: deliri controproducenti,il fruttarolo,personalismi — ilkonte @ 12:19 pm
Un corpo immerso in un liquido riceve una spinta dal basso verso l’alto, pari al peso del volume del liquido spostato (Principio di Archimede)

Alì è appena rientrato e sta caricando la roba nel negozio. Lo saluto e inizio a lavorare. Portare le casse con la mia nuova camicia bianchissima è un reato. Non sono lavori da fare quando vuoi avere stile.

Rischio di macchiare l’immagine.

Devo essere il fruttarolo duro, inspiegabilmente rinchiuso nella sua nuova divisa, con modi diretti e  fantasie di dialoghi imperdibili. Non devo, non posso, non voglio sporcarmi le mani con un lavoro del genere. Sono fatto per il combattimento, io. Nasco con lo sguardo di sfida verso clienti troppo curiosi o troppo furbi. Sono il cane da guardia di Alì. Mi paga per vendere e non farsi fottere la roba. E poi, se entra una bella studentessa alla caccia di un succo ace, ho il mio talento pulp da mettere in opera. La mia ricerca di un nuovo ruolo, un nuovo abito, mi ha portato a sfruttare l’immagine di un guardiaspalle da film.

Sono il fruttarolo post ideologico. Il cliente, entrando nel negozio, tra la frutta e le bottiglie d’acqua deve sentire il mio sguardo che gli scava la schiena. Deve stare cacato. Qui non si scherza.

Sono il tutto fare di Alì. Evito i problemi, faccio il lavoro sporco, e non voglio rompicoglioni.

Lei è appena entrata, la seguo con lo sguardo mentre cerca nello scaffale dei sughi pronti. Prenderà il pesto, lo so, ha le movenze del pre-esame e zero sbatti per cibarsi. Faccio lo scontrino al coglione di turno che ha comprato, come al solito, la sua bottiglia di vino rosso a 2 euro che manco ci sturerei il cesso. Imbecille. Lo trapasso con lo sguardo cercando gli occhi di lei. Bella, stanca, confusa. Il coglione mi saluta ma io non ho voce da sprecare per lui. C’è lei e il suo pesto, questione di priorità. Alì mi osserva ma me ne fotto.

Il lavoro è lavoro. E fare il fruttarolo con l’applicazione e l’intensità con cui affronto io la mia nuova missione è qualcosa che lui, con 5 figli e 2 mogli, non può neanche immaginare. Lo sfigato non sa, non può sapere, quanto può essere pulp la mia nuova vita.

“Compri solo questo ciccia?”

“Cosa?”

“Compri solo questo ciccia?”

“Cooosa? – faccia infastidita dai modi troppo diretti con cui l’ho affrontata – Puoi ripetere?”

“Mi pare di aver parlato italiano. Ma per facilitarti la comprensione cercherò di scandire meglio le parole. Com-pri so-lo ques-to CI-CCIA?

“Si… perchè dovrei comprare altro?”

“Non so. A volte comprare poco è una scusa per volere tanto.”

“Si si.. solo questo… ma posso farti una domanda? Come mai lavori qui? Non sei… oddio non mi ricordo il tuo nome… l’amico di *********, quello che si è laureato anni fa? ‘Cazzo fai dal pakistano? Sei un talento sprecato… Mi fai quasi tristezza”

Setto il mio volto nella espressione più serafica che mi possa riuscire e attacco. Aspettavo questo momento da quando ho abbandonato gli zoccoli di legno dopo la seconda milf.

Ora sono fruttarolo pulp. La citazione fa parte del mestiere.

“Penso che mi ritroverò, quando tutta questa merdata sarà finita, penso che mi ritroverò ad essere un figlio di puttana sorridente. – mi guarda stupita – La faccenda è che in questo momento ho talento, ma per quanto sia doloroso il talento non dura. Il mio periodo sta per finire, come il tuo. Ora, questa è una merdosissima realtà della vita, ma è una realtà della vita davanti alla quale il mio culo e il tuo – la trafiggo con uno sguardo baritonale – deve essere realista. Vedi, questa attività è stracolma di stronzi poco realisti che da giovani pensavano che il loro culo sarebbe invecchiato come il vino. Se vuoi dire che diventa aceto, è così; se vuoi dire che migliora con l’età, non è così. E poi, quanti combattimenti credi di poter ancora affrontare? Eh? Due? Non ci sono combattimenti per i vecchi giovani. Ero quasi arrivato ma non ce l’ho mai fatta, e se dovevo farcela ce l’avrei già fatta. – è sconvolta dal no sense del mio discorso, non coglie, non capisce… o forse capisce benissimo ma prima di un esame son parole dure da digerire come il peperone ripieno a cena – Sei dei miei… ciccia?

“mmmm…. sarà… ma… io devo studiare”

“Ecco brava. Scommetto che quando stasera chiuderai il libro, vedrai il mio mestiere come una cosa fottutamente seria. L’unica cosa seria che ti sia capitata di incontrare tra definizioni, citazioni e ragionamenti socioesistenziali del cazzo. La vita, cara, è merda. E saperla vendere è tutto. Io stasera sto al Baraccio. Se ti va… sai dove trovarmi. Un bicchiere ad una donna confusa o che ancora non ha capito un cazzo non si nega. E’ più istruttivo delle tasse che paghi per farti prendere per il culo.”

“Dai… magari dopo cena.”

“Come vuoi. Vedi che vuoi fare. Buona, tristissima, pasta al pesto… ciccia

Sorride. Saluta abbassando lo sguardo. Colpita? Vedremo stasera se e quando deciderà di spogliarsi del suo futuro di donna consapevolmente capace di prendere per le palle la vita, per accettare di esser donna consapevolmente travolta dalla corrente.

Il mio è un brutto mestiere. La merda la devi saper vendere e bisogna saper dare lezioni. Il fruttarolo pulp non è male. Ma si può far di meglio, forse. Dopo il Baraccio, le birre, la durezza di bicchieri pieni da svuotare, saprò se e come funziona sta cosa. Per ora resto nel ruolo. E Alì è contento, anche se non capisce. Le vendite vanno bene, nessuno ruba un cazzo e i clienti, anche se un po’ straniti, tornano con piacere a vedere me, il pagliaccio, che gli getta in faccia quello che vorrebbero.

Intanto stasera vediamo come va a finire. Capire che ruolo interpretare è fondamentale. Dopo il fruttarolo tamarro e old-style è il momento del fruttarolo pulp.

Devo sperimentare. Potrebbe funzionare.

(Continua)

delirio precedente: 1
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4 luglio, 2012

Il fruttarolo (la resistenza che ti vende il pomodoro…1)

Filed under: deliri controproducenti,il fruttarolo,personalismi — ilkonte @ 3:39 pm
gira e rigira il cetriolo va sempre in culo all’ortolano (proverbio popolare)

“Signò.. guarda qua che pommidori che mi sorrivati! so belli sodi e maturi commattè… signò co sti pommidori tuo marito lo fai arricrià!” La signora è carina, sorridente, formosa. Da giovane doveva essere davvero una bella donna.

“Ma che scemo, me ne dia 5 allora, ci faccio su una bella insalatina – sorride – che dice son buoni per l’insalata?”. Confermo la prima analisi grattandomi il pelo sul petto che fuoriesce ruspante dalla camicia aperta fin sopra la pancia, e sorrido alla domanda: “Ma chettidevodì signò… co quelle mani pure le pietre diventano bbone… sendammè… sti pommidori tuoi so eccezzionali!”

Sottolineo l’argomento pommidoro sodo e maturo come il sedere della signora con un ampio gesto della mano che finisce con un bacio alle dita congiunte e un occhiolino con sguardo sfuggente sull’oggetto del doppio senso. La signora acquista compiaciuta delle attenzioni grezze del fruttarolo. La accompagno trascinando rumorosamente gli zoccoli in legno e aprendo la porta del negozio. Saluto con un “ciao” detto nel modo quanto più tamarro possibile, marcando lo sguardo che mi cade deciso sul seno prorompente che almeno 3 figli e 2 mariti hanno succhiato.

Torno dentro, sbottono completamente la camicia. Mi siedo alla cassa e riaccendo la tv. Danno un film ma ho pronto il telecomando in mano. Se entra un cliente sono pronto a metter su una qualsiasi vaccata di Mtv o di Canale 5. Aspetto e rifletto… come al solito. E’ quello che voglio ma ho un problema fondamentale. Se questa è la mia vita devo trovare bene l’abito da indossare.

No, non funziona. La tecnica del fruttarolo che ci prova con battute spinte e doppi sensi non fa per me. Non mi mette a mio agio. Lo so, sul fruttarolo grezzo, sul macellaio tutto fascino mascolino, sul salumiere ammiccante, s’è fondata tutta la cultura casalinga italiana fino all’avvento dei supermarket e dei centri commerciali. Ma è troppo old-style. Si rischia l’effetto nostalgia, l’effetto vintage. E il vintage mi innervosisce, roba da fighetti radical chic.

No, questo nuovo mondo ha bisogno di nuovi modelli: cambiano i fruttaroli, son cambiate le donne che fanno la spesa, son cambiati i pomodori e le zucchine, son cambiate le strade. Nuovi tempi esigono nuovi personaggi e nuovi miti erotici del quotidiano. Devo trovare un nuovo modello. Il fruttarolo del 3° millennio dovrà avere me come principio, come ispiratore, come primo germoglio del mondo che verrà.

Il gioco è arduo e la domanda necessaria: seguire il mercato e la corrente o provare a dominarla diventando io stesso mercato e corrente? Sul quotidiano c’è la guerra più importante che si possa combattere. Capire come vincerla e da che parte vincerla è parte della posta in gioco. Un gioco fondamentale.

FLASHBACK

Compito in classe. Cosa vuoi fare da grande?

Io ancora non so cosa voglio fare da grande perche sono un po indeciso e perche quando saro grande e troppo lontano per decidere. Forse voglio fare il carabbiniere perche lui dice che e il lavoro piu importante che esiste perche se non ce il carabbiniere tutti rubano e uccidono e il mondo andrebbe a finire come in certi paesi dove e stato lui che non anno neanghe l’accua. Mio zio dice sempre che se non cerano i carabbinieri oggi l’italia era un posto pieno di comunisti e ladri che non celo possiamo immaginare. Io non so come sarebbe l’italia piena di comunisti ma i ladri non mi piaciono. Mio nonno e comunista e alla fine non a fatto mai male a nessuno, anzi. Mio nonno dice che essere comunista e una cosa che o ci nasci o ci muori e mi racconta cose di quando cera la guerra e lui sparava ai tedeschi e dice che cosi ci salvava che seno ora eravamo pieni di fascisti e non eravamo liberi. Quindi diciamo che se voglio fare il carabiniere lo faccio no perche senno ci stanno i comunisti che alla fine mi stanno simpatici (perche mio nonno ci voglio bene) ma perche i ladri sono gente cattiva che si ruba le cose e poi le persone piange e devono comprare le cose di nuovo e se non ai soldi e un probblema.

Se non faccio il carabbiniere voglio fare il veterinario perche mi piaciono gli animali soprattutto i gatti anche se graffiano come il gatto di mia nonna che se ci giochi troppo e si scoccia poi soffia. Pero voglio fare il veterinario perche la maestra a detto che un sacco di animali stanno scomparendo per colpa dell’uomo e mi dispiace perche l’uomo certe volte e proprio cattivo.

Senno se devo decidere forse alla fine mi sa che faccio il fruttarolo. Mi piace il fruttarolo perche quando ci vado con mamma lei ride sempre e lui ci dice cose in dialetto che la fanno ridere. Ogni tando il fruttarolo mi regala le fragole, le ciliegie o il cocco che lo sa che mi piace perche sicuramente mamma glielo a detto. Il fruttarolo mi piace perche fa ridere mia mamma e le signore e fa sempre il simpatico. Mi piace la gente che ride e che fa ridere e non sta sempre nervosa come mio papa quando torna dalla fabbrica che dice che ogni giorno e peggio o che sta sempre incazzata come lo zio carabbiniere che dice che in italia le cose vanno sempre alla rovescia e poi litiga con nonno che lo vuole cacciare di casa. Il fruttarolo e sempre allegro e fa ridere. Io voglio essere come lui cosi poi da grande faccio ridere mamma, la nonna, le zie e tutte le amiche loro.

(voto 4.  troppi errori, gli accenti!)

QUALCHE ANNO DOPO

Mi’ fra’, hai deciso dove andare all’università?”

Bologna tutta la vita

“E perchè? Scusa non volevi fare Psicologia a Roma?”

“Ma no… quello lo dicevo prima di andarci a trovare Peppe e Silvano. Uagliò Bologna è na figata!”

“E che prendi?”

“Boh… mo vedo. Coi numeri non sono buono. Papà spinge per medicina ma non è cosa mia. Mi sa che alla fine boh… Scienze Politiche, Scienze della Comunicazione, Storia Contemporanea… Ancora devo decide… Poi si pensa”

“Ma tu stai fuori. E vuò arr’và fin’a BBologna p’ ddecid?” (risata generale)

“Fatti i cazzi tuoi. Poi si pensa. Ti voglio senti dopo i tuoi primi 4 mesi a Napoli che mi dirai quando mi verrai a trovare… cazzone”

 7 ANNI DOPO

“La commissione, considerato il curriculum degli studi da Lei compiuto e valutata la tesi di laurea,
attribuisce alla prova finale la votazione di    110/110.
Per l’autorità conferitami dal Magnifico Rettore la proclamo Dottore magistrale in Scienze della Comunicazione”

DOOTTTOOOOREE DOTTOOOORE DOTTORE DEL BUCO DEL CUL….

Poi ho fatto un anno in giro per l’Europa a fare progetti europei fighissimi. Mi pagavano, scopavo da dio, sperimentavo, ricercavo, facevo curriculum accademico e di vita. Copenhagen, Madrid, Marsiglia, Londra. Modi diversi di vivere e  modi diversi di approcciare. Che figata. Poi sono tornato a Bologna. Mi mancava e avevo voglia di rivederla, rivivere il suo stile informale, polleggiato, intransigentemente resistente (in alcuni ambiti) alle trasformazioni del resto del mondo. Il suo essere bella e brutta, mito e sfacelo, degrado intimo e morale e schiamazzo da carlino (non il cane, quasi). Mi mancava e avevo in mano la possibilità di scrivere, e iniziare finalmente a fare quello per cui mi ero formato: il giornalista, il web designer, il traduttore. Avevo talmente tante competenze da poter essere un dio in qualsiasi campo o lavoro. Bastava trovarlo.

Disastro totale. Lavori del cazzo in aziende poco ambiziose, poco competitive, schiave del finanziamento pubblico e con zero voglia di sperimentare. Contratti di 2 mesi co. co. co. o co. co. pro. o chicchirichì o trallallà. Zero garanzie, zero ferie, zero malattia, 100% capi stronzi e 100% insoddisfazione. “Uno su mille ce la fa” cantava Morandi e ci volevo credere. 6 mesi di stage retribuito (raro, miracoloso) a 600€ “ma fa curriculum” e li devi pure ringraziare se fai quello che loro non sono in grado nemmeno di immaginare. Poi altri 4 mesi in una casa editrice mezza fascista. Poi le bollette, papà e mammà che spingono per “trovare un lavoro serio“, l’affitto da pagare e la minaccia di rimanere senza una lira.

Decido di mollare il mio campo e tutti a dirmi che no, sto sbagliando, devo tener duro, devo battere il ferro che qualcosa esce. Ma sticazzi. Non ne ho più voglia. La gavetta dopo 4 anni diciamo che può anche andare affanculo. Non ho niente da dimostrare. Devo vivere. Voglio godere. E voglio pagare le bollette con una certa serenità.

Iniziano così i lavori interinali e i contratti a 6 mesi in qualsiasi cosa trovassi. Ho fatto: il magazziniere, scaffalista, inventarista, bibliotecario, portinaio d’albergo, barista, cameriere, giardiniere, venditore porta a porta, call center, help desk, ufficio, operaio, imbianchino, assistente di palco, montatore di palco, tecnico del suono e chi più ne ha più ne metta. Soddisfazione lavorativa il più delle volte pari a zero. Ambizioni zero. Paga sufficiente (unico elemento di valutazione delle offerte di lavoro). Soddisfazione personale, zero.

Avevo bisogno di un lavoro di merda ma che soddisfacesse almeno un minimo le mie vocazioni, i miei istinti, i miei valori. Iniziai un lungo periodo di autoanalisi. Valutai tutti i pro e i contro del mio carattere. Mi chiesi cosa mi piace e cosa no, cosa mi fa stare bene e cosa no.

Arrivando all’osso ho capito che mi piace la figa, avere contatti col pubblico, chiacchierare, non sbattermi troppo e stare bello rilassato. Non voglio paghe esorbitanti. Non voglio comprarmi macchinoni o ville al mare. Voglio sta’ tranquillo, scopare, bere, fare due chiacchiere e vivere con quello che ho: i miei libri, i miei amici, le birre che verranno, i concerti, il pallone, le amiche belle e brutte e le sbronze del weekend. Che lavoro mi può permettere di avere tutto questo senza strascichi, sbattimenti, rotture, disturbi?

ILLUMINAZIONE. IL FRUTTAROLO!

Ed eccomi qua a distribuire curriculum nei negozi di alimentari, frutta e verdura del centro. Oggi sono tutti pakistani ma una volta, me lo ricordo, erano elementi di bolognesità pura. Entravi, c’era il bottegaio che chiacchierava, sentivi l’odore e i suoni della città. Capivi come girava il mondo. Ora sono la stessa cosa, restano elementi simbolici di osservazione della realtà. Ma è un’altra bolognesità. E io voglio farne parte.

Frutta e verdura contro la grande distribuzione. Elemento di resistenza. Elemento di sussistenza per gli universitari col portafoglio pieno di papà e la capa piena di erba che non c’hanno sbattimento di arrivare alla Pam col caldo. Elemento di quotidianità e presidio del territorio. Sono un nuovo bolognese che ha rinunciato alla carriera e ha mandato affanculo il sistema. Il mondo, Bologna e il quartiere hanno bisogno di me. E il fruttarolo poi, se ben interpretato, è uno che scopa, con cui si chiacchiera, si ride e magari si esce a sbronzarsi la sera.

Mi prendono subito e per gran botta di culo mi assumono come garzone sotto casa. I proprietari sono un clan di pakistani che quando parlano tra loro non li capisco ma quando parlano con me a volte li capisco pure meno. I loro figli parlano bolognese. Ce la farò. Sono orgoglioso di me. Prima o poi mi compro il negozio e… Ma tempo al tempo.

Gli amici mi guardano e non capiscono. Pensano che sia diventato completamente scemo. Ma sotto sotto lo so che mi invidiano. Loro con i loro schermi di pc a fare cose di cui non gliene frega un cazzo o a fare cose che gli interessano ma alla metà dei soldi che prenderò io. Loro con il loro stress, la loro fatica, i loro capi. Io sono libero. E intorto le signore, le universitarie, tutto l’universo femminile che capiti da me alla ricerca di un sedano, una lattina di birra, una scatola di pelati, una cipolla. Sono il nuovo fruttarolo e voglio andare lontano.

Ma come interpretare il fruttarolo? Ecco la domanda vera.

(Continua)

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