franchino's way

1 maggio, 2012

1° maggio (e dire che quasi ci voglio credere ancora)

Filed under: attualità,deliri controproducenti,lavoro — ilkonte @ 10:08 am
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Beato quel popolo che non ha bisogno di lavoratori.

L’italia è una repubblica democratica fondata su…. su…. su…. su quella cosa là… e su chi se ne lamenta perchè non ce l’ha, perchè se ce l’ha viene sfruttato o mal pagato, su chi non ne vuole sapere e aspetta un santo che lo sistemi.

propongo modifica all’articolo 1. L’italia è un paese marcio fondato su un popolo di merda e sullo spread.
Compagni avanti, il gran Partito
noi siamo dei gran pecoron
Rosso un fiore in petto ci è sfiorito,
una frode ci spegne il cuor.
Noi non siamo più nell’officina,
entro terra, nei campi, in mar
la plebe sempre all’happy hour
senza i-phone da comprar.
Su, compriam l’ideale
nostro fine sarà
grillismo totale
futura umanità.
Mi sono rotto delle chiacchiere al vento, della retorica prestampata, delle inutili disquisizioni sull’importanza o meno di una festa, quella del 1° Maggio, che è sempre meno la celebrazione di una lotta di emancipazione dallo sfruttamento del lavoro, e sempre più un involucro ormai vuoto. Il concertone, i comizi dei sindacalisti che parlano di lavoro e diritti e poi, regolarmente, non fanno assolutamente niente e poi te li ritrovi in politica a continuare quello che la loro controparte faceva quando loro “organizzavano gli scioperi”. Mi ricordo un tal Cofferati. E questo mi basta.

Io voglio credere ancora che quello che mi batte in petto sia un cuore e che quello che mi fa respirare siano valori, speranze e (si ora dico quella che per molti è una parolaccia… maledetti post-contemporanei… finirete di sto passo tutti democristiani) ideali. Cose vere, forti. Che hanno un passato ma non possono vivere solo di questo. Anche e soprattutto perchè il mondo rischia di scorrerci sotto i piedi mentre noi teniam stretta la fune legata tanto tanto tanto lontano da non ricordare dove. Troviamo allora alte forme e altri linguaggi e cavalchiamo la frana, se non la si può fermare. Non possiamo aspettare che questa arrivi a valle, distrugga tutto per poi avere il gusto edonistico di dire: ” ve l’avevo detto!”.

Quindi viva il 1° Maggio! Ma fuori dagli schemi vetusti della politica e del sindacalismo ufficiale e di facciata. Festeggiamo (?) noi stessi, i nostri valori, la nostra rabbia, la nostra frustrazione. E rendiamola linfa per alimentare la malapianta del dissenso, della controcultura, della testimonianza per i posteri, della lotta inutile ma necessaria. Non lasciamoci trascinare dal qualunquismo (che dura quanto un peto, fa puzza, a volte molto rumore, ma dopo un po’ svanisce se uno fa arieggiare… il qualunquismo è il peto in ascensore… finisce non appena esci e non sai mai alla fine chi l’ha fatto), dal pressapochismo, dal “son tutti uguali”, dalla lamentela fine a se stessa. Stiamo assieme, ricominciamo a parlarci, catalizziamo le nostre energie che vorrebbero sprecate nella disillusione. Stiamo assieme, guardiamoci negli occhi. E creiamo. E soprattutto cominciamo a uscire dalla logica dei nostri genitori che ci volevano tutti artisti, tutti attori, tutti musicisti, tutti dottori, ingegneri, astronauti, giornalisti, tabaccai, dirigenti di banca, ballerini o cantanti. Noi siamo gente che dovrà sudare, adattarsi e sporcarsi le mani. Lavorare meno, lavorare tutti, e buttare il sangue nel tempo libero per cercare di trovare forme “altre” di soddisfazione che non siano quelle economiche, professionali o puramente consumistiche. Smettiamo di fare i bimbi viziati. Noi non possiamo essere quello che volevamo, o meglio, non tutti. Quindi guardiamoci allo specchio e scendiamo a patti, almeno per quanto riguarda questa inutile sovrastruttura (stay hungry stay foolish… stocazzo!!!) che ci rende, francamente, ridicoli.

Non possiamo aspettare che a “salvare il nostro mondo” siano i figli che non avremo o che avremo solo quando saremo già vecchi, completamente aridi, svuotati di anima e con l’assillo del mutuo, della macchina, delle tasse, del figlio che odieremo perchè costa troppo e non potremo neanche dirgli “io alla tua età”… ma cosa? alla sua età facevamo un cazzo e ci lamentavamo… ogni tanto si scopava, spesso si beveva, spessissimo ci si specchiava nel “ma quanto sono bravo intelligente e sprecato… un’altra grappa!!!”. Bell’esempio del cazzo, manco la legittimità per un cazziatone responsabile avremo. L’unica cosa che potremo dire è:”Funziona così. Mi spiace, ma così va il mondo”. Vi sentite puliti dentro a pensarvi in questo modo??? Io no. Meglio correre ai ripari, se si può…

Facciamo il possibile prima di diventare, come i nostri padri, tutti democristiani, berlusconiani o fottutamente schiavi della contingenza. Altrimenti ci meriteremo di passare alla storia come la generazione più inutile e vigliacca, più vuota, più colpevole.
Buon primo maggio, compagni (di sventura).

Io voglio credere ancora.

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