franchino's way

22 aprile, 2012

Colloquio (buon viso a nazista gioco)

Filed under: lavoro,Ma guà che storia!,personalismi — ilkonte @ 3:33 pm

storia vera. storia contemporanea. ogni riferimento a fatti, luoghi e personaggi non è assolutamente casuale. Non è un racconto autobiografico, non sono laureato.

Io l’ho sempre pensato, questo mondo non mi piace, non mi attrae, non fa per me. Ho troppi principi, troppi valori. No, non sono comunista, ma alla mia etica e a vivere pulito dentro ci tengo. Ma, va da sè, che dopo la laurea bisogna smettere di ragionare da studenti e trovare un lavoro, ‘na fatìa, un travaglio. Ecco, mi ha chiamato una grande multinazionale con una sede in città. Roba seria che non capita tutti i giorni, una fantastica opportunità di carriera e soddisfazione economica. Stiro la camicia del completo da 350€ che mia madre mi impose di comprare per la mia proclamazione a dottore in giurisprudenza, non più di un mese fa. Sotto la camicia però non ho intimo costoso, non ho canotte da 40€. Metto la mia solita maglietta dei Led Zeppelin. Almeno sotto la pelle e la divisa so chi sono. E chi vorrei essere. Sono un musicista, un ragazzo, un rocker, un maledetto bluesman.

“Buongiorno – stretta di mano decisa e vigorosa – si accomodi pure. Per prima cosa le vorrei comunicare che la posizione per cui stiamo selezionando le candidature prevede uno stage retribuito da 900€ per sei mesi, poi un periodo di affiancamento di altrettanti mesi con una paga di 1400€ e, infine, un contratto di tutto rispetto come responsabile del personare in una sede da definire. Voglio però dirle prima di tutto che qui, nella nostra azienda e soprattutto nel lavoro per cui si è candidato, non è possibile alcuna fuga di notizie. Non dovrà parlare con nessuno di quello che si dice qui dentro, neanche con i suoi genitori. Pensa di esserne in grado?”

Bell’inizio. Un bel carico da 90… anzi da 900… Un lavoro che come niente può arrivare a paghe da più di 2000€. E di sti tempi… Ho il groppo in gola. Ma fingo la mia miglior faccia convinta, sorrido:” Certo, assolutamente”. Che amarezza.

“Bene, il responsabile del personale di un’azienda come la nostra non si occupa di colloqui, selezione del personale, e rapporti con i dipendenti. Noi qui siamo un braccio operativo dell’azienda. Dobbiamo fare scelte. E scegliere, nel nostro campo, significa mandare a casa anche 40 persone in una volta, anche padri di famiglia. Ma non abbiamo il lusso della pietà. Noi dobbiamo offrire garanzie all’azienda e se un dipendente diventa un intralcio, dobbiamo eliminare il problema alla radice. Non si parla, non si discute. Si esegue. L’altro giorno ho licenziato, io personalmente, 20 persone. Prima o poi le sostituiremo con gente pagata possibilmente meno e con meno voglia di rompere le scatole.”

Resto impassibile e guardo dritto negli occhi il mio esaminatore. E’ un fascista, si vede. Divisa da quadro in carriera, faccia sicura e perfettamente rasata, età di poco superiore ai trenta. Bell’orologio, bell’ufficio, pochi fronzoli e tanto cinismo. “Capisco, una grande multinazionale segue dinamiche e meccanismi sicuramente diversi da piccole aziende a conduzione familiare.”

“Molto bene. Ora passerei a farle alcune domande. Cosa ne pensa delle scelte del nostro amministratore delegato?”

Così, a freddo, la butta in politica. Devo fingere:”Beh, in effetti ha fatto scelte molto coraggiose e di rottura. Uscire da Confindustria è una scelta giusta, ormai non aveva più senso rimanere immischiati nelle logiche da “italietta” delle trattative, delle parole al vento, senza risolvere però mai nulla”. Ormai sono un automa, il mio unico pensiero è riuscire a convincerlo che sto dalla loro parte. Il lavoro mi serve e soprattutto è un’occasione che capita una volta sola. Ma che amarezza. Mi sto tradendo. Aprirei la camicia per fargli vedere la mia maglietta… e urlargli:” brutti pezzi di merda! io sono questo! non mi avrete mai!“. Ma dissimulo la tempesta e faccio buon viso a nazista gioco.

“Lei mi ha detto che è originario della Basilicata, – con lo sguardo fisso al laser – cosa ne pensa della vicenda dei 3 operai suoi corregionali?”

Deglutisco e parto in quinta: “l’articolo 40 della Costituzione prevede…”

“Si ma anche il 41 prevede la libertà di iniziativa economica!”

“Si, si… – manco mi fa parlare, vuole dei manichini, non dei dipendenti – stavo infatti dicendo che probabilmente sarebbe opportuno attendere che si pronunci la magistratura in quanto non si tratta di una causa qualsiasi e bisogna valutare quale dei diritti costituzionali va a prevalere nel caso in oggetto. Ma in ogni caso penso che sia giusto per l’azienda tutelarsi anche per lanciare un messaggio chiaro alla politica e ai sindacati.” Dio del Rock perdonami!!!!!! Che vergogna! Mi sento un verme…

Il suo sguardo diventa un giudizio inappellabile. Ho toppato, non l’ho convinto. Stretta di mano sempre, come da standard, vigorosa e decisa. Chissà, avrà fatto un master sulle strette di mano. Non mi prenderanno, m’ha sgamato. Mi ha letto nel pensiero. Io non licenzierei nessuno così, di punto in bianco. Parlerei con le persone, proverei a capire i loro disagi, darei possibilità. Non sono cattivo abbastanza. Non sono un cinico. Ma chi se ne frega. Troverò un modo per vivere la mia vita senza i 3000€, la carriera, il capitalismo d’assalto, e la ragione dei vincitori (perchè i looser siamo noi, si sa). Spero vadano in malora. Mi hanno stuprato per niente. Chi v’è stramuort! Meno male, un lavoro così mi avrebbe cambiato per sempre. Forse avrei dovuto buttare la maglietta dei Led Zeppelin. Forse… Ma per fortuna non ho trovato lavoro. Non questo lavoro. Per fortuna non sono stato selezionato.

“Papà, ho fatto il colloquio. Ma secondo me non è un lavoro per me..”

Ma tu si pacc’!! Che cazzo dici!!!! Ti sistemi per sempre!!”

“Ecco papà… è quel per sempre che mi fa paura…”

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