franchino's way

26 aprile, 2012

Il Pratello R’Esiste (e meno male che so da che parte stare)

Il 25 aprile in un quartiere, che sarà la mia casa, spero, per molto molto tempo. Amo il mio mondo. E so dove voglio stare. E con chi… soprattutto. Auguri anche a voi, che non capirete mai. Ma è un problema vostro, fidatevi. 

creiamo identità, rinsaldiamo tradizioni. pratichiamo quotidianità. r’esistere insieme. contro ogni post-ideologia, post-modernismo, criticismo tanto al chilo, nostalgismi partitici, liberopensanti peracottari, grillismi acrobatici, apoliticismi apatici, neofascismi del 3°millennio, neocomunismi alternativi, alternanze instabili, intellettualismi precari (non nel senso economico-salariale), artisticismi che “voglia di lavorare saltami addosso”, masochismi dattiloscritti, autoincensamenti iperdestabilizzanti, revisionismi pallidi, reminiscenze ataviche, maschilismi depotenziati, femminismi nostalgici, sicuritarismi castranti, libertarismi tangenti, tangenti politicizzanti, valori antistoricizzanti.

e tante altre cose dette col gusto dell’assurdo.

ho sentito palline sbattere per 5 ore.

ho la mente o troppo confusa o troppo lucida.

ma voglio bene al mio mondo.

e so che è dove voglio stare.

22 aprile, 2012

Colloquio (buon viso a nazista gioco)

Filed under: lavoro,Ma guà che storia!,personalismi — ilkonte @ 3:33 pm

storia vera. storia contemporanea. ogni riferimento a fatti, luoghi e personaggi non è assolutamente casuale. Non è un racconto autobiografico, non sono laureato.

Io l’ho sempre pensato, questo mondo non mi piace, non mi attrae, non fa per me. Ho troppi principi, troppi valori. No, non sono comunista, ma alla mia etica e a vivere pulito dentro ci tengo. Ma, va da sè, che dopo la laurea bisogna smettere di ragionare da studenti e trovare un lavoro, ‘na fatìa, un travaglio. Ecco, mi ha chiamato una grande multinazionale con una sede in città. Roba seria che non capita tutti i giorni, una fantastica opportunità di carriera e soddisfazione economica. Stiro la camicia del completo da 350€ che mia madre mi impose di comprare per la mia proclamazione a dottore in giurisprudenza, non più di un mese fa. Sotto la camicia però non ho intimo costoso, non ho canotte da 40€. Metto la mia solita maglietta dei Led Zeppelin. Almeno sotto la pelle e la divisa so chi sono. E chi vorrei essere. Sono un musicista, un ragazzo, un rocker, un maledetto bluesman.

“Buongiorno – stretta di mano decisa e vigorosa – si accomodi pure. Per prima cosa le vorrei comunicare che la posizione per cui stiamo selezionando le candidature prevede uno stage retribuito da 900€ per sei mesi, poi un periodo di affiancamento di altrettanti mesi con una paga di 1400€ e, infine, un contratto di tutto rispetto come responsabile del personare in una sede da definire. Voglio però dirle prima di tutto che qui, nella nostra azienda e soprattutto nel lavoro per cui si è candidato, non è possibile alcuna fuga di notizie. Non dovrà parlare con nessuno di quello che si dice qui dentro, neanche con i suoi genitori. Pensa di esserne in grado?”

Bell’inizio. Un bel carico da 90… anzi da 900… Un lavoro che come niente può arrivare a paghe da più di 2000€. E di sti tempi… Ho il groppo in gola. Ma fingo la mia miglior faccia convinta, sorrido:” Certo, assolutamente”. Che amarezza.

“Bene, il responsabile del personale di un’azienda come la nostra non si occupa di colloqui, selezione del personale, e rapporti con i dipendenti. Noi qui siamo un braccio operativo dell’azienda. Dobbiamo fare scelte. E scegliere, nel nostro campo, significa mandare a casa anche 40 persone in una volta, anche padri di famiglia. Ma non abbiamo il lusso della pietà. Noi dobbiamo offrire garanzie all’azienda e se un dipendente diventa un intralcio, dobbiamo eliminare il problema alla radice. Non si parla, non si discute. Si esegue. L’altro giorno ho licenziato, io personalmente, 20 persone. Prima o poi le sostituiremo con gente pagata possibilmente meno e con meno voglia di rompere le scatole.”

Resto impassibile e guardo dritto negli occhi il mio esaminatore. E’ un fascista, si vede. Divisa da quadro in carriera, faccia sicura e perfettamente rasata, età di poco superiore ai trenta. Bell’orologio, bell’ufficio, pochi fronzoli e tanto cinismo. “Capisco, una grande multinazionale segue dinamiche e meccanismi sicuramente diversi da piccole aziende a conduzione familiare.”

“Molto bene. Ora passerei a farle alcune domande. Cosa ne pensa delle scelte del nostro amministratore delegato?”

Così, a freddo, la butta in politica. Devo fingere:”Beh, in effetti ha fatto scelte molto coraggiose e di rottura. Uscire da Confindustria è una scelta giusta, ormai non aveva più senso rimanere immischiati nelle logiche da “italietta” delle trattative, delle parole al vento, senza risolvere però mai nulla”. Ormai sono un automa, il mio unico pensiero è riuscire a convincerlo che sto dalla loro parte. Il lavoro mi serve e soprattutto è un’occasione che capita una volta sola. Ma che amarezza. Mi sto tradendo. Aprirei la camicia per fargli vedere la mia maglietta… e urlargli:” brutti pezzi di merda! io sono questo! non mi avrete mai!“. Ma dissimulo la tempesta e faccio buon viso a nazista gioco.

“Lei mi ha detto che è originario della Basilicata, – con lo sguardo fisso al laser – cosa ne pensa della vicenda dei 3 operai suoi corregionali?”

Deglutisco e parto in quinta: “l’articolo 40 della Costituzione prevede…”

“Si ma anche il 41 prevede la libertà di iniziativa economica!”

“Si, si… – manco mi fa parlare, vuole dei manichini, non dei dipendenti – stavo infatti dicendo che probabilmente sarebbe opportuno attendere che si pronunci la magistratura in quanto non si tratta di una causa qualsiasi e bisogna valutare quale dei diritti costituzionali va a prevalere nel caso in oggetto. Ma in ogni caso penso che sia giusto per l’azienda tutelarsi anche per lanciare un messaggio chiaro alla politica e ai sindacati.” Dio del Rock perdonami!!!!!! Che vergogna! Mi sento un verme…

Il suo sguardo diventa un giudizio inappellabile. Ho toppato, non l’ho convinto. Stretta di mano sempre, come da standard, vigorosa e decisa. Chissà, avrà fatto un master sulle strette di mano. Non mi prenderanno, m’ha sgamato. Mi ha letto nel pensiero. Io non licenzierei nessuno così, di punto in bianco. Parlerei con le persone, proverei a capire i loro disagi, darei possibilità. Non sono cattivo abbastanza. Non sono un cinico. Ma chi se ne frega. Troverò un modo per vivere la mia vita senza i 3000€, la carriera, il capitalismo d’assalto, e la ragione dei vincitori (perchè i looser siamo noi, si sa). Spero vadano in malora. Mi hanno stuprato per niente. Chi v’è stramuort! Meno male, un lavoro così mi avrebbe cambiato per sempre. Forse avrei dovuto buttare la maglietta dei Led Zeppelin. Forse… Ma per fortuna non ho trovato lavoro. Non questo lavoro. Per fortuna non sono stato selezionato.

“Papà, ho fatto il colloquio. Ma secondo me non è un lavoro per me..”

Ma tu si pacc’!! Che cazzo dici!!!! Ti sistemi per sempre!!”

“Ecco papà… è quel per sempre che mi fa paura…”

9 aprile, 2012

Leghisti del 3° millennio (nuove democrazie… cristiane)

Filed under: attualità,politica — ilkonte @ 1:36 pm
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Bufera nella Lega, base in rivolta, cerchio magico travolto, maroniani di lotta e di governo, greggi impazziti senza cani pastore, leghisti sul mercato.

La Lega, unico partito sopravvissuto alla prima repubblica, cade in una crisi identitaria senza precedenti. Il Leader Maximo, duro e puro, fustigatore dei costumi della vecchia e nuova politica “salottiera”, logorato dal potere e dal “tengo famiglia” in salsa padana, travolge, con le sue magagne, la base stessa dell’esistenza del movimento più vuotamente “contro” che la storia repubblicana abbia mai conosciuto. Leghisti contro “Roma ladrona”, disonesta, sperperatrice. Leghisti contro tutto ciò che sia altro dall’imperativo morale del “nasci, produci, crepa” ma a casa nostra, senza invadenze esterne, senza idea di cultura o culture che non siano quelle dell’egoismo, della difesa dell’esistente, della creazione di un piccolo mondo antico che si fa patria e lingua. Parole che fanno identità e che, a volte, si sono trasformate in fallimenti (vedi federalismo) o leggi vergognose e inutili (pacchetto sicurezza, Bossi-Fini, ecc ecc). La Lega, il mito del radicamento e della capacità di rappresentare la pancia (se non il culo) del suo elettorato, crolla così di fronte ai più vecchi vizi della politica nazionale: familismo amorale, mazzette, fondi neri, imbrogli e ruberie. Il potere logora chi ce l’ha, e vent’anni di governo locale o nazionale, di affari e politica, di ragion di Stato, di favori, interessi, scambi, rendite di posizione, hanno scalfito anche i più puri, i più radicalmente distanti dal teatrino della crisi della politica e dei valori partitici.

In futuro possiamo aspettarci un inasprimento del discorso politico in senso lato e, in ogni caso, uno spostamento sempre più deciso a destra del dibattito politico.

Se la Lega dovesse sopravvivere dovrà puntare tutto sull’estremismo, sul distacco dalla politica di potere e governo, dovrà rinforzare con ancora più decisione la propria vocazione radicale e estremistica. Non potrà però governare. Dovrà necessariamente configurarsi, nuovamente, come partito di sola lotta. Il governo richiede compromessi e la Lega, per non crollare in termini di voti e non riuscendo a dare risultati concreti a livello nazionale, dovrà necessariamente alzare la voce, urlare, strillare, imbarbarire ulteriormente i propri contenuti ma “dal di fuori”, senza responsabilità, senza pretese di governo. Dovrà andare, in poche parole, più a destra per mantenere lo zoccolo duro della militanza più becera e evitare l’attacco sul suo elettorato che arriverà da gruppi e gruppetti pseudo-fascisti o fascisti nel vero senso della parola (vedremo in questo dove andrà a collocarsi gentaglia come Borghezio, ad esempio).

Se la Lega, invece, dovesse scoppiare diventerà un mercato di voti che, in epoca di politica “lean production – just in time”, sarà un appetitoso banchetto per sondaggisti e movimenti elettorali. La politica contemporanea, si sa, vive senza prospettive a lungo termine e per questa ragione ogni minimo spostamento percentuale è il sale della politica e la ragion d’essere delle manovre di segretari, portavoce, faccendieri, politicanti. Tutti saranno costretti a guardare a quell’elettorato (ago della bilancia per il governo delle ricche regioni settentrionali e anche per il governo nazionale) e dargli ricette facili facili, commestibili, che non rischino il rigetto da parte di persone che da anni tutto avrebbero voluto, tranne che andare con democristiani, fascisti, comunisti e ladri. Ci sarà la gara “a chi sarà più leghista” degli altri. Una corsa senza traguardo, ma col solo scopo di presentarsi come veri rappresentanti di istanze che, si dirà, erano giuste e sacrosante ma mal rappresentate dall’estremismo padano.

Una terza via c’è: la dissoluzione dei movimenti e dei partiti della così detta seconda repubblica e il ritorno della cara, vecchia, mai dimenticata prima repubblica. Con una grande DC al centro e tanti piccoli movimenti personali o localistici a farne da corollario, a destra o a sinistra. Governerà chi avrà la capacità di imporre la propria leadership sul centro. Il Pdl si sfalderà, si sfalderà il Pd e dopo qualche anno troveremo nuovamente la vecchia balena bianca a sguazzare nello stagno italico. Una nuova Dc autoritaria, populista e conformista.

Ma in tutto ciò… la sinistra (non ho detto il Pd…) troverà un vocabolario per tornare a capire, leggere e magari provare a cambiare la realtà?

La Lega era una riserva indiana; lì dentro c’era il peggio della società settentrionale in termini elettorali e culturali. Era una bella scusa, come lo era per molti versi Berlusconi; grazie a loro si poteva sempre indicare il male e nascondere la propria incapacità, e le proprie mosse false, e i propri tradimenti. Perchè tanto, in tutto questo olezzo insopportabile, c’è chi puzza di più e chi puzza di meno. Perchè tanto, se non c’è ricambio o possibilità di svolte, c’è sempre un “meno peggio” a cui affidarsi per evitare la barbarie.

Era meglio sconfiggerli politicamente, ne fossimo e ne fossero stati capaci. Il Leghismo è come il berlusconismo… sopravviverà ai suoi protagonisti… purtroppo.

La Lega muore? No. La sua ipotizzata fine renderà tutti più leghisti e populisti.

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