franchino's way

22 marzo, 2012

Perdite di tempo (l’importanza del farsi domande scomode)

Filed under: deliri controproducenti,personalismi — ilkonte @ 2:26 am

Oggi si ragionava di massimi sistemi e piccole parole. Quei discorsi che potrebbero durare 30 secondi netti o 30 anni. Il risultato cambierebbe poco, forse. Nel frattempo però si dibatte e ci si accorge di parlarsi addosso e perdere tempo. Sono quelle situazioni fastidiose, difficili, per tutti. Chi parla affronta la battaglia e si infervora. Chi ascolta e non capisce, non è interessato, non vuole prendere posizione, si sente un po’ estraniato e infastidito dalle voci, la concitazione, il coinvolgimento altrui. Sarà capitato a tutti di vivere situazioni così e tante altre ne capiteranno. La discussione di oggi riguardava comunque temi interessanti ma il problema è stato nell’immediato scontro sul linguaggio e di linguaggio. Lo scontro non è nato dalla distanza delle posizioni, ma dalla crudezza con cui erano esposte. Le stesse identiche cose, dette con vocaboli più appropriati e con intensità meno esacerbata avrebbero avuto una forma più dialogante, meno carnale, viscerale. Le parole sono importanti.. bella scoperta. Nel bel mezzo della discussione, quando la valanga del volume delle voci si era ormai staccata e travolgeva tutto, mi sono un attimo estraniato (perchè sono fatto così.. ogni tanto mi metto in disparte e ragiono) e mi sono chiesto:”Fra… ma che senso hanno i 400 metri piani?”. Ho riflettuto in silenzio mentre attorno a momenti ci si accoltellava (esagerazione voluta dall’autore ma non condivisa da franchino).

Si, vi capisco. Anche io ho pensato di me stesso quello che avete appena pensato voi, o non avete pensato, che a volte è pure peggio. Sono uno profondo io, che fa autoanalisi… Anzi, vi dirò di più, sono convinto che il più delle volte queste bizzarrie le confeziono appositamente. Probabilmente ho bisogno di chiedermi cose inutili su di me che partano dalle domande inutili o completamete no sense che mi faccio. Sono uno profondo io… ripeto, faccio autoanalisi.

Non è una domanda da niente però, almeno per me, quella di prima; uno parte, corre al massimo per 400 metri 400 per arrivare dove è partito. La gara ti riporta al punto di partenza. Peggio forse sono solo gli 800. No, ragionandoci bene, direi che però la cosa riguarda un po’ tutte le corse su pista, dentro gli stadi o i palazzetti. Il gioco non vale la candela. Una fatica troppo intensa per tornare alla partenza (yo! nda), anche se hai vinto. Una perdita di tempo. Non va bene. Non ha senso secondo la mia onesta e autoanalitica opinione.

Meglio la Maratona; c’è un po’ di paesaggio, la distanza è notevole, il ritmo va misurato sulle proprie capacità, sul momento, sulla lotta con se stessi ma anche sul percorso, sulle salitine leggere leggere che ti spezzano le gambe e sugli avversari, in lotta come te con gli altri e con se stessi. Funziona meglio, un altro spirito. E poi traguardo e partenza, si spera, non dovrebbero coincidere…  sai che spreco.

Che significa tutto questo? Non lo so, sono fatto così, devo dire la mia. Mi chiamo Fragildo Nullaccio e sono uno che si fa domande. Sono un opinionista brillante e autoanalitico che ora deve dormire. Le migliori domande inutili stancano molto e possono essere frutto solo di menti ben riposate. Meglio non rischiare.

P.S.

che brutto post…

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3 commenti »

  1. mah forse a furia di correre per tornare nello stesso punto uno può scegliere di fare la maratona…e per essere pipparoli in autoanalisi fino in fondo bisognerebbe domandarsi :
    1 se chi corre per tornare allo stesso punto ha come obiettivo il traguardo concretamente segnato a terra o ne ha un altro nel cervello e a quel punto cambia il senso della corsa.
    2 se chi sceglie la maratona mentre corre guarda il paesaggio e sente cambiare il terreno sotto i piedi o pensa solo al traguardo segnato a terra…anche in questo caso il senso cambia.

    fine della sagra delle pippe analitiche…
    (carlotta)

    Commento di carlotta — 22 marzo, 2012 @ 12:56 pm | Rispondi

  2. nel primo caso uno corre per arrivare più avanti possibile nel minor tempo possibile. nel secondo caso, a voite, l’unico risultato che si cerca è arrivare alla fine, con i propri tempi e i propri sacrifici. solo i fenomeni o quelli troppo allenati vincono la maratona.
    un traguardo per vincere e un traguardo per partecipare. bella differenza.

    Commento di ilkonte — 22 marzo, 2012 @ 1:31 pm | Rispondi

  3. Riflettendoci bene preferisco partecipare e misurare i miei limiti piuttosto che vincere…quindi si mi schiero tra i pro maratona..
    La differenza è bella e sostanziale..la terrò a mente in queste sere nella mia corsetta intorno al parco!! 😀

    Commento di carlotta — 22 marzo, 2012 @ 2:55 pm | Rispondi


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