franchino's way

20 febbraio, 2011

Le parole sono importanti (rose rosse eppur bisogna andar)

Filed under: attualità,Ma guà che storia!,sinistra,società — ilkonte @ 1:04 pm
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La vittoria della canzone di Vecchioni al festival di Sanremo è stata accolta da immotivati entusiasmi dal pubblico di sinistra.  Io sono entusiasta di una cosa: anche quest’anno Sanremo, il carrozzone nazional-popolare, per fortuna è finito.

Odio Sanremo. Odio le canzonette italiane tutte uguali, le loro melodie preconfezionate, le voci piatte, le chitarrine, le facce delle mummie che vengono liberate dal loro sarcofago per una settimana all’anno, le vecchie glorie, le mancate promesse, i talenti sprecati, i pubblici ingessati, i vips da tappeto rosso, i commentatori tanto al chilo, quelli che guardano sempre il festival per il gusto di disprezzarlo.

Io, anche quest’anno, non ho guardato il festival. Ci sono capitato su cambiando canale, ho spiluccato diciamo così. Ma quel pochissimo che ho visto mi basta. Conduzione immonda, disorganizzazione, tempi e movimenti sul palco perpetuamente sbagliati. Sembrava la fiera dell’improvvisazione su un palcoscenico ovviamente, forse costituzionalmente, mastodontico, faraonico.

Vince Vecchioni, e a sinistra si festeggia. Che tristezza. Possibile che non ci si riesca a liberare da questa fame di eroi, miti, segni del destino?

Oggi è Vecchioni, ieri Luxuria che vince un reality, l’altro ieri Mentana cacciato da Mediaset. Basta che ci sia la minima scorreggina che vada in contrasto o, più semplicemente, in dissonanza con il coro berlusconiano che tutti si spellano le mani a furia di applausi, gridano alla vittoria della democrazia, all’avvento del sol dell’avvenire. Perdendo il senso delle parole, delle idee, delle identità. Diamo il giusto peso alle cose. Si rischia di essere ridicoli come Morandi che si presta a fare un lavoro che non è il suo. Bene. Facciamo il nostro lavoro. E, se c’è qualche segnale da cogliere dai fenomeni popolari, a noi tocca leggerli, commentarli. Ma rimaniamo lì. Non sono eroi. Non sono miti. E il pubblico che oggi vota (o televota) Vecchioni, domani non acquisterà i suoi dischi, non andrà a teatro, non eviterà di guardare i cinepanettoni, non smetterà di saltare la fila per pagare le bollette, non smetterà di fare la giusta telefonata per sistemare un figlio. Si… ok. Ha vinto una canzone in cui si parla giovani belli in piazza a difendere un libro. Bella frase. Ci sta che ci scaldi il cuore. Ma è una canzone di un vecchio professore milanese che con grande dignità è riuscito a rompere uno spettacolo sempre uguale. Ma cosa avremmo detto se avesse vinto Al Bano e Vecchioni fosse arrivato 2°, 3°, non classificato? La gente di sinistra che oggi festeggia la nuova liberazione lo candiderebbe ugualmente a leader del centro sinistra? o si lamenterebbero del regime entrato mani e piedi nel regno canzonaro?

Per favore. Riprendiamo la giusta dimensione delle cose. Riprendiamo il discorso pubblico tenendo presente che il livello di decenza in quello che si dice o si fa rischia di essere portato ai livelli della controparte. Smettiamola. Non facciamoci del male. Le parole sono importanti. Molto più di Sanremo.

P.S.

in Tunisia l’inno della rivolta è una canzone hip hop. In Italia una canzone d’amore? non si trova niente di meglio? possibile?

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