franchino's way

29 gennaio, 2010

The African way (cronache di un trentino in Africa…7)

Trasporto pubblico africano, il Dadala, sempre alle falde del Kilimanjaro. Buona lettura.

Viaggiare in daladala, quei minivan onnipresenti in Africa, è fantastico, e oltre al cibo è una delle cose che più mi piace di questo Tanzania. Dopo qualche giorno di siffatti spostamenti, sono riuscito a capire un paio di cosette su questi affarini, e vorrei condividerle con voi. Prima cosa: quando si viaggia in daladala non bisogna avere fretta, come quando si viaggia con trenitalia. Il mezzo ha in genere 14-16 posti a sedere, e svariati in piedi (non si sa come ma ci entrano un sacco di persone in piedi..), e finche nonè’ stipato non  parte. Solitamente fa spola tra due punti, scritti sul parabrezza e urlati continuamente dal bigliettaro: pero può essere fermato quasi totalmente e preso al volo in qualsiasi punto del suo tragitto . Naturalmente non ci sono orari, ma ce ne sono così tanti che se non hai un orario preciso in cui essere in un posto arrivi sempre in termpo. se stai calmo. Io preferisco prenderli dal capolinea, e così facendo ti si presentano 2 scenari: salti su quello che si sta gia muovendo, accettando cosi un viaggio scomodissimo costellato di gente che ti pianta i gomiti nelle costole e tu non ti puoi muovere e non si come si fa a dire “scusi si potrebbe spostare un pelettino, brutta stronza ciccionaaa!!!!??” (si intuisce il rischio di perdita di calma, errore temibile); oppure aspetti quello dopo, occupi subito un posto a sedere ma così rischi di dover aspettare mezz’ora che si riempia, e se c’è il sole provi una sensazione paragonabile a quella che sperimenta un uovo se lo metti ne microonde e schaicci start (anche qui l’insidia di perdita di calma si intuisce). Insomma, come fai fai, sei sempre fottuto. Pero è bello…soprattutto per il prezzo! spesso c’è scritto da qualche parte, e se non c’è, ad esempio una corsa per attraversare dar es salam costa 200 scellini (10 euro cent), mentre ieri ho pagato 2000 sterline per coprire 80 km. E, per dare un’idea, viaggiare in taxi costa 1`00 volte tanto… ma non è altrettanto affascinante, avventuroso e perche no?, etnico!

Veniamo al dunque: cosa ho fatto in questi 2 giorni alle falde del Kilimanjaro?
Mercoledi mi son recato a Marangu-mtoni, un’ora di daladala (30km) a nordest di Moshi. Paesino tranquillo, se non fosse che l’80% della gente che sale sul Kili lo fa usando la via Marangu, che parte da lì. La bella cosa è che quasi tutti usano agenzie spillasoldi, quindi c’è solo un gran traffico di toyota bianche e niente più. Io, naturalmente, turista fai da te, ho ingaggiato per 5 euro al giorno Nelson, mio coetaneo, che ha fatto per 4 anni il porter (sherpa) su e giu dal monte ma ora che ha le ossa rotte sta facendo la scuola per diventare guida e farà un sacco di soldi in più senza portare pesi. Mi ha accompagnato in una camminata di 5 ore tra bananeti e foresta pluviale e campi di caffè, mostrandomi i camaleonti e nominandomi tutte le piante medicinali che incontravamo, spiegandomi in un inglese passabile (anche troppo per uno nato e vissuto sempre a Marangu direi) le loro proprietà. Tipo: l’eucalyptus bianco cura le punture di zanzara. Io ho provato, ma da incorreggibile muzungu sono ancora convinto che la pomata al cortisone funziona meglio… mi ha portato a fare il bagno alle cascate Kinakamuri (acqua freddissima e ottima da bere, acqua di ghiacciaio) e fino al cancello del parco del Kili, l’ultimo punto raggiungibile in auto, a 1600mt d’altitudine. Per lavia marangu, ci vogliono 4 giorni per salire e 2 per scendere, si dorme sempre in rifugio e contrattando per bene (senza agenzie…) con massimo 500 euro a testa paghi tutto per tutta la settimana (e non devi manco portare lo zaino, solo te stesso, mica male no?) Ridiscesi a Marangu, mi ha portato a pranzo in una bettola dove abbiamo mangiato dell’ottima zuppa di maiale e banane con riso e fagioli. E ho scoperto che non ho trovato i watussi, ma i chagga, l’etnia che abita quella parte di montagna e di cui pure Nelson fa parte.
Ieri, stanco morto, sono stato solo ad Arushe, la città piu grande del nord tanzania, roccaforte del brevissimo colonialismo tedesco nel Tanganyka e punto di partenza per tutti i safari nel parco del serengeti e del ngorongoro, sovrastata dal conicissimo Mount Meru. Li ho visitato il Arusha Declaration musuem: un’accozzaglia scombinata di roba propagandistica, che pero ha la particolarita di trovarsi nell’edificio dove nel 1965 Mwalimu Nyerere e altri patrioti hanno deciso che il Tanzania sarebbe stato socialista e avrebbe seguito la via del’Ujamaa (vedi Road to Makambako #4). Dopodiche, ho mangiato in una bettola (cibo buono eh, però chimarlo ristorante mi sembra un po troppo) e ho girato per 2 ore nel gigantesco mercato, seguendo le regole che ormai ho adottato per girare nei mercati africani: niente foto sennò ti chiedono soldi, guardare tutto con poco interesse, fare sempre finta di sapere esattamente dove stai andando anche se non ne hai idea e un bel sorriso stampato in faccia, sempre, per tutti. Probabilmente sembro un cretino, ma i procacciatori non mi seccano, quindi funziona…Essendo il più grande del Tanzania settentrionale, questo mercato è particolarmente affascinante, cioè puzzolente e sporco: sono sezioni che le sezioni kuku (polli, vivi e morti), butchery (quarti di bue attaccati a uncini, pieni di mosche) e samaki (pesce, solo morto, e pure da qualche giono) avrebbero fatto svenire più di uno di voi. Sorridere eè stao un po difficile passando di li….

Mentre vi scrivo, do le ultime occhiate al gigante d’Africa: tra un’ora un bus partirà per dar, e io con lui. Altre 8 ore di cinema dal finestrino: un po mi sono anche rotto le balle, ma ormai che sono qui mi tocca no? mica posso volare..
Mi piacerebbe lasciarvi sulle spine, lasciarvi ad arrovellare il cervello chiedendovi quale sara la mia prossima meta, ma oggi c’è un bel sole e mi sento buono, per cui vi do un bell’indizio: domani mattina di buon’ora mi recherò al porto di Dar e cercherò un traghetto che in un’oretta di navigazione verso nordest coprira i 35 km di mare che separano la costa del Tanzania da….dai cheè’ facile!!! chi non indovina e’ un muzungu…
CI sentiamo da la. per ora mi autoauguro buon viaggio e saluto il kilimanjaro: ciao gigante, forse la prossima volta ti vedrò dal tuo ghiacciaio. se ci sarà ancora….

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