franchino's way

14 gennaio, 2010

The African Way (cronache di un trentino in Africa…6)

Nuovo racconto dal nostro viaggiatore. In questo post ci parlerà di Licia Colò, il Kilimanjaro, Dar Es Salaam e le sue spiagge, il mercato del pesce e la domenica sera degli indiani. Buona lettura (le foto sono sempre prese dalla rete).

Licia Colò è sempre stata una delle persone che più ho invidiato al
mondo. Lo so, l’invidia non è un sentimento nobile, anzi, ma lei è pagata da anni solo per portare in giro per il mondo il suo testone di riccioli biondi e un cameraman, e per starsene seduta un paio d’ore ogni tanto in uno studio televisivo a Milano a dire due cazzate su dove è stata! anche io voglio un lavoro cosi!!
Comunque, il punto è:  da quello studio a Milano lei va in onda con “Alle falde del Kilimanjaro”.  Tralasciamo il fatto che io in quello show non ho mai visto il Kilimanjaro, però da sempre questo titolo mi ha fatto sognare. E immaginare: chissa cosa diavolo ci sarà ai piedi del Kilimanjaro?? (beh, fatta ecccezzione per i watussi gli altissimi
neri, che quelli lo sanno tutti che ci sono..)

Ecco, da ieri lo so: ci sta la cittadina di Moshi, dove sono approdato dopo solo 8 ore di bus. Altre 8 ore di Africa dal finestrino come se fossi al cinema. E ci stanno anche tante altre cose che immagino scoprirò nei prossimi giorni. L’emozione di essere qui è grande: sono in un internet cafe, e lo vedo mentro scrivo, il gigante d’Africa, 5891mt d’altitudine, vulcano (diocono) spento, il ghiacciao sulla cime purtroppo ridotto ormai a un cumuletto di neve (riscaldamento globale, aveva ragione Al
Gore). Lo vedo anche dal balcone della mia stanza d’hotel,
matrimoniale, 7 euro a notte, lussuosissima. Spesso è coperto di una coltre di nubi spessa come panna montata, ma anche allora lo senti che c’è, la presenza si avverte. E io sono alle falde del Kilimajaro, pure se non lavoro in televisione…

Tanto per raccontarvi qualcosa mentre faccio colazione con “chai maziwa e chapati” (te’ al latte e frittatine di farina), vi dico come sono stati i miei ultimi giorni, che ho passato a Dar es Salaam.
Alloggiavo ancora alla Consolata Procura, in una zona residenziale chiamata Namanga, dove si trovano molte ambasciate e consolati e villone di ricchi vista-mare. Non è proprio il mio stile, ma è comodo e praticamente ci sono stato solo a cena e a dormire, e il resto del tempo l’ho passato in giro per la città.

Il mio weekend e’ iniziato alla grande sabato pomeriggio con un primo bagno nell’Oceano Indiano, a Oyster Bay, circa 15 min a piedi da dove dormivo (però ho scoperto una scorciatoia attraverso un piccolo slum che fa risparmiare qualche minuto ed è pure più pittoresco  come tragitto). Certo l’acqua non è pulitissima e la spiaggia è un po’ cosparsa di rifiuti, però è un bel posto per leggere, e la brezza marina allevia di non poco il caldo umido altrimenti attanagliante. E l’Oceano Indiano è così dolce, calmo e caldo, che sembra impossibile sia teatro di tali e
tanti disastri (vedi tsunami ecc..).

Sabato sera a cena ho consociuto Michele e Marco, padre e figlio di 10 anni, trentini pure loro e pure loro di ritorno da una missione nella regione di Iringa; e Diana, una ragazza della Val Camonica nella stessa nostra condizione. Detto fatto, il nostro gruppetto così variegatamente composto si è avviato su un “Daladala” (quei furgoncini che girano ovunque e ti portano lontanissimo per tipo 10 euro cent) ed e’ approdato al mercato del pesce: gamberoni vivi a 4 euro al kilo, sardine praticamente a gratis, tonni pinna gialla e addirittura uno squaletto sui tavolacci dei mercanti. Certo, il livello di igiene non era invitante, ma… sticazzi! il profumo che si librava dalle immense cucine all’aperto lo era eccome, anzi irresistibile per un ghiottone di pesce. E io uno spuntino di gamberetti fritti inzuppati in salsa piccante me lo sono fatto (e sono ancora qui a raccontarlo senza conseguenze evidenti..). Dopo aver preso un traghetto e un paio di Daladala e un’apina di quelle tipo tuktuk siamo giunti su una spiaggia chiamata “Kipepeo” (farfalla in kiswahili), un po’ fuori città, lunghissima e bellissima, oceano caldo anche se un po’ mosso e birrette
gelate sotto un ombrellone di paglia: ah, che vita quella del turista!

Tornato in città nessuno mi chiamava più “muzungu” (bianco), e poi ho capito il perche: nonostante il cielo nuvoloso e la crema solare, sembravo un gamberone alla piastra!! Ora pero sono quasi tornato muzungu…
Prima di cena, domenica, ho avuto modo di assistere a uno spettacolo alquanto bizzarro: sono risceso a Oyster Bay per fare delle foto alla bassa marea, e ho trovato una moltitudine immensa di indiani sulla spiaggia, e nel parcheggio adiacente. Tutti seduti, in famiglie, a guardare il mare….indiani di tutte le razze e religioni e le lingue dell’India, quindi proprio un sacco di gente diversa! C’erano più indiani che neri…. ho chiesta spiagazioni e mi hanno spiegato, in inglese ma con il tipico accento indiano, che mi fa sempre ricordare i taxisti australiani, che la domenica sera è usanza trovarsi lì e
chiacchierare guardando verso l’India, che in effetti è al largo di questa costa, anche se un bel po’ al largo… bah….

Lunedi mi sono semplicemente e volutamente perso per la città, in Daladala e a piedi, stuzzicando l’appetito mattutino con cibi fritti per strada (nell’olio di motore probabilmente, ma gustosi) in padellacce arrugginite che però danno tutto il buono alla frittura. E con grande sofferenza sono stato costretto nel pomeriggio a entrare in un hotel lussuosissimo per recarmi nell’ufficio della EgyptAir, la compagnia con cui ho prenotato i voli di ritorno, dove sono riuscito a posticipare la mia partenza di qualche giorno: quindi anche l’hotel a 5 stelle è stata una sofferenza giustificata…ehehe….

Ora starò qualche giorno qui a nord, finchè mi stufo, poi.. si
vedrà… ora vi lascio,  salto su un daladala e vado a caccia di
watussi.

ciao. Marco.

1 commento »

  1. Ricordo il Kilimanjaro visto dall’aereo, prima di atterrare a Mombasa, comparso all’improvviso,come una visione biblica, una grande cono bianco che forava le nuvole e le sovrastava…

    Commento di dilontano — 24 gennaio, 2010 @ 6:09 pm | Rispondi


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