franchino's way

28 dicembre, 2009

The African way (cronache di un trentino in Africa… 2)

Filed under: letture,Ma guà che storia!,situazioni — ilkonte @ 2:03 pm
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Seconda puntata. Buona lettura.

Ciao a tutti.
Intanto grazie per leggermi, intendo grazie ai miei 2-3 laettori per leggermi cosi assiduamente, voi 2-3 siete i mejo!! 😛
Scusate la prolungata assenza, ma come si puo immaginare in questo continente non e’ che si trova esattamente un internet point ogni 20 passi..
Beh, sono gia arrivato! Il viaggio per Makambako e’ stato anche piu breve del previdto, anche s ecomunque arduo. Ma andiamo con ordine, e fatemi spiegare tutto per bene. Ci mettero’ un po, ma se siete li pieni dal pranzo di natale potrebbe essere una lettura interessante…
 
Mi avevate lasciato sabato sera, al Cairo, da mio amico Abdou: dopo averlo salutato (on tutti i miei organi interni al rispettivo posto, alla faccia delle malelingue..) ho preso un taxi fiat 131, taxi di lusso, e sono andato in aereoporto. Alla 22.30 e’ partito il volo per Dar es Salaam: ho volato veramente di merda, l’Egyptair non e’ decisamente una buona compagnia aerea ma costa poco, il cibo e’ al limite del mangiabile ma l’ho pagato e lo dovro pur mangiare, eccheccazzo!!
Alle 5.20 ora locale atterro a Dar es-Salaam, letteralmente “porto di pace”, nuova e sonnecchiosa citta’-porto adagiata sul dolce Oceano Indiano, uno dei maggiori porti dell’Africa orientale nonche’ base di lancio per il turismo a zanzibar. Ci sono gia 28 gradi e il 90 per cento di umidita’: faccio quasi 2 ore di fila per il visto, schiumando per l’assenza di aria condizionata (siamo abituati troppo bene..). Mi aspetto chissa’ quali domande, invece con il mio passaporto e soprattutto con 50 bei dollaroni americani ottengo un visto turistico di 3 mesi, businnes prohibited. Esco dall’aereoporto e vengo agganciato da un taxi driver a cui dico: ora taci un secondo e fammi fumare una sigaretta, tie’ fuma anche te, po ivedremo. Conosce bologna, assurdo.
Il piano e’ farmi portare alla Procura dell’ordine della Consolata (di cui fa parte il missionari odi cui saro ospite), e loro mi metteranno sull’autobus per makambako. Ma e’ molto presto e l’oceano mi chiama, lo sento: concordo quindi un prezzo per farmi portare sull’oceano per Breakfast e poi alla Consolata. Gli chiedo: sai dov’e? E lui: si si don’t worry, consolata mission! Vabe.
Il mio driver mi fa attraversare il centro citta’, mi fa vedere tutti gli hotel a 5 stelle di Dar, le residenze degli ambasciatori (al che io gli dico: brother, no money in italy, siamo scannati quasi quanto voi!), poi mi porta a colazione su una spiaggetta. Ah, l’odore delle foglie di mangrovie in decomposizione, l’acre profumo della vita che si rigenera continuamente! Sentendomi un po il capitano Cook a Sydney, quando c’e arrivato, faccio un’ottima english breakfast, pago anche per il driver (circa 5 dollari) e mi faccio portare alla consolata.
Ma..riattravaresa la citta’, si reca a sud: ci sono solo depositi di carburante, camion parcheggiati , gente che cammina, baracche. Mi vuole mollare in una missione tipo pentecostale, e io gli dico: no bello, consolata, Mwuinyi road. Chiede un po in giro, intanto fa caldissimo, non capisco nulla perche parla in swahili, ma alla fine mi dicce che e’ lontanissimo, che il prezzo e’ sbagliato. Gli dico che no, e’ colpa sua e io non pago di piu: lui si scalda, guida sempre peggio, quasi investe una moto, bestemmia in lingue arcane e sconosciute. L’uomo non mi piace, quindi mi faccio spennare (era probabilmente il suo piano, ma che posso fare, farmi lasciare sotto un deposito di benzina chissadove a dar??). Mi porta dove voglio.
La procura della consolata e’ una bella casona gialla, piena di aria condizionata e belle stanze nuove nuove. E’ una specie di ostello, si paga qualcosa al giorno e si puo stare li. Si vede che ci sono i soldi. Dormo tutto il giorno, fa un caldo infernale, non esco manco dal cancello. Resto 10 minuti a piedi nudi fuori dalla zanzariera e mi trovo ocn piu di 30 punture di zanzare per piede!!
 
Alle 5 sveglia; Agostino, un ragazzo che lavora li come custode, mi porta alla stazione dei bus di Ubunga in Land Cruiser. Se a Cairo il traffico e’ un delirio senza regole sincronizzato da dio (come ama dire il mio amico Abdou), a Dar sembra non ci sia manco dio. E almeno gli egiziano guidano bene, pazzi ma sanno guidare, qui non ci riescono proprio! Sara’ che guidano dal lato sbagliato, a sinistra..
La stazione e’ il delirio piu totale: c’e’ gente dappertutto, milioni di autobus, botteghine e venditori ambulanti in ogni centimentro di terreno dispnibile, che poi e’ tutto fango che ha appena piovuto per 2 minuti. Agostino mi infila in un bus, mi dice “safari njema” (buon viaggio) e se ne va. La compagnia dei bus si chiama Grazia safari, la linea Dar-Njombe. Sospetto che la compagnia abbia qualcosa a che fare con la religione cattolica, perche’dietro si legge “power to Jesus the almighty” (potere a gesu onnipotente) e dalla tele interna sparano video misto hiphop-afro-christian-reggae, con scene da Passion di Mel Gibson, fiamme sullo sfondo e gangsta tanzaniani che rappano in swahili chissa quali rime sul signore onnipotente o su maria, o per quello che capisco pure sul diavolo. Mah.
Partiamo alle 7.30, un’ora di ritardo ma e’ tranquilla. La mia vicina di sedile, una signora di direi 45-50 anni di corporatura decisamente africana (quindi bella in carne) ha 2 borsoni sul sedile, quindi meta del suo deretano riposa sul mio sedile, quindi io ci sto e ringrazio jesus almighty di non aver mangiato molto nelgi ultimi mesi. Sono scomodissimo. Dutrante il viaggi ocomprera’ anche nell ordine: mezzo casco di banane, 2 ananas grandi come la testa di mike tyson, cibo per un popolo tra cui 2 strane coscette di qualcosa con patate, una rete di limoni o simili e circa 10 kg di cipolle mezze marce, il tutto passato su dal finestrino dai ragazzini sulla strada. Ogni tanto mi dice qualcosa in swahili e ride: io le rispondo sorridendo: sopsta le tue cazzo di cipolle che non ci entro!! Poi pero mi offre mezza pannocchia arrostita alla brace, e quindi torno suo amico. Tanto sono solo 11 ore di viaggio, no? Un po di adattamento perdio..
Il biglietto e’ costato 21mila scellini tanzaniani, circa 16 dollari: sono 700 km, e nel prezzo e’ comrpeso: una specie di broichina con una te’ buonissimo, una bottiglietta di coca ghicciata (in vetro, d’annata), una di acqua e 2 caramelle disgustose. Sticazzi pero. Il bus non ha aria condizionata, o meglio ce l’ha quando va veloce e entra dai finestrini: le sospensioni avrebbero bisogno di una occhiata, e pure i freni, ma tanto siamo nelle mani di jesus almighty quindi no worries!!
Non so come ma mi addormento svariate volte: ogni volta che mi sveglio sono in un ambiante naturale diverso. Campi di aloe verdissimi, savana arida, il Mikumi Natural Park dove scorgo giraffe e gazzelle, montagno co numidissime e ampissime vallate dove girano decine di babbuini, ancora grandi spazi aridi (in uno di qusti ci fermiamo a mangiare..cioe, sgranocchiare delle storie fritte per me..) e paludi giganti e acquitrinose.
Alle 6.20 mi dicono di scendere, o almeno spero: scavalco un pollo vivo che sta in una scatola sul corridoio, lui mi guarda e dice: ma sei sicuro che stai nel posto giusto? Perche a me sembri un po fuori luogo… Ma scorgo finalmente Padre Remo. Si, sono a Makambako.
 
Si tratta di una cittadina di circa 100 mila abitanti, nella regione di Irings, che si e’ sviluppata (o megli oha accorpato alcuni grossi villaggi) negli ultimi 10 anni. Quindi non e’ esattamente una citta’ come le nostre, e’ piu tipo un grande ammasso di casupole di mattoni di fango rosso e tetti di lamiera, costruito attorno a una chiesa e a un mercato. Vedo gente a piedi ovunque: Remo dice: “L’africano e’ l’uomo della strada: Non percorrerai mai 2 km in Africa senza trovare qualcuno che cammina, ovunque tu sia. Tutti camminano sempre”. Per quello che ho visto ha ragione. Lui mi piace, e’ in Tanzania da 27 anni, dice “noi che ormai siamo di qui”, ha una piacevole erre moscia che rende il suo swahili divertente e ancora piu melodico da sentire.
 
Alloggio in una casetta dentro il perimetro della missione, che comprende chiesa, scuola, asilo, youth center, canonica, ambulatorio, falegnameria e altre costruzioni minori. La sera a’ strano, i cancelli si chiudono e alle 8 c’e’ un silenzio assurdo, il silenzio senza luce artificiale, il silenzio africano che sembra premere alle mie finestre mentro ascolto suoni che onn ci sono.
Mi sto ancora ripigliando dal viaggio: dormo molto, leggo ancora di piu, non esco ancora da solo. La lingua e’ un problema grosso: qui nessuno parla inglese, anche perche’ come mi fa notare Remo e’ la lingua degli invasori. Preferiscono non parlara in Tanzania, se possono. E qui in campagna possono permetterselo, non c’e’ turismo per nulla. Chi passa di qui sa decisamente farsi capire in swahili: tutti tranne me, a quanto pare.
La mattina apro gli occhi e vedo: una chiesa gialla, eucalipti altissimi, sentieri rossi, donne accucciate in un orto verdissimo, e il cielo azzurro.
 
Ora sono stanco e non ho molto altro da raccontare. Sono solo felice di essere qui, anche se non ho ancora ben capito che ci sto a fare, ma lo capiro presto immagino. E se non lo capisco pace. Intanto non fa freddo: ci sono 28 gradi di giorno, 15 di notte, poca umidita’ perche mi trovo a 1600 mt di altitudine slm. Ogni tanto piove, bello sentire l’acqua sul tetto di lamiera. E voi che vi state gelando in Italia… Ho anche sconfitto il pipistrello che abitava nella mia casetta: l’avevo chiamato Batman. Ora pero’ un po mi manca sentrlo muoversi di notte.
Forse dopo natale riusciro a fare un corsetto di swahili, e poi potro cominciare a avventurarmi un po fuori. Cerchero di trasmettere notizie piu dettagliate prossimamente, ma non prometto niente perche la connessione non c’e’ sempre,  e manco la luce. Ora sono solo stanco di scrivere, ho bisogno di un mango per ripigliarmi J
 
Asante (grazie) per l’attenzione (E’ quasi l’unica parola in swahili che so, fatemela usare…)
 
Buon Natale a tutti, e buon freddo. Eheheh.

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