franchino's way

28 dicembre, 2009

The African way (cronache di un trentino in Africa…3)

Filed under: letture,Ma guà che storia!,situazioni — ilkonte @ 3:31 pm
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Terza puntata, Natale in Tanzania (copio e incollo la mail ricevuta). Buona lettura.

(le foto che metto per accompagnare i post non sono dell’amico, le ho prese liberamente dalla rete… che ringrazio…)

Ciao a tutti.
Intant, un’errata corrige: la stazione dei bus di Dar si chiama Ubungu, non Ubunga. Solo per amore della verita’.
 
Poi: sapete, uno fa delle esperienze, e pensa che non ci possa mai essere fine all’assurdo. Tipo: io, dopo quello dell’anno scorso, non pensavo di poter passare un natale piu assurdo e invece…
Per dare un’idea veloce: l’anno scorso a natale ero a Sydney. Faceva molto caldo: la vigilia l’ho passata in un parco a “rinfrescarmi” di birra. Che poi ho scoperto chiamarsi Wentworth Park mesi dopo quando, trovato lavoro in citta’, ho scoperto che la strada migliore per raggiungere il posto di lavoro da casa mia passava da quel parco. E a Syd ci sono decine di parchi come quello. E quindi ci sono passato tutti i giorni per 3 mesi. Le coincidenze. Il giorno di Natale, io e il mio fidato compare di cui non faccio il nome per diritto alla privacy avevamo ancora sete ( faceva ancora caldo) e voglia di pranzo natalizio: il piccolo problema e’ che in citta’ era tutto assolutamente chiuso! Dopo 3 ore di spossanti ricerche, abbiamo trovato il paradiso: The Golden Bridge, chinese restaurant! Figurati se i cinesi chiudono un’attivita un giorno all’anno.. quindi il nostro pranzo natalizio, invece del solito da 25 portate in famiglia, e’ stato a base di noodles, steamed wonton e curry king prawns (e vi risparmio i nomi in cinese, anche perche non li so), in mezzo alla chinatown di sydney. Noi e i cinesi. E si: abbiamo anche placato la nostra sete.
 
Tornando all’oggi: Natale a Makambako, Tanzania, Africa. E gia’ li suona strano.
La vigilia quest’anno l’ho passata principalmente a letto a leggere: alle 11 di sera dormivo di gia’. Il mattino del 25: attivo presto, alle 5. Vista l’alba, colazione, e poi via, sulla jeep di Padre Casimiro (l’altro missionario che c’e’ qui, portoghese, parla italiano e swahili con un troste accento portoghese. Proprio triste il portoghese) alla volta di alcuni villaggi vicini. Sono entrato in chiesa alle 10 del mattino e sono uscito alle 2 del pomeriggio! Perche qui le messe so’ proprio luuunghe: cominciano circa quando capita (nessuno ha orologio e magari qualcuni deve camminare 10 km per arrivare alla chiesa), e poi se la cantano, se la suonano, se la ridono, se la applaudono,se la benedicono, se la battezzano, se la inginocchiano…mah.
Naturalmente io non ci capisco una mazza, essendo tutta la celebrazione in swahili. Però ci resto in chiesa, cerco di seguire quello che fanno gli altri…
Prima messa: a Idofi. Un centinaio di presone presenti. Oltre al missionario, io sono l’unico bianco. Mi guardano tutti, soprattutto il piercing ( e io che ensavo che era una tradzione africana..), e le gambe, perche ho i pantaloni corti e devono sembrare decisamente bianche e ridicole. E anche i peli destano curiosita’. A fine messa mi chiamano sull’altare, e in mezzo a applausi e urla di gioia faccio il mio discorso: “ciao a tutti, mi chiamo Marco, vengo dall’italia. E’ la prima volta che vengo in Tanzania, e’ un bel paese e vorrei tornarci in futuro. Casimiro traduce. Tutti sorridono, tutti felici, applausi. Avvampo in volto, sento caldo, sono emozinato, dico “asante”, mi inchino e torno al mio posticino.
Seconda messa, 5 km e mille buche piu a sud: a Nygo. Qui ci sono almeno 300 persone, di cui almeno 200 bambini. Tanta gente mi stringe la mano, dicono “karibu” (benvenuto), molti si inchinano, soprattutto ragazze giovani (che figata eh?!peccato che e’ perche pensano che io sia un misisonario…) Mi siedo in fondo alla chiesa, ma un tipo mi prende per mano e mi trascina nel primo banco. Scopro di essere in mezzo ai notabili della comunita locale, i gangsta: catechista e capo del consiglio pastorale. Mica cazzi. Per la prima volta vengo colpito da un odore: simile all’odore che c’era nelle malghe trentine quando ero piccolo, sulle montagne. Odore di legna che arde misto a sterco di vacca, di fuoco acceso giorno e notte. Detto così fa un po’ schifo, ma mi fa fare un salto indietro di quasi 20 anni. E’ un odore che ha addosso la gente: qui si cucina sul focolare dentro casa. Un buon odore, a me piace. Anche qui messa di 2 ore e passa, ci sono pure dei cuccioletti da battezzare, stanno appesi dietro alle schiene delle mamme avvolti in tessuti coloratissimi, se la dormono beati. E poi canti, suonate di tamburi, preghiere strane, mani che si stringono. Arriva il mio turno ancora, vengo spinto sull’atare, faccio il mio discorso. Non penso di aver mai parlato di fronte a tanta gente in una volta sola: un sacco di denti bianchisssimi mi sorridono dai banchi di questa chiesa. Che emozione. Laciamo la chiesa tra 2 ali di folla, poi Casimiro mi dice: devo andare via un attimo ci vediamo dopo. E io rispondo ok, ma poi mi accorgo che nessuno parla una lingua che capisco oltre a lui…e sono le 2, ho super-fame e non c’e’ un take away nel giro di almeno 30 km. Una donna mi prende per mano e mi porta in una casa: odore di legna, non c’è corente elettrica nè acqua corrente. Mi fa sedere su una sedia, mi lava le mani con acqua tiepida in un secchio. E continuando a chiaccherare di chissa cosa mi da del cibo: “ugali” (una specie di polenta di mais bianca senza sale), erbe cotte e del pesce dall’aspetto inqueitante immerso in un sughetto rosso. Bisogna fare delle pallette con l’ugali, e usarlo come cucchiaio con le mani per mangiare il resto. Tutti ridono, sono un po impacciato. Oh, c’ho messo dei mesi a imparare con le bacchette, ora pure l’ugali… Pero e’ bono l’ugali, le erbe pure (poi scopro essere quelle che noi chiamiamo gramigne, solo altre un metro e mezzo), il sughetto e’ gustoso ma il pesce si conferma nell’aspetto inqueitante: fa proprio ribrezzo, sa di monnezza bruciata/palude. Mi spiace, ma non visto ne sbologno qualche pezzettino al gatto: non ha praticamente polpa sto pesce, e’ tutte lische, e poi fa proprio schifo eh! Che bastardo, però qui in campagna il cibo in questa stagione non manca mai. Aspettando il missionario, cercano di insegnarmi in numeri dall’1 al 20, poi ci spingiamo al 100 mila. Io ci provo, ma non e’ facile sto swahili. E poi sulle dita si conta partendo dal mignolo, non dal pollice. Bah, paese che trovi… Torna il missioario: scopro di aver mangiato a casa del catechista, ringrazio saluto, “asante”, buon natale, ciau ciau.
La sera, di ritorno alla missione, facciamo super-cenone con la comunita’ di 6 suore nere che stanno qui. Tutte fanno a gara per sedersi vicino a me , toccarmi il piercing e farmi ripetere i numeri. Grazie ragazze, pero che coglioni sti numeri! Remo mi sfotte, loro non capiscono l’italiano e continua a dirmi ridendo: mi sa che hai fatto proprio colpo…Scopro il mi cibo tanzaniano preferito: si chiama “Sambusa”, e’ simile al samosa indiano, triangoli di pasta fritta ripieni di carne macinata cipolla piselli e peperoncino. Spettacolo, ne mangio un casino per poi scoprire che il suo abuso provoca degli effetti collaterali quali strabismo, allucinazioni e movimenti intestinali sospettissimi. Come i samosa infatti. La cena finisce in bellezza: in canonica. Remo, essendo trentino, ha una riservina di grappa fatta in casa. Non sarebbe stato natale senza grappa: sono grato alla vita, cosi felice che vorrei bestemmiare (sarebbe dovuto con la grappa, ma qui non e’ il caso: lo faccio internamente). Che spettacolo di natale.
 
Potrà non interessare a molti di voi, ma vi sfido singolarmente a raccontarmi un natale meno tradizionale del mio..
Mentre scrivo e’ il 28, lunedi. I tre giorni scorsi sono stati molto simili al giorno di natale: messe, presentazioni, pranzo in capanne buie e affumicate. Le suore sono sempre piu’ felici che io sia qui, e penso che una di loro, Sister Z. (la privacy..) abbia una cotta per me: mi ha regalato un braccialetto una collana e uno schemino con i numeri da uno a 20, fatto con amore. Remo ha commentato: “uuuh, siamo gia ai regalini!…” Maledetto.
 
Da 2 giorni piove: I colori sono cambiati, l’erba e’ di un verde accecante, le strade e I sentieri sono di un rosso sangue, il mais cresce a vista d’occhio, anche gli eucalipti sono diversi. Ci sono laghi di acqua marroncina ovunque. Ma che bello addormentarsi con il rumore delle gocce di pioggia sul tetto di lamiera… e svegliarsi alle 5 col canto del muezzim da una mosche vicina… e alle 6 con le campane della chiesa… e alle 7 con  i cani che abbaiano…AAAAAAAAHHHHGGG!!!
 
Bye. Alla prossima.
 
Marco
 
PS: dopo batman, ho un nuovo compagno di stanza! Si chiama Mr. T., come quello dell’A-team, ma qui sta per Mister Topo. La scorsa notte mi ha mangiato un paio di biscotti che stavano sul comodino. Sto pensando di tenerlo e cibarlo, e’ tanto tenero e piccolino… ma temo che crescendo possa diventare brutto peloso e incazzato nero come l’originale, quello dell’ A-team. Lui ora fa televendite in tv per le casalinghe americane: e se anche il mio Mr. T. poi si mette a vendermi pentole nel cuore della notte? La decisone richiede riflessione…

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2 commenti »

  1. Buon anno! 🙂

    Commento di ILLAICISTA — 2 gennaio, 2010 @ 3:32 am | Rispondi

  2. Mi dispiace deluderti ma il tuo Mister T è già adulto, certamente è lo stesso Mister T che una notte (febbraio 2009) mi ha zompettato sui piedi mentre dormivo, maleducato! Ho dovuto espellerlo a forza (scopa) dalla stanza e mi sono rimessa a dormire con la coperta fin sopra la testa! E quando piove il cortile di Makambako diventa …SAPONATA!!

    Commento di Manuela — 14 maggio, 2010 @ 10:44 pm | Rispondi


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