franchino's way

11 giugno, 2009

Questo voto

Filed under: attualità,elezioni — ilkonte @ 2:38 pm

Questo voto è stato senza dubbio importante su diversi fronti, provo a snocciolare un po’ di ragionamenti:

  • L’astensione è stata altissima. Molti non si sentono più rappresentati. A sinistra a non votare sono ancora molti di quelli che solo 4 anni fa avevano consegnato un buon risultato alle diverse sigle della così detta ala “radicale” dell’Unione. Aumentano anche gli scontenti del Pd, quelli che avevano creduto nelle primarie, che avevano provato attrazione per quel qualcosa di nuovo che si stava delineando. Ma troppe delusioni: dal governo Prodi alla linea Veltroniana, dall’opposizione sussurrata alle scelte dei capolista, dallo scandalo campano, la Iervolino, Bassolino alle dichiarazioni sparse di vecchi e nuovi leader capaci di smentire linee politiche già deboli nel giro di quattro righe su un giornale. Troppa confusione, troppa debolezza, troppi errori. A destra, forse, il caso Noemi e di Villa Certosa ha contato qualcosa. Sicuramente più del caso Mills o delle leggi e leggine ad personam o delle prime crepe nella fantastica rappresentazione televisiva del prestante presidente tra le macerie del terremoto. Ha forse influito di più l’immagine del padre della patria che si scopre essere un maiale, con la moglie che lo accusa di andare con le minorenni e lui che risponde dicendo tutto e il contrario di tutto. Non bisogna dimenticare che, ad esempio, uno dei bacini elettorali dove Berlusconi trova maggior consenso è il popolo delle casalinghe, specie se di una certa età. Anche se nutrite a pane e televisore certe cose, da buone conservatrici, non le hanno sopportate. Non l’aspetto etico e politico di un presidente che mente al proprio paese e non risponde a domande legittime, bensì la bega matrimoniale, le scappatelle ventilate, l’offesa alla pubblica moralità, forse.
  • Berlusconi. Non ha avuto il plebiscito che desiderava. Con un risultato migliore avrebbe appoggiato il referendum, piazzato una bella riforma presidenziale e via! Al Quirinale! L’ultimo appuntamento con la storia. Ma… capita che vai alle elezioni col vento in poppa e prendi una sportellata. L’Italia che lui dava compatta dietro di lui, il “popolo” che lo sosteneva sempre e comunque a cui si richiamava ogni 15 minuti in realtà non gli ha dato quello che desiderava. Non ha la maggioranza nel paese. Vince solo se c’è il maggioritario. Inquietante il silenzio delle prime ore dall’acquisizione del dato definitivo. Bisognava ricalibrare la linea e non c’era un piano B. Imbarazzanti le risposte rissose degli esponenti del centro destra, senza istruzioni su come comportarsi abbaiavano alla rinfusa, attaccavano, la buttavano in rissa. Ora Berlusconi ha bisogno della Lega come prima e più di prima. E dovrà ripagarla per bene, altrimenti niente fine legislatura, niente gloria per il capo, e niente Quirinale. Per quello, comunque, penso che Berlusconi abbia perso forse l’ultima occasione. Gli anni avanzano, il tempo passa e la paura della fine si insinua nelle ostentazioni di giovinezza, prestanza, mascolinità. La megalomania come risposta alla paura. Ma Fini e Dalema lo stanno cucinando a fuoco lento e al momento sono gli unici che possano gioire. Resta il fatto che comunque la destra è fortissima e alle amministrative, col maggioritario, ha vinto a mani basse contro avversari spesso divisi, ma comunque in ritirata.
  • Il Pd. E pensare che fino a un anno fa si raccontava la favola della “vocazione maggioritaria”! Mi pare che sia tramontata definitivamente e che gli elettori abbiano bocciato quel partito sonoramente. Franceschini ha fatto quello che poteva. Ma non aveva un mandato politico forte, non aveva una investitura chiara dal partito. Un reggente. Ma con un reggente che non può parlare di alleanze, non può provare a far passare spunti programmatici, che deve diversificarsi dal predecessore ma che non può tirare la corda troppo non si può andare lontano. Resta tutto indefinito. Cosa sarà il PD? Quale la linea politica? Cofferati? Dalema? Fassino? Cacciari? Chiamparino? Quali le scelte da proporre? In mancanza di avversari a sinistra Franceschini non ha potuto neanche chiedere il sacrificio del “voto utile” che aveva tenuto a galla Veltroni. Ad ottobre il congresso. Che carneficina. Chi vuole l’Udc, chi Di Pietro, chi la sinistra, chi l’Unione, chi l’Ulivo. Chi vorrà essere più socialista, chi più socialdemocratico, chi democristiano. Con gli avvoltoi al centro e a sinistra pronti a gettarsi sulla bestia ferita.
  • Lega. Sfondano al nord, si affacciano in Emilia, vincono insomma le loro elezioni. Berlusconi sotto schiaffo e sotto ricatto continuo. Già ecco le prime richieste, l’astensione al referendum e due presidenze di Regione. Perchè vincono? Perchè vengono percepiti ancora come partito di lotta, che ruggisce per avere i propri risultati, che sa impuntarsi nel “do ut des” continuo con Berlusconi. Vengono percepiti nelle zone dove non governano come forza nuova e dirompente e dove già governano come bravi amministratori, che mantengono le promesse, tengono le città pulite e difendono gli interessi locali. Sanno fare politica, questa è la verità. Li trovi in mezzo alla strada, aprono sezioni, provano un contatto continuo con gli elettori. E pescano con messaggi grettamente populistici, demagogici, xenofobi. Come sempre, non ci si deve preoccupare mai troppo di chi la gente vota, ma di chi è la gente che  esprime quel voto. Raccolgono voti di protesta in uscita da sinistra ma anche da destra, da chi vuole comunque fare una scelta di campo ma non vuole votare Berlusconi. E poi, da non dimenticare, ottengono dei risultati incredibili alle amministrative, confermandosi e conquistando ulteriori fette di elettorato. Questo a dimostrazione che, a quanto pare, le amministrazioni dove sono presenti vengono premiate dai cittadini.
  • Di Pietro. L’altro vincitore politico di queste elezioni. Tutti lì a sgridarlo perchè con l’antiberlusconismo e il giustizialismo si aiuta Berlusconi e lui lì a continuare sulla sua strada. Strada che a quanto pare ha premiato insieme alla scelta delle candidature. Fare opposizione, anche in maniera sgraziata e talvolta demagogica premia. Ora il passo successivo, la politica. Riuscire a trasformarsi da partito di pura e semplice opposizione a movimento politico che ripeta come ora cosa non è ma che riesca a prospettare anche cosa vorrebbe che l’Italia fosse e faccia. Ora bisogna vedere le proposte sul piano sociale, economico. Devono maturare se vogliono consolidare il proprio risultato. Devono cominciare a ragionare da alternativa di governo, sempre con la schiena dritta, ma urlando meno, e proponendo di più, pungolando e stimolando, se possibile, il Pd. Possono chiedere in posizione di forza. Ma devono chiedere scelte politiche. Altrimenti il loro risultato si risolverà nella solita bolla che ogni tanto gonfia qualche partito col voto di protesta ma che poi mestamente non si conferma alle elezioni successive. A loro, purtroppo, manca un buon risultato alle amministrative dove avrebbero potuto e dovuto dar prova di affidabilità, creando una propria classe dirigente. Infine, l’Italia dei Valori, deve diventare un partito vero con sedi, discussioni ed elezioni interne e un segretario eletto da un congresso. Altrimenti possono provare ad entrare nel Pd e fare lì dentro la loro battaglia. Ma non credo che se ne potrà parlare almeno fino al congresso di ottobre quando comunque un’ipotesi del genere provocherebbe solo altri problemi ai piddini.
  • La sinistra e i verdi. Ennesimo suicidio, ennesima offesa all’intelligenza e alla dignità dei loro elettori. Insieme, ne sono convinto, avrebbero preso molti più voti di quelli raccolti divisi. Il voto per loro è stato un voto di testimonianza e orgoglio di quegli elettori che avevano vissuto la scomparsa alle politiche come un’umiliazione. Qualcuno, pentitosi del voto utile regalato a Veltroni, è tornato a votare da qualche parte nella sua area spesso domandandosi il perchè della divisione. Molti non hanno voluto neanche testimoniare col voto proprio per punirli per questa inutilità, questa incapacità.
  • Udc. Non è che si muova tanto, resta lì con i fedelissimi. Ma visto il risultato della destra che non raggiunge il 50% e del Pd attaccato al salvagente può star ben contenta. Può continuare il tentativo di fare l’ago della bilancia, di contrattare con gli altri consci di essere necessari a tutti. Può provare a flirtare con Berlusconi aiutandolo a bilanciare la Lega o può andare dal Pd, provare qualche avance, porre qualche condizione e battere cassa. Sia che il Pd accetti, sia che rifiuti gli mangerà comunque qualche pezzettino. Ma l’Udc ha bisogno di trovare subito una collocazione vincente. Non è partito che può rimanere troppo a lungo all’opposizione. Da buoni democristiani hanno bisogno di gestire il potere perchè da lì nasce la loro capacità di attrazione. Sul locale saltano dove si vince. In Sicilia rischiano di dover cedere il passo o trattare con Lombardo. Devono trovare subito una via d’uscita ma possono attendere ancora per un po’ che ai loro fianchi continui la fase di logoramento. Anche qui il congresso del Pd sarà importante e anche qui l’Udc ha ogni interesse a forzare quel congresso.
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