franchino's way

27 giugno, 2009

Non sei più solo

Filed under: attualità,partito democratico,sinistra — ilkonte @ 4:20 pm
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26 giugno, 2009

Io e Michele Gecsoni (tutto cambia…)

Salerno, 1991. Da qualche mese avevo il mio nuovo “Radiolone” con il lettore cd. Mancavano i cd però. Mio padre allora mi portò in un negozio di dischi in una strada tra il corso e il vecchio stadio “Vestuti”.

“Dai, scegline uno che lo compriamo”

Una parola… Ho 11 anni, sono quasi completamente ignorante in materia musicale. E in televisione passa di tutto. Inizio a selezionare le possibili scelte. Questo si, questo no, questo lo mettiamo da parte e vediamo poi. Alla fine rimasi con due cd in mano, speranzanzoso che, di fronte all’indecisione del figlio, il padre li avrebbe acquistati entrambi.

“Allora, fammi vedere… che hai preso?”

Due cd: uno era “Dangerous” di Michael Jackson. Un disco stra-pubblicizzato, canzoni in radio, amici che imitavano i passi di ballo, concertoni trasmessi in tv, vestiti improponibili, un mito quasi imposto. L’altro era “Greatest Hits II” dei Queen. Anche questo cd era molto presente in tv e in radio. Ma i Queen erano più un qualcosa di sconosciuto, non sapevo chi fossero. Avevo solo visto da qualche parte quella copertina, avevo sentito da qualche parte qualche canzone. Sui Queen, devo ammetterlo, ero poco convinto. Michael è Michael, in fondo. E Michael lo conoscevano tutti. Quindi anche io dovevo avere un cd di Michael.

“Ma che devi fare con Michael Jackson… prendi questo dei Queen, un grande gruppo…” mi fece mio padre.

Farmi scartare Michael Jackson fu la sua rovina. I Queen…. c’ho campato tutte le medie. Comprai tutti i cd, dal primo all’ultimo, tranne uno, introvabile. Ogni volta che avevo 2 soldi facevo un salto nel mio negozio di dischi al Francioso e il negoziante, riconoscendomi, subito mi apriva lo scaffale con i dischi: “Questo ce l’hai? E questo? Questo deve essere molto bello sai?”. Io acquistavo, per collezionismo, per malattia, perchè all’epoca compravi un disco alla volta e, siccome compravi, spendevi soldi, lo dovevi consumare per bene. Non era contemplata l’idea di comprare musica per provare… No. Bisognava andare a botta sicura. Sennò stavi un mese ad ascoltare un disco che non ti piaceva, e non ne valeva la pena. Entravo in quel negozio e avevo occhi solo per i Queen. E passavo ogni volta davanti ai poster, ai manifestini, alle pubblicità del Dio del Pop che ormai non mi interessava più. Nonostante fosse tanto di moda. Vedevo miei coetanei farsi crescere il ciuffetto ricciolino davanti alla faccia, li sentivi canticchiare con tanto di singhiozzo, li vedevi fare le sfide a chi faceva meno peggio i passi di ballo. Io no… A me interessavano i Queen. Presto la loro moda sarebbe scomparsa e i Queen avrebbero vinto. Freddie Mercury sarebbe morto creando il suo mito (almeno per un annetto buono ma che per me sapeva di definitiva consacrazione).

Arrivò il giorno del “Freddie Mercury Tribute”. Io lo ascoltai alla radio mentre camminavo per Roma, in gita con la famiglia. Quel concerto, e i cd-cofanetto con vhs che ovviamente comprai, mi fecero conoscere gente come i Guns N’ Roses e i Metallica. Pian piano, insieme a “Nevermind” dei Nirvana, questi si fecero strada nelle mie orecchie da studente di seconda media. Iniziarono i miei ascolti distorti. Iniziò la mia strada verso il metal. I capelli lunghi, le scarpe da ginnastica sempre e comunque, le magliette dei gruppi. Alle superiori ero un metallaro a tutto tondo, cantavo con la voce roca e urlata, facevamo le foto con le facce serie o cattive, rifiutavamo il sistema, eravamo semplicemente “Fucking Hostile”. E i capelli lunghi li ho tagliati definitivamente al 25 anni. Ecco come Michael Jackson ha segnato la mia vita, non comprando, quando avrei potuto, un suo disco (chissà cosa sarei diventato senza l’evoluzione distorta!?).

Ora mi ritrovo, col capello corto, a sentire qualche pezzo di Thriller o dei Jackson Five per…. divertirmi. E penso che il piccolo Franchino metallaro guarderebbe con disgusto questo quasi trentenne col capello corto e la camicia a maniche corte che si alza davanti al pc per ballare su “Abc” o su “Beat it”. Ma così è la vita. Tutto cambia perchè, in fondo in fondo, assolutamente niente è cambiato.

Una riflessione. Sto guardando in tv i video di Michael Jackson trasmessi a ripetizione su Mtv. E’ incredibile constatare quanto sia distante, lontano. Sembra guardare un documentario dell’istituto Luce. Roba di un’altra terra. Quei vestiti del cazzo, quel modo di muoversi. Un pezzo di storia che se n’è andato. Quello che una volta era mito vivente, immortale, intoccabile, ora sembra una macchietta, un idiota, una parodia per ridere. Una lezione per tutti. Tutto passa, niente è per sempre. Avete visto tutti la divisa di Gheddafi quando è atterrato a Roma per la sua visita. Io a vedere quel personaggio conciato in quel modo ho riso e mi sono detto:”Ma che è? S’è messo un vestito di Michael Jackson?”. Ecco… Tutto cambia. Anche il peggio.

24 giugno, 2009

Family che? (rassegnazione a mezzo stampa e prostituzione intellettuale)

Vi propongo una breve serie di link ad articoli apparsi sulle carte berlusconiane all’indomani del Family Day del 2007. Un po’ di contesto: c’era il governo Prodi e si discuteva di Dico. Cosa? Eh si… sembrano passati secoli… e invece… appena due anni. Comunque, c’era qualche ostinato nella maggioranza del centro sinistra che provava a far passare, tra mille scosse, polemiche, sberle, casini (no.. non PierFery… e neanche di Villa Certosa o Palazzo Grazioli parlo… ma vi capisco… è passato un po’ di tempo), teo-dem contro tutti, chiesa scatenata all’opposizione, opposizione (noooo!!! c’era Papi all’opposizione!!! Papi, Fini, e la compagnia… e ancora erano divisi!! Non c’era il Pdl) urlante. Cosa successe allora? Che gli ambienti cattolici più integralisti spalleggiarono il nostro Papi per portare in piazza “La famiglia tradizionale” e i “Valori cattolici” minacciati dai comunisti al potere. Ecco. Quindi via a paroloni! Da una parte i diritti da concedere anche in maniera piuttosto scialba, ma da inseirire in qualche modo per fare una piccola crepa, e dall’altra si urlava all’attentato eversivo, alla distruzione del trio “Dio-Patria-Famiglia”.

Andiamo con ordine e vediamo fino a che punto avrò lo stomaco per ricordare quelle giornate fangose di bigottismo vomitevole.

Partiamo da una prima pagina. E’ dell’ 12/05/09. Libero titola “Teniamo Famiglia. A sinistra notiamo l’inizio di un fondo dell’agente Betulla dal titolo “L’ombrello cattolico ripara un po’ tutti“. Messaggio in codice? (da leggere con voce leggermente camuffata come se fosse un messaggio radio: “Attenzione! L’ombrello cattolico è aperto e ripara tutti! Ripeto: L’ombrello è aperto! Chiudo”)

Altra prima pagina, questa volta è la Padania a scandire: “FAMIGLIA UNA E INVIOLABILE“. Ammazza oh! Questi so’ tosti davvero!

12 Maggio. Il gran giorno. A Roma due manifestazioni. Da una parte vagonate di famiglie di cattolici più o meno devoti portati lì da Parrocchie, Scout, e associazioni varie. A Piazza Navona una sorta di contromanifestazione laica. Il governo Prodi e la maggioranza sono, come da contratto, divisi: i cattolici o sedicenti tali della maggioranza vogliono andare al Family, quelli un po’ più di sinistra o non cattolici no. In ballo c’è il rischio di lasciare la piazza a Berlusconi, pensava gente tipo Rutelli. In ballo c’è un appiattimento vergognoso sotto le sottane dei cardinali, rispondevano altri. In piazza San Giovanni ci sarà il delirio di massa. In Piazza Navona no. Berlusconi nasa la situazione e va anche lui a difendere le tradizioni cattoliche e la famigliari.

Il day after, 13 Maggio 2007.

QUESTA E’ UNA FAMIGLIA, dice trionfale il Giornale che poi sottolinea “La nostra difesa deve diventare una causa nazionale”.

Feltri invece su Libero commentava: “HA VINTO DON CAMILLO“. Qui invece un altro commento dell’agente Betulla.

E la parola del Capo supremo, di Papi, del Papi della Patria, del Pappone delle Libertà. Un appello ai “veri cattolici“. Amen.

Ecco la vera chicca per cui ho iniziato a scrivere questo post che in teoria potrebbe diventare un trattato di 150 pagine. Non è difficile trovare le contraddizioni di queste mezze calzette, di questi buffoni. Non è assolutamente una cosa difficile. Basta andare a vedere cosa si diceva, chessò, un anno fa rispetto ad un qualsiasi argomento e si troverà di sicuro qualcosa. Ancora più facile è magari andare a vedere cosa dicevano e facevano queste vergogne quando erano all’opposizione e guardare un tg qualsiasi e vedere cosa dicono e fanno quando sono al governo e attaccano l’opposizione. A quelli che pendono dalle loro labbra ho già scritto qualcosa, non me ne vorranno.

Ok, parliamo di privacy e gossip? Sapete cosa dicono (e cosa non dicono) questi buffoni in questi giorni; dalle candidate veline, alla lettera di Veronica Lario, Noemi e Casoria, le foto in Sardegna col Topolanek di fuori, fino a Patrizia D’addario. Rewind.

Due prime pagine del “Giornale“, una del 15 Marzo 2007 e una del 16 Marzo. E’ appena scoppiato il “Caso Sircana” all’interno o nelle pieghe del caso “Vallettopoli” che vedeva protagonisti Lele Mora, Fabrizio Corona e una fauna di personaggi e personaggini. Leggete bene, non lasciate neanche una virgola. In particolare leggete i fondi di Maurizio Belpietro sulle due prime pagine. Lezioni di giornalismo e, riletto oggi, lezioni di prostituzione intellettuale.

Ultima nota: Berlusconi nei giorni di Sircana cercò la strada della solidarietà col collaboratore di Prodi contro la gogna mediatica. Mentre i suoi squadristi spaccavano teste e davano lezioni di stile e giornalismo e si atteggiavano da mastini, lui tendeva la mano. Perchè magari gli conveniva, perchè non poteva sapere se di lì a poco sarebbe spuntato anche il suo nome o sue foto, perchè doveva presentarsi come uomo di Stato… Col senno di poi….

Puttanopoli

Filed under: attualità — ilkonte @ 11:18 am

23 giugno, 2009

Questo voto (a bologna…)

Flavio Delbono ha vinto le elezioni e sarà il prossimo sindaco di Bologna. E’ finita quindi una delle campagne elettorali più brutte che la città ricordi. Si è parlato davvero poco di politica, scelte future, sfide, superamenti, distanze da prendere o da ridurre. Insomma dei nodi reali della città, dei veri problemi, pare che non sia arrivata grande voce agli elettori. Non si sa cosa succederà con la Fiera di Bologna, non si sa cosa succederà con il Civis, con la metropolitana, non si sa nulla di politiche abitative, dei rapporti con l’università e gli universitari, con le politiche securitarie che tanto avevano fatto buttare inchiostro per la gioia dell’autopubblicizzante e “ciarlatano” Coffy. E’ stata una caciara. Con Delbono a fare l’uomo mite, il professore, a cercare di tranquillizzare tanto gli orfani di Coffy, quanto quelli che gli ultimi 5 anni vorrebbero cancellarli dai propri ricordi. E a destra giù randellate tra Cazzola “il pugile dislessico” e Guazzaloca “il burbero”. Poi, al secondo turno, al primo faccia a faccia e alla prima domanda “scomoda” in diretta, Cazzola ha cominciato a dare i numeri con una violenza, una superbia e un avventurismo che ha rasentato il ridicolo, accusando chiunque, caricando a testa bassa a furia di infamie, calunnie. Un cavallo imbizzarrito insomma. Vedremo se le inchieste della magistratura porteranno da qualche parte.

Guardo i dati e segnalo due cose: al primo turno Delbono ha preso 112.131 voti mentre Cazzola ne ha raccolti 66.058. Al secondo turno Delbono si è tenuto i suoi con 112.667 voti (un aumento di circa 500 voti) mentre Cazzola ha raggiunto quota 73.020, +7000 rispetto al primo turno.

Quindi Delbono vince grazie alla fedeltà dei propri elettori più affezionati. Ma il PD, che tiene è vero, deve ora pensare a rilanciare e cercare di far dimenticare le delusioni cofferatiane; come voto di lista il Pd alle europee prende più voti che alle comunali e tra primo e secondo turno nessun movimento in entrata; chi era a sinistra lì è rimasto, chi non andò a votare 15 giorni fa non ci è tornato, chi doveva rispondere all’attacco Cazzoliano rinsaldando le fila, è rimasto a casa.

L’astensione, anche se minore che in altre zone d’Italia come da tradizione, si è fatta sentire anche a Bologna. Un terzo degli elettori ha voluto esprimere la propria mancanza di rappresentazione o forse di autorappresentazione. Un dato su cui riflettere. Nell’astensione c’è tanta opinione, tanta passione, tanti messaggi politici. Ma c’è anche l’incapacità di collocarsi. Il problema è a due direzioni: io non mi sento rappresentato da nessuno perchè nessuno è capace di rappresentarmi così come io non riesco a capire che collocazione ho, dove devo andare, cosa voglio, chi voglio. Nell’astensione tanta politica dunque, ma anche tanto analfabetismo politico, incapacità di riflessione e sintesi delle proprie voglie, assenza di prospettive politiche, qualunquismo.

Fa male comunque vedere che a sinistra del Pd nessuno sia riuscito a raccogliere nessuna forma di dissenso esplicito o meno, che non ci sia stato un segnale roboante di rinascita e rilancio, che anche a Bologna non ci sia una vera forza di sinistra radicale e utile a sviluppare dibattiti. Ci sarà un rappresentante dei “grillini”: vedremo cosa sarà capace di fare, quali i temi che proporrà, quali i toni che userà e i risultati che porterà a casa. Una bella sfida per loro. Passare dall’ombra del comico del soliloquio ad una propria vita, camminare da soli, costruirsi come forza autonoma, territoriale, scomoda ma fondamentalmente capace di politica e politiche.

Cazzola invece, sconfitto, sconfittissimo, al ballottaggio ha preso qualche voto in più. Da destra sicuramente e da ambienti guazzalochiani, forse. E magari proprio da quel delirio qualunquistico destroide che annaspa nel non voto.

Io, se avessi dovuto votare a Bologna, cosa avrei fatto? Il rischio di una sconfitta al secondo turno di Delbono era basso, soprattutto dopo le sparate di Cazzola. Quindi, penso, sarei rimasto a casa senza turarmi il naso e senza apnee o ansie. Se ci fosse stato il minimo rischio avrei votato.  Al primo turno avrei fatto il mio solito rito di testimonianza per una lista di sinistra.

Non so cos’altro dire se non… speriamo bene.

22 giugno, 2009

Par Tòt (e pure par me)

autoritratto autodegradante con allegra compagnia festante

autoritratto autodegradante con allegra compagnia festante

21 giugno, 2009

Par tòt (autodegradazione positiva… devo scrivere qualcosa no?)

Filed under: bologna,deliri controproducenti,idiozie — ilkonte @ 11:15 am
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Carnevale! Nei riti di passaggio c’è un elemento fondamentale, la degradazione, la spoliazione dell’individuo che viene cacciato, umiliato, distrutto ritualmente per “uccidere” la sua vecchia identità e permetterne la rinascita in nuova forma. E’ quello che si fa con gli addii al celibato o al nubilato, o quando si organizzano scherzi o goliardate varie ai neo laureati, o si fa il bagno di champagne o spumante a chi ha vinto qualcosa.

Ora, uccidere la propria vecchia identità presuppone appunto un passaggio, un approdo ad una nuova vita con nuovi ruoli, nuovi obbiettivi, nuove posizioni nella società. Così da adolescenti si diventa adulti/guerruieri, da scapoli a capofamiglia, da studenti brufolosi a “dottori”.

La par tòt in quanto carnevalata è un rito collettivo. Per una giornata si sospende tutto, quello che si è, quello che si fa, le seriosità quotidiane e ci si tuffa nell’autodegradazione, nel sudore, nel vino, nel ballo, nel colore, nello scherzo.

Ieri è stata una giornata meravigliosa. 30000 persone festanti e rumorose. Che spettacolo.

Io ho provveduto alla mia autodegradazione positiva. Non ho ucciso la mia identità ma, se possibile, l’ho confermata, rinforzata, puntellata. Per riaffermare il diritto a non prendersi troppo sul serio, a non essere il solito bacchettone con la puzzettina sotto il naso, a partecipare al meglio o al peggio solo per gusto, per godere, per vivere. Ne ho fatte di prodezze ieri! E come me in tanti ieri erano lì per quello con poca serietà, poca compostezza e tanta allegria.

Non ho letto tutti i giornali locali di oggi ma devo apprezzare lo spazio  che “La repubblica” ha voluto destinare alla cronaca dell’evento: foto in prima pagina locale con articolo che ben riproduceva l’aria che si respirava ieri. Sarà stato perchè oggi c’è il ballottaggio, sarà perchè quest’anno non hanno mandato in piazza un finto-giovane (che solitamente segue la cronaca nera) affamato di disagi, sangue e degrado, sarà che non c’è più Cofferati e che quindi l’ordine pubblico e il degrado non sono più il sole attorno a cui tutto il dibattito cittadino è costretto a ruotare (o forse per il momento in città si parla d’altro), ma… almeno…

Alcuni video della ParTòt 2009 trovati in youtube. Buona visione.

20 giugno, 2009

Storia contemporanea (mamma mia…)

Senza parole.

14 giugno, 2009

Sesto Senso

Filed under: bologna,Ma guà che storia! — ilkonte @ 1:09 pm
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Foto di Roberto Serra, Iguanapress

Addio (o arrivederci) Sesto Senso.

I cd in prestito, il gabbiotto della radio, l’angolo del Terronista (la scoperta del Rollino), le belle seratine etiliche a chiacchierare, qualche concertino simpatico simpatico. Gli aperitivi sotto “la Nostra Cappella Sistina” che verrà sbianchettata.

Che amarezza salutarti ieri. Ricordati chi c’era. E Bologna, ricorda chi non ci sarà più in quella strada.

Forza!

Foto di Roberto Serra, Iguanapress

Se non volete una Bologna senza Senso potete mandare una mail co vostro nome e cognome a ass.sestosenso@gmail.com. Nell’oggetto scrivete «Sottoscrizione della petizione Senza Sesto Bologna non ha Senso».

11 giugno, 2009

Questo voto

Filed under: attualità,elezioni — ilkonte @ 2:38 pm

Questo voto è stato senza dubbio importante su diversi fronti, provo a snocciolare un po’ di ragionamenti:

  • L’astensione è stata altissima. Molti non si sentono più rappresentati. A sinistra a non votare sono ancora molti di quelli che solo 4 anni fa avevano consegnato un buon risultato alle diverse sigle della così detta ala “radicale” dell’Unione. Aumentano anche gli scontenti del Pd, quelli che avevano creduto nelle primarie, che avevano provato attrazione per quel qualcosa di nuovo che si stava delineando. Ma troppe delusioni: dal governo Prodi alla linea Veltroniana, dall’opposizione sussurrata alle scelte dei capolista, dallo scandalo campano, la Iervolino, Bassolino alle dichiarazioni sparse di vecchi e nuovi leader capaci di smentire linee politiche già deboli nel giro di quattro righe su un giornale. Troppa confusione, troppa debolezza, troppi errori. A destra, forse, il caso Noemi e di Villa Certosa ha contato qualcosa. Sicuramente più del caso Mills o delle leggi e leggine ad personam o delle prime crepe nella fantastica rappresentazione televisiva del prestante presidente tra le macerie del terremoto. Ha forse influito di più l’immagine del padre della patria che si scopre essere un maiale, con la moglie che lo accusa di andare con le minorenni e lui che risponde dicendo tutto e il contrario di tutto. Non bisogna dimenticare che, ad esempio, uno dei bacini elettorali dove Berlusconi trova maggior consenso è il popolo delle casalinghe, specie se di una certa età. Anche se nutrite a pane e televisore certe cose, da buone conservatrici, non le hanno sopportate. Non l’aspetto etico e politico di un presidente che mente al proprio paese e non risponde a domande legittime, bensì la bega matrimoniale, le scappatelle ventilate, l’offesa alla pubblica moralità, forse.
  • Berlusconi. Non ha avuto il plebiscito che desiderava. Con un risultato migliore avrebbe appoggiato il referendum, piazzato una bella riforma presidenziale e via! Al Quirinale! L’ultimo appuntamento con la storia. Ma… capita che vai alle elezioni col vento in poppa e prendi una sportellata. L’Italia che lui dava compatta dietro di lui, il “popolo” che lo sosteneva sempre e comunque a cui si richiamava ogni 15 minuti in realtà non gli ha dato quello che desiderava. Non ha la maggioranza nel paese. Vince solo se c’è il maggioritario. Inquietante il silenzio delle prime ore dall’acquisizione del dato definitivo. Bisognava ricalibrare la linea e non c’era un piano B. Imbarazzanti le risposte rissose degli esponenti del centro destra, senza istruzioni su come comportarsi abbaiavano alla rinfusa, attaccavano, la buttavano in rissa. Ora Berlusconi ha bisogno della Lega come prima e più di prima. E dovrà ripagarla per bene, altrimenti niente fine legislatura, niente gloria per il capo, e niente Quirinale. Per quello, comunque, penso che Berlusconi abbia perso forse l’ultima occasione. Gli anni avanzano, il tempo passa e la paura della fine si insinua nelle ostentazioni di giovinezza, prestanza, mascolinità. La megalomania come risposta alla paura. Ma Fini e Dalema lo stanno cucinando a fuoco lento e al momento sono gli unici che possano gioire. Resta il fatto che comunque la destra è fortissima e alle amministrative, col maggioritario, ha vinto a mani basse contro avversari spesso divisi, ma comunque in ritirata.
  • Il Pd. E pensare che fino a un anno fa si raccontava la favola della “vocazione maggioritaria”! Mi pare che sia tramontata definitivamente e che gli elettori abbiano bocciato quel partito sonoramente. Franceschini ha fatto quello che poteva. Ma non aveva un mandato politico forte, non aveva una investitura chiara dal partito. Un reggente. Ma con un reggente che non può parlare di alleanze, non può provare a far passare spunti programmatici, che deve diversificarsi dal predecessore ma che non può tirare la corda troppo non si può andare lontano. Resta tutto indefinito. Cosa sarà il PD? Quale la linea politica? Cofferati? Dalema? Fassino? Cacciari? Chiamparino? Quali le scelte da proporre? In mancanza di avversari a sinistra Franceschini non ha potuto neanche chiedere il sacrificio del “voto utile” che aveva tenuto a galla Veltroni. Ad ottobre il congresso. Che carneficina. Chi vuole l’Udc, chi Di Pietro, chi la sinistra, chi l’Unione, chi l’Ulivo. Chi vorrà essere più socialista, chi più socialdemocratico, chi democristiano. Con gli avvoltoi al centro e a sinistra pronti a gettarsi sulla bestia ferita.
  • Lega. Sfondano al nord, si affacciano in Emilia, vincono insomma le loro elezioni. Berlusconi sotto schiaffo e sotto ricatto continuo. Già ecco le prime richieste, l’astensione al referendum e due presidenze di Regione. Perchè vincono? Perchè vengono percepiti ancora come partito di lotta, che ruggisce per avere i propri risultati, che sa impuntarsi nel “do ut des” continuo con Berlusconi. Vengono percepiti nelle zone dove non governano come forza nuova e dirompente e dove già governano come bravi amministratori, che mantengono le promesse, tengono le città pulite e difendono gli interessi locali. Sanno fare politica, questa è la verità. Li trovi in mezzo alla strada, aprono sezioni, provano un contatto continuo con gli elettori. E pescano con messaggi grettamente populistici, demagogici, xenofobi. Come sempre, non ci si deve preoccupare mai troppo di chi la gente vota, ma di chi è la gente che  esprime quel voto. Raccolgono voti di protesta in uscita da sinistra ma anche da destra, da chi vuole comunque fare una scelta di campo ma non vuole votare Berlusconi. E poi, da non dimenticare, ottengono dei risultati incredibili alle amministrative, confermandosi e conquistando ulteriori fette di elettorato. Questo a dimostrazione che, a quanto pare, le amministrazioni dove sono presenti vengono premiate dai cittadini.
  • Di Pietro. L’altro vincitore politico di queste elezioni. Tutti lì a sgridarlo perchè con l’antiberlusconismo e il giustizialismo si aiuta Berlusconi e lui lì a continuare sulla sua strada. Strada che a quanto pare ha premiato insieme alla scelta delle candidature. Fare opposizione, anche in maniera sgraziata e talvolta demagogica premia. Ora il passo successivo, la politica. Riuscire a trasformarsi da partito di pura e semplice opposizione a movimento politico che ripeta come ora cosa non è ma che riesca a prospettare anche cosa vorrebbe che l’Italia fosse e faccia. Ora bisogna vedere le proposte sul piano sociale, economico. Devono maturare se vogliono consolidare il proprio risultato. Devono cominciare a ragionare da alternativa di governo, sempre con la schiena dritta, ma urlando meno, e proponendo di più, pungolando e stimolando, se possibile, il Pd. Possono chiedere in posizione di forza. Ma devono chiedere scelte politiche. Altrimenti il loro risultato si risolverà nella solita bolla che ogni tanto gonfia qualche partito col voto di protesta ma che poi mestamente non si conferma alle elezioni successive. A loro, purtroppo, manca un buon risultato alle amministrative dove avrebbero potuto e dovuto dar prova di affidabilità, creando una propria classe dirigente. Infine, l’Italia dei Valori, deve diventare un partito vero con sedi, discussioni ed elezioni interne e un segretario eletto da un congresso. Altrimenti possono provare ad entrare nel Pd e fare lì dentro la loro battaglia. Ma non credo che se ne potrà parlare almeno fino al congresso di ottobre quando comunque un’ipotesi del genere provocherebbe solo altri problemi ai piddini.
  • La sinistra e i verdi. Ennesimo suicidio, ennesima offesa all’intelligenza e alla dignità dei loro elettori. Insieme, ne sono convinto, avrebbero preso molti più voti di quelli raccolti divisi. Il voto per loro è stato un voto di testimonianza e orgoglio di quegli elettori che avevano vissuto la scomparsa alle politiche come un’umiliazione. Qualcuno, pentitosi del voto utile regalato a Veltroni, è tornato a votare da qualche parte nella sua area spesso domandandosi il perchè della divisione. Molti non hanno voluto neanche testimoniare col voto proprio per punirli per questa inutilità, questa incapacità.
  • Udc. Non è che si muova tanto, resta lì con i fedelissimi. Ma visto il risultato della destra che non raggiunge il 50% e del Pd attaccato al salvagente può star ben contenta. Può continuare il tentativo di fare l’ago della bilancia, di contrattare con gli altri consci di essere necessari a tutti. Può provare a flirtare con Berlusconi aiutandolo a bilanciare la Lega o può andare dal Pd, provare qualche avance, porre qualche condizione e battere cassa. Sia che il Pd accetti, sia che rifiuti gli mangerà comunque qualche pezzettino. Ma l’Udc ha bisogno di trovare subito una collocazione vincente. Non è partito che può rimanere troppo a lungo all’opposizione. Da buoni democristiani hanno bisogno di gestire il potere perchè da lì nasce la loro capacità di attrazione. Sul locale saltano dove si vince. In Sicilia rischiano di dover cedere il passo o trattare con Lombardo. Devono trovare subito una via d’uscita ma possono attendere ancora per un po’ che ai loro fianchi continui la fase di logoramento. Anche qui il congresso del Pd sarà importante e anche qui l’Udc ha ogni interesse a forzare quel congresso.
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