franchino's way

4 maggio, 2009

La gratitudine dei servi (prostituzione intellettuale)

(premessa: me ne frega poco a dire il vero. Ma non credo non se ne debba parlare. Anche perchè è una vicenda che coinvolge un presidente del Consiglio di uno schieramento populista e conservatore che spesso ha fatto della becera difesa di tradizionalismi religiosi o meno, una bandiera contro il nuovo, il diverso, il non conforme. Con che coraggio un pluridivorziato continuerà a parlare di famiglia tradizionale? Continuerà a fare crociate? E con che coraggio la gente continuerà a seguirlo su questa strada? Dimenticheranno anche loro il family day? Ed Eluana? eccetera eccetera)

Velina ingrata. Ma che singifica?

Il denaro, il potere, significa automaticamente asservimento, svilimento della propria dignità, totale dedizione al Capo, al Padrone. Un “giornale”, un “giornalista” può arrivare a parlare di gratitudine verso il capo senza svilire le stesse parole “gratitudine” e “giornalismo”? Evidentemente sì, certo che si può! E ha anche ragione. Lei attricetta (velina ante-litteram) fatta donna e signora dal Re Mida in persona; loro, i commentatori mezze calzette, pennivendoli umiliati dal confronto con chi sa fare il proprio mestiere, ultimi della classe resi noti, famosi e ascoltati in cambio di asservimento e obbedienza. La dignità umana e professionale buttata nel cesso, il vocabolario da reinventare per trovare un modo per collocarsi nel mondo. Il giornalista come cane da compagnia del potere, che ringhia contro chi vorrebbe fare il proprio mestiere, liberamente, autonomamente, rispondendo solo al lettore, alla propria coscienza umana e professionale (lettore, coscienza e professionalità… parole desuete nell’Italietta odierna). Lei, solo un’altra attricetta da quattro soldi da mostrare, ennesima marca del potere e del denaro da sbattere in faccia al popolo e da portarsi nelle cene di società (tipo escort). Loro, uno stuolo di schiavi, testa china e battuta a cottimo, a raccogliere i resti mangiucchiati del pranzo sotto il tavolo, la claque finto-pensante per dirigere un pubblico semi-analfabeta.  E i loro lettori, ben disciplinati, a leggere e ripetere pappagallescamente la voce del padrone, senza chiedersi mai perchè; lui, i perchè, li compra. E paga bene.

Ne vedremo delle belle? Forse si (sempre che non si decida di far calare un silenzio sabbioso perchè magari si considera il fatto troppo sconveniente in campagna elettorale). Forse assisteremo allo sviluppo di un nuovo genere televisivo: il reality-soap-politico-giudiziario. La narrazione si svilupperà su più livelli per raggiungere il maggiore share possibile e coprire, se i calcoli elettorali diranno che può produrre consenso, notizie, fatti, scandali, crisi. Un popolo assuefatto a tronisti e troniste, piccoli e grandi fratelli, fenomeni da baraccone, lacrime a comando, amori a orologeria, scandali da pianerottolo, rivelazioni da parrucchiera, diventerà il pubblico della nuova saga che appassionerà, dividerà, riempirà esistenze, pagine e schermi di un Paese che non capisce più la lingua che parla e le parole che usa. Gli sceneggiatori (i servi di cui sopra) ci mostreranno il Capo addolorato, stranito, lasciato solo ma combattivo, in una lotta amara contro intrighi, macchinazioni e complotti. Lei, la donnaccia, la puttana irriconoscente sollevata dalla polvere e dal fango, ora incattivita dalla sete di potere e denaro. Lui che le aveva donato tutto. Lui, il padre affettuoso a cui vogliono strappare i figli, lui… Il “papi” diventerà padre, nonno, magari uomo. Lui capace di sentimenti. Lui che si commuove e lei che picchia forte. Povero il Capo. Ma la giustizia trionferà.

Ci racconteranno che è lecito comprare una donna (ops… volevo dire sposare) e che è giusto indossarla come le ciabatte di Briatore. Ci diranno che i corpi e le menti sono sul mercato e c’è chi può permetterseli. Il mondo si divide tra chi compra e chi si fa comprare ed è giusto così. La dignità? Mah… per una che si spogliava per professione cosa vuoi che conti! Parola di chi ha venduto tutto al Padrone: il proprio corpo, la propria mente, e soprattutto, i propri lettori. Parola di chi non ha mai avuto bisogno di spogliarsi per prostituirsi.

3 commenti »


  1. mi fanno morire i tuoi neologismi….

    forse un giorno ti raccontero che bella figura ci sta facendo l’Italia qui, in Australia. Qui la domanda dei piu alla fin fine e’: ma perche ce l’avete messo a fare il premier?

    Marco

    Commento di marcoelia — 10 maggio, 2009 @ 4:15 pm | Rispondi

    • “Forse assisteremo allo sviluppo di un nuovo genere televisivo: il reality-soap-politico-giudiziario”

      scusa questo era il neologismo, piccolo casino con il caro vecchio html. cheers marco

      Commento di marcoelia — 10 maggio, 2009 @ 4:17 pm | Rispondi

  2. […] Due prime pagine del “Giornale“, una del 15 Marzo 2007 e una del 16 Marzo. E’ appena scoppiato il “Caso Sircana” all’interno o nelle pieghe del caso “Vallettopoli” che vedeva protagonisti Lele Mora, Fabrizio Corona e una fauna di personaggi e personaggini. Leggete bene, non lasciate neanche una virgola. In particolare leggete i fondi di Maurizio Belpietro sulle due prime pagine. Lezioni di giornalismo e, riletto oggi, lezioni di prostituzione intellettuale. […]

    Pingback di Family che? (rassegnazione a mezzo stampa e prostituzione intellettuale) « franchino’s way — 24 giugno, 2009 @ 8:56 pm | Rispondi


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