franchino's way

29 maggio, 2009

Colpirne uno per educarne cento (il conflitto)

Filed under: idiozie,Ma guà che storia! — ilkonte @ 8:25 pm

Questa è stupenda (ma non so se sia una bufala facebookiana o meno). Io, visto che non ho nulla da fare, sorrido un po’ (stupidamente): conflitto istituzionale? Tentato golpe? Guerra asimmetrica? Blitz e rappresaglia? Guerriglia metropolitana? Pace armata? Delirio securitario? Imbecillità al potere? Meglio i carabinieri? Barzelletta? Problemi di coordinamento? La multa è partita per sbaglio (l’agente mirava alla Uno in doppia fila e correndo…)? Deregulation estrema? Guerra tra bande? Gioco di ruolo? Scommessa? Faida? Regolamento di conti? E’ solo una guerra tra loro o riguarda anche noi?

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28 maggio, 2009

Cofferati=ciarlatano

Filed under: attualità,elezioni,partito democratico,politica,sinistra — ilkonte @ 5:02 pm

Dal blog di Piero Ricca, buona visione.

 

23 maggio, 2009

Capaci (di meritare di non meritare)

Avevo quasi 12 anni e piansi, attaccato alla televisione. Quanta tensione quel giorno. Quanta disperazione. Quanta paura. Quanto orgoglio. Orgoglio di essere dalla parte della vittima, di volerlo essere, di sentire che quel giorno avevano ammazzato non solo Falcone, sua moglie e gli agenti di scorta aprendo e rigirando la strada che tutti stavamo percorrendo con loro. Quel giorno, in mezzo a quella terra marrone e quelle lamiere, dentro quel cratere di inferno, c’era tanta Italia, c’era l’ultima Italia. Che pensava di voler cambiare pagina, che si stava tuffando nel sogno della fine di quella che è passata alla storia come “Prima Repubblica”. C’era fibrillazione, fermento. Le trasmissioni nuove di Rai 3, gli inizi di Santoro, il tg3, Di Pietro, Mani Pulite, il Pool di Palermo. Si sapeva che qualcosa stava cambiando, che qualcosa doveva cambiare. E quella esplosione bloccò per un attimo tutto. Ci sbattè in faccia la realtà di un Paese che NON PUO’ e NON DEVE cambiare.

Hanno vinto. E la nostra indignazione, la nostra rabbia, la nostra frustrazione, i nostri ragionamenti, i nostri moti di disgusto di fronte alla Caporetto dell’ovvio non potrà mai lavare la vergogna e l’onta di cui si è macchiato il nostro paese. Abbiamo meritato di non meritare martiri perchè non c’è nulla di sano, di bello, di pulito, di onesto, di limpido in questo paese di pulcinella per cui, ormai, valga la pena di morire.

17 maggio, 2009

Italia media (pure troppo) 2

Spostano la fermata del bus. Nessun cartello a segnalarlo. Arriva un ragazzino in bici:”Ma aspettate il 101?”. Ok, questo è perso… ma il prossimo è fra un’ora e 20 minuti…. Vabbè… scappo in stazione, c’è un treno fra 20 minuti. Bestemmio.

Arriva il treno, un regionale pienissimo. Ma non era un treno di pendolari? E che cazzo ci fa tutta sta gente di domenica? Se oggi è così, domani? Entro, mi schiaccio alla parete. Osservo, ascolto, guardo in su, in giù, fuori dal finestrino… faccio quello che si fa quando si sta con troppa gente, non hai molta voglia di socializzare e, detto tra noi, ti girano pure un po’ le palle. Fa caldo, la gente chiacchiera a gruppetti. Di fianco a me due ragazze. Ultra-fighette. Due manichini di un negozio qualsiasi di via Indipendenza con la capacità di camminare, parlare e muoversi. Parlottano. Si lamentano della folla, della gente, del caldo. Guardano bieche l’unico immigrato in vista. Borbottano le solite frasi: “Sono troppi, puzzano, non ci rispettano, si vestono male”. Sul vestiario si apre il vero dibattito. Via campionario di marche e capi, negozi e boutique, ore e ore di shopping, forma moderna di autoerotismo che non si nasconde ma si ostenta. E poi di nuovo lamentele. La gente, la massa, i poveri. Sto per sbottare per il disgusto. Mi fanno schifo. Non le sopporto. Faccio una smorfia, una signora mi guarda complice e sorride. Loro insistono. Sto per parlare quando si ferma il treno. Per fortuna sono arrivato a Bologna. Scendo. Ma loro mi seguono. Continuando a blaterare dello schifo del treno, del servizio da terzo mondo. Meglio l’Eurostar, quello almeno è pulito, ti siedi, hai il tuo posto. Non è che resti in piedi perchè qualche pezzente ha avuto il culo di salire a qualchestazione prima di te. Vado avanti, dai che fra poco passa. Torni a casa e loro non esistono più. “Però… hai notato? – dice una all’altra – Il treno è arrivato puntuale! Vedi che finalmente si comincia a mettere a posto le cose!”. Eccole qua. Da quando c’è Lui i treni arrivano in orario emagari fraqualche mese riusciremo anche a dormire a casa nostra con la porta aperta… Mamma mia… Non hanno pietà… Mi inseguono? Usciamo dalla stazione, lato piazzale ovest. Sento chiedere l’ora. “Ma che cazzo!! Quell’orologio è fermo alle 10.20!” sbrotta una con aria da brava cittadina che si lamenta dei disservizi ancora non sanati. “Francè cammina, cammina… non ti girare!”….. NO!

“Scusate ragazze… vi ho ascoltato da un po’… di dove siete?”
“Che ti frega?”
“Hai ragione… è che vi ho ascoltato tutto il viaggio da quando son salito sul treno ad ora e mi avete solleticato la curiosità..”
“Siamo venete”
“Vero… avrei dovuto capirlo dal pesantissimo accento dialettale che avete… scusatemi… ma io parlo solo italiano”
“Cosa?”
“Nulla nulla… Ma studiate?”
“Si, io studio Scienze Politiche e lei Giurisprudenza”
“Ah però… complimenti!”
“Grazie”
“Di niente… E… votate?”
“Cosa?”
“Votate? Andrete a votare?”
“Si… penso di si”
“Che peccato”
“Cosa?”
“Che peccato!”

Mi scuso e mi allontano augurando buono shopping… Ho alimentato per oggi un po’ il mio disprezzo. Posso andare a casa soddisfatto e livoroso.

11 maggio, 2009

Italia media (pure troppo)

Filed under: deliri controproducenti,situazioni,società — ilkonte @ 2:31 pm

Ore 21.20, Ferrara.
– Dove vogliono accomodarsi dentro o fuori? – domanda l’oste.
– Partita! Dentro! – rispondo io.
Ci accomodiamo. Leggiamo il menu, i prezzi son buoni. Peccato aver perso il concerto, ma una bella mangiata darà un perchè a questa gita fuori Bologna. Di fianco a noi una tavolata a L; nel lato corto i 4 mariti, poi le 4 mogli e all’altro capo del tavolo i 7 bambini. Il locale è semivuoto, il volume della partita a zero o quasi, non si può non sentire cosa succede a 2 metri.

Uomini: discorso auto, motori.
Donne: attori di Holliwood con lievissimi accenni ai film interpretati e ben più approfondite considerazioni su bellezza, età, gossip, mogli di attori, ex mogli. Gossip sfrenato. Brad Pitt riscuote successo. Russel Crowe, piace meno. Ottimo gradimento per Johnny Depp.
Uomini: partita. Juve-Milan.
Donne: Milan=>Berlusconi=>il divorzio all’italiana, la Lario, ecc..
Donna berlusconiana: <<Se uno c’ha cose da nascondere non si fa fotografare!>>
Donna meno berlusconiana: i dubbi restano, non si sa nulla.
Uomini: la Lario vuole soldi e per questo la spara grossa.

Arriva la cameriera. Ordiniamo. Io prendo i “cappellacci di zucca al ragù”, la mia compagna “garganelli con zucca, salsiccia e pecorino”. Mezzo litro di rosso della casa, acqua naturale. La partita è brutta, sempre zero a zero. Al tavolo di fianco parlano tutti, è una bella tavolata allegra.

Donne: Noemi è uguale al Berlusca, al papi…
Donna berlusconiana: La storia del papi è una provocazione della ragazzina che le è sfiuggita di mano.
Uomini: quello è un porco.
Donna meno berlusconiana: il papi avrà lo stesso problema di Douglas (bell’uomo eh!)  che non riesce a stare senza scopare.
Donne: Ma i figli? Cosa erediteranno?

Ma c’è qualcosa che non va. Ricordo che quando mi capitavano situazioni del genere e mi ritrovavo con altri bambini a mangiare a ristorante non c’era salvezza. Avremmo fatto un casino della malora, sporcato il tavolo, corso qua e là, urlato, riso, scherzato, buttato cose, fatto miscugli nei bicchieri. Avremmo fatto i bambini insomma, liberi e disgraziati. E invece… Questi qua sono 7 e sono zitti, silenziosi, composti, ordinati. I piatti mangiucchiati, e la testa china. Fanno più casino i genitori di loro. Motivo? Giocano con la playstation portable i maschi e con il nintendo le femminucce. Il marketing delle rispettive ditte ha funzionato. E loro sono sedati, chini sul proprio gioco. Ogni tanto uno scambio di battute con l’avversario. E basta. Che tristezza. Gli darei un ceffone gridando:”Ma cazzo!!! FAI IL BAMBINOOOOO!!! URLA, SCALCIA, RIDI!!! FAI INCAZZARE I TUOIIIIIII!!!!”. Ma non posso. L’unica lezione che al momento capirebbero sarebbe entrare nella  loro partita,  stracciarli inesorabilmente e poi prenderli per il culo fino allo sfinimento. Ma non posso. Non ho la Playstation portable. E soprattutto è arrivato il primo!

Il discorso delle donne è arrivato a Brunetta. Vai che ora si parla di politica, mi dico. Sicuramente la bionda è impiegata statale e sputerà rabbia sul ministro. No.

Donne: Brunetta. Intervista di Brunetta dalla Bignardi. Brunetta è un nano (risate generali). La Bignardi è brava e tosta. Sarà incinta? Ma quanti anni ha? Beata lei a mantenersi così. Ma come faranno?
Uomini e donne: Bignardi bella donna. Il marito della Bignardi, Luca Sofri, e il suo blog (conoscono il blog e non conoscono tante altre cose, dimostrando, ad esempio, di non andare oltre il gossip e di non leggere quasi mai i giornali).

ESPULSIONE DI FAVALLI, Milan in 10. Un uomo si alza e abbandona i commensali andando verso il televisore. E’ milanista e palesemente contrariato. Cerca lo sguardo dei commensali, cerca il figlio che non alza lo sguardo dalla playstation, zitto, col piatto davanti.

Di secondo voglio saggiare la salama da sugo. Mi dice la cameriera che è pesantuccia. Io non desisto. Gli occhi sullo schermo a guardare la partita, le orecchie per il tavolo di fianco e la panza pronta a ricevere il colpo.

Un Uomo: il Che. Citazioni del Che. Vita del Che prendendo spunto da scene di “Diari della motocicletta” (Sinistra pret a porter)
Uomini e donne: gossip sul Che.
Un uomo: E’ stato Fidel! Si apre dibattito. Fidel, la CIA o i russi?
Una donna: che bell’uomo che era… altro che Johnny Depp!
Altra donna: ricordi anni ’70. Un suo amico all’università si portava ad ogni esame il Diario del Che come portafortuna.

Ok.. Ne ho abbastanza. La salama è una mazzatissima. Ma ottima. La partita è finita. 1-1 banale. Ronaldinho continua ad essere l’acquisto meno azzeccato per il mio fantacalcio. Prendo un amaro. Pago e esco. Ora urge passeggiatone digestivo e diverse sigarette.

6 maggio, 2009

Quand’è che sarò più grande cosa le combinerò (il veglione che passion)

Ogni riferimento a fatti, persone e situazioni è puramente NON causale.

4 maggio, 2009

La gratitudine dei servi (prostituzione intellettuale)

(premessa: me ne frega poco a dire il vero. Ma non credo non se ne debba parlare. Anche perchè è una vicenda che coinvolge un presidente del Consiglio di uno schieramento populista e conservatore che spesso ha fatto della becera difesa di tradizionalismi religiosi o meno, una bandiera contro il nuovo, il diverso, il non conforme. Con che coraggio un pluridivorziato continuerà a parlare di famiglia tradizionale? Continuerà a fare crociate? E con che coraggio la gente continuerà a seguirlo su questa strada? Dimenticheranno anche loro il family day? Ed Eluana? eccetera eccetera)

Velina ingrata. Ma che singifica?

Il denaro, il potere, significa automaticamente asservimento, svilimento della propria dignità, totale dedizione al Capo, al Padrone. Un “giornale”, un “giornalista” può arrivare a parlare di gratitudine verso il capo senza svilire le stesse parole “gratitudine” e “giornalismo”? Evidentemente sì, certo che si può! E ha anche ragione. Lei attricetta (velina ante-litteram) fatta donna e signora dal Re Mida in persona; loro, i commentatori mezze calzette, pennivendoli umiliati dal confronto con chi sa fare il proprio mestiere, ultimi della classe resi noti, famosi e ascoltati in cambio di asservimento e obbedienza. La dignità umana e professionale buttata nel cesso, il vocabolario da reinventare per trovare un modo per collocarsi nel mondo. Il giornalista come cane da compagnia del potere, che ringhia contro chi vorrebbe fare il proprio mestiere, liberamente, autonomamente, rispondendo solo al lettore, alla propria coscienza umana e professionale (lettore, coscienza e professionalità… parole desuete nell’Italietta odierna). Lei, solo un’altra attricetta da quattro soldi da mostrare, ennesima marca del potere e del denaro da sbattere in faccia al popolo e da portarsi nelle cene di società (tipo escort). Loro, uno stuolo di schiavi, testa china e battuta a cottimo, a raccogliere i resti mangiucchiati del pranzo sotto il tavolo, la claque finto-pensante per dirigere un pubblico semi-analfabeta.  E i loro lettori, ben disciplinati, a leggere e ripetere pappagallescamente la voce del padrone, senza chiedersi mai perchè; lui, i perchè, li compra. E paga bene.

Ne vedremo delle belle? Forse si (sempre che non si decida di far calare un silenzio sabbioso perchè magari si considera il fatto troppo sconveniente in campagna elettorale). Forse assisteremo allo sviluppo di un nuovo genere televisivo: il reality-soap-politico-giudiziario. La narrazione si svilupperà su più livelli per raggiungere il maggiore share possibile e coprire, se i calcoli elettorali diranno che può produrre consenso, notizie, fatti, scandali, crisi. Un popolo assuefatto a tronisti e troniste, piccoli e grandi fratelli, fenomeni da baraccone, lacrime a comando, amori a orologeria, scandali da pianerottolo, rivelazioni da parrucchiera, diventerà il pubblico della nuova saga che appassionerà, dividerà, riempirà esistenze, pagine e schermi di un Paese che non capisce più la lingua che parla e le parole che usa. Gli sceneggiatori (i servi di cui sopra) ci mostreranno il Capo addolorato, stranito, lasciato solo ma combattivo, in una lotta amara contro intrighi, macchinazioni e complotti. Lei, la donnaccia, la puttana irriconoscente sollevata dalla polvere e dal fango, ora incattivita dalla sete di potere e denaro. Lui che le aveva donato tutto. Lui, il padre affettuoso a cui vogliono strappare i figli, lui… Il “papi” diventerà padre, nonno, magari uomo. Lui capace di sentimenti. Lui che si commuove e lei che picchia forte. Povero il Capo. Ma la giustizia trionferà.

Ci racconteranno che è lecito comprare una donna (ops… volevo dire sposare) e che è giusto indossarla come le ciabatte di Briatore. Ci diranno che i corpi e le menti sono sul mercato e c’è chi può permetterseli. Il mondo si divide tra chi compra e chi si fa comprare ed è giusto così. La dignità? Mah… per una che si spogliava per professione cosa vuoi che conti! Parola di chi ha venduto tutto al Padrone: il proprio corpo, la propria mente, e soprattutto, i propri lettori. Parola di chi non ha mai avuto bisogno di spogliarsi per prostituirsi.

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