franchino's way

7 aprile, 2009

Cassandra o boccaloni?

Filed under: attualità — ilkonte @ 9:51 am

La polemica di queste ore sembra continuare ad essere quella sulla presunta prevedibilità del terremoto. Io penso che la Protezione Civile non avrebbe potuto dare alcun allarme perchè il metodo-Giuliani non è accettato dalla comunità scientifica perchè non scientificamente dimostrato (se ci fosse qualcosa sotto non credete che paesi come gli Usa o il Giappone che notoriamente spendono molto più di noi in ricerca non ci sarebbero già arrivati, non starebbero già sperimentando?). Al massimo si può chiedere ad enti scientifici terzi di prendere e valutare quello che il tecnico abruzzese va dicendo, vedere che strumentazione usa, e magari implementare il sistema, studiarlo bene, cercare di capire se c’è stata qualche intuizione utile o se non si va da nessuna parte. Quando le interviste a Giuliani hanno iniziato a girare in internet (facebook e youtube su tutti) non me la sono sentita di linkare e partecipare al delirio di massa, non ho voluto vedere Giuliani come moderna Cassandra (inizialmente avevo scritto Andromaca, che vergogna), non ho voluto criticare Bertolaso anche se quest’ultimo non è in testa alle mie simpatie. Non mi sono fidato. Non ho voluto fare chiasso dove ci vorrebbe tranquilla speculazione scientifica. Penso che Giuliani forse abbia agito in buona fede, ma ciò non significa automaticamente nulla. Anche i medici che durante la peste davano erbe agli ammalati agivano in buona fede, magari qualche appestato riusciva a guarire, ma ciò non significa che quelle erbe avessero curato l’ammalato e che il loro metodo fosse scientificamente provato e ripetibile. La gente moriva comunque e raramente qualcuno si salvava per cause perfettamente estranee alla logica della medicina dell’epoca. Coincidenze. C’è voluto studio, ci sono volute strumentazioni nuove, c’è voluta un’evoluzione scientifica per arrivare a curarla ed eliminarla dalla faccia della terra.

Vi invito alla lettura di un post che mi ha trovato perfettamente d’accordo. Buona lettura.

Ora voglio fare un passo avanti. Se una città come L’Aquila viene distrutta da un terremoto di media intensità (forte sì ma non da giustificare una distruzione di quelle dimensioni che ha lasciato tutti stupiti) la domanda da porsi è: ci rendiamo conto di come abbiamo costruito e stiamo continuando a costruire fino ad ora? Come mai L’Aquila è stata inserita tra le zone a “rischio 1” (quello più alto) solo qualche anno fa? Possibile che debbano esserci macerie e morti per sentire parlare di inadeguatezza degli edifici, di patrimonio abitativo vetusto, di speculazione edilizia e immobiliare, di necessità di investimenti per gli adeguamenti anti-sismici?

In secondo luogo la sciagura è doppia: sappiamo della crisi, sappiamo della difficile situazione dei conti pubblici e dell’impossibilità di finanziare qualsiasi cosa creando altro debito pubblico. Ora come ora i soldi sono veramente pochi e già vengono spesi male (vedi grandi e inutili opere). Questo governo sarà capace di reperire risorse? Come vorrà sfruttare la ricostruzione in una Regione appena conquistata elettoralmente? I soldi sono pochi e dovranno essere necessariamente spesi bene, senza sprechi, rilanciando, se possibile. L’Aquila potrebbe diventare un laboratorio di nuova edilizia sostenibile, un luogo per realizzare una nuova idea  di urbanesimo per il nuovo millennio. Sapremo tenere gli occhi aperti per vigilare o ci faremo scavare un altro pozzo senza fondo sotto il naso (come avvenne in Campania-Basilicata alimentando clientele, appalti truccati, ritardi, opere inutili)? E poi, quanto peserà questa catastrofe sulla crisi? Dove troverà i soldi lo Stato? Farà dei tagli, sposterà risorse, muoverà pedine. Teniamo gli occhi aperti. Non vorrei trovarmi a dover osservare un’Italia in cui per ogni sfollato che rivede finalmente casa ci siano 100 persone a salutare il loro lavoro senza nessuna possibilità di ricostruirsi una vita.

E poi un’ultima domanda. Ma siamo sicuri che la macchina degli aiuti stia funzionando così bene? Si sente di paesini ancora non raggiunti, di persone allo sbando, di mancanza di cibo e  vestiti. Mi rendo conto della difficoltà della situazione e del grandissimo lavoro che chi sta lì sta svolgendo sul campo, ma non mi fido della propaganda televisiva.

1 commento »

  1. Ma la storia che racconta Leonardo è esattamente quella riferita da Bertolaso o da quell'”aquila” Castelli; ma è incompleta. In questo caso Bruno Vespa nell’intervista che ha fatto al Giuliani, mi è parso più obiettivo (incredibile ma vero). A me pare che il punto delicato delle vicenda sta nel fatto che per ridicolizzare e contrastare il Giuliani si è esplicitamente detto alla gente interessata di starsene a casa tranquilla. Invece, parlo per esperienza diretta del terremoto dell”80, uno che si trova a sentirsi la terra che gli trema sotto i piedi con ritmo costante e crescente non dorme a casa, perché una scossa di 3/4 gradi Richter è una scossa forte che mette paura, anche se non fa cadere le case.(nel novembre dell’80, tuttavia non vi furono scosse premonitrici). Se una scossa del genere c’è stata verso le 23,00, com’è possibile che nessuno abbia dormito fuori? Ad eccezione del povero Giuliani che s’è portato la famiglia via dalla città. Ora, dei rappresentanti delle Istituzioni responsabili, piuttosto che tronfi, in caso di dubbio – e qui i dubbi era il caso di farseli venire – può reagire anche con soluzioni ufficiose e far trapelare tranquillamente un concetto del tipo: i terremoti non sono prevedibili, ma, vista la situazione, chi vuole può anche dormire fuori casa. Invece, è stato dato un messaggio opposto, al solo scopo di dire “qui comando io”, anche se non so quando e se il terremoto ci sarà…
    Per quanto riguarda i fans di facebook del tecnico Giuliani, vabbè, saranno tutti scienziati del radon.

    Commento di dilontano — 7 aprile, 2009 @ 2:44 pm | Rispondi


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