franchino's way

20 febbraio, 2009

Affinità e divergenze tra il “compagno” D’Alema e noi

Filed under: attualità,partito democratico — ilkonte @ 3:41 pm

Ho letto l’intervista che ha rilasciato D’alema a Repubblica. Ho apprezzato molte delle sue analisi:

Con Veltroni collaborazione e solidarietà non hanno funzionato, come ha detto lui stesso nel discorso di commiato. Perché?
“Walter ha ragione, su questo. Tuttavia le condizioni di maggiore solidarietà non si ottengono mettendo il bavaglio al dibattito politico, ma promuovendolo e indirizzandolo verso esiti condivisi. E questo, vede, è il vero problema di questi mesi. Si è creduto di andare avanti con una scorciatoia: il rapporto taumaturgico tra un leader e le masse. E non ha funzionato. Serviva e serve un gruppo dirigente che collabora, e che è capace di una riflessione profonda, poi di una mediazione e infine di una decisione. Insomma, serve la politica. E a mio avviso è proprio questa che è mancata. E di qui nascono le nostre difficoltà. Non dai complotti, non da chi ha remato contro, ma da scelte insufficienti, o confuse”.

Facciamo qualche esempio?
“Ce ne sono diversi. Il primo riguarda la natura del partito. Per troppi mesi siamo rimasti sospesi nell’incertezza del “partito leggero”: non abbiamo capito se doveva essere un partito di iscritti, di sezioni, di gazebo. Il risultato è un ircocervo, che oggi nessuno sa ben definire. La mia vecchia sezione Ds contava 427 iscritti, era un centro vivace, pieno di iniziative. Quando abbiamo fatto il Pd, e abbiamo dato vita alla cosiddetta “elezione per adesione”, sono venute a votare 687 persone. Da allora, più nulla. Il tesseramento è iniziato con grande ritardo. Oggi la sezione ha 120 iscritti, e non ha più neanche una sede. Casi analoghi sono avvenuti in tante parti del Paese. Oggi il Pd ha grosso modo la metà degli iscritti che avevano i Ds”.

Non poteva dirlo? Non poteva fare qualcosa?
“La sua domanda mette in luce precisamente le difficoltà della mia posizione personale, perché se taccio mi rendo corresponsabile, se critico sono colpevole di un sabotaggio e di un intollerabile dualismo con Veltroni. Lei capisce che è davvero insopportabile. Comunque queste cose le ho dette nell’ultima direzione del partito: un grande partito, se vuole essere riformista e di massa, deve avere regole, strutture. Bisogna che la gente lo trovi, nel suo quartiere, nella sua città. Certo, lo deve trovare anche su Internet, su Facebook, o nelle piazze quando c’è una manifestazione. Ma questo non basta, non può bastare”.

Ma lei pensa che i guai del Pd siano limitati al fatto che non si trovano le sezioni?
“Questo è solo il primo problema, che riguarda il “contenitore”. Ma in questi mesi siamo stati vaghi e indecisi anche sui contenuti. Vuole gli esempi? Il conflitto in Medioriente: era l’occasione per esprimere una posizione fortissima, improntata al nostro ruolo storico di mediazione nel Mediterraneo e alla linea di Blair, di Sarkozy e del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Il nostro messaggio, invece, è stato debole e confuso”.

Senta, mi vuol far credere che il Pd ha avuto il tracollo in Sardegna perché non ha avuto una posizione chiara sul Medioriente?
“Le faccio un altro esempio, che sicuramente ha interessato più da vicino l’opinione pubblica: il testamento biologico. La vera forza di un partito nuovo non sta nella semplice giustapposizione di linee differenti. L’obbligatorietà della nutrizione e dell’idratazione forzata per persone che abbiamo perduto coscienza non è prevista nella legislazione di nessun Paese civile. L’idea che queste pratiche non siano “trattamenti sanitari” è assurda e antiscientifica. Io rispetto i cattolici, ma la libertà di scelta in materia di trattamenti sanitari è un principio costituzionale e di civiltà. Sia chiaro, non metto in discussione la libertà di coscienza. Ma un grande partito, su un tema come questo, non può non capire che deve discutere, deve rispettare la diversità, ma alla fine deve arrivare a una sintesi. Un grande partito non può non capire che, in un momento come questo, sostituire Ignazio Marino dalla commissione che discute di testamento biologico è un grave errore. Noi, in tutta questa partita, abbiamo dato un’immagine sbiadita”.

Vi siete divisi anche sulle alleanze.
“E’ vero. Per me la vocazione maggioritaria si pratica, non si predica. Berlusconi non ha mai detto di avere una vocazione maggioriaria e fa una politica accurata delle alleanze. Sta cercando di recuperare l’Udc, e in Sardegna ha cercato addirittura il Patrito sardo d’azione, mentre noi non riusciamo a riunire neanche a livello locale le forze che sono all’opposizione del governo. Chapeau. Ma le pare possibile che l’unico tema su cui abbiamo avuto una posizione forte è stata la legge elettorale europea con lo sbarramento del 4%? Va bene che vogliamo semplificare lo schieramento politico italiano, ma lei darebbe la vita per un partito che ha questa Weltanschaung?”.

Vincerà questa linea? Sopravviverà il Pd? Continuo a sperare di no. Continuo a sperare che si interrompa questa fallimentare corsa verso il centro. Ma se il Pd deve servire per ricoagulare un’alleanza di centro-sinistra che sia più matura, più responsabile e più chiara, ben venga.  Se il Pd deve finalmente incominciare a praticare la propria vocazione maggioritaria iniziando a fare finalmente un po’ di opposizione in parlamento, nelle strade e nella società, ben venga. Torneremo forse a camminare insieme forti delle nostre diversità e contenti, orgogliosi direi, di voler trovare una sintesi. Il tempo da perdere è già finito da tempo. Fino ad ora hanno sbagliato tutto e solo i tifosi restano convinti del contrario. Molti, invece, ora fanno a gara a chi è più critico. C’avessero pensato un annetto fa… Ma questi qua, i fini pensatori, si prendono per i fondelli da soli. E’ che manca ed è mancata in tutta la sinistra capacità di analisi e di lettura della società. Ne hanno pagato le conseguenze per primi i così detti “radicali”, quelli che alla prova del governo non sono riusciti a raccogliere risultati tangibili sconfitti dai rapporti di forze tipici della gestione della cosa pubblica.  Ora ne paga, finalmente, le conseguenze il Pd (o meglio dire i Ds-Margerita) che, nato come partito che voleva presentarsi come forza di governo, non ha passato la prova della lotta dall’opposizione e il fatto di voler inseguire i temi degli altri invece di provare a imporre i propri. Serve sintesi e politica, ha ragione D’Alema. Ma servono anche politici nuovi, con storie nuove da scrivere per i nuovi tempi che corrono. E serve un po’ di sana, rispettabile, credibile, orgogliosa e dignitosa sinistra. Non ce n’è da vergognarsene, siamo pur sempre i portatori del sogno di un mondo nuovo, più giusto, più onesto, più sano, più colto, più civile. Ricostruiamolo questo sogno, senza timori. La crisi potrebbe aiutarci.

Mamma quanto sono ingenuo!

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