franchino's way

9 gennaio, 2009

Scajola, non siamo in Basilicata!

VENEZIA (9 gennaio) – Perforare l’Adriatico in cerca di gas? Neanche a parlarne per il governatore della regione Giancarlo Galan che risponde per le rime alla proposta lanciata dal ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola.  «Non siamo nel deserto o nel cuore della valle Padana o della Basilicata – spiega Galan in una intervista al Gazzettino -. Vogliono trivellare a poche miglia dalla nostra costa, lungo la quale ci sono gioielli come la Laguna di Venezia e il Delta del Po e le spiagge più affollate d’Europa».
Insomma, siamo al muro contro muro fra la regione Veneto e il governo di Roma, ancora una volta.

La polemica è sorta dopo che Scajola, in un’intervista, aveva portato alla ribalta l’argomento spiegando le motivazioni che hanno portato il governo ad inserire un emendamento nel Disegno di legge sullo sviluppo già approvato alla Camera e ora in discussione in Senato, che prevede una «revisione della clausola che impedisce l’estrazione in Alto Adriatico, in modo che in accordo con la Regione Veneto si possa di nuovo prendere energia da sotto i piedi».

Accordo che oggi sembra davvero irraggiungibile. Il Veneto è l’unica regione «che ha provveduto a dotarsi di un rigassificatore, (utile a tutta l’Italia) e che ha il più alto numero di centrali idroelettriche». Ha ribadito il presidente Galan, esplicitando il proprio disaccordo con il ministro Claudio Scajola. In poche parole, l’Adriatico non si tocca: il rischio è troppo alto: «Non dico di no per fare dispetto a Scajola – incalza ancora Galan – ma al principio di precauzione non rinuncio». 

Certo, sotto l’Adriatico esiste una riserva di gas davvero imponente, ma questo non basta a giustificare le perforazioni: «Da anni chiediamo garanzie all’Eni – insiste Galan – e la risposta è che ci sono, e allora le ribadisca in modo da tacitare del tutto le voci, di fonte scientifica, assai preoccupate per le conseguenze di sussidenza (abbassamento dei fondali) a seguito del pompaggio di metano».

Dunque, la regione Veneto avrebbe già fatto la sua parte e non sarebbe disposta a correre rischi. A questo punto, Galan si domanda, senza troppi giri di parole: «E gli altri che fanno? Perché non seguono l’esempio del Veneto?». «Con il rigassificatore off shore in completamento al largo di Porto Viro – ricorda – il Veneto contribuirà al 17% del fabbisogno nazionale di energia», indicando che in cinque anni di operatività del rigassificatore renderà disponibile una quantità di gas pari a quella che si avrebbe perforando i giacimenti presenti sui fondali delle coste venete».

Lega e Confturismo dalla parte di Galan. «Negli anni ’50 le terre del Polesine sprofondarono in alcuni punti di ben 4 metri a causa dei prelievi di metano – ha spiegato, sempre nell’intervista del Gazzettino, Roberto Ciambetti dellla Lega -. Ecco perché la Lega si opporrà a qualsiasi intento di riprendere le estrazioni (…)». dalla stessa parte della barricata si posiziona la Confturismo che, per bocca del presidente Marco Michielli, spiega: «Non possiamo permettere che si danneggino Venezia, Chioggia e le nostre coste. Il rischio di abbassamento del fondale è reale».

 Questo è un articolo che ho trovato oggi sul Gazzettino.

Si spieghi meglio governatore…

Non in Veneto ma nel deserto: il discorso ci può stare. Il deserto, lo dice la parola stessa, è luogo non antropizzato e senza prospettive agricole o industriali. Magari turistiche, ma è grande e si può sempre cambiare l’itinerario turistico ed evitare di disturbare i gitanti con puzze, torri, fiamme.

Non in Veneto ma nel cuore della Valle Padana: dove precisamente? Mantovano? Emilia? Piemonte? Non ci sono attrazioni turistiche nella Pianura Padana? E’ forse una zona scarsamente antropizzata? Zona poco produttiva, povera, derelitta?

Non in Veneto ma in Basilicata: tanto lì già fate quel cazzo che vi pare? Perchè sono pochi, poveri e vecchi? Perchè eleggono pochi parlamentari che mai si sognerebbero di opporsi ai mostri estrattivi (angosciante la faccia con cui il presidente della Basilicata Vito De Filippo ultimamente sta parlando del petrolio dicendo, dopo anni di “silenzio ingenuo”, che è stata un’occasione sprecata e che le royalties andrebbero ricontrattate per ottenere qualcosina in più… perchè ricordarsene oggi? perchè c’è un’inchiesta giudiziaria in corso? perchè le elezioni sembrano avvicinarsi troppo velocemente? perchè la maggioranza balla? perchè c’è chi comincia a girare la regione denunciando la truffa, i danni, lo schifo che dal ’90 a oggi è stato fatto?)? Perchè non hanno un’agricoltura industriale (no, ma non perchè impossibile)? Perchè tanto la gente te la compri con un posto in Fiat, o alla Forestale, o al Comune? Perchè tanto stiamo parlando di una regione che la ggente comune non sa neanche indicare sulla cartina? Perchè tanto sono già inguaiati e non se ne lamentano… una porcata in più o in meno…

Avremo già il rigassificatore: allora meglio non aggiungere scempio a scempio? Allora è rischioso?

Il Principio di precauzione è irrinunciabile, l’Eni non da garanzie da anni sui rischi e le preoccupazioni di sussidenza (abbassamento dei fondali) a seguito del pompaggio di metano: e bravo il Governatore! Non valgono forse queste preoccupazioni anche per gli altri? Ma bisogna prendere lezioni dai Leghisti sul come si gestisce il rapporto fiduciario tra eletto e elettore (una domanda che pongo a me stesso: ma che un politico locale cerchi di fare l’interesse esclusivo del proprio elettorato è un bene o un male?)?  Il governatore saprà, immagino, che la Lucania è terra sismica? Il governatore andrebbe anche informato che la Lucania è terra di frane, smottamenti, paesi che finiscono in scarpate, paesi fantasma? Si, risponderà il governatore, ma sono pochi. Non costa tanto spostare un paese di 800 abitanti, se mi sprofonda Rovigo è una bella rottura di coglioni (“Negli anni ’50 le terre del Polesine sprofondarono in alcuni punti di ben 4 metri a causa dei prelievi di metano “). E se sprofonda Carpi (sempre che sia nel cuore della Valle Padana)?

Domande banali, volutamente banali, infantili. Ma non sarebbe bene magari interrogarsi sull’opportunità di favorire un risparmio energetico? Un migliore utilizzo delle fonti energetiche? Evitare sprechi? Mi si dirà: non possiamo dipendere dall’estero, attaccati alla sottoveste del russo, dell’algerino o dello sceicco di turno. Giusto, tagliamo i consumi. Se la politica è politica dovrebbe superare la logica dell’oggi e concentrarsi su politiche a lungo termine, informando la gente, rendendola cosciente di quello che si va a fare. A quel punto, ci scommetto, si perderebbero anche meno voti.

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