franchino's way

8 gennaio, 2009

Amaro lucano (nel senso del petrolio)

Torno a parlare di petrolio e della fantastica favola delle trivellazioni che avrebbero reso la Lucania una nuova terra promessa. Niente di tutto questo. Il petrolio non ha portato effetti diretti sull’occupazione, chi può se ne parte e cerca di guadagnarsi qualcosa fuori, lontano. Ormai anche io torno a Potenza solo durante le feste e ogni volta mi accorgo come la maggioranza dei miei amici, dei miei coetanei, ormai vive lontano da Potenza (Roma, Milano, Torino, Irlanda, Berlino, Spagna). Quando avevo 17-18 anni frequentavo la piazza del quartiere. Bene, a 10 anni di distanza uno dei miei compagni di merende di allora si è ingegnato in una sorta di conteggio per avere un po’ il polso di questa nuova emigrazione, più strisciante, forse meno drammatica di una volta, ma sicuramente ugualmente dannosa per il territorio che si vede privato di menti giovani, preparate, vogliose, spesso pronte a sobbarcarsi lavoracci e sacrifici umilianti per cercare di “svoltare”. La piazza del quartiere è un rettangolone con su tre lati palazzoni da quartiere popolare (gli edifici vanno dai 4 ai 9 piani) e sul terzo una chiesa (utlimata una decina di anni fa dopo che per una ventina d’anni ci si era dovuti accontentare prima di un container, poi di un prefabbricato). Su circa 60 ragazzi circatrentenni (nati grossomodo tra il ’77 e l’82) 45 se ne sono andati fuori per studiare e poi lavorare, o solo per prendere uno stipendio. Sono rimasti in pochissimi. Anch’io mi lancio in un conteggio approssimativo. Quando avevo 18-19 anni mi vedevo con la mia comitivona in quella piazza. Nelle serate migliori quando si organizzava un’uscita di massa potevamo anche riuscire a mettere su una carovana di 5-6 macchine, tutte piene. Ora i superstiti di quella comitiva, quelli che sono rimasti a Potenza, secondo me troverebbero difficoltà anche a organizzare una partita a calcetto senza chiamare altri conoscenti o amici di amici (sarà anche per questo che tirano fuori tutti una simpatica panzetta?).

Termino questa mega introduzione per lanciare però un altro aspetto, meno dibattuto e conosciuto, dei non-risultati, o del fallimento, della favola petrolifera lucana. Si estrae petrolio e non se ne conoscono le ricadute ambientali. O meglio, si sa cosa l’industria estrattiva provochi, ma non viene comunicato e, soprattutto, non vengono effettuati i minimi controlli su cosa e in che quantità viene buttato nella nostra aria, nelle nostre falde e nelle nostre discariche. Per questo motivo vi invito a leggere quanto segue, copiato e incollato da Vilerola – il Blog di Vito L’Erario.

Buona lettura (e spargete la voce).

AMARO PETROLIO

Schulumberger SpA, è la società che dal 1999 bucherella la Val d’Agri per conto dell’ENI. Registrata nelle Antille Olandesi, viene definita dal Boston Globe una sorta di camaleonte in affari e in “silenzio” con tutti, in particolar modo con l’Iran dove vi esporta materiali proibiti, contravvenendo in questo modo alle leggi che regolano l’export. Utilizza trivelle radioattive: l’americio 241; il litio e il berillio (altamenete tossico e cangerogeno), anche in Val d’Agri, luogo in cui niente e nessuno limita “perforazioni radioattive”.

Le perforazioni dei pozzi in Val d’Agri ha comportato e comporta tutt’oggi la produzione di fanghi e fluidi perforanti da composizione chimica segreta, fanghi di natura tossica (mercurio, cadmio e bario), difficili e costosi da smaltire. Perforazioni atomiche che creano esplosioni (blasting), danni all’edilizia, microterremoti e dissesti dei suoli.

In un articolo-dossier di Fabio Amendolara del Il Quotidiano della Basilicata datato al 18 luglio 2008, emergono fatti inquietanti in merito a un traffico illecito di fanghi industriali stoccati presso la ex Liquichimica di Tito Scalo. L’articolo, documenta fatti di cui la stessa Procura di Potenza si è occupata, in particolar modo sulla pericolosità dell’area oggetto di questo traffico di rifiuti industriali. Tra le righe si legge che un carabiniere del NOE (Nucleo Operativo Ecologico) sia stato colto da un malore dopo il rivenimento di fosfongesso che, come un telo ricopre ancor oggi fanghi pericolosi di origine industriale.

Antonio Pace scrive su La Gazzetta di Basilicata del 4 gennaio 2009 che in merito al “Progetto Frusci” dell’ENI – che prevede ricerca di petrolio in una area di 272 kmq e che interessa 10 comuni (Potenza, Avigliano, Bella, Pignola, Baragiano, San Fele, Atella, Pietragalla, Filiano e Ruoti) – “bene le royalty, ma prima l’ambiente” facendo emergere un parere artefatto dei cittadini. I cittadini che hanno espresso il loro parere sono quattro: Giovanni Samela, presidente dell’associazione 100 comuni, G. C. della frazione Frusci, M. C. di Stagliuozzo, e la signora D. F. di Avigliano. Per Pace, de La Gazzetta del Mezzogiorno, le comunità si sono gia espresse in maniera possibilista mentre il Sindaco di Avigliano, Domenico Tripaldi, continua il suo silenzio-assenso senza che convochi un consiglio comunale aperto in via straordinaria.

Petrolio in Basilicata, Disastri umani e ambientali. Era il titolo del convegno organizzato dal Comitato No Oil Lucania a Villa d’Agri (Pz) con la presenza della Prof.ssa Maria Rita D’Orsogna, California State University at Northridge Los Angeles, CA (USA).
Una ventata di informazioni importanti di cui ne facciamo tesoro, noi lucani popolo polvere, dicono sempre quelli dell’ENI. Loro continuano ad estrarre, a richiedere permessi come quello di “Frusci” governato dal Sindaco petroliere Tripaldi. Nel frattempo in Val d’Agri le estrazioni continuano il loro corso, con il trasporto, con gli oleodotti corrosi dallo zolfo (vita media delle tubature progettata per durare 100 anni, se esposto all’H2S: 10 anni!), con le perdite, logorii, sigillature imperfette. Emissioni e esplosioni, pardon, sfiammate come quelle del Centro Oli di Viggiano e dei pozzi che continuano ad emettere composti organici volatili, IPA, Benzene, Taluene, Xylene, H2S,
SO2, Ethylbenzene, PM e CO2, scoppi accidentali.
Nel 1994 a Trecate (Novara), per tre lunghi giorni vi furono eruzioni initerrotte: 100 Kmq di terreni agricoli risultarono impraticabili, è uno degli incidenti più gravi accaduti nel nostro stivale puzzolente di uova marce.
Uova di colombo, di gallina o di struzzo come pensa di fare il Sindaco di Avigliano mettendo la testa sotto la sabbia. Pane e petrolio amaro, Sindaco, un petrolio di bassa qualità dove forse nemmeno la benzina si riesce a ricavare. Un petrolio melmoso, viscoso, non fluido, heavy, soure crude (pesante, amaro), corrosivo, difficile da trasportare, danneggia oleodotti, quelli che ENI intenderà realizzare per veicolare l’amaro petrolio da Frusci al Centro Oli? Puo darsi. Un petrolio ricco di zolfo del diavolo, da raffinare: eliminarlo, trasformare l’H2S in zolfo puro: Process Claus. Ma non tutto l’H2S viene eliminato: il processo Claus elimina solo il 95-97 % dell’H2S, il resto viene immesso in aria da un inceneritore a fiammella costante, da dove “vomitano” settanta inquinanti tra cui: benzene, formaldehyde, polyciclic aromatics hydrocarbons, (PAHs, incluso naphthelene), acentaldehyde, propylene, toluene, xylene, ethyl benzene e hexane. L’idrogeno solforato è impossibile da smaltire totalmente, mentre si rilasciano ancora brevetti per innalzare la soglia di recupero dell’H2S.

 

L’idrogeno solforato, o H2S, un gas incolore, facilmente infiammabile con una tossicità paragonabile al cianuro. Impedisce all’ossigeno di arrivare alle cellule, puzza di uova marce, quelle che stendono gli estinti mammut. E’ un forte inquinante mai monitorato in Val d’Agri e se monitorato i dati sono in qualche archivio segreto dell’ENI.
I cittadini lucani, e di Avigliano, dovrebbero sapere che l’H2S viene metabolizzato dal corpo umano, nel fegato e nel sangue, quello succhiato dagli spolpatori. Esposizioni prolungate nel tempo provocano problemi alla respirazione, all’epidermide, alla vista, al sitema nervoso. A lungo andare i danni diventano permanenti. Sono maggiormente esposti: persone con problemi asmatici, gli anziani, le donne incinte (l’H2S nell’atmosfera innalza i rischi di aborti spontanei), i bambini (respirano maggiori volumi di aria e più in fretta rispetto a noi adulti, hanno un fisico più vulnerabile, sono più sensibili ai danni, subiscono problemi di apprendimento e riducono lo svilluppo intellettivo).
L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) raccomanda limiti di 0,005 ppm (parti per milioni) di H2S; negli USA il governo federale consiglia 0,001 pppm (ciascuno stato decide per se), nel Massachussets i limiti sono 0,0006 ppm, mentre in Oklahoma 0,2 ppm.
In Italia, il paese di pulcinella, il D.M. 12 luglio 1990 inerente le linee guida per il contenimento delle emissioni degli inquinanti industriali e la fissazione dei valori minimi di emissione, fissa per l’industria non petrolifera 5 ppm, per l’industria petrolifera 30 ppm. Incredibile ma vero!
Nel nostro Pease, sempre di pulcinella, il rilascio di H2S è 6000 volte in più di cio che raccomanda l’OMS. Tutto questo è semplicemente legalizzato mentre la molecola della vita, il DNA si ritrova con coppie sbagliate, riceve segnali sbagliati alle sue cellule, giungono agenti genotossici, le cellule diventano cancerogene, nascono i tumori. La gente si ammala di cancro.
Secondo il rapporto annuale 2008 AIRTUM, nell’UE si sono avuti 140 casi per milione di tumuri infantili, in Italia 270 casi per milione.
“Queste osservazioni mettono in evidenza il possibile ruolo dell’idrogeno solforato come insulto ambientale che, data una predisposizione genetica, può causare l’instabilità del genoma o mutazioni caratteristiche del cancro colorettale”. Scrive la Prof.ssa D’Orsogna.

Se l’uomo è parte integrate della diversità biologica, anche gli animali e i vegetali lo sono.
– Fughe di H2S, provacano danni agli animali, al bestiame. Sempre a Trecate1994, vi furono gravi perdite di bestiame.
– I pesci e i crostacei, anch’essi se sottoposti al pericoloso inquinante, muoiono per bioaccumulo (morte in massa). L’H2S e l’SO2 entrano nel ciclo vegetativo attraverso processi di fotosintesi: matabolizzati e fissati.
– Le falde acquifere vengono contaminate da solfiti dai pozzi, dal greggio, dalle acque o gas di risulta, dalle tubature dai pozzi dismessi convertiti a discarica. Nel Mingo Coustrt, USA, esce acqua giallastra dai rubinetti dal sapore di zolfo (15 ppm).
Inoltre l’H2S dopo 3/40 giorni (a seconda delle condizioni climatiche) diventa SO2, quindi si verificano piogge acide.

Negli Stati Uniti vige il divieto assuluto di trivellare parchi, grandi laghi, a 160 Km dalle coste, sull’85% del territorio. In Norvegia a 50 Km dalla costa.
In Basilicata circa il 70% del territorio è interessato da permessi estrattivi, comprese aree protette (vedi Parco della Val d’Agri) e non contenti quelli dell’ENI fanno anche calendari sulle “mani del lavoro lucano” e ci chiamano “comunità in polvere”.

Voglio chiudere questo post lungo, a pillole, dal sapor sarcarcastico, con una citazione estrapolata dalle slide della Prof.ssa Maria Rita D’Orsogna.

“Puoi pensare che le tue azioni siano insignificanti ed inutili, ma questa non è una scusa valida: devi impegnarti lo stesso”.
Mahatma Gandhi

Vedi anche:
VIAGGIO A VIGGIANO, dal blog della Prof.ssa Maria Rita D’Orsogna
PETROLIO, PRIMA LA SALUTE E L’AMBIENTE
, dal blog di Astronik
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2 commenti »

  1. Non siamo più agli anni ’50 o ’90 dove tutto era permesso a queste società ma siamo nel 2009 dove la sicurezza e l’ambiente sono al primo posto. Le modalità di lavoro sono migliorate nettamente, le emissioni sono diminuite e sono nelle norme europee. L’unica cosa che si potrebbe migliorare la fiaccola accesa che potrebbe essere utilizzata per produrre acqua calda per i paesi vicini come fanno a Bolzano con i termodistruttori. Ma per fare tutto ciò ci deve essere sempre una pressione dei paesi vicini. Dato che abbiamo a capo dei comuni persone interessate solo alla loro posizione di sindaco o consiglieri e il loro caro stipendio non se ne fottono altamente di ricavare il maggior numero di pregi per la popolazione. Ricordate che ci sono paesi extraeuropei che inquinano da matti e lì si che c’è il silenzio assenzo di tutti gli stati. Ci lavoro per aziende petrolifere e le situazioni le conosco, non siamo nel far-west dove ci sono esplosioni, incendi, ecc., ma sicurezza e salute per tutti. Comunque il vostro modo di ragionare nel Emilia Romagna, Lombardia e Piemonte non l’avevano neanche negli anni ’50 ma pensavano solo a come ricavare benefici per tutti dal caro defunto ENRICO MATTEI. Buona giornata.

    Commento di Leonardo — 25 settembre, 2009 @ 9:58 am | Rispondi

    • Su sicurezza, salute e lavoro per tutti ho forti dubbi che lei, caro leonardo, non ha mai visto, neanche in cartolina, Viggiano e i paesi limitrofi. Sui limiti delle amministrazioni locali non posso che darle invece ragione. Fatto sta che ad oggi non c’è possibilità di sapere che impatto ambientale c’è stato da quei pozzi, non ci sono idagini epidemiologiche e gli unici dati che vengono forniti sono quelli dell’Eni stessa. Si va dall’oste a chiedere se il vino è buono? Domanda: in Lombardia, Piemonte ed Emilia… che c’entra con il pezzo riportato? Uno che vive a Genova la pensa diversamente per quale motivo? E uno che vive in Finlandia, Canada?
      Buona giornata anche a te, caro 250esimo commentatore.

      Commento di ilkonte — 25 settembre, 2009 @ 12:34 pm | Rispondi


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