franchino's way

31 gennaio, 2009

Italians (vengono e ci fottono il lavoro)

Filed under: attualità — ilkonte @ 12:15 pm

è vecchia di 2 giorni… non sto tanto sul pezzo ultimamente…

27 gennaio, 2009

La crisi ha ucciso il bianconiglio

Filed under: deliri controproducenti,idiozie,personalismi — ilkonte @ 12:54 pm
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Mannaggia mannaggia. Oggi volevo uscire e trovarmi di fronte al portone un bianconiglio da inseguire. Che delusione dover invece, come ogni volta, semplicemente, attraversare la strada per comprare solo le sigarette. Dribblare, come ogni giorno, i vaschisti di via Indipendenza, tirare su il cappuccio mentre si passa da un portico all’altro perchè sta piovigginando. “Chesterfield rosse”, conto i soldi, 3.80, li faccio tintinnare sul banco del tabaccaio. “Buon giorno”. Esco… Niente bianconiglio… che amarezza. Saluto il giornalaio pakistano che non capisce quello che vende, e infatti sta trasformando l’edicola in una bancarella di collanine, braccialetti, cazzate plasticose.

Il bianconiglio… Lo ha ammazzato la crisi. Non li fanno più, fuori produzione. E i cinesi non c’entrano. Mi sa che loro non li mangiano. Mi sa che a loro fa schifo vedere noi che ce li cuciniamo a fuoco lento, in agrodolce, così come noi li schifiamo perchè si spolpano i cosciotti dei cani. I conigli, loro, li usano per compagnia, mi sa.

Li abbiamo finiti noi? No. Che cazzo c’entro io! Sono stati quelli prima di noi! Quelli che erano rivoluzionari, quelli che erano comunisti, socialisti, fascisti, sognatori, utopisti… Quelli che erano democratici e solidali. Quelli che erano artisti sovversivi, che cambiavano il costume e la società. Quelli che hanno cambiato il mondo. Si so magnati pure i sogni. Mannaggia la crisi!!

ULTIMA NOTIZIA!!!!

Porca miseriaccia ladra! Mi dicono (da fonte insospettabile) che al mercato nero vendono bianconigli di ottima fattura e ben rifiniti. Pronti all’uso per i fortunati con i giusti agganci… E addirittura te li danno pure col panciotto e l’orologio! Basta oliare i giusti ingranaggi… così funziona. Così va il mondo di quelli che il mondo l’hanno cambiato, rivoltato come un calzino. Mannaggia la crisi!

(continua? boh…. dipende dallo sclero)

21 gennaio, 2009

Foto laicista per il laicista

Filed under: chiesa,fotografia,laicismo,religione,satira — ilkonte @ 7:56 pm

Ogni tanto fa piacere fare dei regali. E così, stamattina, ho pensato di regalare la foto più laicista che avessi mai fatto ad un blog che frequento abitualmente, quello de “Il Laicista”, appunto. Un blog e un blogger con cui a volte mi sono trovato in disaccordo ma che comunque ha sempre solleticato il mio interesse, la mia curiosità. Grazie a te Laicista…

Manifest’azioni

Filed under: fotografia,personalismi,situazioni — ilkonte @ 12:33 am

Pubblico un po’ di foto che da mesi e mesi giacevano sconsolate nel mio hard disk. Devo ritrovare un motivo per ricominciare a fare le cose che mi piacevano o semplicemente per tornare a fare qualcosa.

Scatti vari, presi in momenti diversi, in situazioni diverse, per motivi diversi. Unico comune denominatore quel pezzo di umanità che mi scorreva davanti agli occhi. Umanità diversa impegnata nella teatralità, nella ritualità. Momenti per riconoscere e riconoscersi. Momenti, giornate in cui il solo manifestarsi, mostrarsi, riempire inquadrature e sguardi è già azione.

Buona visione (si spera).

16 gennaio, 2009

L’esistenza è battaglia e sosta in terra straniera

Filed under: g8 — ilkonte @ 12:56 pm
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Da Repubblica.it, “Quello che i celerini non dicono“. A scrivere sono dei poliziotti.

C. DA ROMA Non capisco perché non vogliate parlare degli errori commessi. Qui si tratta di dire chiaramente:
I colleghi che gridavano Sieg Heil ci fanno vergognare, o no?
I colleghi che avrebbero minacciato di stupro le signorine antagoniste meritano la nostra esecrazione, o no?
I colleghi che si accanivano con trenta manganellate sul primo che passava senza sapere se era solo un povero illuso pacifista o un violento vero, hanno sbagliato, o no?
La collega che al telefono con il 118 di Genova, riferendosi alla Diaz, parla di “Uno a zero” dimostra di essere intelligente?
Su queste cose non ci può essere ambiguità!!!
L’esistenza è battaglia e sosta in terra straniera.
Clic.
E bravo il nostro C., pensò Drago. Stai a vedere che ora gli vanno addosso i padovani. Se ne stanno zitti da troppo tempo. Ma è più forte di loro. Se c’è da far vedere chi ce l’ha più duro, loro non sanno resistere. Rinfrescò la chat. Solo per vincere una scommessa troppo facile.
Clic.
E. DA PADOVA Caro C., rispondo alle tue domande:
“I colleghi che gridavano Sieg Heil ci fanno vergognare, o no?”
No. Non mi vergogno del fatto che in polizia ci siano dei coglioni. Non più del fatto che ci siano in Italia. Sono fiero di essere celerino e italiano, nonostante loro!
“I colleghi che avrebbero minacciato di stupro le signorine antagoniste meritano la nostra esecrazione, o no?”
No. Per questa domanda, oltre a valere la risposta sopra, concedimi anche il beneficio del dubbio. Chi prenderebbe seriamente un tentativo di violenza a una capra malata? Il popolo antagonista non brilla certo per l’attaccamento all’igiene! Non credo a quello che, sicuramente in malafede, sostengono questi personaggi!
“I colleghi che si accanivano con trenta manganellate sul primo che passava senza sapere se era solo un povero illuso pacifista o un violento vero, hanno sbagliato, o no?”
No. Pur essendo convinto assertore della totale inutilità di infierire su un manifestante inerme (questo è l’unico sbaglio, sprecare le forze su uno solo), sappi che è impossibile farsi rivelare dal manifestante durante la carica, se è un “povero illuso pacifista” o meno. È inoltre abbastanza difficile, dopo ore di sassaiole subite, magari con fratelli feriti anche gravemente, beccare uno dei personaggi che ti stanno avanti e picchiarli solo un pochettino. Quello che dico è che il povero illuso, visti gli stronzi che stavano con lui, poteva tornarsene a casa invece di manifestarci insieme! Se gli è andato bene fare da scudo per questi delinquenti, allora non si può lamentare di subirne le conseguenze! Che poi qualche collega si sia comportato come un qualsiasi essere umano sotto stress non mi sembra né incomprensibile né disdicevole. Sicuramente qualcuno avrà commesso sbagli. Sai quanti poliziotti c’erano a Genova? Di sicuro non mi vergogno per i loro errori!
“La collega che al telefono con il 118 di Genova, riferendosi alla Diaz, parla di “Uno a zero” dimostra di essere intelligente?”
No. Ma come si dice a Roma, �sti cazzi! Hanno messo a ferro e a fuoco una città, rischiando di farci fare una figura di merda a livello internazionale, provocando danni, feriti, spese enormi e si preoccupano della frase di una telefonista? Non mi vergogno per quello che ha detto. Mi vergogno perché oggi la madre di un teppista imbecille, dimostrando una mancanza di scrupoli e un cinismo degni di una Kapò, è riuscita a farsi eleggere senatrice della Repubblica; perché un partito italiano ha fatto intitolare un’aula all’imbecille!
Non voglio i soldi di questi politici. Non voglio i soldi da questo governo (e da un altro come questo). A difendermi ci penso da me, con l’aiuto di Dio e dei fratelli celerini, che mi stanno accanto e non mi tradiscono nel momento del bisogno.
Once in the Celere, always in the Celere.
C. DA ROMA Quindi, per te, avere al fianco un cretino non è un problema?
Lo dico serenamente: due che tengono e uno che mena non mi sembra da eroi. E poi ti rispondo da romano: �sti cazzi un par di palle. Tu non lavori nel Cile di Pinochet e non ti pagano con lo stipendio in pesos messicani (forse è di cattivo gusto visto il titolo del thread di discussione, “macelleria messicana”, e me ne scuso con quanti si sentono feriti). Il giuramento che hai prestato parla di far rispettare le leggi, non di fartene di tue. In quanto al rischio della “figura”, mi pare che l’abbiamo fatta e basta. E le responsabilità, lo dico da mesi, non sono di chi stava in strada, ma di chi ha permesso che si arrivasse a questo. Siamo stati mandati lì, sapendo quello che ci avrebbero fatto e sapendo come avremmo reagito. Ti piace questo? Ti piace essere una pedina e poi pagarti l’avvocato? Io questo vorrei evitare. Vorrei capire come si può evitare che un collega mandato a fare il proprio dovere si ritrovi indagato in due processi e, dopo la Maddalena, forse anche nel terzo. Scusate la lunghezza.
L’esistenza è battaglia e sosta in terra straniera.

Che rabbia… Ogni volta si riapre una ferita… Non ne usciremo più.

 

12 gennaio, 2009

Cronache dal basso impero (la faccia come il culo)

Copio e incollo dal blog degli amici del Comitato No Oil Lucania. A conferma della cappa di (complice) silenzio che copre la nostra regione sull’affare petrolio e sulla malafede dei “professionisti” dell’informazione regionale, e non solo. Non ho altre parole per riassumere cosa penso ora: SCHIFO. I ragionamenti poi… con calma.

Buona lettura

Comunicato stampa del Comitato No Oil Lucania – Cronache dal basso impero…

…proprio così potremmo definire lo spettacolo che domenica 11 gennaio, una delegazione di cinque membri del nostro comitato ha verificato recandosi in Val d’Agri, presso la masseria Crisci, per tentare di partecipare o di essere in qualche modo ascoltati durante la trasmissione “linea verde”, annunciata come in diretta e che si sarebbe occupata di parco e petrolio, come nel lancio del giorno seguente del TG 3 di Basilicata.

Ma arrivati alla masseria, splendida nel suo affaccio sul lago del Pertusillo finalmente pieno dopo mesi di siccità e di prelievi sconsiderati purtroppo anche a favore dell’Ilva di Taranto, e preoccupati del ritardo accumulato nel tragitto per via di una chiusura domenicale diventata prassi della Tito –Brienza, causa eterni lavori di posizionamento di alcuni ripetitori di telefonia cellulare nella serie di gallerie, perché avremmo voluto chiedere con gentilezza di essere accolti nel parterre degli ospiti e questo avrebbe richiesto trattative inevitabili, non abbiamo trovato che il lago, un paio di simpatici cani scodinzolanti e nessuna traccia delle troupe, dei furgoni con le antenne e la cabina di regia, del presentatore, dei cameramen, dei tecnici, insomma del circo frenetico del primo canale della tv di stato, annunciato in pompa magna dal TG regionale il giorno prima.

Incontrando una coppia che aveva fatto fin lì il tragitto per capirne e vederne di più di questa diretta, otteniamo la semplice spiegazione che il programma era stato registrato qualche giorno prima. Basiti, entriamo allora nel locale e chiediamo lumi al gestore che ci conferma dell’avvenuta registrazione del programma, quindi l’ovvia conclusione è che si è trattato di una bufala mediatica.

Niente di strano, cose che la tv fa spesso, annunciando dirette che non esistono, ben manipolabili con accorti montaggi e di cui nessuno si accorgerebbe mai, visto che il piccolo schermo non prevede verità altre che non siano in se stesso e se qualcosa accade in tv, allora accade, altrimenti non esiste, come ci racconta Marshall McLuhan nel suo “il villaggio globale” o come ci suggestiona Guy Deborde ne “la società dello spettacolo”. Ma allora perché far strombazzare il giorno precedente dal Tg 3 regionale una diretta che non esiste? Perché costringere un imbarazzato cronista, Rocco De Rosa, a prestarsi ad un simile ridicolo gioco? Eppure tutta la regione ha sentito chiedere proprio a questi dal conduttore Ossini la sua necessaria presenza:

La logica non sovviene in soccorso, così entriamo nel locale e guardiamo la “diretta” che non c’è, un lungo spot promozionale delle estrazioni petrolifere, quasi un redazionale sponsorizzato che mostra l’innocuità delle estrazioni tra i boschi, pozzo di Cerro Falcone 4, complesso Sellata-Pierfaone, senza neppure una ripresa che mostri la vastità di quei piazzali che hanno deflorato boschi secolari, la bonomia del Centro Olii di Viggiano, finanche un’ampolla di petrolio che un tecnico aspira a saggiarne gusto e consistenza all’olfatto, quasi fosse olio extra-vergine con cui cospargere la bruschetta e non quel viscoso liquido di cui molti lucani hanno imparato a conoscere il nauseabondo olezzo, e poi le tecniche di trivellazione e scavo che ci aiuterebbero addirittura a capire come è fatto il nostro sottosuolo. Forse è così, con religiosa osservanza, che vanno trattate estrazioni sottoposte a clausola di “interesse nazionale”, con un programma TV che occupandosi di agricoltura e bio-diversità, finisce per parlare suadentemente di petrolio.

Certo in questa terra di stranezze tutto è possibile, persino che la testata giornalistica del TG 3 locale si presti ad operazioni da basso impero in favore dei “padroni” della regione, ENI s.p.a., per sopire le discussione e le criticità di tanti lucani sulle estrazioni petrolifere, suggerendo che queste “coesistono amabilmente” con l’ambiente – e figuriamoci con la salute!

La filiale locale della tv di stato, quella a cui gli italiani ed i lucani pagano il canone, forse dovrebbe avere maggior rispetto dei suoi abbonati, visto che se definire informazione questa “bizzarro” megaspot ENI è un’offesa alla deontologia dell’informazione, a maggior ragione lo è dell’intelligenza dei lucani stessi. Non è certo la prima volta che il TG 3 di Basilicata (da noi ribattezzato PD 3) si esprime in performance lobbystiche simili, ma questa volta crediamo sia stato toccato il fondo, raggiungendo un grado di servilismo ai poteri forti mai visto, a discapito di ogni serenità ed imparzialità di giudizio, professionalità e spirito di servizio.

La conclusione più ovvia sarebbe quella di chiedere le dimissioni del capo-redattore della testata, Renato Cantore, e del giornalista in questione, Rocco De Rosa, giungendo se necessario a sollevare la questione presso gli organi competenti, Commissione di Vigilanza, Consiglio di Amministrazione RAI, Authority delle Telecomunicazioni, e presso ogni altro organo, compresi quelli giudiziari, in grado di assicurare, se non il rispetto della dignità di un popolo offeso da devastazione ambientale, sociale, economica, democratica dietro la destinazione del territorio della regione a damigiana petrolifera, devastazione che ci si ostina a negare per una discutibile ragion di stato che occulta quanto a tutti i lucani è ormai chiaro, almeno correttezza ed imparzialità dell’informazione che a quanto pare soggiace anch’essa a quello stesso “interesse nazionale” del petrolio lucano, ma sapendo che tutti “hanno famiglia” ci accontenteremmo delle pubbliche scuse degli interessati ai lucani, in diretta questa volta sul TG 3 Basilicata.

Miko Somma, portavoce del Comitato No Oil Lucania.

10 gennaio, 2009

Nulla a che fare con la realtà

Filed under: idiozie,Ma guà che storia!,media — ilkonte @ 4:58 pm
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Alcune premesse sono d’obbligo. Non sono un amante di Striscia la Notizia e non considero Studio Aperto una testata giornalistica nonostante quella trasmissione sia un veicolo di informazioni. Altra premessa: ho voglia di parlare di cazzate, non me ne vogliano i duri e puri…

Che significa che il servizio di Striscia non corrisponde alla realtà? Nega l’evidenza? Insinua sulla credibilità della trasmissione di Ricci (bel problema per Mediaset tutta e  per chi pensa che Striscia sia un telegiornale che dice la verità e sbugiarda gli imbroglioni… una volta uno mi disse che solo Striscia aveva il “coraggio di fare delle vere inchieste”… immagino che sentendo una cosa del genere possa svenire dall’indignazione). O, semplicemente, si vorrebbe dire che quello che è stato mostrato non è una taroccatura ma un semplice incidentucolo, che fa tanto ridere però. Sì, perchè per uno spettatore medio di Studio Aperto (partendo dal presupposto che se Studio Aperto è un telegiornale Novella 2000 è l’Economist) avere schiaffata in faccia una figuraccia come questa potrebbe forse (anche se ci credo poco. Gli italiani non mi danno tanta fiducia sulla loro capacità di valutare concetti come la credibilità e la legittimità) far cadere tutto il castello. Potrebbe vacillare la credibilità dei servizi un po’ più seri (si fa per dire), potrebbe sorgere il dubbio che se la forma del tg è falsa, se si prende in giro sulla sua stessa costruzione scenografica, se si cade nella pretesa di stare nella gente, nelle strade, potrebbe crollare ogni pretesa di essere effettivamente nella realtà, di volerla rappresentare in maniera onesta, oggettiva, corretta. Un’altra cosa aberrante. Si dice: ci volete mettere in ridicolo? Non ce ne frega niente (o meglio… Sticazzi!)! Ci segue un italiano su 4 e anche voi aumentate gli ascolti. Ma che discorso è?! Alla fine la massa vince. E a furia di tette, culi, veline, sangue, sentimentalismi, politica trattata come padrone impone e taglio e cuci dalla parrucchiera la massa l’abbiamo ben formata e ce la teniamo. Non dobbiamo rispondere dell’onestà del nostro lavoro, tanto ci seguono comunque. Un modo sottile, che forse non verrà capito, di dare degli idioti ai propri telespettatori.

Ultimamente ho trovato il blog “Odio Studio Aperto“. Ed è grazie a loro che ho scoperto questa faccenda da commedia di regime. Come andrà a finire? Temo che noi continueremo a indignarci, o a non seguirli, mentre loro continueranno a fare ascolti.

p.s.

è solo a causa dell’influenza e dell’esilio poltronaio-computeristico a cui i bacilli mi hanno costretto che questo blog sta rivivendo un momento di inaspettata vitalità?

Vai che sei solo!

Filed under: fotografia — ilkonte @ 12:30 pm
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Da “the big picture“, Boston Globe (foto AP Photo / Francois Mori).

9 gennaio, 2009

Scajola, non siamo in Basilicata!

VENEZIA (9 gennaio) – Perforare l’Adriatico in cerca di gas? Neanche a parlarne per il governatore della regione Giancarlo Galan che risponde per le rime alla proposta lanciata dal ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola.  «Non siamo nel deserto o nel cuore della valle Padana o della Basilicata – spiega Galan in una intervista al Gazzettino -. Vogliono trivellare a poche miglia dalla nostra costa, lungo la quale ci sono gioielli come la Laguna di Venezia e il Delta del Po e le spiagge più affollate d’Europa».
Insomma, siamo al muro contro muro fra la regione Veneto e il governo di Roma, ancora una volta.

La polemica è sorta dopo che Scajola, in un’intervista, aveva portato alla ribalta l’argomento spiegando le motivazioni che hanno portato il governo ad inserire un emendamento nel Disegno di legge sullo sviluppo già approvato alla Camera e ora in discussione in Senato, che prevede una «revisione della clausola che impedisce l’estrazione in Alto Adriatico, in modo che in accordo con la Regione Veneto si possa di nuovo prendere energia da sotto i piedi».

Accordo che oggi sembra davvero irraggiungibile. Il Veneto è l’unica regione «che ha provveduto a dotarsi di un rigassificatore, (utile a tutta l’Italia) e che ha il più alto numero di centrali idroelettriche». Ha ribadito il presidente Galan, esplicitando il proprio disaccordo con il ministro Claudio Scajola. In poche parole, l’Adriatico non si tocca: il rischio è troppo alto: «Non dico di no per fare dispetto a Scajola – incalza ancora Galan – ma al principio di precauzione non rinuncio». 

Certo, sotto l’Adriatico esiste una riserva di gas davvero imponente, ma questo non basta a giustificare le perforazioni: «Da anni chiediamo garanzie all’Eni – insiste Galan – e la risposta è che ci sono, e allora le ribadisca in modo da tacitare del tutto le voci, di fonte scientifica, assai preoccupate per le conseguenze di sussidenza (abbassamento dei fondali) a seguito del pompaggio di metano».

Dunque, la regione Veneto avrebbe già fatto la sua parte e non sarebbe disposta a correre rischi. A questo punto, Galan si domanda, senza troppi giri di parole: «E gli altri che fanno? Perché non seguono l’esempio del Veneto?». «Con il rigassificatore off shore in completamento al largo di Porto Viro – ricorda – il Veneto contribuirà al 17% del fabbisogno nazionale di energia», indicando che in cinque anni di operatività del rigassificatore renderà disponibile una quantità di gas pari a quella che si avrebbe perforando i giacimenti presenti sui fondali delle coste venete».

Lega e Confturismo dalla parte di Galan. «Negli anni ’50 le terre del Polesine sprofondarono in alcuni punti di ben 4 metri a causa dei prelievi di metano – ha spiegato, sempre nell’intervista del Gazzettino, Roberto Ciambetti dellla Lega -. Ecco perché la Lega si opporrà a qualsiasi intento di riprendere le estrazioni (…)». dalla stessa parte della barricata si posiziona la Confturismo che, per bocca del presidente Marco Michielli, spiega: «Non possiamo permettere che si danneggino Venezia, Chioggia e le nostre coste. Il rischio di abbassamento del fondale è reale».

 Questo è un articolo che ho trovato oggi sul Gazzettino.

Si spieghi meglio governatore…

Non in Veneto ma nel deserto: il discorso ci può stare. Il deserto, lo dice la parola stessa, è luogo non antropizzato e senza prospettive agricole o industriali. Magari turistiche, ma è grande e si può sempre cambiare l’itinerario turistico ed evitare di disturbare i gitanti con puzze, torri, fiamme.

Non in Veneto ma nel cuore della Valle Padana: dove precisamente? Mantovano? Emilia? Piemonte? Non ci sono attrazioni turistiche nella Pianura Padana? E’ forse una zona scarsamente antropizzata? Zona poco produttiva, povera, derelitta?

Non in Veneto ma in Basilicata: tanto lì già fate quel cazzo che vi pare? Perchè sono pochi, poveri e vecchi? Perchè eleggono pochi parlamentari che mai si sognerebbero di opporsi ai mostri estrattivi (angosciante la faccia con cui il presidente della Basilicata Vito De Filippo ultimamente sta parlando del petrolio dicendo, dopo anni di “silenzio ingenuo”, che è stata un’occasione sprecata e che le royalties andrebbero ricontrattate per ottenere qualcosina in più… perchè ricordarsene oggi? perchè c’è un’inchiesta giudiziaria in corso? perchè le elezioni sembrano avvicinarsi troppo velocemente? perchè la maggioranza balla? perchè c’è chi comincia a girare la regione denunciando la truffa, i danni, lo schifo che dal ’90 a oggi è stato fatto?)? Perchè non hanno un’agricoltura industriale (no, ma non perchè impossibile)? Perchè tanto la gente te la compri con un posto in Fiat, o alla Forestale, o al Comune? Perchè tanto stiamo parlando di una regione che la ggente comune non sa neanche indicare sulla cartina? Perchè tanto sono già inguaiati e non se ne lamentano… una porcata in più o in meno…

Avremo già il rigassificatore: allora meglio non aggiungere scempio a scempio? Allora è rischioso?

Il Principio di precauzione è irrinunciabile, l’Eni non da garanzie da anni sui rischi e le preoccupazioni di sussidenza (abbassamento dei fondali) a seguito del pompaggio di metano: e bravo il Governatore! Non valgono forse queste preoccupazioni anche per gli altri? Ma bisogna prendere lezioni dai Leghisti sul come si gestisce il rapporto fiduciario tra eletto e elettore (una domanda che pongo a me stesso: ma che un politico locale cerchi di fare l’interesse esclusivo del proprio elettorato è un bene o un male?)?  Il governatore saprà, immagino, che la Lucania è terra sismica? Il governatore andrebbe anche informato che la Lucania è terra di frane, smottamenti, paesi che finiscono in scarpate, paesi fantasma? Si, risponderà il governatore, ma sono pochi. Non costa tanto spostare un paese di 800 abitanti, se mi sprofonda Rovigo è una bella rottura di coglioni (“Negli anni ’50 le terre del Polesine sprofondarono in alcuni punti di ben 4 metri a causa dei prelievi di metano “). E se sprofonda Carpi (sempre che sia nel cuore della Valle Padana)?

Domande banali, volutamente banali, infantili. Ma non sarebbe bene magari interrogarsi sull’opportunità di favorire un risparmio energetico? Un migliore utilizzo delle fonti energetiche? Evitare sprechi? Mi si dirà: non possiamo dipendere dall’estero, attaccati alla sottoveste del russo, dell’algerino o dello sceicco di turno. Giusto, tagliamo i consumi. Se la politica è politica dovrebbe superare la logica dell’oggi e concentrarsi su politiche a lungo termine, informando la gente, rendendola cosciente di quello che si va a fare. A quel punto, ci scommetto, si perderebbero anche meno voti.

8 gennaio, 2009

Amaro lucano (nel senso del petrolio)

Torno a parlare di petrolio e della fantastica favola delle trivellazioni che avrebbero reso la Lucania una nuova terra promessa. Niente di tutto questo. Il petrolio non ha portato effetti diretti sull’occupazione, chi può se ne parte e cerca di guadagnarsi qualcosa fuori, lontano. Ormai anche io torno a Potenza solo durante le feste e ogni volta mi accorgo come la maggioranza dei miei amici, dei miei coetanei, ormai vive lontano da Potenza (Roma, Milano, Torino, Irlanda, Berlino, Spagna). Quando avevo 17-18 anni frequentavo la piazza del quartiere. Bene, a 10 anni di distanza uno dei miei compagni di merende di allora si è ingegnato in una sorta di conteggio per avere un po’ il polso di questa nuova emigrazione, più strisciante, forse meno drammatica di una volta, ma sicuramente ugualmente dannosa per il territorio che si vede privato di menti giovani, preparate, vogliose, spesso pronte a sobbarcarsi lavoracci e sacrifici umilianti per cercare di “svoltare”. La piazza del quartiere è un rettangolone con su tre lati palazzoni da quartiere popolare (gli edifici vanno dai 4 ai 9 piani) e sul terzo una chiesa (utlimata una decina di anni fa dopo che per una ventina d’anni ci si era dovuti accontentare prima di un container, poi di un prefabbricato). Su circa 60 ragazzi circatrentenni (nati grossomodo tra il ’77 e l’82) 45 se ne sono andati fuori per studiare e poi lavorare, o solo per prendere uno stipendio. Sono rimasti in pochissimi. Anch’io mi lancio in un conteggio approssimativo. Quando avevo 18-19 anni mi vedevo con la mia comitivona in quella piazza. Nelle serate migliori quando si organizzava un’uscita di massa potevamo anche riuscire a mettere su una carovana di 5-6 macchine, tutte piene. Ora i superstiti di quella comitiva, quelli che sono rimasti a Potenza, secondo me troverebbero difficoltà anche a organizzare una partita a calcetto senza chiamare altri conoscenti o amici di amici (sarà anche per questo che tirano fuori tutti una simpatica panzetta?).

Termino questa mega introduzione per lanciare però un altro aspetto, meno dibattuto e conosciuto, dei non-risultati, o del fallimento, della favola petrolifera lucana. Si estrae petrolio e non se ne conoscono le ricadute ambientali. O meglio, si sa cosa l’industria estrattiva provochi, ma non viene comunicato e, soprattutto, non vengono effettuati i minimi controlli su cosa e in che quantità viene buttato nella nostra aria, nelle nostre falde e nelle nostre discariche. Per questo motivo vi invito a leggere quanto segue, copiato e incollato da Vilerola – il Blog di Vito L’Erario.

Buona lettura (e spargete la voce).

AMARO PETROLIO

Schulumberger SpA, è la società che dal 1999 bucherella la Val d’Agri per conto dell’ENI. Registrata nelle Antille Olandesi, viene definita dal Boston Globe una sorta di camaleonte in affari e in “silenzio” con tutti, in particolar modo con l’Iran dove vi esporta materiali proibiti, contravvenendo in questo modo alle leggi che regolano l’export. Utilizza trivelle radioattive: l’americio 241; il litio e il berillio (altamenete tossico e cangerogeno), anche in Val d’Agri, luogo in cui niente e nessuno limita “perforazioni radioattive”.

Le perforazioni dei pozzi in Val d’Agri ha comportato e comporta tutt’oggi la produzione di fanghi e fluidi perforanti da composizione chimica segreta, fanghi di natura tossica (mercurio, cadmio e bario), difficili e costosi da smaltire. Perforazioni atomiche che creano esplosioni (blasting), danni all’edilizia, microterremoti e dissesti dei suoli.

In un articolo-dossier di Fabio Amendolara del Il Quotidiano della Basilicata datato al 18 luglio 2008, emergono fatti inquietanti in merito a un traffico illecito di fanghi industriali stoccati presso la ex Liquichimica di Tito Scalo. L’articolo, documenta fatti di cui la stessa Procura di Potenza si è occupata, in particolar modo sulla pericolosità dell’area oggetto di questo traffico di rifiuti industriali. Tra le righe si legge che un carabiniere del NOE (Nucleo Operativo Ecologico) sia stato colto da un malore dopo il rivenimento di fosfongesso che, come un telo ricopre ancor oggi fanghi pericolosi di origine industriale.

Antonio Pace scrive su La Gazzetta di Basilicata del 4 gennaio 2009 che in merito al “Progetto Frusci” dell’ENI – che prevede ricerca di petrolio in una area di 272 kmq e che interessa 10 comuni (Potenza, Avigliano, Bella, Pignola, Baragiano, San Fele, Atella, Pietragalla, Filiano e Ruoti) – “bene le royalty, ma prima l’ambiente” facendo emergere un parere artefatto dei cittadini. I cittadini che hanno espresso il loro parere sono quattro: Giovanni Samela, presidente dell’associazione 100 comuni, G. C. della frazione Frusci, M. C. di Stagliuozzo, e la signora D. F. di Avigliano. Per Pace, de La Gazzetta del Mezzogiorno, le comunità si sono gia espresse in maniera possibilista mentre il Sindaco di Avigliano, Domenico Tripaldi, continua il suo silenzio-assenso senza che convochi un consiglio comunale aperto in via straordinaria.

Petrolio in Basilicata, Disastri umani e ambientali. Era il titolo del convegno organizzato dal Comitato No Oil Lucania a Villa d’Agri (Pz) con la presenza della Prof.ssa Maria Rita D’Orsogna, California State University at Northridge Los Angeles, CA (USA).
Una ventata di informazioni importanti di cui ne facciamo tesoro, noi lucani popolo polvere, dicono sempre quelli dell’ENI. Loro continuano ad estrarre, a richiedere permessi come quello di “Frusci” governato dal Sindaco petroliere Tripaldi. Nel frattempo in Val d’Agri le estrazioni continuano il loro corso, con il trasporto, con gli oleodotti corrosi dallo zolfo (vita media delle tubature progettata per durare 100 anni, se esposto all’H2S: 10 anni!), con le perdite, logorii, sigillature imperfette. Emissioni e esplosioni, pardon, sfiammate come quelle del Centro Oli di Viggiano e dei pozzi che continuano ad emettere composti organici volatili, IPA, Benzene, Taluene, Xylene, H2S,
SO2, Ethylbenzene, PM e CO2, scoppi accidentali.
Nel 1994 a Trecate (Novara), per tre lunghi giorni vi furono eruzioni initerrotte: 100 Kmq di terreni agricoli risultarono impraticabili, è uno degli incidenti più gravi accaduti nel nostro stivale puzzolente di uova marce.
Uova di colombo, di gallina o di struzzo come pensa di fare il Sindaco di Avigliano mettendo la testa sotto la sabbia. Pane e petrolio amaro, Sindaco, un petrolio di bassa qualità dove forse nemmeno la benzina si riesce a ricavare. Un petrolio melmoso, viscoso, non fluido, heavy, soure crude (pesante, amaro), corrosivo, difficile da trasportare, danneggia oleodotti, quelli che ENI intenderà realizzare per veicolare l’amaro petrolio da Frusci al Centro Oli? Puo darsi. Un petrolio ricco di zolfo del diavolo, da raffinare: eliminarlo, trasformare l’H2S in zolfo puro: Process Claus. Ma non tutto l’H2S viene eliminato: il processo Claus elimina solo il 95-97 % dell’H2S, il resto viene immesso in aria da un inceneritore a fiammella costante, da dove “vomitano” settanta inquinanti tra cui: benzene, formaldehyde, polyciclic aromatics hydrocarbons, (PAHs, incluso naphthelene), acentaldehyde, propylene, toluene, xylene, ethyl benzene e hexane. L’idrogeno solforato è impossibile da smaltire totalmente, mentre si rilasciano ancora brevetti per innalzare la soglia di recupero dell’H2S.

 

L’idrogeno solforato, o H2S, un gas incolore, facilmente infiammabile con una tossicità paragonabile al cianuro. Impedisce all’ossigeno di arrivare alle cellule, puzza di uova marce, quelle che stendono gli estinti mammut. E’ un forte inquinante mai monitorato in Val d’Agri e se monitorato i dati sono in qualche archivio segreto dell’ENI.
I cittadini lucani, e di Avigliano, dovrebbero sapere che l’H2S viene metabolizzato dal corpo umano, nel fegato e nel sangue, quello succhiato dagli spolpatori. Esposizioni prolungate nel tempo provocano problemi alla respirazione, all’epidermide, alla vista, al sitema nervoso. A lungo andare i danni diventano permanenti. Sono maggiormente esposti: persone con problemi asmatici, gli anziani, le donne incinte (l’H2S nell’atmosfera innalza i rischi di aborti spontanei), i bambini (respirano maggiori volumi di aria e più in fretta rispetto a noi adulti, hanno un fisico più vulnerabile, sono più sensibili ai danni, subiscono problemi di apprendimento e riducono lo svilluppo intellettivo).
L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) raccomanda limiti di 0,005 ppm (parti per milioni) di H2S; negli USA il governo federale consiglia 0,001 pppm (ciascuno stato decide per se), nel Massachussets i limiti sono 0,0006 ppm, mentre in Oklahoma 0,2 ppm.
In Italia, il paese di pulcinella, il D.M. 12 luglio 1990 inerente le linee guida per il contenimento delle emissioni degli inquinanti industriali e la fissazione dei valori minimi di emissione, fissa per l’industria non petrolifera 5 ppm, per l’industria petrolifera 30 ppm. Incredibile ma vero!
Nel nostro Pease, sempre di pulcinella, il rilascio di H2S è 6000 volte in più di cio che raccomanda l’OMS. Tutto questo è semplicemente legalizzato mentre la molecola della vita, il DNA si ritrova con coppie sbagliate, riceve segnali sbagliati alle sue cellule, giungono agenti genotossici, le cellule diventano cancerogene, nascono i tumori. La gente si ammala di cancro.
Secondo il rapporto annuale 2008 AIRTUM, nell’UE si sono avuti 140 casi per milione di tumuri infantili, in Italia 270 casi per milione.
“Queste osservazioni mettono in evidenza il possibile ruolo dell’idrogeno solforato come insulto ambientale che, data una predisposizione genetica, può causare l’instabilità del genoma o mutazioni caratteristiche del cancro colorettale”. Scrive la Prof.ssa D’Orsogna.

Se l’uomo è parte integrate della diversità biologica, anche gli animali e i vegetali lo sono.
– Fughe di H2S, provacano danni agli animali, al bestiame. Sempre a Trecate1994, vi furono gravi perdite di bestiame.
– I pesci e i crostacei, anch’essi se sottoposti al pericoloso inquinante, muoiono per bioaccumulo (morte in massa). L’H2S e l’SO2 entrano nel ciclo vegetativo attraverso processi di fotosintesi: matabolizzati e fissati.
– Le falde acquifere vengono contaminate da solfiti dai pozzi, dal greggio, dalle acque o gas di risulta, dalle tubature dai pozzi dismessi convertiti a discarica. Nel Mingo Coustrt, USA, esce acqua giallastra dai rubinetti dal sapore di zolfo (15 ppm).
Inoltre l’H2S dopo 3/40 giorni (a seconda delle condizioni climatiche) diventa SO2, quindi si verificano piogge acide.

Negli Stati Uniti vige il divieto assuluto di trivellare parchi, grandi laghi, a 160 Km dalle coste, sull’85% del territorio. In Norvegia a 50 Km dalla costa.
In Basilicata circa il 70% del territorio è interessato da permessi estrattivi, comprese aree protette (vedi Parco della Val d’Agri) e non contenti quelli dell’ENI fanno anche calendari sulle “mani del lavoro lucano” e ci chiamano “comunità in polvere”.

Voglio chiudere questo post lungo, a pillole, dal sapor sarcarcastico, con una citazione estrapolata dalle slide della Prof.ssa Maria Rita D’Orsogna.

“Puoi pensare che le tue azioni siano insignificanti ed inutili, ma questa non è una scusa valida: devi impegnarti lo stesso”.
Mahatma Gandhi

Vedi anche:
VIAGGIO A VIGGIANO, dal blog della Prof.ssa Maria Rita D’Orsogna
PETROLIO, PRIMA LA SALUTE E L’AMBIENTE
, dal blog di Astronik
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