franchino's way

31 ottobre, 2008

Levati Francesco… vai via!

Minuto 4, dopo le immagini degli scontri..

30 ottobre, 2008

Occhi sulla crisi (dopo una manifestazione)

Filed under: attualità,bologna,politica,sinistra — ilkonte @ 10:30 pm
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Cosa è stata la giornata di oggi? Ho seguito per qualche ora il corteo bolognese contro la così detta “riforma Gelmini”. Alcune considerazioni:

Non c’era l’ombra di una bandiera. Si, ok, quelle erano a Roma dove c’era la manifestazione dei sindacati. Appunto! Qui, dove la manifestazione è stata autogestita, autoprodotta, di bandiere non ce n’erano. Hanno anche cacciato Grillo dal corteo.

Non si canta più, non si gridano slogan complessi e creativi. Si balla dietro un camioncino che mette musica oppure si lanciano cori stile stadio con tanto di battimano. Lo stadio come le sezioni di una volta, IL luogo di aggregazione, IL luogo modello a cui si ispira lo stile dei manifestanti.

Non c’è antipolitica. La manifestazione era estremamente politica. Si chiede di difendere la scuola pubblica, il welfare, l’Università. Si chiede di difendere un modello di società contro un altro. E’ un movimento post-partitico e forse anche post ideologico, anche se l’ideologia,  non più filtrata e diffusa dai sistemi partito, è ancora presente.

I ragazzini delle superiori sono sempre tenerissimi. Si godessero il loro rito di passaggio della contestazione, ridessero, si ammazzassero di canne, trotterellassero sprizzando adrenalina. Lo facessero ora… Poi le delusioni e la vita li potrebbero portare da altre parti.

I manifestanti non  vogliono essere rappresentati da nessuno. Vogliono autorappresentarsi. Non hanno nessuna fiducia nei partiti di sinistra e non ne hanno per Veltroni. Molti di loro non sono nemmeno  andati a votare e lo rifarebbero, Berlusconi o non Berlusconi.

C’è un’aria strisciante di disincanto. Come se, in realtà, sotto sotto, tutti sapessero che tutto questo non serve a niente. Ma, in fondo, è meglio esserci che rimanere a casa, meglio lanciare il sasso e vedere se rimbalza che tenerselo in tasca.

Non è un movimento antagonista nell’accezione cara ai centri sociali. Non è gente che critica il capitalismo, la coca-cola, le vetrine, eccetera. Sono ragazzi col cellulare, con la macchina del papi, il pc.. Per questo i centri sociali e i partiti di sinistra non li attraggono più come anni fa. Parlano lingue diverse. Magari si può camminare assieme per un po’, ma alla fine… ognuno per la sua strada.

C’è un’energia che torna ad affiorare. Ero contento nel vedere  che c’erano anche tanti circa-trentenni. Speriamo bene. Il problema è che queste energie sono difficilmente incanalabili nei binari tradizionali della politica. Si rischia quindi la polverizzazione, la dispersione, e la mancanza di coordinamento. Urge una sinistra al passo coi tempi che scenda  tra loro, in punta di piedi, senza manie di protagonismo, e prenda appunti.

Il referendum? Non ci crede nessuno. Passa troppo tempo, il tema si sgonfia, l’entusiasmo scema… Poi chi vuole proporre il referendum? Veltroni? Ma cosa diceva quando anche governi di centrosinistra tagliavano, storpiavano, macellavano? Non è credibile… Alla politica parlamentare non vuole credere nessuno. Ma senza politica, senza palazzo, senza struttura, senza sponde… dove si va a finire?

Basta co sto cazzo di ’68! Tanto si sa già che a 60 anni saremo tutti incazzati, razzisti, xenofobi, analfabeti di ritorno e democristiani. Non c’è bisogno di ricordarcelo di continuo. Basta co sto mito… So’ passati 40 anni!

C’è un livello di conoscenza politica e preparazione culturale tra i ragazzi che sfiora il ridicolo. Una roba imbarazzante. Molti non sanno manco cosa stanno a contestare. Per fortuna però sono in piazza… almeno fanno numero.

Occhio a non fidarsi troppo di rettori e professori vari. Hanno rotto. Si facessero da parte. Soprattutto se sono voci provenienti da qualche corso di “scienze delle merendine” di qualche micro-università creata negli anni delle vele gonfie, quando un piacere al sottosegretario non si poteva negare.

9 ottobre, 2008

No more Coffy party!

E’ ufficiale, Cofferati non si ricandida a sindaco di Bologna. Che momento! Sento di dover scrivere e inizio, come nel mio stile, a buttare giù le cose così come mi vengono in mente.

Caro Coffy,

lei era l’uomo dell’art. 18, lei era l’uomo che tutti aspettavamo come leader della sinistra per battere Berlusconi. La mandarono a riconquistare Bologna, a farsi le ossa, si diceva nei corridoi. La misero qui, buono buono a non rompere i coglioni e lei obbedì. Lei arrivò qui, sicuro di vincere, e vinse, provocando grandi entusiasmi, grande voglia di partecipare. Anch’io, mi ricordo, le scrissi una lettera, tutto emozionato, sperando di poter vivere finalmente un bel periodo. Naturalmente nessuna risposta, ma c’era da aspettarselo.

Poi, dopo la vittoria, la trasformazione. Il Principe si sa, deve guardare ai fini e non ai mezzi. Ma… che delusione. Sia sui fini che sui mezzi.

Lei ha contribuito alla trasformazione/involuzione della sinistra italiana o sedicente tale che si riconosce nel Pd. Le parole d’ordine: ordine, legalità, sicurezza, autorità, benaltrismo. Lei si è dimenticato forse chi era, lei non sapeva dove era, lei non si è reso conto che era a Bologna e non a Cremona? Lei ha parlato più con i giornali nazionali e le tv nazionali che con i suoi elettori, tranne poi iniziare un ridicolo “giro dei quartieri”, un po’ come quello che fece nella campagna elettorale che lo portò all’elezione. Peccato che quest’ultimo “giro nei quartieri” sia arrivato a fine mandato, per rilanciare la sua ricandidatura. Peccato che i bolognesi non sono coglioni fino a questo punto e hanno, anche, contestato e risposto freddamente ai suoi tentativi ruffiani di riavvicinarsi alla plebe. Peccato. Aveva una grossa possibilità. E l’ha sprecata. Il Pd locale si è addirittura dilaniato in una lotta interna pur di rimetterlo sul trono, ha organizzato addirittura delle ridicole elezioni primarie (in stile cubano con un solo candidato), ha addirittura perso pezzi e elettori pur di avere il suo uomo forte, ma lei… fatti due conti, visto che dall’altro lato Guazzaloca incalza e rischia seriamente di vincere. Farsi battere no.. Non è da lei. Non ha accettato mai critiche, figurarsi una bocciatura che (probabilmente o sicuramente?) sarebbe arrivata. E, sconfitto a Bologna=sconfitto a Roma. Fine della carriera. A fare il papà a tempo pieno. No… Non era nei piani. Un uomo della sua superbia non lo potrebbe mai accettare.

Oggi sono felice. Non tanto perchè lei se ne va. Va bene, ma meglio non lasciarsi andare troppo a entusiasmi infantili. Sono felice perchè fallisce in questo modo tutto il progetto piddino bolognese schiacciato su di lei e la sua persona. Sono contento perchè ora inizierà una guerra civile interna ai sedicenti sinistroidi, una resa dei conti, un balletto di posizioni e posizionamenti. Sarò contentissimo quando cominceranno i distinguo, le prese di distanza. Mi rotolerò a terra dalle risate quando sentirò il primo piddino “ordine e legalità” dire che lei alla fine non era poi il capo dei capi, non era indiscutibile, non era poi tutta questa gran cosa, che la gente non era contentissima. Mi rotolo già ora a terra dalle risate a immaginare le facce dei piddini che contano qua in città. Ma come? Core ingrato?!

Le farei alcune domande:

Cosa risponde a chi l’accusa di essere stato uno dei peggiori sindaci della storia bolognese?

Con lei si sono incazzati tutti; la destra, la sinistra, le associazioni, i volontari, i precari, i dipendenti comunali, gli studenti, gli immigrati, i commercianti, gli autisti dei bus, i locali, i pub, gli avventori dei locali e dei pub, i cittadini che vivono sui locali e sui pub… tutti. Come mai? Mi sa indicare qualcuno, che non sia l’estabilishment piddino, che la ricorderà con piacere?

Si è mai chiesto perchè la gente a momenti neanche la saluta più per strada?

Cosa pensa di aver dato alla città?

E alla sinistra italiana?

E alla destra?

Cosa farà in attesa di altri succosi incarichi di partito? E se non venisse fuori nulla… si candiderà a sindaco di Genova? Andrà allo stadio? A vedere i Grifoni o i Doria?

Caro Coffy,

le riconosco il fatto di aver segnato una stagione. Metaforicamente lei rappresenta anche una stagione della sinistra italiana. Quella che è passata dalle grandi aspettative, dagli entusiasmi, dalla voglia di fare nata dai movimenti alla delusione cocente. Ora siamo lì a camminare tra le macerie polverose. A cercare e cercarci tra quello che eravamo e quello che non sappiamo più di essere. La sinistra era come Bologna quando ci arrivò lei: campava sugli allori, sul passato più o meno glorioso, sui ricordi e sul mito. Era, Bologna e la sinistra, ancora parzialmente figa. Una cosa quasi trendy. Una cosa spendibile. Ero quasi orgoglioso di vivere a Bologna così come ero quasi orgoglioso di essere di sinistra. Ora… non lo so. Non so cosa più cosa è Bologna e non so più cosa è la sinistra. Sapevo più o meno, vittima forse del mito, chi fossero e cosa fossero i bolognesi così come avevo un’idea, approssimativamente, di chi e cosa fossero le persone di sinistra. Ora non lo so. Non li riconosco più per quello che dicono, quello che fanno, quello che pensano. Lei è stato la metafora dei tempi… ma tempi non gloriosi, sicuramente. Se lo lasci dire: lei è un uomo della decadenza. C’è chi dice che lei ha avuto il merito di aver capito dove soffiava il vento, di aver avuto fiuto politico. Io le dico: ha fatto la cosa più semplice. Ha inseguito e non guidato. Ha contribuito alla mia amara conclusione che la sinistra italiana, di cui lei volente o nolente lei è uno dei simboli degli ultimi 10-20 anni, ha perso culturalmente. Lei è il simbolo del fallimento di una generazione, di un progetto politico, di un sogno infranto.

Spero di cuore che questa sua ritirata, qualsiasi ne sia la ragione vera, sia l’inizio della fine dell’irresponsabile progetto del Pd, della sua strategia fallimentare. Spero di cuore che si possa reiniziare a parlare e parlarci, per guardare avanti e proporre.

Caro Coffy,

la saluto. A mai più rivederci (speranza appunto)…

8 ottobre, 2008

Pennivendoli e omologazione

Rieccoci qua (ne è passato di tempo!). Torniamo indietro alla partita Roma-Napoli. Lo ammetto, sono stato vittima anch’io della disinformazione. Ammetto anche io di aver subito l’omologazione imposta dagli organi di così detta informazione. Rivendico però il fatto di aver sempre comunque dubitato. La cosa non mi sembrava chiara, mi puzzava un po’. Mi era sembrato strano che l’Osservatorio, sempre così ligio nell’opera di divieto, avesse dato una chance ai napoletani (che non sono degli angioletti). Mi era sembrato strano che del presunto assalto al treno nella stazione di Napoli non ci fossero filmati o testimonianze dirette e che si mostrasse solo l’arrivo dei napoletani a Roma con i loro cori, il loro fumogeno, la loro corsa, il loro essere tutti uguali, quasi in divisa, mentre urlavano “bruciamo la capitale”. Mi era sembrato strano che, se scontri c’erano stati, non si fosse visto niente; non una manganellata, non un lacrimogeno, non una testa spaccata. Ma mi ero detto, ingenuamente, son stati bravi quelli delle questure, li hanno fatti passare veloci, hanno evitato di peggiorare la situazione. Ma il dubbio, il tarlo, rimaneva. Anche e sopratutto dopo le polemiche politiche e i muscoli mostrati dal governo. Passano i giorni e sui blog e nei forum degli ultras italiani il dubbio viene mano a mano alimentato. Fin quando.. Sorpresa! Rainews e la sua bella inchiestina. A quel punto sono costretto a fare un passo indietro. Mi rimangio tutte le cretinate che posso aver detto e ammetto di essermi comportato da ignorante. Ma questo lo dovrebbero fare un po’ tutti, compresi i giornalisti o sedicenti tali. Compreso quelli che di fronte a questa notizia e alla richiesta , forse, di approfondire storcevano il naso:”Ma basta… hanno rotto i coglioni.. c’è poco da parlare… fanno bene a usare la mano dura!”. Sono quelli che parlano del mondo senza viverlo, senza calpestare le strade e le piazze da anni. Quelli che dicono di conoscere il mondo perchè lo leggono sui giornali. I benpensanti, i pennivendoli e gli omologati.

La cosa peggiore è pensare che il giornalista di Rainews sia un fenomeno. No, cari miei. Ha fatto niente di più e niente di meno del suo lavoro: ha trovato la notizia, si è incuriosito, ha cercato di verificare le fonti, ha trovato testimonianze e ha messo insieme i pezzi del puzzle. Ma di questi tempi è oro. Appunto… di questi tempi. Coltiviamo sempre i nostri tarli, i nostri dubbi… anche se non serve a niente, anche se poi vincono sempre gli altri. Alla fine almeno non ci si vergogna, se un po’ di dignità c’è rimasta, di noi stessi e di quanto possa essere facile cadere.

Buona visione.

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