franchino's way

6 agosto, 2008

La mia Genova (appunti e ricordi…13)

“E no… uagliò… la cazz’ d’ la chitarrra l’ho buttata. Mentre cercavo di scavalcare un cancello la gente si aggrappava alla chitarra e mi teneva a terra… C’ho provato un paio di volte… ma uagliò.. mi potevano schiaccià… l’ho buttata”. Come? Mentre pensavo a come cercare di dare la brutta notizia all’alaskese la guardai. Aveva capito. Aveva visto che il fodero con il suo amato strumento non c’era. Non diceva una parola. Io quasi mi incazzai coi due liceali. Ma che gli potevo dire… Alla fine… Vatti a trovare in quella situazione. L’alaskese muta.

E il mio amico che ancora non si vedeva. Telefonino in mano a chiamare e richiamare per bucare la rete intasata. Niente. Ancora niente. “OH!! MI SENTI? STAI BENE? DOVE CAZZO SEI?!”. Era dall’altra parte del corso, su una scalinata lunga lunga. Bloccato lì con un gruppo di finanzieri in basso che non faceva passare nessuno. Meno male. “Dai… ti aspettiamo qua sulla terrazza. Ma stai bene?”

Ci spostammo all’interno di una specie di tendone bianco, sulla terrazza. Dentro un mare di gente a godersi l’ombra e le sedie di plastica bianche. Qualche bottiglia d’acqua. Ci buttammo seduti, stravolti di stanchezza. Mentre riposavamo cominciammo a sentire una persona che suonava. L’alaskese riprese vita, ci chiamò. Era la sua chitarra. Incredibile, da non crederci. “Are you sure?”. Non è che andiamo da questo e ci dobbiamo mettere pure a fa questioni?. Ma tu vedi… L’alaskese convinse il titubante suonatore elencando marca, scritte, segni, graffi, fogli sparsi nel fodero, eccetera. Che storia! Raccontammo la storia dell’alaskese, l’incontro in stazione, la manifestazione con lo zaino. Il tipo e le persone intorno a lui cominciarono a ridere. Prese la chitarra, la diede sorridendo all’alaskese. “Suonaci subito qualcosa!”. E l’alaskese suonò. La musica sembrò dare tranquillità, normalità. Ci rilassò. Ricominciammo a ridere e scherzare, raccontarci le cose viste come se fossero aneddoti comici. Tra sopravvissuti, tra profughi. Compatti, uniti, solidali. La tragedia, lo svuotamento si riempì di socialità. Una socialità allegra, quasi. Mi buttai su una sedia, presi una bottiglietta d’acqua e, seduto, me svuotai tutta in testa. Ah! “Uagliò… Amma aspettà qua… Non ci muoviamo… Tanto la manifestazione è andata…”

Qualcuno faceva uno spinellino. Altri dormivano. I più anziani si riposavano e si godevano l’ombra. Ogni tanto arrivava una voce sugli scontri che continuavano, ronde di poliziotti a caccia di manifestanti dispersi per la città, pestaggi. Ma noi, come in un’oasi, ascoltavamo quasi come se la cosa non ci riguardasse più. O riguardasse ormai altri, lontani, ancora in trincea. Noi eravamo salvi, sudati ma salvi. Rilassiamoci un po’, parliamo, conosciamo gente, facciamoci una cannetta, chiacchieriamo, cerchiamo qualcosa da mangiare… e pò v’rmimm’ ch’amma fa!

Ha piovuto, diluviato per un po’. Ora c’è un’umidità insopportabile perchè anormale qui a Pozen. Che noia. Volevo scrivere un po’ per riempire il pomeriggio.. ma.. no… Meglio fermarsi. Oggi non mi sento. Rimango un altro po’ sulla terrazza prima di ripartire. Che di strada ancora ce n’è da fare. Non voglio neanche chiedermi perchè scrivere. Oggi mi sembra inutile. Sarò meteoropatico.

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6 commenti »

  1. ciao guagliò,se passi da queste parti vienci a trovare.

    Commento di steve — 6 agosto, 2008 @ 11:15 pm | Rispondi

  2. Bel blog, tornerò per leggere tutta la tua Genova.
    Sei lucano?

    Commento di diario_est — 9 settembre, 2008 @ 8:39 pm | Rispondi

  3. da quel che intuisco nel tuo commento a “petrolio” su diario_est, Andrea di Consoli de “il padre degli animali” ce l’hai anche tu. Io dovrò rileggerlo, che non lo ricordo tanto.

    Commento di filippo b. — 10 settembre, 2008 @ 12:48 am | Rispondi

  4. perchè una mail? Te lo scrivo qui.
    Ti chiedi se su quella terrazza non ci puoi restare.
    Penso ne abbiamo diritto ad una terrazza.
    La tua conterranea diario_est ne ha una, che chiama “balcone”. Io confesso glielo invidio.
    La tua si raggiunge per una dramma civile sanguinoso, ma se ne fai un “balcone”, ti si può spalancare su panorami interi. Lei ci cura anche le piante ed i fiori.

    Commento di filippo b. — 10 settembre, 2008 @ 1:07 am | Rispondi

  5. grazie per i commenti… a diario_est: si sono lucano.
    A filippo: forse su quella terrazza ci siamo rimasti in tanti… e forse in tanti ancora non sono tornati a casa…

    Commento di ilkonte — 10 settembre, 2008 @ 3:23 pm | Rispondi

  6. (Mi sa che qua vien fuori un gap generazionale)
    ___IO =
    la terrazza è: “…Ricominciammo a ridere e scherzare, raccontarci le cose viste …come se fossero aneddoti comici. Tra sopravvissuti, tra profughi. Compatti, uniti, solidali. La tragedia, lo svuotamento si riempì di socialità. Una socialità allegra, quasi… come in un’oasi … parliamo, conosciamo gente, omissis, chiacchieriamo, cerchiamo qualcosa da mangiare… v’rmimm’ ch’amma fa!”.
    Non una torre d’avorio lontana dalle proprie Genove, ma luogo per ritrovare noi stessi, per ascoltare in noi quel che siamo e quel che vogliamo. E per poterlo ascoltare, negli altri. E magari v’ré ch’amma fa.
    ___TU=
    la terrazza è: “…come in un’oasi, ascoltavamo quasi come se la cosa non ci riguardasse più. O riguardasse ormai altri, lontani, ancora in trincea…”. E poi commenti: “… su quella terrazza ci siamo rimasti in tanti… e forse in tanti ancora non sono tornati a casa…”.
    Forse dici che: o stai a guardare dalla terrazza, oppure sei in trincea a scontrarti?
    Tu pensi che io abbia ben individuato la contrapposizione tra le due terrazze, una mia e l’altra tua?
    Se c’è, mi dici della tua terrazza?. Io non andrei oltre all’autobiografico, che sulla terrazza mi sono ritrovato non con poi tanti, ed ho sempre saputo che a casa prima o poi ci dovrò tornare.

    Commento di filippo b. — 12 settembre, 2008 @ 8:54 am | Rispondi


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