franchino's way

23 luglio, 2008

La mia Genova (appunti e ricordi…6)

Ed eccomi qui, a cercare me stesso nei ricordi ovattati, sfuocati. A grattare con le unghie per trovare le parole, le facce, le espressioni di sette anni fa, in quel treno, mentre Genova, il G8, si avvicinava. E’ sempre amaro constatare come il quotidiano, il normale, passi, si sciolga nella memoria. Ma è lì, nella normalità di una chiacchiera con uno sconosciuto, nel modo di dire di una stagione o nella battuta su un sedere, su un politico, su un compagno di viaggio, che sta quello che siamo, quello che eravamo, quello che forse volevamo essere. Non sono gli EVENTI, non è LA STORIA, a dare il segno. No, quello è contesto, scenario. Su di loro c’è la vita che scorre, appunto, e poi si dimentica, scacciata da altra vita, altro flusso, altra calca. Parole, facce, strade, bar, treni, sigarette scroccate, birre, sguardi, code alle poste, canne, film della domenica, esultanze allo stadio, portafogli che si aprono, chiavi di casa, sorrisi, imbarazzi, scazzi, televisione, pomeriggi sul divano… altri vuoti per non riempire l’hard disk. La STORIA, gli EVENTI, ci impongono un timbro, una chiave. Un modo facile ed economico per dare coerenza forse ai ricordi (certe volte anche per dargli una dignità, anche minima), ma anche per snaturarli, annacquarli. Non ci sono benefici senza costi. E il beneficio di poterci ritrovare, ad occhi chiusi, scorrendo con le dita i nodi del tempo lo paghiamo col fatto di non pensare più allo spago che si sfilaccia, si indurisce, si annerisce di sudore, polvere e vecchio. Come se i nodi potessero esistere anche senza quello di cui sono fatti e lo spago sudicio sia quindi solo vile materia prima e non anima.

Il treno correva. Il rumore assordante dal finestrone aperto. Una sensazione di appiccicoso sulla pelle, sudore, puzza di piedi, caldo. Pian piano la scena riprendeva vita, le prime sigarette, la fila per il bagno, la signora con il beauty case (spazzolino, dentifricio, deodorante, salviette, sapone, cotton fioc, magari una spazzola… tutto ben incastrato). I “buon giorno” con voce e alito possente. Vidi questo, penso. Non me lo ricordo più. Ricordo solo una breve chiacchierata col compagno che aveva suonato la tarantella punk. Era se possibile ancora più spettinato che all’inizio del viaggio e gli occhi vispi e sottili erano appena velati dalla rilassatezza sfatta, quel torpore del risveglio da un sonno scomodo. Si parlò, scherzando, delle misure di sicurezza preparate per proteggere i magnifici otto; tombini saldati con agenti di qualche forza speciale che pattugliano la merda nelle fogne, barche e sub in mare per evitare incursioni saracene, cecchini sui palazzi, elicotteri, basi dell’aereonautica militare in allerta, postazioni antiaeree e anti missile. E che è?! E le paure, l’angoscia, buttata a secchiate sulla gente con settimane di bombardamento mediatico. Le buste di sangue infetto da lanciare contro gli agenti, le bombe, il pericolo attentati, i gruppi di guerriglieri in arrivo, i barbari del “popolo di Seattle”, le Brigate Rosse, e… udite udite… Osama Bin Laden. Si.. Il vecchio compagno parlò di lui. C’era stata una notizia, diceva, che parlava di aerei scagliati contro i palazzi del G8. Mi sa che ridemmo, come era giusto. L’11 settembre ancora non era arrivato. Bin Laden non era ancora un personaggio televisivo, men che meno pop. Poi mi pare che ci salutò: “Stat’v’ accuort.. e non mettetevi troppo avanti o al centro, state ai lati. Che con quella borsa…”.

Genova Quarto. C’era gente sul binario. Ci salutavano, ci applaudivano. Noi, affacciati ai finestroni rispondevamo ai saluti. Ricomparirono da entrambe le parti i pugni chiusi. Nel treno spuntarono i megafoni:”Compagni e compagne! Siamo arrivati”. La stazione, piccola. Niente polizia. Ci dissero di spostarci subito dal binario, di cominciare a camminare verso il corteo. Stavano arrivando treni speciali da tutt’Italia. Tutti pieni. Il tempo di riunirci, contarci, vedere cosa facevano gli altri e via, verso la manifestazione, tutti insieme. GE-NO-VA LI-BE-RA GE-NO-VA LI-BE-RA.

 

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1 commento »

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