franchino's way

18 luglio, 2008

La mia Genova (appunti e ricordi..1)

Faceva caldo a Napoli. Una calura insopportabile, che in certi momenti ti toglieva il respiro. Passavamo le giornate chiusi in casa, facendo la spola tra due appartamenti di via Atri, a pochi passi da piazza San Domenico. Non ricordo in che giorno fossi scappato da Bologna. Una fuga dovuta all’ennesima incazzatura con la donna che corteggiavo disperatamente. Per non pensarci, e non pensare all’esame che mi attendeva in quei giorni, avevo scelto quello che era stato per tutto il primo anno il mio modo di salvarmi. Scappare da amici, a Roma o a Napoli. Comunque a Napoli, quella volta, faceva troppo caldo. E così rimanevamo rintanati a casa. Uscivamo solo per fare spesa o per spostarci da un appartamento all’altro. La scena era sempre la stessa; aprivi la porta di casa che qualcuno aveva lasciato socchiusa e già sentivi la telecronaca in giapponese e il finto vociare da stadio delle partite, tutt’altro che finte, della playstation, accesa quasi 24 ore al giorno. Il gioco, inutile dirlo, era sempre lo stesso: Winning Eleven o Pro Evolution Soccer.. La squadra con cui competere era per me o la Roma o il Real. Schema: 4-3-3 col Real o 3-4-1-2 con la Roma. “Chi vince sfida” all’infinito. Il fumo riempiva la stanza, chi non giocava guardava, tifava, faceva la telecronaca o diceva cazzate a caso. Poi al calar del sole compariva qualche alcolico: vino o birra ghiacciata.. Non era il clima giusto per sbronzarsi con i superalcolici. La televisione, la radio, i giornali, nessuno li vedeva, nessuno sapeva nulla di quello che succedeva fuori. Un isolamento quasi perfetto rotto talvolta dalle chiamate dei genitori o di qualche amico che si faceva vivo dal mondo reale o chiedeva di venire anche lui in quel limbo. Il tempo passava così in maniera alquanto inutile, improduttiva, beota. Le ragazze, poi, odiavano quel gioco. Le vedevi arrivare, accomodarsi, stare 5 minuti e poi cominciare a torcere, come dicevamo noi. Il sorriso scompariva presto per fare posto al volto della noia, della delusione, talvolta quasi dello schifo nel guardare 5-6-7-8 ragazzi completamente dipendenti da un giochino… di calcio poi… Che stronzi questi maschietti… “Torcevano”, come per rappresentare la faccia trasformata dalla disapprovazione, come se il rischio più grande in quel momento fosse dare libero sfogo a quello che poteva passare loro per la testa. E infatti nessuno dava adito a questo terribile rischio. In gioco c’era l’autostima. Si ignorava semplicemente il fatto che a loro tutto quello non piaceva per niente e si accennavano le scuse più stupide per non uscire, non cambiare aria, non spegnere quella cazzo di play. Si facevano le nottate così, a giocare e riempire la stanza di fumo, ebbri di idiozia e noia. Ma una notte… Potevano essere le 5, l’appartamento cominciò a riempirsi di un odore incredibile. Odore di forno, di pasticceria. La fame chimica presto iniziò a scavare, facendo il suo usuale lavorio. Dopo 20 minuti di sofferenza la play fu messa in pausa per una mega spedizione nel palazzo a fianco al nostro. Lì, nell’atrio interno, c’era il piccolo forno da cui arrivava l’odore. Una scena meravigliosa: 4 persone in camice bianco, sporche di farina e sudatissime che sfornavano dolci per la colazione di tutti i tipi: cornetti, sfogliate, frolle, bomboloni, zeppole, maritozzi… Qualsiasi cosa. L’odore e la vista di tanto zucchero ci fecero letteralmente impazzire. Non so come, sbavando, riuscimmo a convincere il fornaio a venderci 3-4 paste a testa. Prezzo al pezzo 20 centesimi! Che spettacolo.. Uscimmo ringraziando i pasticcieri come se ci avessero regalato una casa.. A momenti io abbracciavo il mastro, quello più anziano, con dei baffetti bianchi e un cappellino bianco in testa. Ci rividero ancora tante volte. Arrivavamo all’alba, come degli zombie, richiamati da quell’odore che ci riempiva la casa e ci staccava dalla playstation.

Sapevo di Genova. Ero in una fase in cui volevo interessarmi, volevo “entrare” in quel mondo di manifestazioni, contestazioni, vita attiva che a Potenza avevo potuto vedere solo in Tv, o sui giornali, o in quelle manifestazioni placebo che organizzavamo al liceo. A Bologna avevo conosciuto il primo lacrimogeno, la prima carica e la prima fuga nella folla. Era successo qualche mese prima in via Farini. Ricordo che per curiosità mi ero avventurato da solo nel corteo. C’erano quelle che all’epoca si chiamavano le tute bianche ad aprire la manifestazione. Poi tanta gente comune, la gente che poi col tempo ho imparato a riconoscere, e talvolta salutare, quando le vedo in TUTTE le manifestazioni bolognesi. Ma, quella era la mia prima volta a Bologna e mi godevo l’orgasmo della novità, delle facce che si incrociano, dei discorsi politici. Qualche idiota ruppe delle vetrine lungo il tragitto, accolto dai fischi e dalle imprecazioni delle persone che sfilavano e non sentivano il bisogno di fare “azioni” di quel tipo. A Via Farini c’era il blocco delle forze dell’ordine. Erano tanti. Corteo e agenti si fronteggiarono per un po’. I primi volevano dirigersi verso i giardini Margherita dove, se non ricordo male, c’era una contromanifestazione di Forza Nuova o della Fiamma… I secondi erano lì per evitarlo. Comunque… Caddero e strisciarono nella folla subito dei lacrimogeni. Io rimasi fermo a guardare, per la prima volta dal vivo, la violenza in strada, il panico della folla, le urla di paura, il caos. Dopo i primi lacrimogeni e le prime “mazzate”, le tute bianche batterono in ritirata lasciando campo agli agenti. La carica fu libera di partire. Un lacrimogeno arrivò proprio sotto i miei piedi, non feci in tempo a scalciarlo che già non vedevo quasi più nulla. Mi spostai con qualche passo nel mezzo della strada, calcolai più o meno il tragitto che dovevo fare e cominciai a correre, senza vedere nulla, con i passi pesanti e le urla dei manganelli che mi inseguivano. Mi colpirono una volta al sedere, di striscio. Ebbe l’effetto di darmi un’ennesima scarica di adrenalina, il passo accelerò e volai via, ad occhi chiusi, col terrore di essere preso o di urtare contro un palo, un’auto, qualsiasi cosa davanti a me. Dopo un po’ mi sentii acciuffare. Una voce di donna cercò di tranquillizzarmi. Ero salvo, aprii gli occhi, continuavo a piangere. La signora mi mise una mano sulla spalla e mi fece calmare. Il battito del cuore pian piano rallentò, i pensieri si fecero più lucidi.. L’adrenalina stava scomparendo. Le volli bene.

Dicevamo che l’arrivo a Bologna significò l’inizio di quella che voleva essere la vera vita. Volevo far parte di qualcosa e quel qualcosa lo cercavo con tutte le forze, tranne poi andarmi a chiudere in una casa a Napoli per giocare alla playstation. A Genova ci dovevo andare, erano mesi che ne parlavo, che mi interessavo, che leggevo giornali e libri. Avevo scoperto l’interesse e la voglia di esserci. Ma, una litigata d’amore, il dominio del privato, mi aveva portato a Napoli… troppo lontano da Genova… Quella la scusa per rinunciare.

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4 commenti »

  1. Grande Conte!
    Cazzo c’ero anch’io in via Farini!!!la prima manifestazione pure per me.Troppo tempo è passato.
    Ricordo che ad un certo punto feci il giro della carisbo per andare a vedere come si comportavano gli sbirri…e capitai proprio nel momento in cui il questore dava l’ordine di caricare (nessuno aveva toccato nessuno);partirono i lacrimogeni…fino ad allora ero convinto che tutti stavano partecipando ad un enorme messa in scena ,ognuno col proprio copione(tipo in quei film sul 68’…..eheheheheh);invece …”sti cazzi”….gli occhi piangevano,le mazzate erano vere !
    Non era un semplice scontro politico quello.Erano invece i primi segnali che qualcosa a Bologna(e non solo) stava cambiando…che da li’ in poi la libertà personale sarebbe andata sacrificata sempre di più in nome di un senso estetico e di una “legalità” molto soggettiva.

    Peace
    Sonte,ARD,Sostanzasicula

    Commento di Sonte — 22 luglio, 2008 @ 3:44 pm | Rispondi

  2. un giorno, inaspettata, scoppiò la protesta…

    tienilo a mente.

    grazie per il racconto, giap.

    Commento di giap — 30 gennaio, 2009 @ 9:33 pm | Rispondi

    • grazie giap….

      Commento di ilkonte — 30 gennaio, 2009 @ 9:40 pm | Rispondi

  3. […] pubblicato su franchinosway, come prima di una serie di […]

    Pingback di La mia Genova (appunti e ricordi) di Francesco | #ioricordo genova — 25 maggio, 2017 @ 9:16 am | Rispondi


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