franchino's way

30 giugno, 2008

Pride (in the name of love)

Filed under: attualità,bologna,situazioni — ilkonte @ 11:25 am
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Un sabato qualunque, un sabato italiano? Metti che ti alzi alle 12.30 perchè fa caldo e sei sudato. Metti che sei agonizzante su un letto a cercare aria per combattere la nausea e i giramenti di testa di una nottata brava. Metti che riesci solo a mangiare qualche cucchiaiata di gelato e 2 bicchieri di acqua e zucchero con limone. Sei così, lento, lamentoso, silenzioso, a sbandare per il corridoio. C’è il Pride. Ci volevi andare per “portare la tua solidarietà politica al movimento lgbt”. No.. non ce la puoi fare. Iniziano i collegamenti dalla radio, sembra che tutto sia bellissimo. Solo che fa caldo, troppo caldo. Se faccio 2 metri al sole svengo. Ti ributti a letto, vedrai la manifestazione in radio, sarai in piazza grazie a loro. Gira tutto, la nausea non va via, la mia donna mi prende in giro. Che sabato di merda.

Passa il tempo. La carica degli inviati della radio sembra aumentare via via col passare dei collegamenti. Senti dalle loro voci che in realtà si stanno anche divertendo. Cominci a farti coraggio, a bagnarti la testa per vedere se passano le vertigini. Via. Si esce. E come va va. Speriamo bene. Cosa ho di dolce? Niente? Vabbè.. mi porto le chewing-gum.

Raggiungo il Pride all’altezza di Porta Saragozza. Che culo. Sono un drago, avevo calcolato che la testa della manifestazione dovesse essere più o meno a quell’altezza e (come mi capita sempre più spesso quando si tratta di senso dell’orientamento) avevo ragione. Sì però… Che caldo! E questi ballano!

Inizio ad osservare. Mi piazzo ai margini del corteo. Guardo il confine, la trincea, tra la città e la manifestazione. Guardo le facce degli automobilisti che passano, delle vecchiette alle finestre, delle coppie eterosessuali più o meno giovani, dei bambini, dei vigili, dei poliziotti. Guardo i “normali”, insomma. Qualcuno fa la faccia storta, una smorfia di disgusto, un sorriso sarcastico. C’è chi resta inespressivo ma attento, a studiare ogni faccia, ogni carro, ogni cartello. Qualcuno è lì pronto; è venuto per scandalizzarsi alla prima “carnevalata”, alla prima “volgarità”, al primo bacio, al primo sedere nudo, alle prime tette rifatte tirate fuori. Molti restano delusi. Torneranno a casa a rimettere nel ripostiglio la dose quotidiana di disgusto che non sono riusciti a spendere. Tanti si divertono, sorridono, salutano il corteo. C’è chi ferma la macchina sul viale e scende a ballare un po’. Motociclisti che danzano. Molti sono contenti finchè “non danno fastidio a nessuno”. Ma in che senso? ah.. capisco.. Lei non è mica razzista.. però. Contnuo a passeggiare osservando i margini. Rischio di svenire almeno 5 volte. I postumi della nottata si fanno sentire. Non ho più l’età per fare certe cose.

Voglio portarmi a casa però le facce della Bologna che amo. Quella ai margini che sorride. Quella del vecchietto di ottanta anni appoggiato alla sua bici che col piedino porta il tempo techno di un carro animato da enormi omoni panzuti e barbuti. Quella della nonna al balcone che indica alla nipotina qualcuno o qualcosa nel corteo ridendo e salutando. Quella delle tante coppie etero, delle tante famigliole, dei tanti bambini che erano lì per festeggiare anche la propria civiltà. Quella che era bolognese e lo ha scoperto solo quando ha passeggiato in città per la prima volta. Quella del sorriso, che si riconosce quando si incrocia come avesse sviluppato un sesto senso per trovare i propri simili. Bologna Pride. Anche per questo.

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