franchino's way

30 giugno, 2008

The streaker

Filed under: fotografia — ilkonte @ 11:47 am

Che foto. 1975, durante un match di rugby un uomo nudo inizia a correre nel campo. I poliziotti lo raggiungono e lo catturano. L’arresto del Cristo in un campo da rugby. Giuda col basettone anni ’70. Ian Bradshow, fotografo, è lì. Click. L’otturatore si richiude dopo aver catturato qualche attimo di luce. Ci vuole anche fortuna.

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Pride (in the name of love)

Filed under: attualità,bologna,situazioni — ilkonte @ 11:25 am
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Un sabato qualunque, un sabato italiano? Metti che ti alzi alle 12.30 perchè fa caldo e sei sudato. Metti che sei agonizzante su un letto a cercare aria per combattere la nausea e i giramenti di testa di una nottata brava. Metti che riesci solo a mangiare qualche cucchiaiata di gelato e 2 bicchieri di acqua e zucchero con limone. Sei così, lento, lamentoso, silenzioso, a sbandare per il corridoio. C’è il Pride. Ci volevi andare per “portare la tua solidarietà politica al movimento lgbt”. No.. non ce la puoi fare. Iniziano i collegamenti dalla radio, sembra che tutto sia bellissimo. Solo che fa caldo, troppo caldo. Se faccio 2 metri al sole svengo. Ti ributti a letto, vedrai la manifestazione in radio, sarai in piazza grazie a loro. Gira tutto, la nausea non va via, la mia donna mi prende in giro. Che sabato di merda.

Passa il tempo. La carica degli inviati della radio sembra aumentare via via col passare dei collegamenti. Senti dalle loro voci che in realtà si stanno anche divertendo. Cominci a farti coraggio, a bagnarti la testa per vedere se passano le vertigini. Via. Si esce. E come va va. Speriamo bene. Cosa ho di dolce? Niente? Vabbè.. mi porto le chewing-gum.

Raggiungo il Pride all’altezza di Porta Saragozza. Che culo. Sono un drago, avevo calcolato che la testa della manifestazione dovesse essere più o meno a quell’altezza e (come mi capita sempre più spesso quando si tratta di senso dell’orientamento) avevo ragione. Sì però… Che caldo! E questi ballano!

Inizio ad osservare. Mi piazzo ai margini del corteo. Guardo il confine, la trincea, tra la città e la manifestazione. Guardo le facce degli automobilisti che passano, delle vecchiette alle finestre, delle coppie eterosessuali più o meno giovani, dei bambini, dei vigili, dei poliziotti. Guardo i “normali”, insomma. Qualcuno fa la faccia storta, una smorfia di disgusto, un sorriso sarcastico. C’è chi resta inespressivo ma attento, a studiare ogni faccia, ogni carro, ogni cartello. Qualcuno è lì pronto; è venuto per scandalizzarsi alla prima “carnevalata”, alla prima “volgarità”, al primo bacio, al primo sedere nudo, alle prime tette rifatte tirate fuori. Molti restano delusi. Torneranno a casa a rimettere nel ripostiglio la dose quotidiana di disgusto che non sono riusciti a spendere. Tanti si divertono, sorridono, salutano il corteo. C’è chi ferma la macchina sul viale e scende a ballare un po’. Motociclisti che danzano. Molti sono contenti finchè “non danno fastidio a nessuno”. Ma in che senso? ah.. capisco.. Lei non è mica razzista.. però. Contnuo a passeggiare osservando i margini. Rischio di svenire almeno 5 volte. I postumi della nottata si fanno sentire. Non ho più l’età per fare certe cose.

Voglio portarmi a casa però le facce della Bologna che amo. Quella ai margini che sorride. Quella del vecchietto di ottanta anni appoggiato alla sua bici che col piedino porta il tempo techno di un carro animato da enormi omoni panzuti e barbuti. Quella della nonna al balcone che indica alla nipotina qualcuno o qualcosa nel corteo ridendo e salutando. Quella delle tante coppie etero, delle tante famigliole, dei tanti bambini che erano lì per festeggiare anche la propria civiltà. Quella che era bolognese e lo ha scoperto solo quando ha passeggiato in città per la prima volta. Quella del sorriso, che si riconosce quando si incrocia come avesse sviluppato un sesto senso per trovare i propri simili. Bologna Pride. Anche per questo.

28 giugno, 2008

Si può fare (la faccia come il culo)

Filed under: partito democratico,politica,Walter Veltroni — ilkonte @ 1:54 pm

Ci vuole coraggio. Ci vuole stomaco. Ci vorrebbe un bel calcio nel culo. Insopportabili.

Un bel post di Leonardo. Tipo che ti alzi, sudi, ti siedi al pc, leggi e pensi.. Non c’è una virgola che non condivida.

27 giugno, 2008

Un pezzo che volevo fare (e ho fatto)

Posto il testo del collegamento delle 12.45 di oggi in diretta con Radio Città del Capo. Sono da sempre contrario alla retorica, ma non ce l’ho fatta ad evitarla. Nella sala della Giunta del comune di Bologna le istituzioni cittadine, provinciali e regionali hanno incontrato i parenti delle vittime.

Hanno gli occhi segnati dal dolore. Un dolore che dura da 28 anni. Sono i parenti delle 81 vittime della strage di Ustica. Con qualche ruga in più, ma lo stesso slancio, la stessa passione civile che li anima da quel venerdì d’estate del 1980. Sofferenza e passione, ma qualcosa è cambiato. La speranza è che questo 2008 sia l’anno della svolta, dell’ultimo passo verso l’accertamento della verità ora che la Procura di Roma ha riaperto le indagini dopo le dichiarazioni dell’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga che ha detto che a colpire l’aereo fu un missile francese.

Ora tocca alla politica, al Governo dare un segnale, aiutare i magistrati, chiedere a Francia, Stati Uniti e Libia di dare il loro contributo. Lo chiedono tutti: la presidente dell’associazione dei parenti delle vittime Daria Bonfietti, ma anche il sindaco Sergio Cofferati e il giudice Rosario Priore che nel ’99 emise la sentenza che sanciva che quell’aereo fu abbattuto. Lo chiede anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con un telegramma in cui esprime una commossa e partecipe vicinanza chiedendo che venga fatto ogni sforzo possibile. Questo per rispetto sia delle vittime che della sofferenza e della passione con cui i familiari hanno lottato e continuano a lottare per la verità.

Ora tocca al Governo quindi, sollecitato anche da una mozione del senatore del Pd Walter Vitali.

Finita la cerimonia a Palazzo D’Accursio (la sede del Comune di Bologna) si passa al momento più doloroso. I parenti sono ora nel museo di Via Saliceto dove è conservato il relitto del Dc9. Ci sono andati tutti insieme come in una processione laica per celebrare la voglia di verità e di memoria.

Il video di Daniele Rollo fatto nel giorno dell’inaugurazione del museo

Il museo…

Una puntata diventata storica di Telefono Giallo (che io ricordo nonostante all’epoca fossi un bambino)

28 (mi siedo e scrivo… quel che viene viene)

Filed under: personalismi — ilkonte @ 12:59 am

Comincia a pesare. Come un messaggio in bottiglia. Deriva senza approdo manifesto. Speranza incallita, speranza incazzata. Disincanto. Sfiga. Giustifico i miei fallimenti con l’idea che la storia mi sovrasti, che sia ineluttabile, che Davide non possa neanche guardare storto Golia. Sono qua, a convincermi di far parte di una generazione di sfigati. Viziato abbastanza da pensare di non aver mai vissuto il boom, di non aver nessuna Milano da bere o impossibilità da chiedere. Sono qua allo specchio a cercare i miei 18 anni. La spensieratezza che va via. Lo spinello tra amici, risate idiote, ubriachi di nulla, lanciati nel vuoto. Sfatti e sconvolti a inseguire miti lontani, miti e icone del nulla. Cantori del deserto, del male, della lesione. Il bambino che chiede piangendo, sbraitando. Aspetto il ceffone per sapere che ci sono, che esisto, che qualcuno ha ancora cura di me. Che qualcuno mi riaccompagni a scuola, mi giustifichi dai professori. Ma sei solo.. e fa male. Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato. Ma non riesco a dimenticare. 28. Troppi per sentirmi giovane, troppo pochi per sentirmi uomo. Ma sempre in ritardo. Sempre a inseguire. Sempre a cercare con la paura di non riuscire a tornare.

Qui tra 4 mura bianche, la polvere sotto il monitor, il sudore, i panni buttati in un angolo. Voglio scrivere pensieri a cazzo di cane, che almeno quello nessuno me lo vieta. Vorrei correre e saltare in un prato, sporcarmi di erba e fango, giocare a pallone, sfrenarmi, sfregiarmi, tanto poi c’è chi lava. Vorrei…

Che paura, che sconforto. Mi dico di sperare, mi dico.. Dai che non è mai troppo tardi, che si recupera come quando eri a liceo. Che alla fine puoi fare anche 100 filoni a scuola tanto sei intelligente e all’esame li metti tutti a quel posto. L’orgoglio. Ma quale orgoglio? Per cosa? Chi me lo dona? Chi mi riconosce?

28. Tanti. Come i pensieri attraversati, spolpati, abbozzati, consumati. Come le persone amate. Come i cazzoni che vorresti morti. Come le stelle che vorresti portarti a casa, per essere unico, per essere ricco.

Il mondo. Lo vedo pieno di sfigati, di stronzi, di maledetti idioti. Ma li vedo che ridono, soddisfatti di sè e penso.. Io sono un cazzone. Io che mi reputo migliore. Beati loro che sguazzano nell’incoscienza. Beati loro. Non davo peso al denaro. Forse perchè non mi ero mai posto il problema di guadagnarlo. Pensavo fosse una roba da avidi, da strozzini, da fighetti del cazzo. Ma vedo gli avidi, gli stronzi e gli strozzini che guidano il carro. E io dietro a pestare merda di cavallo.

Pochi amici. Tanti nemici non dichiarati, tanto rancore, tanta malasorte augurata. L’umanità col tempo mi fa sempre più schifo. I pochi che si salvano sono i martiri e gli eroi. Chi corre in salita e chi ce la fa. Chi ce la fa e non perde la testa. Umiltà. Dignità. Onestà. Vorrei non doverci rinunciare. Vorrei non dovermi violentare. Vorrei arrivare a 60, guardarmi in dietro e non vergognarmi. Vorrei. Ma mi auguro di fallire. Sono discorsi da perdenti, da chi il mondo lo vive dai margini, lo vive a metà, neanche da spettatore… da maschera.

Continuerei per ore…. Ma per ora smetto qua. Spengo le mani. Spengo il cervello. Vi saluto con un sorriso amaro. Tornerò fra due minuti la solita testa di cazzo di sempre. Amaro, acre. Il sapore di questi 28.

28. Non c’è un cazzo di niente da festeggiare. Solo un giorno in più.. di nulla. Un giorno forse per ricominciare. Ma non saprei. La via per la partenza è persa… Lo spettacolo deve continuare.

24 giugno, 2008

Emergenza estate (un blog di servizio)

Filed under: attualità,idiozie,Ma guà che storia! — ilkonte @ 2:12 pm

Fa caldo, troppo caldo. Prima faceva troppo freddo. Domani sarà troppo afoso. Emergenza sociale.

Si consiglia la cittadinanza tutta di non indossare abiti invernali, non bere grappa, non mangiare lasagne e carbonara e di evitare le ore più calde. Se sopravviverete a ottobre potremo lamentarci della pioggia. Meno male che ci sono i tg e i giornali a darci le giuste istruzioni.

23 giugno, 2008

Non proprio Par Tòt (Carlinate e affini)

Sabato (l’altro ieri) c’è stata la Par Tòt parata. Una festa, un fiume di sorrisi, sudore e energia colorata. Una cosa meravigliosa. Migliaia di persone che festeggiavano la loro vita, il loro esserci, il loro non starci. La forza della vita e della giovinezza che si fugge tuttavia. Anziani affacciati alle finestre o in strada a guardare, storcere un po’ il naso, ma incuriosirsi e, alla fine, sorridere e divertirsi. Tanto vino, tante birre e nessuno che sta male. Tanto caldo e nessuno che si vuol fermare. Un corteo che è un po’ celebrazione, un po’ autocelebrazione, un po’ cura e panacea. Quante paranoie, quanti pensieri, quanti problemi, quante frustrazioni spazzate via per qualche ora. Sentirsi leggeri. Alleggerirsi.

Tuttavia è una celebrazione di una Bologna e un’idea di Bologna che non c’è più. Relegata fuori porta, come se fosse qualcosa di cui vergognarsi e non una possibile attrazione anche turistica, un’occasione per aprire la città, presentarla nel suo volto giovane e godereccio, artistico e anticonformista, anticonsumista. No. La sfilata nel centro no. Perchè i ggiovani, anche quando divertono, quando colorano, quando sorridono e fanno sorridere, devono essere degrado. E la cosa non va bene. Il giovane bolognese deve essere con una birra in mano, a pisciare in un portone, a sbraitare contro “gli sbirri”, a provocare “limitati problemi di ordine pubblico”. Deve creare disagi agli automobilisti, all’inquilino del terzo piano, al barista. Altrimenti non funziona. Non ci sta… Non si sa come trattarlo, gestirlo, spiegarlo, dominarlo, spezzettarlo, impacchettarlo e venderlo. Il prodotto deve essre sempre uguale.

I giornali locali di domenica (ieri). Nessuno sapeva quanta gente c’era? Nessuno ha chiesto, si è informato, ha contattato la questura per chiedere una stima? Faceva paura dire che c’erano 10 mila persone festanti (5000 per la polizia)? E poi… Il Carlino. In prima pagina non aveva nemmeno la segnalazione della notizia (sul sito? figuriamoci). Bisognava andare nel profondo del giornale, in qualche pagina dopo la decima e trovare un pezzettino minuscolo che parlava sopratutto della mini-parata dei bambini che ha attraversato il centro. La Par Tòt che gli anni passati aveva fatto sprecare chili di inchiostro colorato per parlare di disagi, comitati, degrado, umiliazioni e vergogne varie, non fa notizia. Perchè una festa in fondo fa più paura del caldo, dell’immigrato, del punkabbestia e persino di Cofferati. Perchè una città che non può aver paura di una festa deve potersi preoccupare di altro. Perchè 10 mila persone che sorridono e fanno sorridere valgono meno di 8 imbecilli dietro un pc che sparano angoscia e paura ogni giorno, da sempre.

La Repubblica aveva il pezzo in prima pagina. Una bella festa pare. Soprattutto perchè Hera era ben organizzata e puliva immediatamente le strade sporcate da quelle migliaia di fricchettoni perditempo e perchè le forze dell’ordine non hanno avuto problemi. Il cronista finto-giovane è tornato a casa deluso. Neanche un lacrimogeno, un vaffanculo, un rutto in faccia… Niente. Manco un tossico che ha preso “troppa droga”.. Purtroppo è stata solo una festa. Che peccato. Quasi quasi era meglio la cara vecchia, inutile, dannosa, controproducente, delirante, massificata, street rave parade. Lì si che si poteva indossare il doppio petto e puntare il ditino.. Vabbè… meno male che sabato prossimo c’è il Bologna Pride. Lì, indossato l’abito talare, ci sarà tanto da scrivere.

Alcune foto postate su flickr e qualche video da you tube.

19 giugno, 2008

Lucidità (sono incazzato da una settimana)

Filed under: personalismi — ilkonte @ 7:07 pm

C’è un’espressione: “accecato dalla rabbia”. Presuppone una caduta nell’irrazionalità, nell’istinto puro, nella mancanza di elaborazione critica dietro quanto si fa o si dice. Sono d’accordo in parte. Certe volte dietro quello che si pensa, si dice e si fa quando si è profondamente incazzati c’è una lucidità che solo in quei momenti si può avere. Una lucidità che ti fa vedere quali sono i tuoi problemi, quali gli ingranaggi da svuotare, quali le persone che danno fastidio e perchè. Perchè la rabbia è caduta nell’animalesco e l’animale, molto più dell’uomo, ha come istinto principale quello della sopravvivenza. A quel punto la rabbia è un movente profondo che ci porta a vedere quali sono le strade per conservarci, per salvare quel pizzico di dignità che ci resta, quel granellino di orgoglio personale che ti appesantisce l’anima.  La rabbia.. mista al disincanto, alla delusione, alla fine del sogno e la caduta nella liquamosa realtà. Brutta sensazione. Anche perchè so per quale motivo sono sempre più incazzato, ma non vedo altre strade, altre vie di uscita.
Sono incazzato da una settimana. So perchè ma mi contengo, mi placo, sorrido, saluto e bacio. Ma andatevene affanculo! Un po’ tutti… nessuno escluso.

Vi racconto una cosa che forse non c’entra nulla. Oggi sull’autobus. L’ennesimo inutile viaggio, stesse fermate, stesse facce, stessa puzza di umanità stantia. Gli stessi pensieri di ogni giorno, stessa mancanza di idee, stesso piattume generale. Oggi fa pure caldo. Guardo lo spettacolo che ho di fronte cosciente di essere parte del desolato scenario degli altri. Entra una signora bionda, parecchio sovrappeso, con 8 kg di trucco in faccia. Una di quelle che vuol mascherare i propri complessi di inferiorità con gioielli, vestiti costosi e qualche altra stronzata. Entra goffa, fa alcuni passi. Le chiedo :”Vuol sedere signora?”. Non l’avessi mai fatto. “Ma come si permette?! Cosa pensa che ho 70 anni?! Non ne ho neanche 50… No grazie” e inizia a borbottare. Non l’avesse mai fatto. “Capisco che per lei l’età è un problema, mi rendo conto.. ma sa.. la vedevo in difficoltà vista la sua mole.. e comunque vecchia isterica.. lei è comunque più anziana di me… la gentilezza non ha età. E con questo stia pure in piedi, vaffanculo”. C’è rimasta male. Ma quando è scesa ero felice. Felice di aver distrutto un’idiota, felice di essere scappato dall’educazione fine a se stessa. Felice di non aver posto l’altra guancia.

Ora vado a fare una doccia. Ghiaccio sui bollenti spiriti. Poi autocritica. Poi. Forse.

10 giugno, 2008

La scoppola

Filed under: idiozie — ilkonte @ 12:26 pm
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3 a 0. Non mi era mai capitato di vedere l’Italia perdere così sonoramente (mi dicono che l’ultima sconfitta con tre goal di scarto in un torneo ufficiale risale alla finale mondiale del ’70, 4-1). Solitamente cosa facevamo? Arrivavamo lì, giocavamo malissimo, gli altri prendevano pali, traverse, si sbattevano da matti ma… Alla fine, cinicamente, quando ci è andata bene, eravamo noi ad andare avanti. E i puristi del calcio a storcere il naso. E noi di cuore più che di testa a portare l’Italietta a livelli sempre inaspettati. E a mostrare ai puristi stranieri che cuore, passione, culo e difesa rocciosa possono più del bel gioco.

Ieri a me l’atteggiamento in campo stava piacendo. Eravamo ben messi, coprivamo bene, producevamo gioco. Ma nel calcio gli episodi sono fondamentali e sanno mettere a nudo nella maniera pù disarmante i vizi e le virtù, gli errori e gli orrori. Abbiamo perso 3 a 0. Perchè?

Perchè non abbiamo più una difesa degna di tal nome? Per la prima volta da quando posso seguire con cognizione il pallone mi sembra che la nostra difesa sia peggio di altre viste all’opera nel torneo. Il ricambio generazionale non c’è stato ancora. Dopo Cannavaro e Nesta il deserto. Dovremo aspettare qualche annetto prima che qualcun altro venga fuori ma, al momento, non se ne vedono di giovani difensori ai livelli dei giovani Nesta e Cannavaro, appunto, di 10-12 anni fa.

Giocavamo in 10. Totò Di Natale è un giocatore onesto. Ha il guizzo, ha belle giocate. Ma è un giocatore da Udinese e lo ha dimostrato. La mancanza di esperienza internazionale, le gambe che tremano, la paura nel provare un dribbling, un assist, una giocata. Abbiamo giocato in 10. Lui doveva legare un centrocampo di fatica a Toni e ha fallito. Cassano e Del Piero in panchina… un lusso che non ci si può permettere… stiamo scherzando? Donadò, spegni la playstation!

L’Olanda è una squadra decisamente forte e bella. Sono bravi. Hanno fatto 2 goal da lezione del calcio. 3 passaggi e rete. Prendere appunti: ecco un contropiede. Come si gioca da grande squadra. Giocano gli altri e tu li punisci. Fortissimi. Spero di cuore che ad alzare la coppa siano loro e non quel cogl….ne di Cristiano Ronaldo.. che si spezzi menisco e legamenti mentre scende le scale dell’albergo. Sono poco sportivo? Che me frega… in fin dei conti stiamo parlando di calcio..

Venerdì si rigioca contro la Romania. Che partita! Immagino la voglia di riscatto dei romeni. Li vedo davanti le televisioni con una passione e una voglia che noi abbiamo perso, forse. Li immagino davanti ai televisori a fremere e bestemmiare e penso agli italiani di Germania, di Francia. Alle loro lacrime di gioia ai mondiali scorsi. E, un po’, la cosa mi fa pensare. Oggi noi italiani siamo per i romeni quello che erano per i nostri emigranti i tedeschi 30 anni fa. Immagino cosa può essere stato per loro quella Italia-Germania 4-3 del 1970 o cosa è stata la semifinale di due anni fa, sempre coi tedeschi. Beh… per i romeni sarà lo stesso.. e un po’ di simpatia non posso che provarla… Ma poi c’è il calcio… La simpatia la laverò via con una (o ovviamente più) Moretti da 66 e tanta adrenalina… ANDIAMOOOO!!!

9 giugno, 2008

Cosa non vogliamo sapere?

Filed under: attualità,Ma guà che storia! — ilkonte @ 1:22 pm
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La galera! Per tutti quelli che fanno inchieste, che spiegano inchieste, che leggono di inchieste… Basta con questa magistratura giacobina che vuole continuare a far rispettare le leggi, se e quando ci sono. Basta… In fin dei conti la gente cosa NON vuol sapere? Ovvio! Come sono state intascate mazzette, come mai non funzionano gli ospedali, come si comprano i voti, come si vendono, come mai a capo degli uffici pubblici spesso ci sia gente dal curriculum non pervenuto ma con le giuste amicizie. La gente NON vuol sapere come si portano le puttane e i puttanieri al successo, come si cuciono addosso trasmissioni, come far pensare al Berlusconi mentre il Papa muore. La gente non vuol sapere come mai il calcio italiano è malato, come si vincevano gli scudetti, come si assegnavano i rigori, come si decideva di parlarne al bar dello sport televisivo (in fin dei conti del calcio non gliene frega niente a nessuno). La gente non vuol sentire se abbiamo una banca o meno, se i furbetti sono ancora dal pizzicagnolo del quartierino. La gente non vuol sapere nulla di queste cose, è impegnata nella lotta quotidiana della jungla contro lo straniero, il comunista, il napoletano, la munnezza e il carovita che non permette di andare dal parrucchiere ogni settimana.

Basta con queste inutili distrazioni, con questo spreco di denaro pubblico e di inchiostro. La galera! Ecco cosa ci vuole.

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