franchino's way

30 maggio, 2008

Quei vecchi cani dei nostri progenitori

Senza parole. Guardate qui.

We could be heroes (just for one day?)

Filed under: attualità,politica,società — ilkonte @ 12:53 pm
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Ogni epoca ha i suoi eroi e le sue icone così come ha i suoi individui medi. “Ernesto” è un eroe o un uomo medio? Probabilmente le due figure col tempo tendono sempre più a confondersi. E’ stata la tv, forse, ad accelerare il processo. E non sto parlando solo dell’effetto “Grande Fratello”, della proiezione di personalità mediocri a simulacri sociali semi-mitizzati o comunque tipizzati e gettati in pasto alla pubblica opinione. Parlo anche della qualità dei discorsi dei vari opinionisti e commentatori televisivi. Il discorso da bar, la boutade, la provocazione fine a sè stessa e l’ingoranza come valore contro l’intellettualismo, la critica, il ragionamento e “la perdita di tempo” che essi presuppongono. E’ così che comportamenti una volta quanto meno considerati come discutibili e non degni di passare in Tv sono stati sdoganati, resi “normali”, socialmente accettati, se non sostenuti.

Del caso del Pigneto se ne parlerà per tanto tempo senza che però si centri il problema. Il rischio è che l’episodio e il personaggio vengano buttati nel teatrino delle parti politiche. Ho fatto lo sforzo di leggere cosa scrive Gianni Pennacchi su “Il Giornale”.

Bum, con un botto clamoroso è caduto miserevolmente il più orgoglioso castello di carte innalzato dai professionisti del progressismo, dai difensori dei diseredati a tanto al chilo, dagli orfani dell’antifascismo, da chi ha bisogno di aver sempre un nemico cattivo per sentirsi vivo e giusto. La cappa di piombo che opprimeva Roma s’è liquefatta ieri mattina con il lungo racconto di Chianelli che Repubblica titolava come un grido liberatorio; «Al Pigneto sono stato io, non chiamatemi razzista. Sono di sinistra, basta schifo nel quartiere». Il giocattolo s’è rotto: invece del bau bau, del feroce picchiatore nazifascista, c’è soltanto un guappo di sani principi, un rodomonte di periferia che s’era impegnato con la ex moglie a farle riavere, se non i 200 euro, almeno i documenti rubati giovedì col portafoglio. Come aveva promesso, Chianelli s’è presentato in questura a mezzogiorno, ha confermato pari pari il suo racconto, da uomo d’onore continuando a sostenere che la «quindicina di ragazzi del quartiere, tutti incazzati e bardati», se l’è ritrovati al fianco con sua gran sorpresa, «io non li conosco, ma mi dicono che sono tutto tranne che fascisti, per quanto ne so si fanno il culo dalla mattina alla sera».

Questa potrebbe essere la direzione del discorso pubblico e televisivo imposto amabilmente dalla destra. Poi, forse, arriveranno le interviste in esclusiva per “Porta a Porta” o “Matrix”. Il volto umano del popolo, la vox populi che diventa vox dei a seconda della convenienza. Il giustificazionismo strisciante, mascherato dietro un sorriso bonario; un uomo di popolo che si è comportato così perchè è un po’ rozzo, un po’ coatto. Ma alla fine si dirà o si farà pensare che è un cittadino che si è fatto solo giustizia da solo come avviene di sovente ma che è pronto a pagare per il gesto commesso. Un eroe di quartiere della grande periferia che è l’Italia.

Si, “Ernesto”, è persona ai limiti. Ma è nei limiti che si vede quanto funziona una società. E’ guardando ai portatori di handicap, agli immigrati, agli homeless, ai disoccupati, agli ex detenuti, ai malati terminali, eccetera, che si può capire se il tessuto di una società tiene, dove va il discorso pubblico, dove si incrostano i problemi principali. Un uomo come Ernesto rappresenta uno specchio o meglio una proiezione. Non mi meraviglierei e non mi meraviglio se qualcuno già pensa o dice che in fin dei conti ha fatto bene, che ha avuto coraggio, che una lezione faccia a faccia è più efficace di un’inutile denuncia. Chi può, chi non si fa tanti scrupoli, chi ha le giuste conoscenze, si è sempre comportato così. L’assenza dello stato di diritto, di cultura politica e risposta politica porta all’etica della jungla in cui il più forte sopravvive. Un’altra deriva potrebbe essere un altro ragionamento già presente sulla stampa e purtroppo nella popolazione: i cattivi non sono i fascisti, siamo cattivi tutti, incazzati tutti. Non c’entra la politica, niente è politica. La forma può variare ma per dare risposte apparentemente differenti a medesimi sentimenti popolari, frustrazioni, alle stesse paure e sfiducie. Siamo un po’ più fascisti, insomma. Ma, nel delirio postideologico e antipolitico, non tutti vogliono ammetterlo e preferiscono chiamarsi con un altro nome o semplicemente con nessun nome, non cercare altra identificazione se non quella del “la pensano tutti così”, della gente comune, della massa “percepita” e vissuta.. e la massa è amorfa e apolitica ormai per definizione. E’ l’epoca dell’uomo della strada, del pensiero facile, dello spontaneismo nichilista.

27 maggio, 2008

Il complesso di italianità

Filed under: attualità,Ma guà che storia!,società — ilkonte @ 3:21 pm
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Voglio generalizzare all’estremo. Ammettiamolo: soffriamo di grossi sentimenti di inferiorità nei confronti degli europei. Sappiamo di essere un popolo di merda, di essere per lo più ignoranti, maleducati, incivili, disonesti. All’estero vivono meglio di noi. Sappiamo di non saper e non poter competere. Per questo scarichiamo quasi tutto sulle vittorie sportive o sul sole, sul cibo, sul Mediterraneo, sulle belle donne, Valentino Rossi, Pavarotti, Roberto Baggio, il colore, il calore, e sulle glorie patrie di almeno 300-400 anni fa. Per questo non sappiamo essere autoironici, non sappiamo guardarci allo specchio senza fingere di vederci diversi da quello che siamo. Ma, sotto sotto, ci sentiamo inferiori.

Grande clamore nei tg per uno spot tedesco della MediaMarkt. A me ha fatto ridere. Mi chiedo; ma se questo spot lo avesse fatto MediaWorld in Italia? Se lo stesso personaggio avesse parlato italiano per un pubblico italiano anzichè tedesco? Se invece avessimo visto una pubblicità italiana in cui si prende in giro un Rom, un albanese, un marocchino, un senegalese… come avremmo reagito? Forse non avremmo detto niente, avremmo sorriso, avremmo scoperto un nuovo tormentone da ripetere nei momenti di ilarità.

Il problema è che sappiamo che di “Toni” in Italia ce ne sono fin troppi. Di catenazze d’oro su canottiera ne ho viste tante. Quanti sono gli Italiani donnaioli e truffaldini che pensano di essere i più furbi, i più simpatici, i più affascinanti, i più socievoli? Quante volte ci siamo vergognati di nostri connazionali particolarmente impegnati nella rappresentazione dell’italianità più becera all’estero? Quanti tamarri, selvaggi? Una cosa che ho sempre notato è il chiasso, il fastidio, che un gruppo di italiani sa fare quando è settato in modalità “gruppo in gita che si diverte e si vuole far notare”. E parlo di gruppi nel senso più ampio del termine; dalla famiglia urlante con la mamma urlante e i figli lagnosi, alla comitiva di scapoloni, alla gita scolastica. Per dare il meglio di noi dobbiamo essere soli, rinunciare alla nostra esibizione per dimostrare in cosa, a livello soggettivo, siamo “migliori” di tanti altri. Ma soli, appunto, senza punti di riferimento o puntelli. E, fondamentalmente, senza che il numero ci renda automaticamente massa, stereotipo, macchietta.

Ma il tema di fondo è… ci sappiamo guardare allo specchio? Perchè neghiamo, o vogliono farci negare, l’evidenza?

Poi, vista la moda della caccia al romeno perchè sono diversi, vivono diversamente, pensano diversamente, si comportano diversamente… Come pensate ci vedano in Danimarca quando accendono la televisione e ci trovano la nostra spazzatura, Borghezio al parlamento europeo, una manifestazione berlusconiana, eccetera eccetera. Cosa vogliamo che pensino quando viaggiano nello schifo di cui siamo capaci e a cui ci siamo abituati? Come volete ci possano immaginare dopo l’ennesimo scippo o l’ennesima dimostrazione di inciviltà? Che tamarri, che trogloditi, che disperati, che pazzi questi italiani!!! Oppure… L’Italia è stupenda… peccato che gli italiani non siano all’altezza.. ma cucinano certi maccheroni!


24 maggio, 2008

Grazie

Filed under: personalismi — ilkonte @ 12:53 pm

Grazie a te.. solo a te. Ti regalo tutti i miei pensieri, sempre. Sei i miei pensieri, per sempre.

Per una splendida ventiquattrenne.

messaggio molto personale per una giornata come tutte le altre, ma particolare.

23 maggio, 2008

Escoriazioni nucleari (e il pensero va…)

Filed under: lucania,personalismi — ilkonte @ 3:48 pm
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Una promessa. Entro 5 anni la prima pietra per la costruzione di centrali nucleari di nuova generazione. Peccato che la nuova generazione è più una chimera che una realtà possibile. Peccato che mettere una pietra ora significherà avere una centrale non prima del 2019. Ma non è quello i discorso. Fa paura, è agghiacciante che si parli con così tanta superficialità di cose così delicate, ma a me non fa paura, a breve termine, quello. Temo altri affari, altri sprechi, altre “italianate“. Temo che si produca un nuovo fronte tutto ideologico e che il dissenso, con la nuova aria di “ordine e ragion (e segreto) di stato“, diventi automaticamente ingiustificato, illegale. Che la protesta automaticamente diventi una questione di ordine pubblico, come lo sarà per le discariche campane.

E poi, immediatamente, penso a Scanzano Jonico, al sito unico di stoccaggio di scorie nucleari mai definitivamente accantonato. Penso alle decine di siti nucleari sparsi in Italia e sulla cui insicurezza non si mai è fatto granchè. A parte, forse, mandare qualche scoria all’estero, per riaverle indietro fra qualche decennio dopo essere state riprocessate. Domanda: se non sappiamo gestire nessun tipo di rifiuto, se siamo già pieni di marcio, come pensiamo di poter razionalmente sperare in qualcosa di buono? Ho paura. Ieri ho ascoltato un servizio in un tg. Alla frase di Scajola sulle centrali seguiva un caloroso applauso della platea di Confindustria. Poi ieri notte su rainews mandano in onda brani del discorso più ampi… L’applauso, dopo il passaggio nucleare, non c’era.

Mi ricordo la protesta popolare per “il decreto Scanzano”. Le telefonate che facevo agli amici e ai parenti giù per avere notizie. La mia amata-odiata regione nei tg, in televisione, sui giornali, sui muri di Bologna, nelle radio, su internet, ovunque. Ricordo un po’ di orgoglio e la rabbia. La disinformazione di regime, il generale Jean. Ricordo l’ultima telefonata con mio nonno. Lui, un anziano maestro in pensione, ex democristiano, profondamente democratico, onesto e moderato, che plaudeva alla lotta popolare, “alla marcia dei centomila” in una regione che ha 600 mila abitanti. Come vorrei risentirlo… Quante telefonate mi pento di non avergli fatto, quando potevo…


21 maggio, 2008

Monnezza (a trash song)

Monnezza.

Vedo solo monnezza

per la via della città

di Totò e Sofia…

Dimmi com’ s’adda fà..

Canzone di denuncia con tanta amarezza partenopea. Il nuovo Apicella.. Impegnato, giovane e rampante. Altra perla di Youtube. Altra risata. E poi tristezza… che tristezza.. il trash dopo un po’ prende male.

Tavarish!

Filed under: deliri controproducenti,Ma guà che storia!,umorismo inutile — ilkonte @ 5:56 pm
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Non so che dire.. Resto senza parole. Neanche il più geniale dei comici, degli umoristi, degli autori di satira avrebbe avuto il coraggio di spingersi così avanti. La realtà sa sorprendere. Youtube di più.

20 maggio, 2008

Il risveglio (tra il dire e il fare c’è di mezzo Mara)

Incredibile, allucinante. E’ da quando mi sono svegliato che ho in mente ossessivamente la figura di Mara Carfagna. Non ce la faccio più. Liberatemi.

Segno dei tempi. Penso alla Carfagna, agli occhioni sgranati, alla lieve e affascinante inflessione salernitana, alla “ministra più sexy d’europa”. Vorrei vederla ballare, strisciare tutta oleosa tra un senatore e l’altro, ammiccare porcella all’opposizione. Immagino una stupenda lotta nel fango tra lei e una delle tante donne del governo spagnolo. Mettiamo contro Carfagna e Bibiana Aido. Non tanto per la gara.. ma per far vedere chi, in tema di gnocca, ne sa di più nel Mediterraneo e nel mondo. E poi la Aido secondo me c’ha pure la cellulite.. Mara no. La vedo seduta, adagiata su una bella poltrona rosso porpora. Le gambe, lunghe, snelle, appoggiate sulla scrivania in mogano. Tacco alto, autoreggenti, intimo nero e occhiali spessi mentre fa l’occhiolino. Alle sue spalle un enorme affresco raffigurante Amore e Psiche, luce soffusa, calza davanti alla telecamera per un effetto soft, fragole e champagne, caminetto acceso.. E’ lei l’italian dream. E’ lei la cucina più amata dagli italiani. Grazie Silvio.

2 video.. Per intenderci.. Non c’è storia. Cazzo vogliono sti spagnoli?!

14 maggio, 2008

Contrappasso

Filed under: attualità,Ma guà che storia!,politica,sud — ilkonte @ 7:39 pm
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Si… come potete vedere i problemi di quella gente che urla, sbraita, si dimena, e si gode lo spettacolo sono i campi rom. Tolto quel campo, bruciate via le baracche… tutto si risolverà… A tutti quelli che dicono, hanno detto e diranno: sicurezza, allarme, fermezza, degrado, ronde, mano dura, benaltrismo, problemi reali, percezione della sicurezza, decreto sicurezza, questione rom, bonifica dell’area, eccetera eccetera.. Ve lo meritate…

Travaglio difficile (lo stagno)

Filed under: attualità,Ma guà che storia!,politica,satira — ilkonte @ 11:45 am
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Dario Fo sul polverone Travaglio. Buona lettura.

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