franchino's way

26 novembre, 2007

Parole in fuori gioco

Filed under: sport,ultras — ilkonte @ 1:08 pm

Ieri è tornato il campionato dopo la finta sospensione di domenica scorsa. Non mi sembra però di aver sentito o visto servizi in cui si parlasse di: Gabriele Sandri, Luigi Spaccarotella, omicidio volontario, sciopero del tifo, ultras, ecc..

C’è un grande dibattito che anima i siti dei gruppi organizzati. E’ giusto fare lo sciopero del tifo? E come si deve fare? Un tempo in silenzio? In silenzio tutta la partita? Non entrare per niente allo stadio? Io sarei più per la terza ipotesi. Se si vuole contestare il così detto “calcio moderno” e il sistema telvisivo e della carta stampata l’unico modo per far sentire la protesta è quella di disertare le partite, non guardare le trasmissioni sportive, non comprare i giornalacci sportivi e via discorrendo. Scardinare la base degli interessi economici. Ma temo sia una battaglia persa in partenza. Il tifoso vero e l’ultras sono solo un mercato marginale. Una curva vuota danneggia sicuramente poco una squadra di serie A che rimpingua le proprie casse con i diritti televisivi e gli sponsor. Il danno grosso lo subiscono le piccole realtà, quelle a partire dalla serie B. Lì gli incassi dello stadio sono quasi fondamentali per mantenere i bilanci in pareggio. Quindi il grande dilemma. Disertare gli stadi e fare come se il calcio non esistesse non cambierebbe le cose per quanto riguarda la serie A. I presidenti possono fare a meno di loro e comunque, se si aprisse una crisi, il governo li aiuterebbe come ha sempre fatto. La serie A è un’industria importante e come tale il potere la tutelerà. Sicuramente una curva vuota può fare effetto.. ma solo per chi effettivamente va allo stadio. Da casa, guardando i servizi di 5 minuti sulle partite, non se ne accorgerebbe e non gliene importerebbe più di tanto a nessun italiano divanista medio (quello che solitamente tifa Juve o Milan perchè vincono, che non ha mai dato un calcio ad un pallone, che guarda 2 partite all’anno della nazionale, che aspetta “Contro campo” per sentire cosa dire al bar il lunedì su calcio-mercato, crisi, rigori dati o non dati, fuorigioco, ecc..).

Uno sciopero del tifo colpirebbe invece molto le squadre delle serie minori. Lì anche solo 400 biglietti in meno a partita possono fare la differenza. Possono significare pagare o meno un giocatore forte, comprarne uno, andare in rosso. Allora l’ultras con il suo mettere in crisi la propria società rischia di fare gli interessi del “calcio moderno”. Svuota le serie minori a favore dello spettacolo televisivo e dei grandi interessi. Un suo sciopero, poi, avrebbe un impatto solo ed escusivamente locale, finendo addirittura per essere additato come colpevole dei mancati risultati della squadra o dei mancati introiti della società.

La via d’uscita? Devono essere compatti in tutt’Italia e uscire da quell’atteggiamento spesso settario che li vede contrapporsi alla massa dei tifosi. Si tratta di un cambiamento culturale importantissimo per il mondo ultras che non vuole parlare col tifoso. Pensa di essere semplicemente superiore da un punto di vista quasi antropologico. E’ la sua storia, la sua coerenza, la sua passione spesa “sette giorni su sette”, i suoi sacrifici per i colori, la sua intransigenza a renderlo diverso dal tifoso comune (quello casalingo che guarda la tv, ma anche da quello che va allo stadio ma magari in tribuna, nei distinti o persino in curva senza però portare la sciarpa o lamentandosi perchè una bandiera gli copre la visuale). Bene gli ultras devono superare questo settarismo se vogliono avere dei risultati e visibilità. Devono riuscire a parlare con la massa se vogliono “fare massa”. Ma è appunto cosa difficile, quasi impossibile. Il problema è antropologico, sociologico, culturale.

Ricordo una partita particolare. L’anno scorso andai a vedere Bologna-Juve. Ero con un mio amico ultras. Quel giorno i gruppi avevano deciso che per 20 minuti la curva sarebbe rimasta vuota per protesta contro la Juve che doveva andare in C1, ma che fu “graziata” con la sola retrocessione in B con punti di penalizzazione (che tra l’altro furono anche ridotti durante il campionato). L’impresa di tenere fuori i tifosi fu ardua. Spesso si sfiorò la rissa. Gli ultras sentivano la curva come loro, i tifosi pure. Avevano forse ragione entrambi ma alla fine la distanza tra i due mondi era incolmabile. E la distanza, per quanto possa sforzarmi di proporre ragionamenti, rimarrà tale.

Cosa dire.. Tutto finirà in un bicchier d’acqua. Qualche gruppo si scioglierà, ne nasceranno altri e dopo qualche mese, chi prima e chi dopo, le curve ritorneranno a cantare. Non riesco proprio a immaginare uno stadio italiano silenzioso come un palazzetto dello sport americano. Non riesco a pensare a cori e slogan lanciati dallo speaker ufficiale della società. Sarebbe una tristezza inaudita.

25 novembre, 2007

Donne violente

Filed under: attualità,politica — ilkonte @ 2:05 pm

I fischi e le contestazioni di ieri hanno visto come “vittime” di violenza alcune donne della politica e dell’informazione. Le prime avevano il compito di presenziare come moderne veline del potere. Sono donne, sono politiche, che vadano in piazza, ben incipriate, le luci ben dosate, a dire frasi fatte. L’importante è che svolgano il loro ruolo di rappresentanti dei loro partiti, a cercare, con la loro presenza, di mettere una bandierina sul corteo. Non importa se sono anche loro corresponsabili dell’immobilismo della politica sul tema per cui dicevano di essere in piazza. Ben vengano dunque le contestazioni contro di loro. Sono parte del problema e la piazza lo ha voluto sottolineare per rimettere al centro il protagonismo dei movimenti e delle mobilitazioni spontanee su temi specifici. Non era richiesta la loro presenza. Non dovevano riempire i tg con i loro piatti pronti cucinati nel microonde televisivo. Ieri dovevano andare in onda le storie terribili che venivano da quella piazza; storie che evidenziavano che oltre le campagne populiste sulle violenze da parte di immigrati o disgraziati la realtà degli stupri, delle botte, dei femminicidi è quotidiana, domestica, italiana, europea, mondiale. La realtà dell’uomo violento di natura. Culturalmente e fisicamente. E di donne vittime.

La contestazione alla diretta de LA7 ha anche altri significati. Premetto che stimo molto quell’emittente. E’ l’unica che trasmette le manifestazioni che il duopolio RAI-MEDIASET spesso ignorano. Ma ieri quel palchetto, quel protagonismo televisivo col suo carrozzone di interviste a politiche e ministre ha dimostrato per l’ennesima volta l’entità del “senti questo senti quello” di cui parla Travaglio ne “La scomparsa dei fatti”. Si parla di violenza sulle donne? Intervistiamo il Palazzo. Le politiche fanno il loro lavoro di veline, la televisione fa per l’ennesima volta il suo lavoro di rappresentare le cose solo attraverso le marche dell’istituzione. Come se i temi non possano esistere se non attraverso il commento della politica istituzionale. Come se senza un politico (meglio se con contraddittorio tra maggioranza e opposizione) non possano avere dignità di passare ai cittadini i temi sociali, quelli che vengono proposti dal basso e spesso in opposizione e contestazione alle parole di Palazzo. Ieri le donne hanno contestato questa logica. Le protagoniste dovevano essere loro della piazza. La politica ne doveva rimanere fuori. Per l’ennesima volta il teatrino a cui siamo abituati ha provato a riproporsi. Ma il coraggio e la spontaneità delle manifestanti lo ha fatto crollare.

Scrivo sempre peggio.. me ne rendo conto. Ma alla fine la via di Franchino è irta e bastarda. Ne paga le conseguenze il linguaggio e la capacità di analisi. Tempi bastari producono discorsi bastardi. Vi chiedo scusa allora. Cercherò di trovare un maggior distacco, di contare fino a 10.. anche se mi viene difficile. Ma in fin dei conti è un blog, i commenti sono aperti e mi potete sempre mandare a cagare...

Come io mandere, con gran rispetto e guanti di velluto:

  • La velina bionda Prestigiacomo che consiglia alle donne di diffidare da manifestazioni violente come quella di oggi
  • Le ministre che tentano di esprimere solidarietà per il vile atto contro la collega velina ma si beccano la loro dose di fischi
  • La giornalaia de La7, anch’ella vittima di violenza di donne su una donna.. Meno male che, ci assicura, si è trattato solo di poche facinorose.. non generalizzate telespettatori!

22 novembre, 2007

Play old style.. un bel post sul calcio che era e non è più

Filed under: sport,ultras — ilkonte @ 3:07 pm

Il calcio moderno contro la nostalgia dei bei tempi andati. I milioni di euro, le telecamere, le star e le vallette, i parolai ladri e i comprimari contro il fascino romantico dello spettacolo, delle maglie sporche di fango, dei gesti tecnici, del tifo verace e vorace. Il circo calcio contro il calcio. Tutto questo magnificamente espresso da questo post che ho trovato girovagando tra i siti dei gruppi ultras della mia città. Una testimonianza, un appello o un semplice lamento. Una bella pagina da leggere per chi voglia capire, senza preconcetti e salame sugli occhi, cosa significa essere ultras in maniera sana. Un contributo per capire cosa abbiamo perso tutti, cosa significa uno stadio senza una curva che canta, che colora, che riempie orecchie occhi e cuori spesso più di 22 uomini in mutande, pieni di tatuaggi che tirano calci a un pallone.

Il post di CIACIOTZ dal titolo “Play old style”.

  • Torna il campionato.
    E tutti a bocca aperta ad aspettare i gol delle nostre squadre del cuore, le previsioni di Maurizio Mosca e le pose intriganti di Elisabetta Canalis. Le pose e tutto il resto che mette in posa. Non quello che dice, che è assolutamente inutile in un’economia di calcio giocato.
    Ma è calcio quello che ci propinano?
    È calcio quello che come beoti ci sciroppiamo la domenica e tutti gli altri giorni tra anticipi e posticipi e gare rimandate e da recuperare?
    Sono convinto che questo non è più calcio.
    È un grande baraccone, una macchina che fabbrica denaro, plusvalenze, Borsa, azioni, pagliacci, veline, presidenti moralizzatori, giocatori che si lamentano per la troppa ricchezza, che non mettono un lutto al braccio perché non conoscono personalmente il tifoso che è morto (vero Seedorf? Vergogna!), insomma un circo che con il calcio non ha nulla a che vedere.
    E il discorso vale anche per la violenza, la giustificazione che le parrucche istituzionali trovano facilmente per tenere in naftalina il vero calcio popolare e riempire le nostre domeniche di surrogati al vago sapore di football.
    Una violenza inutile, dannosa, perniciosa che alimenta solo benpensanti e giornalisti, che altrimenti dovrebbero imparare a scrivere di qualche argomento per portarsi un po’ di pane a casa.
    Il calcio così è destinato a morire. Ora ha un male che sembra incurabile.
    E il male profondo è il sistema che ruota al calcio. Tutti compresi, nessuno escluso.
    Che possiamo fare noi nostalgici del Beautiful Game?
    Forse è il momento di far capire che non siamo più così pronti a subire passivamente l’insipido prodotto che vogliono venderci, possibilmente tenendoci ben ancorati alle pay tv e alle poltrone di casa nostra, tra una trasferta vietata, una curva chiusa e le loro chiacchiere logoranti e logorroiche su calcio, ultras, polizia, violenza, diffide e terrorismo.
    Quanti di noi amano davvero il calcio?
    Ecco, riflettiamo sul nostro amore per il calcio. Pensiamo bene dove nasce, come nasce e cosa significa per noi.
    Pensiamo alle domeniche allo stadio quando non esistevano le dirette televisive; teniamo a mente i programmi che santificavano le nostre domeniche: Tutto il calcio minuto per minuto, Novantesimo Minuto, Domenica Sprint, Dribbling. Servizi, gol e poche chiacchiere.
    E che dire dei calciatori di una volta che avevano una vita normale, una moglie normale, i figli con i nomi normali? Nessun divismo generalizzato e diffuso, qualche giocatore bizzarro, diverso dagli altri. Gli altri, veri e propri operai del pallone. Chi seguiva la moda portava i capelli un po’ lunghetti, vestiva con i primi capi firmati, Zigoni portava la pelliccia come George Best. Ma tutti andavano in ritiro per fare amicizia con i compagni di squadra, non per isolarsi con cellulari, i-pod e playstation.
    Pensiamo alle migliaia di radioline accese; ai mariti indaffarati a portare a spasso il cane (che avrebbero volentieri abbandonato in autostrada) o impegnati ad accompagnare le mogli (stesso destino del cane, anzi quasi quasi meglio il cane) a fare le passeggiate con le prime cuffiette piccole, infilate – in maniera disinvolta dentro all’orecchio quello più distante dal lato della moglie – e le loro improvvise grida di gioia con le mogli che fuggivano in macchina; la corsa a casa per vedere la telecronaca di un tempo di una partita a sorpresa quando già si sapeva il risultato. E il Subbuteo, il calciobalilla al baretto sotto casa, le sfide interminabili e le Figurine Panini. Il vero oro di noi bambini. E dei nostri genitori che cercavano di farcele attaccare dritte solo perché poi l’album lo tenevano loro. Per sfogliarlo quando noi bambini dormivamo sognando partite impossibili.
    Tutto questo è sparito. Tutto questo era il calcio.
    Ma siccome il calcio è sempre stato prima di ogni cosa l’amore dei tifosi verso la propria squadra del cuore, pensiamoci. Pensiamo a chi dedichiamo il nostro amore. Pensiamo se vale ancora la pena.

Una vignetta

Filed under: attualità,partito democratico,politica,sinistra,umorismo inutile — ilkonte @ 10:03 am

L’Italia non avrà nessuna formazione politica appartenente al Partito Socialista Europeo. Ci saranno quelli più a sinistra ma la tradizione socialdemocratica e laburista europea non avrà casa in Italia. E’ una cosa gravissima. Un segno di come la politica italiana, nonostante le mille promesse, sia un caso del tutto unico. Nasce un partito volutamente senza storia, proiettato in un futuro in cui l’unica cosa certa è che si vorrà gestire il potere, dare sponda politica a quelle forze finanziarie ed economiche che negli ultimi decenni sono nate e si sono rafforzate sotto l’ombra dei Ds e della sinistra democristiana.

A voi una splendida vignetta presa dal blog di Andrea Pedrazzini. Non c’è tanto da ridere…

21 novembre, 2007

Fu regime?

Filed under: attualità,info,Ma guà che storia!,politica — ilkonte @ 10:28 pm

E’ notizia di oggi lo scambio di telefonate tra Rai e Mediaset per “aggiustare” e concordare i servizi tv su alcune notizie cardine. Si parlava di come minimizzare la sconfitta berlusconiana alle elezioni regionali, di come strumentalizzare la morte del papa e via discorrendo. Novità? Mah.. lo sapevamo già, o almeno lo aveva capito chi aveva occhi ed orecchie non viziate da fanatismo berlusconiano. Il regime c’era. Non a caso proprio per quanto riguarda la classifica sulla libertà di informazione il nostro paese è 53° al mondo dopo Benin (29°), Timor-Est (30°) o il Madagascar (46°). Ora bisogna vedere se, cambiato il vento, il regime è solo dormiente o se semplicemente ha solo cambiato giacca in attesa che torni il vecchio padrone. Questa sera ho guardato il tg5. E’ opinione della vulgata considerarlo come uno dei migliori tg. Bene, la notizia in questione (le intercettazioni), è stata data a metà notiziario con un servizio in cui non si faceva la minima menzione dell’oggetto delle telefonate (come aggiustare le notizie e quali notizie aggiustare). Tutto veniva presentato come l’ennesimo polverone sulle intercettazioni, l’ennesimo scambio di accuse tra maggioranza e opposizione. Chi ha visto solo quel tg e non ha letto o sentito altro non ha la benchè minima idea di quanto accaduto e non è stato informato. Sa però che mediaset ha denunciato la Repubblica per la pubblicazione delle intercettazioni perchè riguardano persone che non c’entrano nulla con l’inchiesta per cui sono state fatte e che non hanno la minima validità penale.

Per questo è ora come non mai pericoloso dare di nuovo credito a Berlusconi e sodali. Non sono affidabili. Hanno fatto danni quasi irreparabili alla nostra democrazia. I loro schiavetti sono ancora ai loro posti, prontissimi a riprendere il loro sporco lavoro (più di ora evidentemente) appena avranno di nuovo carta bianca e ordini precisi. Ci vorranno decenni prima che il paese si normalizzi.. Sempre che sia mai possibile affiancare la parola “Normale” alla nostra repubblica delle banane.

A’ Berluscò.. ricordate d’amici tua!

Filed under: attualità,politica — ilkonte @ 10:07 pm

Non avrei mai pensato che Berlusconi avesse un minimo barlume di acume politico. E invece con la sua sparata del “nuovo partito” ne ha dato dimostrazione. Niente di nuovo, sia ben chiaro. E’ inutile arroventarsi su cosa sarà questo nuovo corso berlusconiano, cosa diventerà. Ha solo cambiato il nome ottenendo però alcuni risultati oggettivi sia a breve che a lungo termine.

Per prima cosa col suo ennesimo colpo di teatro ha avuto la capacità di riconquistare la ribalta della scena politica. Ha riempito pagine e pagine di giornali, in tv si è parlato solo ed esclusivamente di lui. E’ tornato unico e indisscusso protagonista. Tutti gli altri, come eravamo abituati negli anni del suo regno, si sono dovuti accodare. Al centro dei discorsi, delle analisi, delle critiche è tornata la sua persona, la sua fisicità, il suo carisma populista. Questo mentre la battaglia parlamentare ha visto la vittoria di un traballante centro sinistra (ipotesi spallata e elezioni subito a quanto pare svanita) e mentre anche nel centro destra le mosse di Storace, di Fini e di Casini avevano finito per quasi scalfire il suo smalto, vedersi sorpassato sia come spazio riservato che come soggetto impositore di temi e tormentoni. Gli stessi sondaggi lo davano in calo nel centro destra a favore di un più attivo, e politicamente intelligente, Fini. A questo punto la mossa a sorpresa (tanto a sorpresa che la stessa Prestigiacomo ieri sera candidamente ammetteva da Ballarò che in Forza Italia in pochi sapevano di questa presunta svolta). I gazebo, le cifre gonfiate e il ritorno del megalomane tanto amato. Quindi primo risultato raggiunto: visibilità-centralità.

Gli altri risultati raggiunti sono quelli politici, i più sorprendenti perchè prodotti da una persona incauta, più pancia che cervello. Ma questo risultato viene raggiunto con la così detta “apertura” sul proporzionale. Marcia indietro sulle elezioni, mano tesa a Veltroni per riscrivere l’Italia che verrà. Scavalcati ancora una volta tutti i suoi ex galoppini (Fini e Casini ovviamente) che scalciano per prendersi lo scettro di leader del centro destra con l’arma della legittimazione come interlocutori. Rompe l’isolamento, cerca la sponda a sinistra. Ma la sua mano tesa mette in crisi anche l’Unione. Chi avrà il coraggio di discutere e ri-legittimare il mostro (combattuto più nella forma che nella sostanza; vedi inciuci vari su scalate bancarie, non abolizione delle leggi-vergogna, niente legge sul conflitto d’interesse, ecc..)? Chi si assumerà la responsabilità di aprire scenari raccapriccianti di grande coalizione all’amatriciana? Inseguire Dini e il suo potere economico-finanziario o mantenere la rotta di un legame di affinità dialettica con la sinistra, con la propria storia? Il PD, in parole povere, sceglierà di essere più DC o più socialdemocratica? Alternativo o consociativo? Pastrocchione o nuovo polo di aggregazione a sinistra? Io naturalmente penso già male. Vedo Cofferati, vedo il decreto sicurezza, vedo tanta destra in questo pd e ho già espresso il mio giudizio a riguardo. Spero che i fatti mi smentiscano.. ma…

Chi è che gode di più di questo caos è Prodi. Lo tengono lì a governare perchè al momento è la cosa che fa più comodo a tutti. Se cadesse domani sarebbe il caos. Chi si presenterebbe con chi? Con quale legge? Con quali leader? A destra pensano che sia meglio prendere tempo per scalzare definitivamente Berlusconi, a sinistra prendono tempo per capire come si vorrà muovere Veltroni. Intanto Prodi resta al suo posto circondato da lupi mannari.

17 novembre, 2007

Tornare a Genova

Filed under: attualità,g8,globalizzazione,personalismi — ilkonte @ 8:19 am

E’ la prima volta che torno a Genova da quando ci andai per il g8. Ho una strana sensazione di emozione. Stamattina mi sono alzato alle 6.30 e subito sono stato assalito dai ricordi. E’ incredibile come ricordi praticamente tutto di quel giorno. Le facce, i luoghi, le parole che mi dissi con i compagni di viaggio, il caldo asfissiante e poi la puzza penetrante dei lacrimogeni, il sangue, la paura, la concitazione, quella insopportabile sensazione di abbandono, isolamento. Quel sentirsi in balia degli eventi e non poter fare nulla.

Tornare a Genova è come tornare in un luogo dove si è perso un pezzo di ingenuità, di verginità, di spontaneità. Tornare in un luogo che ci ha fatto crescere di botto. Tornare affichè questi miei ricordi si fondano con quelli che c’erano e che oggi ci saranno, per dirci che ci siamo, che noi non dimentichiamo. Che la storia, quella storia, non è solo sui giornali o nelle televisioni. Quella storia cammina ancora sulle nostre gambe.

16 novembre, 2007

Errata corrige

Filed under: personalismi — ilkonte @ 9:44 pm

Nel post precedente ho parlato di una statuetta di cioccolato di Rocco Siffredi. Ho sbagliato, chiedo scusa e.. un po’ me ne vergogno. Gli oggetti del peccato sono dei falli di cioccolato di varie dimensioni. Tutta la serie è titolata “Rocco e i suoi fratelli”.. qui c’è l’allusione al porno attore.

Oggi la povera artigiana che ha deciso di esporre impunemente i cazzetti ha ricevuto un’altra multa nonostante i pezzi di cioccolato fossero avvolti nella carta. Poverina. La multa inflittagli dai vigili l’ha fatta scoppiare in lacrime, dice di essere una vittima di una vera e propria persecuzione.

A parte tutto, comunque, il cioccolato con cui sono fatti i falli è davvero buono. Se ne avete voglia, e non siete troppo puritani, vi invito ad andare in piazza ad assaggiarlo. Alla fine, è la sostanza quella che conta.

Questo casto-moderno-riformista mondo moderato

Filed under: attualità,bologna,Ma guà che storia! — ilkonte @ 1:30 am

La giornata di oggi ci ha regalato 2 perle. 2 momenti altissimi di senso civico, passione civile e democratica. 2 picchi per la nostra stanca civiltà.

Maurizio Sacconi, ex sottosegretario con Berlusconi, durante la votazione della finanziaria si toglie una scarpa e la sbatte sul suo banco al Senato per protestare. Una scena a metà tra la commedia all’italiana e il palcoscenico del Bagaglino.

A Bologna l’assessore al commercio Cristina Santandrea multa un’artigiana che nel suo stand al CioccoShow in Piazza Maggiore ha “osato” esporre, a pochi metri dalla chiesa di San Petronio, una statua di cioccolato di Rocco Siffredi. Ciocco Siffredi col suo pene cioccolatoso stava oltraggiando la cultura cristiano-bigotta cittadina. Arrivano i vigili, fanno la multa e la statuetta scompare. Perchè non bruciarla? O meglio.. perchè non fonderla? Presto anche il giochino tutto bolognese di mettersi vicino la sala Borsa e guardare la statua del Nettuno da quell’angolazione che farà sembrare il suo pollice un pene in erezione verrà vietato con ordinanza comunale benedetta.

Ieri addirittura la magistratura si è dovuta pronunciare su una denuncia di vilipendio alla Madonna dicendo che, ovviamente, il reato non esiste. Imperterrito il denunciante, colto da insanabile fulgore cristiano, ha parlato dell’esigenza di andare avanti nella battaglia. C’è da fare una legge subito. La Madonna non si tocca. Stiano attenti i bestemmiatori e i blasfemi. La pacchia è finita. La lapidazione per i blasfemi è roba antiquata.. Meglio un multone, la pubblica umiliazione e poi tutti a casa a guardare le tette della Ventura coperte da un bel crocifisso in oro e diamanti.

Momenti dal mondo dei moderati. Segni dei tempi. Non ho più neanche le parole per incazzarmi, sbraitare.. Riesco solo a ridere.. no forse meglio dire sorridere.. no.. nemmeno.. Facciamo che resto a bocca aperta, spaesato. Quasi non ce la faccio più. Che tristezza..

12 novembre, 2007

11 Novembre

Filed under: attualità,gabriele sandri,ultras — ilkonte @ 7:14 pm

Un poliziotto spara e uccide un innocente. Questo è un fatto enorme. Ora temo che inizieranno i distinguo, gli insabbiamenti, le giustificazioni. La procura di Arezzo apre un fascicolo per omicidio colposo. Sembra che la tesi accusatoria sia quella del colpo accidentale. Mah.. Pare quella del calcinaccio di Giuliani. Potete leggere qui il primo comunicato della questura di Arezzo e alcuni interessanti interrogativi.

L’omicidio di un ragazzo scoperchia il pentolone dei cattivi rapporti tra ultras e forze dell’ordine. In alcune città, in alcuni stadi, scoppia il putiferio. Attaccate addirittura le caserme.

A pagare di più dei fatti di ieri saranno gli stessi tifosi, gli stessi ultras che colorano e animano le partite con i loro canti, i loro cori, le loro trasferte. Ieri è morto un ragazzo ma temo che i fatti di ieri sera provocheranno la fine di quello che viene definito movimento ultras e che, nonostante la vulgata mediatica e politica, non significa solo ed esclusivamente violenza. Ieri la parte sana delle curve è stata spazzata via. E lo si vede anche dalle prime reazioni del “Palazzo”. Vietate tutte le trasferte, curve sempre più nell’occhio del ciclone. Ogni minimo episodio sarà un pretesto per riempire, come si è fatto fino ad oggi, pagine e pagine e telegiornali interi di commenti e parole al vento sul tifo violento, sul male del calcio, ecc.. Chi ne guadagnerà? Le televisioni in primis.

Ma cosa e chi ha attaccato le caserme? Cosa vogliono questi ultras? Chi sono? E soprattutto la stampa, la politica, hanno conoscenza di quello che parlano? Sanno di cosa si tratta? L’impressione è che si trattino le cose sempre con faciloneria. Ieri ho trovato disgustosa la maniera in cui Mediaset e Rai hanno coperto l’evento. Una fiera di luoghi comuni, di banalità. Anche per questo la stampa è stata un altro dei bersagli principali dei fatti di ieri. Si attacca la stampa perchè spesso da dimostrazione di non capire, di ignorare il fenomeno e di esprimere un perbenismo facilone e opportunista. Tante volte episodi del tutto insignificanti sono stati gonfiati. Tante volte si è schiacciata, soprattutto negli scontri negli stadi, sulle tesi della polizia senza mai andare a cercare di capire che talvolta la testa di cazzo può avere la divisa. Il giornalista come categoria è bersaglio come l’uomo in divisa perchè rappresenta un venduto, un servo del potere o dei poteri intesi in senso lato.

Ieri non è stata una manifestazione di massa. Negli incidenti c’era qualche centinaia di ultras. Posso dire che forse si tratta dello zoccolo duro dei gruppi organizzati più tosti. Non c’erano le curve al completo. Cosa rappresentano questi ultras? Sè stessi, la loro volontà di essere e proporsi come duri e puri. Sono quel che sono. Sono la loro fede, i loro colori. O si è con loro o contro di loro. “Le guardie”, “gli sbirri” sono il nemico principale perchè si vendono alla repressione, allo Stato, al perbenismo. Sono persone inutili nascoste dietro una divisa. Gli ultras sono invece la “purezza” dell’istinto, della coerenza, della massa. Gli ultras poi sono sempre più di destra.. Anche quando sono a-politici sono nichilisti nel senso di non proporre nulla, non analizzare. Non è un fenomeno politico in questo senso. E’ un fenomeno che infatti ha molto in comune con i Mods. La violenza è fine a sè stessa o per il gruppo di appartenenza. Ma vanno fatte le dovute distinzioni, va usato il buon senso. Non si può e non si deve parlare di curve in senso lato; ci sono differenze di civiltà, correttezza e comportamenti enormi tra curva e curva e all’interno delle stesse tifoserie tra un gruppo e l’altro (ieri in tantissimi stadi si è visto un comportamento sicuramente non violento. C’è chi ha semplicemente tolto gli striscioni, chi se n’è andato dalla curva.. Gli slogan e i cori contro polizia e carabinieri sono usuali, ieri erano forse più forti del solito). Il buon senso deve invece riguardare in primis le forze di polizia. Esse devono essere sempre e comunque impeccabili, corrette, ligie al dovere. Rappresentano quanto di più alto ci sia in una società. In piazza, nelle strade, negli uffici la loro divisa non significa e non deve significare potere, impunità, arroganza. La loro divisa rappresenta il rispetto della legge, della vita civile, della costituzione democratica. Non può e non deve esistere una situazione come quella di ieri in cui si parli di tragico errore. Le forze dell’ordine non possono sbagliare. Altrimenti diventano, giustamente, un bersaglio. Altrimenti, uno che sbaglia diventa tutti sbagliano. Altrimenti sospetti, sfiducia e ostilità si alimentano. Loro non danno una mano a superare questa empasse. Non è banale ricordare per l’ennesima volta il g8 e le parole agghiaccianti della “Macelleria messicana” e della giustificazione del ritardo della confessione per “spirito di appartenenza”. Non è fuori luogo ricordare i vari episodi di prevaricazione e arroganza di cui bene o male molti di noi hanno avuto esperienza. I casi sono tanti, troppi. Va fatta giustizia subito. E va fatta in maniera esemplare anche e soprattutto perchè sono state dette un sacco di fandonie per cercare di limitare un fatto lampante: che il poliziotto ha sparato per colpire l’auto. Va fatta giustizia sul caso di ieri, sui fatti del g8, su Aldrovandi.. Su tutte le vittime della mala-polizia.

Va fatta giustizia affinchè gli ultras che ieri hanno attaccato le caserme a Roma non finiscano per rappresentare nient’altro che sè stessi. Che non raccolgano altre simpatie, altri appoggi, altre frustrazioni. Nessuno deve essere impunito. Tutti, ma proprio tutti, siamo un po’ colpevoli. Chi ha sottovalutato, chi ha cavalcato, chi ha coperto, chi ha giustificato, chi ha smarrito il buon senso per calcolo politico.

E… comunque.. secondo me il campionato andava sospeso immediatamente. Così… per dire la mia sul tormentone di questi giorni…

 

Pagina successiva »

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: