franchino's way

29 settembre, 2007

Scend’ in da street!

A Bologna chi è il più cittadino del reame? Oggi pomeriggio ci sarà la “Street space parade“, una manifestazione politica contro le scelte dell’amministrazione Cofferati in manteria di politiche giovanili e ordine pubblico. Da un lato giovani e centri sociali, dall’altro cittadini imbestialiti che minacciano di bloccare la manifestazione. In mezzo una città agonizzante. Non a caso la Street sarà il funerale ad una città morta. Una città che ha deciso di diventare un dormitorio per i giovani da spennare e una versione ingigantita di Topolinia per gli ultra cinquantenni. Così potranno girare tranquilli in pelliccia, andare ad ascoltare Verdi, farsi una mangiata in un ristorante da 40 euro a persona. I giovani? Si adeguino… Vadano come tutti gli altri in discoteca! Che la smettano con sta moda di voler socializzare, passare una serata bevendo una birretta tra amici!

La città non sembra capire quale possa essere la risorsa aggiunta che arriva da 80 mila studenti. Mancano luoghi di produzione culturale, mancano luoghi pubblici di socializzazione; le piazze militarizzate, i centri sociali chiusi, decentrati in zona industriale (e che, non me ne vogliano, avevano già da tempo perso la loro spinta di produzione culturale e politica per trasformarsi in discoteche o locali notturni per un pubblico “terzomondista”). Quello che resta per chi voglia o non può che rimanere al centro sono i pub (prezzo medio di una birra media 4.50 euri), i minimarket dei pakistani (birra moretti in bottiglia da 66, 1.80 euri), gli spaccini di fumo, molte pizzerie, qualche “kebabbaro”, qualche cinema (ma muoiono come mosche anche loro). E, soprattutto, quello che resta in centro, è una città sempre più vissuta come scenografia, luogo di passaggio. I bolognesi per un non bolognese sono personaggi spesso percepiti come ostili, lontani, sconosciuti. Una città accogliente perchè mette insieme 2, 3, 4 città accavallate e incomunicanti. Diverse città per cittadinanze interpretate diversamente, con cittadini che si sfiorano e non si conoscono. E, si sa, quando si ignora si può anche disprezzare. I pregiudizi arrivano quando non si conosce l’altro e ci si affida alla pancia, ci si chiude in sè, non si costruisce la percezione del mondo partendo dai mattoncini che sono i contatti con le diversità. Bologna è ora una città metropolitana ma più per prendere finanziamenti ed avere più polizia che per altro.

Ma cosa, di Bologna, la rende effettivamente una metropoli? Non la mentalità che sembra emergere dai discorsi che si sentono. Bologna è metropoli perchè crogiuolo di diversità, ma è una diversità che le amministrazioni e la politica non stanno riuscendo a governare, coordinare, per accompagnare la trasformazione in atto. La diversità viene cavalcata per alimentare paure, sospetti. E il risultato è quello che abbiamo sotto gli occhi. Bologna deve scegliere: vuole aspirare a essere una piccola Berlino o una grande Treviso (o Reggio Emilia, Foggia, Potenza, Rieti, Campobasso, Rovigo, ecc..)? Bologna sta perdendo questa sfida e non fa altro che alimentare il suo pluridecennale declino.

Una parola anche sui fuori sede, sui “ggiovani”. Sono cambiati i giovani. Sembrano non fare altro che seguire, come pecoroni. Siamo sempre pronti a fare quel cazzo che ci pare, ci è tutto dovuto, ci ubriachiamo, ci droghiamo, siamo maleducati, ci vestiamo male, andiamo dietro solo alle cazzata. Siamo figli degli anni ottanta, del consumismo, delle griffe, dei videogiochi, del regalo di papà, del motorino a 14 anni, del video-cellulare da 180 euro. Siamo i nipoti di Berlusconi. Siamo i figli di quella generazione che voleva cambiare il mondo e che dopo i sogni, gli slogan e l’autocelebrazione, è riuscita a cambiarlo… chiudendosi a casa. Il mutuo da pagare. A chiedere spintarelle, a votare la dc, psi, forza italia, mastella, rutelli. Ad apprezzare l’acume di Giuliano Ferrara, o di Maurizio Costanzo. A guardare Porta a Porta. A pentirsi, a lodarsi, a comprare il macchinone, prendere la pelliccia alla moglie. A pagare per far passare il test all’università al ragazzino. A non capire cosa sono stati, a non capire chi sono, a non fidarsi di nessuno. A pensare che, col senno di poi, tra moda, impegno, lotta e paroloni il confine non era così spesso. A dire orgogliosamente di essere ex di qualcosa, di avere avuto il coraggio di cambiare opinione, compagnie, idee, valori. Quello che si vede in giro è frutto dei loro fallimenti. E continuano a sbagliare. Hanno sognato troppo da ragazzi e ora non hanno più immaginazione. Non ci hanno regalato slanci, passioni, emozioni. Ci hanno passato un paese a pezzi, inutile, decrepito, vecchio, rincoglionito. Ci hanno regalato dissesti idrogeologici, scorie nucleari, il clima impazzito, la crisi energetica, le crisi monetarie, la fase post-fordista dell’economia. Ci hanno lasciato senza pensione, ci sfruttano, ci costringono a scegliere da 15 anni il meno peggio. Ci criticano quando sogniamo, ci criticano quando ci incazziamo, ci criticano perchè non sogniamo abbastanza, perchè siamo fermi, spaesati, a-critici, qualunquisti, con una birra in mano a cercare un brivido, un peccato. Ci sentiamo bene quando siamo nella folla, quando cantiamo “Po-porò-po-po pooooo pooooo” dopo una finale mondiale. Pensiamo che i politici sono tutti uguali, generalizziamo. Siamo viziati… siamo soli, con un futuro di merda… e non possiamo neanche bere una cazzo di birra dopo le 22…. Siamo cittadini? O dobbiamo aspettare il nostro turno? Tanto diventeremo come loro? Ci lamenteremo perchè i giovani non sono come quelli di una volta, sporcano, sono nichilisti, fannulloni e straviziati. <<Ai tempi nostri…>>, diremo col petto gonfio e l’indice puntato. Ma noi saremo più incazzati di loro. Perchè non avremo la casa di proprietà e non avremo la casa al mare. Perchè ci roderemo di invidia per chi avrà più di noi. Perchè, forse, ci saremo sposati tardi, perchè i figli ci fotteranno un sacco di soldi e chi ci va in vacanza? Perchè dovremo mettere da parte i soldi per un fondo pensione privato e come compro il macchinone come ce l’aveva papà? Saremo frustrati… molto intolleranti… ingoranti.. e forse pure un po’ fascisti. Grazie di tutto… It’s a wonderfull world. E chiediamo scusa se ancora non abbiamo 60 anni! Magari li capiremmo… ci accomoderemmo insieme sul divano per guardare insieme Cucuzza. <<Che schifo>>, il commento con aria sdegnata…<<Che degrado!>>.

Intanto, già che ci sono, scendo in da Street… Così, per dare solo un po’ di fastidio, per dispetto, per rider loro in faccia, per andare con la massa e rompere i coglioni.. visto che qualche anno per chiedere di essere ggiovane ancora mi resta… visto che tanto io non li capisco, loro non mi capiscono… e io tante volte non capisco me stesso. Buon funerale e… condoglianze vivissime!

3 commenti »

  1. caro francio, lo sai, io sono daccordo con quello che scrivi, ma ci sta da dire anche che bologna è una città prrettamente universitaria, in primis per la sua storia, e soprattutto per l’invasione annua dei fuorisede che la invadono. La situazione dell’università italiana è precipitata, non ha ancora toccato il suolo, ma sta nel mezzo della discesa gravitazionale, bisogna finirla l’università, e con l’università. il mondo gira, e sempre più veloce, a quanto pare. se si arriva a dare provvedimenti del genere è perchè davvero la gente lì non fa nulla, quali sono gli spunti pratici che escono dopo le interminabili ,e piene di rabbia, conversazioni notturne bagnate nel liquido alcolico? il giorno dopo ci si risveglia ancora + succubi di un sistema in caduta libera.è colpa dell’università se bologna è diventata una città di toccata e fuga, come perugia, urbino ed altre. non esistono sbocchi o forse non vogliono farteli vedere. siamo sempre al
    “si salvi chi può”. questa è l’università italiana.

    Commento di Locadicoda — 29 settembre, 2007 @ 4:03 pm | Rispondi

  2. Caro locadicoda.. capisco quello che dici, ma Bologna non è solo l’università. L’alma mater studiorum fa parte di un declino della città che è generale e tocca anche e soprattutto il tessuto sociale dei bolognesi. Se da un lato, infatti, sono cambiati gli studenti dall’altro anche i cittadini stanno vivendo una trasformazione. Le vecchie fabbriche che davano il senso a interi quartieri sono tutte chiuse, i cittadini immigrati sono migliaia, così come i giovani che vengono da ogni parte d’Italia a lavorare, con i contratti che conosciamo, il centro è stato invaso da nuovi ricchi, banche e pizzerie. Sono problemi comuni a tutt’Italia, questi, che non limiterei alla sola Bologna. L’università bolognese, e non il sistema universitario in quanto tale, è stata in questi anni colpevolmente assente. Assente sul piano dell’offerta di spazi e luoghi di aggregazione, nel difendere i suoi studenti dagli attacchi quasi razzisti che gli sono caduti addosso, dallo studiare con l’amministrazione soluzioni costruttive per tutta la zona universitaria. Mi spiace locadicoda, non me ne vogliano i perugini, gli urbinati e i padovani, ma Bologna non è mai stata come Urbino, Padova e Perugia… E’ stata un modello di governo e di città per tutt’Italia, ammirata anche oltreconfine. Non parliamo di una città come le altre ma di una grande città, con una grande storia, una grande cittadinanza e… una grande università.

    Commento di ilkonte — 30 settembre, 2007 @ 10:23 am | Rispondi

  3. concordo su tutto konte.
    il processo di trasformazione è partito, forse in alcuni casi è addirittura un bene, sono uno studente fuori sede, nonchè fuori corso, ho amato bologna città tollerante, ospitale, generosa, quella insomma di molti anni fa…la amo ancora, ma se qualcosa sta cambiando è perchè tutti non hanno fanno altro che arrivare nella “terra della liberta” e renderla una pattumiera. le scelte dello sceriffo cofferati ovviemente non mi trovano d’accordo, non mi hanno mai trovato d’accordo, 8mila ordinaze, mai applicate, atte a danneggere solo ed esclusivamente chi ha portato qualcosa di buono in questa città. il concetto di legalità, lo scudo dietro al quale si barrica il cinese, è ben altro, non l’ha mai capito, e purtroppo mai lo capirà.

    Commento di montelli — 30 settembre, 2007 @ 2:43 pm | Rispondi


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