franchino's way

23 settembre, 2007

La casta ha le radici ben piantate. Sproloquio domenicale sul sud.

Filed under: attualità,politica,società — ilkonte @ 11:11 am
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E’ di gran moda in questo periodo lo stanco dibattito su politica e anti-politica. Una fortunata pubblicazione “la Casta” ha poi aggiunto un ulteriore termine per descrivere la realtà di una classe politica distante, piena di affaristi, arraffoni, privilegiati. La stampa sembra essere particolarmente attenta a segnalare i casi di malaffare e abuso di vari politici e politicanti. Ma, come quasi sempre in Italia, il dibattito arriva quando c’è da sfondare una porta aperta (non sto dicendo che non sia giusto parlarne eh!). Sono cose che tutti conoscevamo da anni, siamo di fronte alla scoperta dell’acqua calda.

Non voglio interrogarmi sul perchè oggi i giornali diano così tanto spazio a queste notizie; la risposta mi sembra logica… fanno vendere. Non voglio chiedermi a chi possa giovare un tale discorso.. Quello che mi domando è: ma gli italiani che ora urlano con le vene gonfie di disgusto dove erano quando questo sistema è nato e si è consolidato? Dove erano questi indignati quando svendevano il loro voto per un “posto” ad un parente, ad un figlio, ad un nipote? Ok, andiamo con ordine e non generalizziamo. Non me ne vogliano quelli che hanno sempre avuto una condotta limpida e onesta, quelli che da anni non sono più italiani, o non lo sono mai stati.

Io sono italiano e meridionale. Il sud è pieno di opportunisti, qualunquisti, borghesucci arricchiti, morti di fame atteggiati a grandi imprenditori, furbetti, ominicchi grandi dei favori che ricevono, mezze calzette che diventano collant, ghigni, sorrisi fatui, parolai dialettali, orecchie molli, cervelli fini, cortecce celebrali incrostate, bigotti, banderuole (non che al nord non ce ne siano.. sia ben chiaro.. ma ci saranno occasioni per invettive e provocazioni qualunquistiche contro i settentrionali.. in fondo al nord molte cose non funzionano tanto diversamente.. sempre di italietta parliamo insomma).

Ce n’è di gente onesta, nessuno lo mette in dubbio, ma le loro esistenze luminose sono sempre, e per sempre lo saranno, offuscate dal marasma nero che impera laggiù. Lì la casta, i baroni, esistono da molto tempo. Fu la casta a nutrirci fin dal boom economico degli anni ’60, passando per tangentopoli e arrivando alla così detta seconda repubblica di oggi. Furono i vari baroni ad arricchirsi sulle casse dello stato, e non solo, regalando finto benessere materiale ai cittadini e non provvedendo mai all’emancipazione culturale di quelle terre. Furono loro a sfruttare l’occasione del terremoto dell’80 per ingrassarsi e ingrassare furbi e furbetti vari nello spreco più ignobile (ancora oggi c’è gente che vive nei container, ancora oggi i paesi più colpiti dal disastro, dopo i miliardi a pioggia, sono regno della disoccupazione e dell’emigrazione, ancora oggi manca un sistema viario e infrastrutture degne di questo nome). Quante ditte di costruzione nacquero in quegli anni? Quanti si sono arricchiti così? E, dopo le inchieste giudiziarie, gli scandali, quanti di quelli hanno continuato a campare sul sistema politico cambiando casacca a seconda del vincitore.

Persone che ho avuto la sfortuna di conoscere vivono da decenni in questo modo. Addirittura per fare/ricevere qualche favore iscrissero i membri della loro famiglia, a loro insaputa, a Forza Italia scommettendo in una sua vittoria elettorale. Avevano fatto i conti male, quel partito le elezioni le ha perse o forse lo sponsor di riferimento non ha potuto pagare il debito. Oggi sono ferventi sostenitori della Margherita, di un assessore in particolare, chissà che non sia la volta buona.

Si, oggi non si gira più col somaro, non si muore di malaria, qualcuno riesce a studiare (c’è addirittura chi sa leggere e scrivere), ma il sistema di potere, il modo in cui si gestisce e la qualità delle domande culturali, sociali e politiche del “popolo” sono pressocchè immutate. Un popolo ignorante e arraffone, sempre pronto a svendersi al migliore offerente. Questo è quello che penso della massa meridionale. La politica, così come la malavita, provvede a dare tramite favori quello che in qualsiasi paese evoluto dovrebbe essere un diritto. Il lavoro in cambio di voti, l’illuminazione in cambio di voti, la casa, il parcheggio, la strada senza buche, ecc..

In un certo senso potremmo dire che questo sistema di malaffare provvede a mantenere una sorta di sistema di welfare mediterraneo (chiamiamolo “malaffware“) in cui chi sta al gioco riesce a far passà a nuttata” e chi non ci sta, o non fa in tempo, o, poverino, non ci riesce per mancanza di conoscenze, si deve arrangiare.. e allora o si emigra o si resta dove si è, lamentandosi e aspettando la buona occasione per scroccare un’opportunità. Tanto di elezioni ce ne sono e di politici con buone possibilità di essere eletti ne arriveranno a bussare alla porta. Arriveranno sovvenzioni per questo o quel tipo di imprenditoria, questo o quel tipo di categoria. Ci saranno sgravi fiscali, contributi europei, finanziamenti, corsi di formazione. Tutto fa brodo. Basta avere il proprio buon santo in paradiso a cui affidarsi.

Sono i piccoli meridionali che vivono di furbizie a dare linfa vitale al sistema politico. Quante volte ho sentito dire, e purtroppo sentirò dire, che “funziona così“. Ma quel “funziona così” riferito al sistema politico nasce nelle piccole azioni quotidiane: nella fila alle poste o al tabacchi non rispettata, nel codice della strada liberamente interpretato, nella richiesta quotidiana di favori per evitare trafile burocratiche o per prenotare visite mediche, trattamenti privilegiati, perchè “conosco a… che è parente di…o conosce a..“. Quanti uffici, quanti posti pubblici sono occupati da persone inadatte a quello che fanno ma che vivono garantiti.

Ho conosciuto una piccola persona che faceva il maestro elementare. Questo omuncolo era entrato nella scuola grazie, naturalmente, a raccomandazioni. Insegna con contratto a tempo indeterminato. Il problema è non solo che occupa un posto che non gli spetterebbe ma che non mancava di dare prova della sua insanabile ignoranza (tipo che Trento aveva un bellissimo lungomare, per dire quella pià simpatica ma, ve lo giuro, era un continuo stupirsi.. non c’era limite al peggio). Bene, costui insegna a bambini. Solo al pensiero che il termine INSEGNARE sia affiancato a quella persona mi riempie di rabbia. Sarà perchè ho avuto la fortuna di avere come modello di vita un nonno che, insegnante di scuola elementare, brillava di un’onestà e un rigore d’altri tempi. Un uomo mai sceso a compromessi per nessuna ragione e che non è mai stato un italiano, o un meridionale, come gli altri. Quando voglio pensare a qualcosa di sano e trovare un po’ di speranza e luce…. beh io penso a lui e mi sento fortunato, e mi commuovo sempre a ricordarlo…

Ma, tornando all’omuncolo di cui parlavo, scommetto che nel suo paese di origine viene considerato uno “tagliato”, uno che c’è l’ha fatta. Beato lui che ha saputo sfruttare l’opportunità, diranno i paesani al bar mentre lo vedono passare. E intanto rimaniamo sempre dove siamo e il politico che lo ha aiutato, o chi gli ha dato la spintarella, gode dei privilegi della casta. Gli altri, gli sfigati, gli onesti sono chissà dove a sbarcare il lunario pieni di frustrazione, disgusto e disillusione o a combattere contro tutto e tutti con l’unico scopo di rimanere in piedi, senza mai piegare la schiena. Per questo considero gli onesti del sud dei modelli di coraggio, dei santi laici, delle perle in pasto ai porci. La loro è una lotta disperata.

La questione morale allora deve partire dal quotidiano, dalla lotta all’ignoranza, dalla proposizione di modelli sani, dall’imposizione della meritocrazia, dal pugno di ferro contro ogni illegalità e furbizia. Sono pessimista.. sono parole al vento.. Sono idee poco brillanti. Sfondo anch’io una porta aperta. Sarà per questo che vorrei tanto riuscire a fare il giornalista? Sono sulla buona strada?

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