franchino's way

9 settembre, 2007

V-day (pensieri e banalità… come mi vengono)

Filed under: attualità,politica — ilkonte @ 12:41 pm
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Sul v-day, devo ammettere, non ho le idee chiarissime. Sarà che quello che ho sentito ieri era per me saputo e risaputo, letto e riletto, ma mi sembrava di vedere uno qualsiasi degli spettacoli o dei discorsi dell’epopea girotondina. Travaglio ha detto quello che ripete ossessivamente da 18 libri (cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia), la Guzzanti, che si è cucita addosso o si è trovata a vivere un ruolo che non merita, ha fatto la sua solita invettiva scritta male e poco brillante, Grillo (carisma ne ha… è indubbio) ha fatto il suo spettacolo. Quello che mi ha colpito, ma era immaginabile, era la mole di gente presente. Un mare, non una bandiera, abbastanza intergenerazionale (con netta prevalenza di trenntenni o giù di lì).

Di quello che ho sentito gran parte delle cose erano condivisibili, ma quello che mi lascia un po’ di dubbi è la mancanza di visione prospettica che produce un fenomeno come quello di ieri. Mi spiego; non è certo compito di Grillo e soci dare una visione del mondo, è solo uno che ha avuto la capacità di reinventarsi come uomo giusto al momento giusto, fuori dai giochi televisivi, sfruttando al meglio le potenzialità della rete. A me ad essere onesto non sta neanche simpaticissimo; quel suo atteggiamento da profeta indiscutibile, da uno che ha la verità in tasca (anche quando dice cretinate.. vedi discorso sull’architettura..), quel suo non ammettere controparti o critiche.. fastidioso. Va bene però, anzi benissimo, che riesca a convogliare consenso e sollevare questioni su singoli elementi (eh si.. i single issues movements..) ma quando il discorso passa su questioni più generali mi lascia interdetto. La giornata di ieri era una enorme invettiva contro “la politica”. Il problema è che confondere il male – la classe politica attuale – col malato – il sistema politico, le isituzioni, le forme di rappresentanza – è fuoriviante, sbagliato, al limite del qualunquismo. Mettere pressione alla classe politica è necessario e positivo, buttare tutto è inutile, facile, banale. Ora il discorso non è tanto quanto sia bravo Grillo o quanto sia brillante Travaglio, il discorso è come convogliare tutta quella energia sociale verso obbiettivi concreti. Che la politica attuale non abbia più contatti con la realtà delle cose è un dato di fatto. Che il sistema informativo sia schiacciato e sia un’arma di distrazione di massa perfettamente oleata ce ne siamo accorti tutti negli ultimi 13 anni, anche e soprattutto ascoltando i discorsi negli autobus, nei treni, nei bar. Ma gli elementi di indignazione di Grillo e soci sono appetibili anche e soprattutto a sinistra, in quel vasto elettorato deluso e disincantato di cui anch’io faccio parte. Ed è a sinistra che bisogna trovare una risposta a quelle domande. E’ a sinistra che bisogna legare i singoli elementi di coesione per una battaglia culturale, politica e sociale che diano corpo e coerenza ad una proposta politica ben strutturata. Siamo noi di sinistra che dobbiamo immaginare un nuovo mondo e creare un discrimine forte con la vulgata populista di destra. Sono io, a sinistra, a dovermi interrogare sul successo di un comico che dice le cose che dovrebbero dire, con più spessore e capacità critica, quelli che siedono in parlamento a rappresentarmi. Uno che vota a destra non ha e non avrà mai questi problemi, per lui è tutto più facile. Tanti ieri in piazza erano lì per caso, per emulazione, per curiosità. Io cercavo di ascoltare con attenzione Massimo Fini e il suo ragionamento sulla fine-inesistenza della democrazia rappresentativa mentre la massa chiacchierava amabilmente e applaudiva quando sentiva altri applausi (continuo a diffidare della massa.. E’ cieca e distratta e facilmente manipolabile). Quello di Fini era l’unico ragionamento di ieri sera. E, purtroppo, l’intervento meno ascoltato. E allora, se la massa , se quella massa, aspetta solo un capopopolo, uno che grida, uno che butta tutto a puttane, che differenza c’è tra loro e il “popolo” del family day, o dei comizi berlusconiani?

Altro elemento di discussione di ieri era la fine dei partiti. I partiti novecenteschi sono morti, è vero. Ma torniamo al discorso di prima; mai buttare il bambino e l’acqua sporca. I partiti siano malati è vero, ma cosa senza di loro? La democrazia rappresentativa in Italia è in crisi. Cosa al suo posto? Un sana rivoluzione? Imponiamo la dittatura dei saggi? Del proletariato? Un referendum su ogni decisione da prendere? I partiti sono necessari. E’ vero ce ne sono troppi ma non si può dire che i movimenti o le liste personali di questi anni siano partiti veri e propri. Sono figli della diaspora post-ideologica, dell’imbastardimento dell’era berlusconiana, del personalismo, delle mazzette, delle baronie. Ma di energia e di voglia di partecipazione, di rinnovamento, ce n’è (e non è solo il V-day a dimostrarlo..). Basterebbe riuscire a renderla produttiva politicamente (hai detto niente!). Aprire le sezioni, i luoghi di discussione, di stimolo. E come fare? Non andiamo più a votare? Significherebbe dare il paese in mano alla destra per 30 anni e, visti i 5 anni già passati, non è auspicabile. Tifare tanto peggio tanto meglio è roba da cretini. Bisogna fare pressione, rompere le scatole, ricattare, muoversi dal basso e costringere a mettere in agenda e rielaborare i movimenti di opinione come quelli che Grillo ha avuto la capacità di catalizzare. Cominciamo, ad esempio, a chiedere una maggiore presenza di forme di democrazia partecipativa, come elezioni primarie vere e voto popolare su argomenti di carattere locale. Questo insieme ad una vera battaglia morale, a partire dal marcio che c’è nei più piccoli aspetti della vita quotidiana. Non è una cosa che si possa fare dall’oggi al domani. La generazione di mio figlio, se mai ne avrò uno, avrà ancora a che fare con i partiti, con i furbi e con i piccoli italiani (quelli del malaffare, dell’evasione, del piccolo borghese arricchito e ignorante, quelli bigotti, pecoroni e mammoni, eccetera eccetera). Una speranza c’è; se le cose continuano così gli eventi travolgeranno tutti.

Leggendo le prime reazioni all’evento di ieri torno all’amara realtà. Si parla di tutto fuorchè del merito delle questioni sollevate. Si parla di offese a Marco Biagi (quando e dove?), si continua a distrarre, parlar d’altro. Ieri il tg regionale dell’Emilia Romagna della sera non ha dedicato neanche un servizio breve a 50mila persone in piazza. Invece di proporre ragionamenti e raccogliere stimoli e provocazioni il sitema reagisce scalciando… E’ proprio vero. Sono inadeguati ai tempi.

Continuerei a scrivere questo brainstorming sconclusionato per ore…ma è meglio che mi fermi. L’amarezza e l’indignazione mi fa tornare alla materialità delle cose. Devo andare a fare la spesa. E poi… hai voglia a parlare di ste cose qua!! Tanto non saranno mai vecchie!

Fine del vaneggiamento.

4 commenti »

  1. escursus infinito. quel cane che, cazzo, non riesce a mangiarsi la sua coda. patriti, politici, rivoluzioni!….
    ma vogliamo vederci + chiaro?
    il mondo in cui viviamo, è lo specchio di chi ci vive dentro , purtroppo, o x fortuna, è una questione di attenzione e di azione, mi spiego meglio,
    tutte le cose che noi oggi utiliziamo quotidianamente e nei grandi sistemi sono cose fatte con l’azione, azione intesa come movimento nello spazio. spazio reale. la generazione che oggi si trova nel pieno possesso mentale ed energetico nel nostro paese, è cresciuta vedendo la televisione dei cartoni giapponesi o trasmissioni idioti e demenziali, tutto in uno stato passivo.
    ogni cosa recepita, capita, e addirittura tramandata agli altri, non è stata vissuta in prima persona, l’esperienza non si viveva in prima persona. questo ha contribuito a formare “la massa” di cui tu parli. sto perdendo la fiducia nei nostri coetanei, ogni cosa, compresa la politica, è stata vissuta come un grande gioco di ruolo, dove tutto è una farsa, senza pensare alle pedine, e neanche al tempo che questi ci mettono a ricucire i buchi neri italiani.
    è inutile nasconderlo, l’italia ha bisogno di giullari, che sia grillo o berlusconi, il pubblico è sempre lo stesso. ma il pubblico non pagante , ma votante, applaude, sorride, si diverte, si adatta, e ritorna al tram tram come se avesse visto un film x parlarne con gli amici. questo discorso, è vero, non porta a niente, è critico, ma a modi quesito chiede
    -noi siamo quello che ci circonda? o ci circonda e basta?-

    ciao
    davide

    Commento di Locadicoda — 9 settembre, 2007 @ 7:12 pm | Rispondi

  2. LOCADICODA scrive:
    fra
    LOCADICODA scrive:
    ho letto l’articolo sul v-day
    ilkonte scrive:
    dimmi
    ilkonte scrive:
    che ne pensi?
    LOCADICODA scrive:
    ti sto scrivendo un commento
    LOCADICODA scrive:
    aspè
    ilkonte scrive:
    azz.. è nu romanz!
    LOCADICODA scrive:
    ahahah
    LOCADICODA scrive:
    nono
    ilkonte scrive:
    ho corretto qualcosa
    LOCADICODA scrive:
    eccolo
    ilkonte scrive:
    bravo
    LOCADICODA scrive:
    ahahah
    LOCADICODA scrive:
    grassie
    LOCADICODA scrive:
    anche se in realtà avrei voluto dire altro
    LOCADICODA scrive:
    il tuo pezzo manca di distacco xò
    LOCADICODA scrive:
    sei sommerso troppo, e sei troppo a sinistra
    ilkonte scrive:
    è un blog… deve essere così
    ilkonte scrive:
    hai letto la presentazione?
    LOCADICODA scrive:
    sisi
    LOCADICODA scrive:
    hai capito
    LOCADICODA scrive:
    secondo me è un discorso generazionale
    ilkonte scrive:
    non solo
    ilkonte scrive:
    alla fine i 40enni non sono molto diversi
    LOCADICODA scrive:
    ma i 40 enni, o i 50enni sono i peggio
    LOCADICODA scrive:
    sono loro che ci hanno insegnato a vivere così
    LOCADICODA scrive:
    a francè
    ilkonte scrive:
    infatti
    LOCADICODA scrive:
    ma ti ricordi le autogestioni a scuola?
    LOCADICODA scrive:
    x dirne una
    ilkonte scrive:
    e si
    LOCADICODA scrive:
    ma non ci prendiamo in giro
    LOCADICODA scrive:
    è stata sempre una cosa controllata
    ilkonte scrive:
    voluta
    LOCADICODA scrive:
    imitando quello che era successo qualche decennio prima a loro
    LOCADICODA scrive:
    ma lì si credeva davvero a qualcosa
    LOCADICODA scrive:
    ma poi qui si entra in un discorso di violenza o di azione
    LOCADICODA scrive:
    io son contro alla violenza, ma quando ci sta in questi casi è sintomo di umanità
    LOCADICODA scrive:
    di passione
    LOCADICODA scrive:
    oggi siamo tutti composti
    LOCADICODA scrive:
    soldati esonerati alla marcia
    LOCADICODA scrive:
    + ci chiedono di allargare il culo, e noi ci compriamo la vasellina
    ilkonte scrive:
    eheheheh

    Commento di Locadicoda — 9 settembre, 2007 @ 7:25 pm | Rispondi

  3. a tradimento!!

    Commento di ilkonte — 9 settembre, 2007 @ 7:38 pm | Rispondi

  4. konte mi sei piaciuto – e condivido molto di quello che scrivi. Solo che io non mi sarei aspettato a tutti i costi dalla serata di ieri un approfondimento, o un ragionamento, può essere considerato anche una festa (e vista in quest’ottica, l’intervento di massimo fini era l’unica nota stonata), una specie di happening, un evento mediatico. E il messaggio qual’era? Che la gente si è rotta il cazzo. La cosa è riuscita? ci sto pensando. A chi era diretto? Ai politici? boh, dimmelo tu.
    stanotte ci faccio un post anch’io e poi ne parliamo. see you tomorrow

    Commento di rollino — 9 settembre, 2007 @ 7:47 pm | Rispondi


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