franchino's way

30 settembre, 2007

So’ sces’ in da street…

Filed under: attualità,bologna,situazioni — ilkonte @ 11:50 am
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<<Scusa ma LO street è questo?>>, <<Ma la musica?>>, <<Ma mi avevano detto che alla street c’erano i carri, la musica>>, <<Mdma, trip, speed…>>, <<Ma che rimaniamo qua tutto il tempo?>>. Alcune delle cose che ho sentito dalla componente della manifestazione che di più mi ha incuriosito ieri; i ravers spaesati. Ragazzi e ragazze per lo più molto giovani (dai 18 ai 21) che alla parola Sreet erano andati in fibrillazione. Un gruppetto di loro era arrivato apposta da Livorno. Sono arrivati in Piazza San Rocco, hanno trovato una piazza silenziosa, con una bara al centro e una fisarmonica che sussurrava le vecchie canzoni della lotta partigiana. Momento che io ho trovato geniale, una vittoria simbolica, un momento quasi cinematografico. I ragazzi di Livorno, tutti in divisa con pearcing di ordinanza e felpa con cappuccio nera, invece avevano il muso che arrivava a terra. Mi chiedono informazioni. <<Ah… una manifestazione…. niente carri… niente musica…>> tristi tristi, <<no… però… fanno bene.. cioè non ne so un cazzo di Bologna… ma sicuro fanno bene>> e via a dare la bruttissima notizia ai compagni. Delusione generale. Niente festa ragà… è una manifestazione. NOOOOOOOO! Neanche un po’ di Goa…

Il resto della piazza è composta principalmente da:

  • attivisti dei centri sociali e dei collettivi: uno zoccolo duro di 100 persone circa. Belli gli adesivi “Minoranza silenziosa”, bella l’idea del funerale. Una bara nera trasportata da 6 becchini, con tanto di cerini rossi, corona di fiori. Un prete finto con una maschera di Cofferati. Ieri, anche visto come sono andate le cose, hanno vinto.
  • tossici: quelli che arrivavano presto pure gli anni passati, li vedi che non capiscono, non si balla, non si sfoga… Ma non sono tantissimi, c’è da dirlo
  • qualche spaccino: i più delusi di tutti, si riprenderanno solo in tarda serata.
  • qualche campano col carrello pieno di birre, acqua e ghiaccio: delusi e incazzati. Si aspettavano altro, gli affari in una manifestazione vanno male soprattutto se vuoi vendere a 3 euro una bottiglia da 33 in via del Pratello.
  • giornalisti; inizialmente i più numerosi.. qualcuno di loro nelle prime ore deluso per la mancanza di tafferugli, uno sputo, una spinta… si sa… le buone notizie sono cattive notizie.
  • i ravers spaesati di cui sopra, una buona metà dei partecipanti della prima ora… ma in serata aumenteranno a dismisura facendo la vera massa della manifestazione
  • quelli come me: eravamo lì perchè sapevamo che non c’era la techno, eravamo sul pezzo alla grande, ma eravamo pochi e spaesati nel vedere lo spaesamento dei ragazzini.

Da dire che inizialmente mancavano quelli “di mezzo” tra i centri sociali e i ravers più incazzati. Quelli a cui la manifestazione doveva interessare, la vera minoranza silenziosa. Quelli che subiscono sempre le colpe di altri. Disinteresse? Non sapevano? Eppure sui giornali se n’è parlato. Forse anche loro, letto che c’era la street, si sono fatti l’idea che ci fosse il rave e sono rimasti a casa.

La piazzetta pian piano si riempie e parte della techno da una cassa in un carrello della spesa . Entusiasmo generale. Quelli che erano seduti balzano in un istante in piedi. Qualcuno inizia a ballare. Gli spaccini si rianimano. Ma la musica è troppo bassa. <<Che street di merda>>.

Mi incuriosisce guardare i “cittadini del reame”, i residenti. Affacciati ai balconi e alle finestre. Macchine fotografiche, telefonini, binocoli (!!!!!).. Reportage casalingo. Qualcuno è in strada. La reazione in generale sembra positiva. Il rave non c’è, la musica è bassa, l’effetto scenico della bara e del silenzio è forte, i ragazzi sono abbastanza composti, non sporcano troppo, non scrivono sui muri, non fanno neanche un rutto. Vabbè ci sono le canne… e ci mancherebbe signora mia.. E pensare che mentre questi bravi ragazzi sono chiusi in una piazzetta (tutte le uscite erano blindate da celere e carabinieri), a piazza maggiore, la piazza dei bolognesi, ci sono 150 ex-fascisti e leghisti, con banchetti e megafoni, contro la moschea.

Il corteo è stato effettivamente silenzioso per qualche ora. Ogni tanto urlava quando dal carrello della spesa partiva una scarica di “cassa dritta”. Per il resto scena da pifferaio magico: la cassa sul carrello avanti e il corteo degli spaesati dietro. Ma durante la manifestazione la gente è aumentata, in tutte le sue componenti. La gente lo osserva sfilare. C’è curiosità. Un 2000 ragazzi muti, non uno slogan, a seguire una musica orrenda (parere personale ovviamente), e avanti a tutti una bara. I discorsi dei partecipanti sono quelli della piazzetta, aumenta però la speranza che prima o poi si vedano i carri. Ma arrivano anche molti che condividono a pieno la manifestazione, elaborano critiche e proposte, ragionano. Finalmente!!! Mi sento meno solo.

Sulla strada noto che alle fermate degli autobus si dice ai cittadini che causa “Rave” il servizio autobus potrebbe subire ritardi o problemi. RAVE?!

Salto i “tafferugli”. Non è successo niente… Un piccolissimo contatto, 2 manganellate, 8 bottiglie. Un po’ di tensione ma non scontri veri e propri. Ripartita la trattativa è ripartito anche il corteo.
Alla fine ci si doveva fermare a Porta galliera. Ma no! Sorpresa… si va a piazza della costituzione! Ma… zitti zitti… senza la techno. Ormai siamo arrivati alle 2000 persone. Quasi tutti ora vogliono la musica…

Chiudo con piazza della costituzione. A mettere “della musica di merda” (come mi ha detto il mio critico musicale ufficiale sul genere.. uno esperto diciamo) un carro solo a musica bassa. La delusione dei ravers spaesati è palese. Ma c’è un fenomeno nuovo. Arriva un botto di gente. Ragazzini, gente di fuori. Si va dal raver al fighetto alternative. Tutti giovanissimi e tutti rigorosamente a piedi!!! Un torrente di ragazzi dalla fiera alla stazione. Ma prendete un autobus! Costa troppo il biglietto? Non sanno dove si prende il bus? Hanno paura a chiedere indicazioni? Uno si avvicina:<<scusa ma bisogna pagare?>>… Di risposta gli rido in faccia… povero… è un po’ spaesato!

29 settembre, 2007

Scend’ in da street!

A Bologna chi è il più cittadino del reame? Oggi pomeriggio ci sarà la “Street space parade“, una manifestazione politica contro le scelte dell’amministrazione Cofferati in manteria di politiche giovanili e ordine pubblico. Da un lato giovani e centri sociali, dall’altro cittadini imbestialiti che minacciano di bloccare la manifestazione. In mezzo una città agonizzante. Non a caso la Street sarà il funerale ad una città morta. Una città che ha deciso di diventare un dormitorio per i giovani da spennare e una versione ingigantita di Topolinia per gli ultra cinquantenni. Così potranno girare tranquilli in pelliccia, andare ad ascoltare Verdi, farsi una mangiata in un ristorante da 40 euro a persona. I giovani? Si adeguino… Vadano come tutti gli altri in discoteca! Che la smettano con sta moda di voler socializzare, passare una serata bevendo una birretta tra amici!

La città non sembra capire quale possa essere la risorsa aggiunta che arriva da 80 mila studenti. Mancano luoghi di produzione culturale, mancano luoghi pubblici di socializzazione; le piazze militarizzate, i centri sociali chiusi, decentrati in zona industriale (e che, non me ne vogliano, avevano già da tempo perso la loro spinta di produzione culturale e politica per trasformarsi in discoteche o locali notturni per un pubblico “terzomondista”). Quello che resta per chi voglia o non può che rimanere al centro sono i pub (prezzo medio di una birra media 4.50 euri), i minimarket dei pakistani (birra moretti in bottiglia da 66, 1.80 euri), gli spaccini di fumo, molte pizzerie, qualche “kebabbaro”, qualche cinema (ma muoiono come mosche anche loro). E, soprattutto, quello che resta in centro, è una città sempre più vissuta come scenografia, luogo di passaggio. I bolognesi per un non bolognese sono personaggi spesso percepiti come ostili, lontani, sconosciuti. Una città accogliente perchè mette insieme 2, 3, 4 città accavallate e incomunicanti. Diverse città per cittadinanze interpretate diversamente, con cittadini che si sfiorano e non si conoscono. E, si sa, quando si ignora si può anche disprezzare. I pregiudizi arrivano quando non si conosce l’altro e ci si affida alla pancia, ci si chiude in sè, non si costruisce la percezione del mondo partendo dai mattoncini che sono i contatti con le diversità. Bologna è ora una città metropolitana ma più per prendere finanziamenti ed avere più polizia che per altro.

Ma cosa, di Bologna, la rende effettivamente una metropoli? Non la mentalità che sembra emergere dai discorsi che si sentono. Bologna è metropoli perchè crogiuolo di diversità, ma è una diversità che le amministrazioni e la politica non stanno riuscendo a governare, coordinare, per accompagnare la trasformazione in atto. La diversità viene cavalcata per alimentare paure, sospetti. E il risultato è quello che abbiamo sotto gli occhi. Bologna deve scegliere: vuole aspirare a essere una piccola Berlino o una grande Treviso (o Reggio Emilia, Foggia, Potenza, Rieti, Campobasso, Rovigo, ecc..)? Bologna sta perdendo questa sfida e non fa altro che alimentare il suo pluridecennale declino.

Una parola anche sui fuori sede, sui “ggiovani”. Sono cambiati i giovani. Sembrano non fare altro che seguire, come pecoroni. Siamo sempre pronti a fare quel cazzo che ci pare, ci è tutto dovuto, ci ubriachiamo, ci droghiamo, siamo maleducati, ci vestiamo male, andiamo dietro solo alle cazzata. Siamo figli degli anni ottanta, del consumismo, delle griffe, dei videogiochi, del regalo di papà, del motorino a 14 anni, del video-cellulare da 180 euro. Siamo i nipoti di Berlusconi. Siamo i figli di quella generazione che voleva cambiare il mondo e che dopo i sogni, gli slogan e l’autocelebrazione, è riuscita a cambiarlo… chiudendosi a casa. Il mutuo da pagare. A chiedere spintarelle, a votare la dc, psi, forza italia, mastella, rutelli. Ad apprezzare l’acume di Giuliano Ferrara, o di Maurizio Costanzo. A guardare Porta a Porta. A pentirsi, a lodarsi, a comprare il macchinone, prendere la pelliccia alla moglie. A pagare per far passare il test all’università al ragazzino. A non capire cosa sono stati, a non capire chi sono, a non fidarsi di nessuno. A pensare che, col senno di poi, tra moda, impegno, lotta e paroloni il confine non era così spesso. A dire orgogliosamente di essere ex di qualcosa, di avere avuto il coraggio di cambiare opinione, compagnie, idee, valori. Quello che si vede in giro è frutto dei loro fallimenti. E continuano a sbagliare. Hanno sognato troppo da ragazzi e ora non hanno più immaginazione. Non ci hanno regalato slanci, passioni, emozioni. Ci hanno passato un paese a pezzi, inutile, decrepito, vecchio, rincoglionito. Ci hanno regalato dissesti idrogeologici, scorie nucleari, il clima impazzito, la crisi energetica, le crisi monetarie, la fase post-fordista dell’economia. Ci hanno lasciato senza pensione, ci sfruttano, ci costringono a scegliere da 15 anni il meno peggio. Ci criticano quando sogniamo, ci criticano quando ci incazziamo, ci criticano perchè non sogniamo abbastanza, perchè siamo fermi, spaesati, a-critici, qualunquisti, con una birra in mano a cercare un brivido, un peccato. Ci sentiamo bene quando siamo nella folla, quando cantiamo “Po-porò-po-po pooooo pooooo” dopo una finale mondiale. Pensiamo che i politici sono tutti uguali, generalizziamo. Siamo viziati… siamo soli, con un futuro di merda… e non possiamo neanche bere una cazzo di birra dopo le 22…. Siamo cittadini? O dobbiamo aspettare il nostro turno? Tanto diventeremo come loro? Ci lamenteremo perchè i giovani non sono come quelli di una volta, sporcano, sono nichilisti, fannulloni e straviziati. <<Ai tempi nostri…>>, diremo col petto gonfio e l’indice puntato. Ma noi saremo più incazzati di loro. Perchè non avremo la casa di proprietà e non avremo la casa al mare. Perchè ci roderemo di invidia per chi avrà più di noi. Perchè, forse, ci saremo sposati tardi, perchè i figli ci fotteranno un sacco di soldi e chi ci va in vacanza? Perchè dovremo mettere da parte i soldi per un fondo pensione privato e come compro il macchinone come ce l’aveva papà? Saremo frustrati… molto intolleranti… ingoranti.. e forse pure un po’ fascisti. Grazie di tutto… It’s a wonderfull world. E chiediamo scusa se ancora non abbiamo 60 anni! Magari li capiremmo… ci accomoderemmo insieme sul divano per guardare insieme Cucuzza. <<Che schifo>>, il commento con aria sdegnata…<<Che degrado!>>.

Intanto, già che ci sono, scendo in da Street… Così, per dare solo un po’ di fastidio, per dispetto, per rider loro in faccia, per andare con la massa e rompere i coglioni.. visto che qualche anno per chiedere di essere ggiovane ancora mi resta… visto che tanto io non li capisco, loro non mi capiscono… e io tante volte non capisco me stesso. Buon funerale e… condoglianze vivissime!

25 settembre, 2007

Bodycrashing

Filed under: blog,bologna — ilkonte @ 11:27 pm

In fondo bisogna saper cadere, saper attutire i colpi ma riuscire sempre a rialzarsi e continuare a camminare a testa alta… fino alla prossima caduta. Riprendo questo video da un blog molto apprezzato, un video in realtà molto vecchio. Motivi per postare sta cosa?

  1. E’ assolutamente geniale
  2. L’ho trovato su questo blog. il cui autore…
  3. .. ha presentato oggi questo libro che mi procurerò presto
  4. Il video e persone come gli autori del video mi fanno ben sperare che nella tanto bistrattata, umiliata, disillusa Bologna qualcosa di buono c’è e si muove… anche solo per cadere
  5. Sto ancora ridendo
  6. Non è mai troppo tardi per mettersi al passo con la così detta blogosfera, ce ne sono di cose da vedere e scoprire! restando comodi davanti al pc!
  7. Volevo postare qualcosa subito
  8. Volevo postare qualcosa di breve ed immediato seguendo prontamente il consiglio dell’ottimo Rollino (“franchì – m’ha detto – bello il blog, bene i contenuti, il taglio… mi piace… ma… Shorter than this!“)

24 settembre, 2007

Il ballo del pattone

Filed under: attualità,bologna,Ma guà che storia!,politica — ilkonte @ 10:35 pm

Prima di tutto la pura cronaca. Sul tema sicurezza a Bologna c’è stato un fitto dialogo tra Sergio Cofferati, futuro dirigente nazionale del Partito Democratico in incubazione come sindaco nella fortezza rossa (na’ volta!), e Alleanza Nazionale. Un dialogo a quanto pare proficuo visto che ha partorito un documento che attende di essere firmato. I consiglieri comunali della maggioranza a sinistra del futuro PD (rifondazione, verdi, cantiere, sinistra democratica) preparano un documento alternativo e inconciliabile con quello degli ex-fascisti. “O con noi o con AN“. Se il ballo del pattone va avanti loro se ne vanno e cade la giunta. Senza di loro non c’è maggioranza…. A meno che… non inizino già da subito le maggioranze variabili partitodemocratiche, post-ideologiche sempre teeeeese (ce l’avete presente lo sketch di Carlo Verdone? l’ho cercato su youtube… niente) agli interessi dei cittadini. Peccato che i cittadini votarono il cinese perchè era uno incazzato, uno che non la mandava a dire, che costruiva consenso sulla partecipazione, che era l’alternativa a sinistra a Fassino e D’Alema, che non era un uomo di partito, un movimentista, un pacifista, quello che nella foto trionfava alla manifestazione per l’art.18, e via pigliando per i fondelli. Quante cose scriverei! Ma cercherò di limitarmi nel mio ormai usuale fiume di parole (non ho l’ambizione di fare l’anima candida, l’intellettuale sofisticato che cita, riporta, condisce il proprio eloquio di merletti e ghirigori.. scrivo così… tutto di un colpo… posto e poi, spesso, me ne pento.. vorrei correggere, limare, aggiustare.. ma a quel punto non sarebbe la stessa cosa…).

La cosa comunque più importante da dire è che la questione bolognese, come già successo altre volte in questi anni, ha una vocazione prettamente nazionale. Non c’entra nulla il problema sicurezza, è l’ennesimo problema vuoto, sgonfiabile con una campagna di stampa uguale e contraria che dica che va tutto bene, che il sole splende alto e che i puffi son sempre più blu. Il ballo del pattone è un segnale politico forte che parte da Bologna per arrivare ad orecchie ben lontane.

Ma torniamo ai danzatori di questo ballo del pattone e vediamo che passi stanno facendo.

Gli esponenti bolognesi di AN hanno portato avanti i contatti col sindaco sotto la benedizione, a quanto pare, di un interessatissimo Gianfranco Fini. Cosa ci guadagna AN? Ha tutto da guadagnare sia a livello locale che a livello nazionale. A livello locale è in atto una guerra interna al centro destra sul possibile candidato sindaco alle prossime elezioni. Udc e Forza Italia premono per un ritorno del macellaio più famoso d’Italia, quel Giorgio Guazzaloca capace di strappare per la prima volta nella storia la città rossa ai rossi, ma che fu battuto dal peso massimo Cofferati. AN invece non ci sta. Vuole un proprio uomo, Enzo Raisi, come candidato sindaco. Proporsi quindi come capaci di dialogare col PD, mettere in crisi la maggioranza, riuscire a proporre i propri temi, è un’occasione di visibilità e uno smacco per berlusconiani, casiniani e guazzalochiani. A livello nazionale il discorso è analogo. Fini si propone come uomo capace di dialogo e collaborazione su temi specifici, quello che Berlusconi non riesce a fare. E lo fa mantenendo una certa coerenza non democristiana e inciuciona (l’impressione è piuttosto che Cofferati e i Ds si siano avvicinati a loro su temi a loro cari e non viceversa), come magari potrebbe essere la tendenza dei vari ex democristiani che da mesi si mandano bacetti più o meno di nascosto. Infatti sembra che gli ex-fascisti non abbiano nessuna fretta a chiudere il patto con Cofferati. L’importante per ora è ballare, smuovere le acque. Se poi salta tutto avranno in mano un altro elemento propagandistico da usare contro i reietti partitodemocratici, incapaci di prendere il toro per le corna (o per i coglioni per usare un eloquio più virile e inestricabilmente affisso nelle gesta dei nostri ex balilla).

I Ds locali, come succede sempre dalla comparsa del gigante cremonese (Cofferati), ormai non fanno altro che seguire la voce del padrone. E’ lui che detta la linea, e tutti dietro a vogare. Fatto sta che parlano di accordo plausibile perchè non bisogna più utilizzare motivazioni ideologiche per respingere proposte sempre teeeeeeeese all’interesse del cittadino. Se poi su singoli provvedimenti “urgenti” si trova un accordo, ben venga. A caval donato non si guarda in bocca. Si dimostrano piccati per le rimostranze dei consiglieri alla loro sinistra (sono ancora ristretti in logiche novecentesche, hanno posizioni pregiudiziali e, poi, in fin dei conti hanno ben rotto le scatole… comunisti!). Ma il cittadino bolognese è neanche una comparsa della vicenda. Qui si sta parlando di definizione della linea in vista del PD che verrà. Un partito che non sa cosa sarà ma che dovrà gestire il potere, con ogni mezzo, su qualsiasi tema, con qualsiasi pretesto. Sempre e comunque esaltando cose che in realtà poi non serviranno. Partecipazione, identità, diversità, tutte parole utili a far votare qualche milione di illusi per poi gestire semplicemente e cinicamente il potere; ogni tanto un po’ di fumo negli occhi, ma spesso la strategia post ideologica sarà creare problemi e fare propaganda su di essi, far discutere di altro. La paura e l’aria fritta come mezzo di gestione dell’opinione pubblica. Un modus operandi molto americano, molto berlusconiano. Ma sicuramente al passo coi tempi. L’importante sarà, per conservare il potere senza scossoni inutili, stare sempre attenti a non disturbare i grandi manovratori, i grandi interessi. D’altronde uno dei più stimati pensatori partitodemocratici, Antonio Polito (ora deputato margheritino ed ex direttore di quel giornale semiclandestino di dalemismo militante che è “il riformista”), l’altra sera da Santoro ci istruiva dicendoci che il famoso programma dell’Unione, che il prof. Prodi aveva costruito ascoltando le proposte della gente nella famosa “fabbrica del programma”, in realtà non aveva altra funzione di raccogliere consenso, scaldare i cuori. Tanto poi la politica è un’altra cosa, che la gente non sempre può capire. Questo è il futuro che ci attende?  Speriamo di no. Questo è il segnale politico più importante che arriva dal “laboratorio politico Bologna” a meno di un mese dalle primarie del PD? Provocatoriamente dico di si. Perchè allora dare l’ennesimo colpo alla propria maggioranza per dialogare con gli ex-fascisti? Perchè siamo post-ideologici per prima cosa e perchè, per calcolo più elettorale che politico, si spera di rompere anche la controparte. Un centro-destra diviso significa più speranze per un PD che corre da solo o vuole iniziare presto una bella campagna acquisti post-ideologica appunto. Ma mi chiedo. Ma gli elettori diessini entusiasti di tutto questo, non sentono, in fondo al cuore, una vocettina, anche la più flebile, di vergogna?

Come finirà il ballo del pattone? Non si sa. Fatto sta che Sergio Cofferati a domande di cronisti che gli chiedevano delucidazioni, mentre intorno a lui scoppiava il putiferio con minacce di crisi, sguardi torvi tra diessini e rifondaroli, tra verdi e margheritosi.. Bene lui.. ha fatto spallucce e ha risposto :”Mi vedete per caso preoccupato?”. Farà chiarezza giovedì. Forse dettando, come è solito fare, i propri comunicati ai giornalisti che lo aspettano con taccuini aperti e penna pronta. Di sicuro nessuno dei due ballerini può sottovalutare l’altro, nessuno può pensare di organizzare trappole e sperare che riescano. E’ un dialogo tra due mondi che si spera restino distanti e alternativi. Le mosse dei due ballerini sono un colpo per muovere le acque nei rispettivi schieramenti. Gli scenari sono tanti ma riguardano più la fantapolitica che la realtà. Non voglio scrivervi cosa immagino succederà. L’immaginazione è stata già sorpassata dai fatti… a destra.

23 settembre, 2007

La casta ha le radici ben piantate. Sproloquio domenicale sul sud.

Filed under: attualità,politica,società — ilkonte @ 11:11 am
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E’ di gran moda in questo periodo lo stanco dibattito su politica e anti-politica. Una fortunata pubblicazione “la Casta” ha poi aggiunto un ulteriore termine per descrivere la realtà di una classe politica distante, piena di affaristi, arraffoni, privilegiati. La stampa sembra essere particolarmente attenta a segnalare i casi di malaffare e abuso di vari politici e politicanti. Ma, come quasi sempre in Italia, il dibattito arriva quando c’è da sfondare una porta aperta (non sto dicendo che non sia giusto parlarne eh!). Sono cose che tutti conoscevamo da anni, siamo di fronte alla scoperta dell’acqua calda.

Non voglio interrogarmi sul perchè oggi i giornali diano così tanto spazio a queste notizie; la risposta mi sembra logica… fanno vendere. Non voglio chiedermi a chi possa giovare un tale discorso.. Quello che mi domando è: ma gli italiani che ora urlano con le vene gonfie di disgusto dove erano quando questo sistema è nato e si è consolidato? Dove erano questi indignati quando svendevano il loro voto per un “posto” ad un parente, ad un figlio, ad un nipote? Ok, andiamo con ordine e non generalizziamo. Non me ne vogliano quelli che hanno sempre avuto una condotta limpida e onesta, quelli che da anni non sono più italiani, o non lo sono mai stati.

Io sono italiano e meridionale. Il sud è pieno di opportunisti, qualunquisti, borghesucci arricchiti, morti di fame atteggiati a grandi imprenditori, furbetti, ominicchi grandi dei favori che ricevono, mezze calzette che diventano collant, ghigni, sorrisi fatui, parolai dialettali, orecchie molli, cervelli fini, cortecce celebrali incrostate, bigotti, banderuole (non che al nord non ce ne siano.. sia ben chiaro.. ma ci saranno occasioni per invettive e provocazioni qualunquistiche contro i settentrionali.. in fondo al nord molte cose non funzionano tanto diversamente.. sempre di italietta parliamo insomma).

Ce n’è di gente onesta, nessuno lo mette in dubbio, ma le loro esistenze luminose sono sempre, e per sempre lo saranno, offuscate dal marasma nero che impera laggiù. Lì la casta, i baroni, esistono da molto tempo. Fu la casta a nutrirci fin dal boom economico degli anni ’60, passando per tangentopoli e arrivando alla così detta seconda repubblica di oggi. Furono i vari baroni ad arricchirsi sulle casse dello stato, e non solo, regalando finto benessere materiale ai cittadini e non provvedendo mai all’emancipazione culturale di quelle terre. Furono loro a sfruttare l’occasione del terremoto dell’80 per ingrassarsi e ingrassare furbi e furbetti vari nello spreco più ignobile (ancora oggi c’è gente che vive nei container, ancora oggi i paesi più colpiti dal disastro, dopo i miliardi a pioggia, sono regno della disoccupazione e dell’emigrazione, ancora oggi manca un sistema viario e infrastrutture degne di questo nome). Quante ditte di costruzione nacquero in quegli anni? Quanti si sono arricchiti così? E, dopo le inchieste giudiziarie, gli scandali, quanti di quelli hanno continuato a campare sul sistema politico cambiando casacca a seconda del vincitore.

Persone che ho avuto la sfortuna di conoscere vivono da decenni in questo modo. Addirittura per fare/ricevere qualche favore iscrissero i membri della loro famiglia, a loro insaputa, a Forza Italia scommettendo in una sua vittoria elettorale. Avevano fatto i conti male, quel partito le elezioni le ha perse o forse lo sponsor di riferimento non ha potuto pagare il debito. Oggi sono ferventi sostenitori della Margherita, di un assessore in particolare, chissà che non sia la volta buona.

Si, oggi non si gira più col somaro, non si muore di malaria, qualcuno riesce a studiare (c’è addirittura chi sa leggere e scrivere), ma il sistema di potere, il modo in cui si gestisce e la qualità delle domande culturali, sociali e politiche del “popolo” sono pressocchè immutate. Un popolo ignorante e arraffone, sempre pronto a svendersi al migliore offerente. Questo è quello che penso della massa meridionale. La politica, così come la malavita, provvede a dare tramite favori quello che in qualsiasi paese evoluto dovrebbe essere un diritto. Il lavoro in cambio di voti, l’illuminazione in cambio di voti, la casa, il parcheggio, la strada senza buche, ecc..

In un certo senso potremmo dire che questo sistema di malaffare provvede a mantenere una sorta di sistema di welfare mediterraneo (chiamiamolo “malaffware“) in cui chi sta al gioco riesce a far passà a nuttata” e chi non ci sta, o non fa in tempo, o, poverino, non ci riesce per mancanza di conoscenze, si deve arrangiare.. e allora o si emigra o si resta dove si è, lamentandosi e aspettando la buona occasione per scroccare un’opportunità. Tanto di elezioni ce ne sono e di politici con buone possibilità di essere eletti ne arriveranno a bussare alla porta. Arriveranno sovvenzioni per questo o quel tipo di imprenditoria, questo o quel tipo di categoria. Ci saranno sgravi fiscali, contributi europei, finanziamenti, corsi di formazione. Tutto fa brodo. Basta avere il proprio buon santo in paradiso a cui affidarsi.

Sono i piccoli meridionali che vivono di furbizie a dare linfa vitale al sistema politico. Quante volte ho sentito dire, e purtroppo sentirò dire, che “funziona così“. Ma quel “funziona così” riferito al sistema politico nasce nelle piccole azioni quotidiane: nella fila alle poste o al tabacchi non rispettata, nel codice della strada liberamente interpretato, nella richiesta quotidiana di favori per evitare trafile burocratiche o per prenotare visite mediche, trattamenti privilegiati, perchè “conosco a… che è parente di…o conosce a..“. Quanti uffici, quanti posti pubblici sono occupati da persone inadatte a quello che fanno ma che vivono garantiti.

Ho conosciuto una piccola persona che faceva il maestro elementare. Questo omuncolo era entrato nella scuola grazie, naturalmente, a raccomandazioni. Insegna con contratto a tempo indeterminato. Il problema è non solo che occupa un posto che non gli spetterebbe ma che non mancava di dare prova della sua insanabile ignoranza (tipo che Trento aveva un bellissimo lungomare, per dire quella pià simpatica ma, ve lo giuro, era un continuo stupirsi.. non c’era limite al peggio). Bene, costui insegna a bambini. Solo al pensiero che il termine INSEGNARE sia affiancato a quella persona mi riempie di rabbia. Sarà perchè ho avuto la fortuna di avere come modello di vita un nonno che, insegnante di scuola elementare, brillava di un’onestà e un rigore d’altri tempi. Un uomo mai sceso a compromessi per nessuna ragione e che non è mai stato un italiano, o un meridionale, come gli altri. Quando voglio pensare a qualcosa di sano e trovare un po’ di speranza e luce…. beh io penso a lui e mi sento fortunato, e mi commuovo sempre a ricordarlo…

Ma, tornando all’omuncolo di cui parlavo, scommetto che nel suo paese di origine viene considerato uno “tagliato”, uno che c’è l’ha fatta. Beato lui che ha saputo sfruttare l’opportunità, diranno i paesani al bar mentre lo vedono passare. E intanto rimaniamo sempre dove siamo e il politico che lo ha aiutato, o chi gli ha dato la spintarella, gode dei privilegi della casta. Gli altri, gli sfigati, gli onesti sono chissà dove a sbarcare il lunario pieni di frustrazione, disgusto e disillusione o a combattere contro tutto e tutti con l’unico scopo di rimanere in piedi, senza mai piegare la schiena. Per questo considero gli onesti del sud dei modelli di coraggio, dei santi laici, delle perle in pasto ai porci. La loro è una lotta disperata.

La questione morale allora deve partire dal quotidiano, dalla lotta all’ignoranza, dalla proposizione di modelli sani, dall’imposizione della meritocrazia, dal pugno di ferro contro ogni illegalità e furbizia. Sono pessimista.. sono parole al vento.. Sono idee poco brillanti. Sfondo anch’io una porta aperta. Sarà per questo che vorrei tanto riuscire a fare il giornalista? Sono sulla buona strada?

13 settembre, 2007

Libera chiesa in povero Stato (i cattivi maestri)

Filed under: attualità,bologna,politica — ilkonte @ 11:04 pm
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A Bologna si sta discutendo sulla costruzione di una moschea in un terreno comunale. Uno spazio ampio, per una grande moschea. Una risposta civile per i migliaia di cittadini immigrati di fede musulmana che vivono a Bologna e provincia. Naturalmente si è alzato subito un polverone. Leghisti, fascisti, populisti, cattolici bigotti e tutta la masnada di difensori dell’offesa civiltà italica si sono inalberati. Addirittura ha acquistato visibilità una fantomatica “Lega antidiffamazione cristiana”: un gruppuscolo di, immagino, cattolici integralisti, islamofobi e razzisti. Una moschea? In Italia? MAI! E, fin qui, niente di nuovo, potremmo dire. L’ignoranza e l’intolleranza sappiamo dove abita. Sarebbe stata una notizia se qualcuno da quella parte lì abbia detto il contrario e si sia speso per la libertà di culto e per una integrazione che parta dal rispetto delle differenze. Ma, ieri, a Bologna (e sottolineo A BOLOGNA… certe volte stento a credere che questa sia ancora la stessa città..), un prete di alto grado, uno che conta, uno autorevole, ha così predicato (cito da agenzia di stampa):

“Con la moschea si da un’altra agenzia culturale che non si contrappone alla chiesa ma allo stato laico. Le moschee non si possono mettere sullo stesso piano delle parrocchie, che sono realtà diverse. La gente va ascoltata perchè con la moschea si va a introdurre una realtà che incide sul tessuto sociale. [e, criticando l’assessore all’urbanistica del comune di Bologna].. Non possiamo confondere i cittadini, bisogna smetterla di paragonare le moschee alle parrocchie; siamo lontani mille miglia. La parrocchia appartiene al nostro tessuto sociale: è al servizio della gente, dà origine alle Caritas e parla italiano. Una moschea è invece una realtà che si introduce, un ambiente politico che va paragonato piuttosto al Comune, alla Provincia o allo Stato, e che ha bisogno di essere verificato”.

Parola del signore… Amen.

Parole preoccupanti per più ragioni. Prima di entrare nel merito di quello che è stato detto voglio ricordare l’autore di queste considerazioni: Mons. Ernesto Vecchi, vescovo ausiliare di Bologna. Non una mezza calzetta, insomma.

La chiesa bolognese si schiera contro la concessione di un luogo di culto per una importante minoranza religiosa. E lo fa dando spessore politico a quella massa di politici e demagoghi di centro-destra che parte dai bigotti ex democristiani e finisce con gli squadristi della lega e di Forza Nuova. Già questo avrebbe dovuto far mordere la lingua al monsignore. Certe compagnie sarebbe meglio evitarle. Ma d’altro canto la stessa curia bolognese, lo stesso Vecchi, dopo un’aggressione fascista ad un transessuale disse:

“La violenza è cugina della trasgressione”

Che, secondo la traduzione che è stata fatta da tutti, significa “uno non se la deve andare a cercare”. Quindi abbiamo capito con chi abbiamo a che fare. Persona pericolosa, dunque. Cattivo maestro. Uno che però nel medioevo non avrebbe sfigurato. Il problema è che, comunque sia, esista oggi un personaggio così. Uno per cui l’illuminismo, la laicizzazione della società, la multiculturalità, il novecento, Cavour, Giovanni Paolo II, Giovanni XXIII, San Francesco, lo sbarco sulla luna, la teoria eliocentrica, Darwin, la parola ecumenismo, la fratellanza, l’uguaglianza, la Costituzione Italiana, il divorzio, l’aborto, il preservativo, e chi più ne ha più ne metta (anzi vi chiedo di metterne voi altri all’elenco), non sono mai esistiti. E se sono esistiti sono stati solo un errore, una breve divagazione, come l’invenzione e la cancellazione del limbo (domanda stupida: ma ora che hanno eliminato il limbo.. che cazzo di fine fanno le anime di quelli che ci credevano e ci sono finiti? sanatoria? condono? indulto?).

Inutile poi mi sembra sottolineare l’ennesima ingerenza politica della chiesa. Quando il monsignore dice di non ingannare i cittadini fa un attacco ad un’amministrazione con l’acqua alla gola, in perdita di consensi. Nel 2009, poi, ci saranno le elezioni. L’occasione è ghiotta dunque. Li attacca ora che sono deboli, divisi, con l’uomo forte che non si sa se si ripresenta e con un’ulteriore, enorme, gatta da pelare (la moschea), che in campagna elettorale fa effetto. E poi li attacca ora che Ds e Margherita affilano le armi per vedere chi la spunterà sulla leadership, sull’egemonia interna, sui valori fondanti, cercando di non perdere pezzi, di non sfaldarsi, di non avere altri attriti. Se non è fare politica questo.. Un vecchio detto recita “il bue dà del cornuto all’asino”. Questo è il mio commento, sulla base di queste considerazioni, allo sproloquio riguardante la moschea come ambiente politico contrapposto non tanto alla chiesa ma allo stato laico. Il problema è che il monsignor Vecchi ha parlato come se fosse un consigliere comunale di minoranza, un parlamentare dello stato italiano. Per questo sente di dover esternare il pericolo della moschea contrapposta allo Stato laico.. E’ il suo stato. Vuole difendere la Repubblica dalle ingerenze di una confessione religiosa! Sentivamo il bisogno di queste parole, monsignore.

E poi… Nelle moschee non si parla italiano, quindi non vanno bene. Chiesa nazionale o chiesa nazionalista? E che dire del fatto che i nostri nonni andavano a messa e sentivano il parroco recitare il rito in latino. Una lingua morta ma che sicuramenta conferiva all’uomo in divisa talare un non so che di esoterico e intoccabile nei poveri analfabeti che eravamo. Forse per questo il pastore tedesco ha pensato bene di reintrodurre le vecchie usanze, così, solo per dare una bella boccata di tradizionalismo reazionario alle nostre stanche e derelitte società. O magari perchè pensa che i fedeli del 3° millennio siano tutti degli analfabeti di ritorno? Che siano loro a meritarsi una chiesa al passo coi tempi?

E poi mi domando. Dove sono, in cosa consistono le mille miglia che distanziano la moschea dalla parrocchia? Non esistono organizzazioni caritatevoli islamiche? Domande che cadono nel vuoto perchè fatte ad un uomo che, appunto, è voluto entrare nella discussione per aizzare gli animi di una certa parte politica. Io, e come me migliaia di cittadini disgustati da tutto questo, siamo solo dei poveri peccatori destinati alle fiamme dell’inferno. Non erano parole per convincere noi, che sapremmo cosa rispondere. E infatti il monsignore sembra aver scaldato i cuori e le voci di molti a destra. Isabella Bertolini con toni preoccupati e allarmati ha definito le moschee delle metastasi sul territorio. Poi, ha aggiunto le solite blaterazioni sul pericolo del terrorismo, della guerra santa che l’islam ci ha dichiarato e via vaneggiando. Il sempre fine e composto Calderoli ha proposto un “Maiale day”. No, non è la festa del suo comleanno.. neanche quella dell’amato Borghezio, ma un sit-in sul luogo dove dovrebbe essere costruita la moschea a base di grigliate miste, salsicce e teste di maiale scagliate dove dovrebbe nascere il luogo di culto. E’ per rendere impuro il terreno, avrebbe spiegato. Provocazione accolta con ilarità dal responsabile del Centro di Cultura islamica che però ha aggiunto l’unica nota intelligente della polemica:”Nella fratellanza che ci accomuna tutti – ha detto – ci saremmo aspettati la solidarietà della curia. Non ci aspettavamo queste uscite da chi predica i 10 comandamenti”.

Fatto sta che la battaglia sta solo per iniziare e il gioco sta tutto in mano all’amministrazione comunale di Bologna. Vedremo se a questo punto Cofferati e soci avranno il coraggio di andare fino in fondo e fare questo gesto di civiltà o si piegheranno a logiche bieche di marketing politico assecondando, per l’ennesima volta dalla loro elezione, gli istinti più bassi della popolazione. Perchè la politica qui deve mostrare di cosa è capace. Continuare a seguire la pancia (o il culo) dell’elettorato o rimboccarsi le maniche e pensare al futuro, a discorsi alti quali integrazione, sviluppo, multiculturalità, tolleranza, laicità? Non so, ma visti all’opera in questi anni, sentiti gli slogan dell’ex speranza della sinistra italiana, ammucchiati chili e chili di delusione, ho già dei brutti presentimenti.

La speranza è alle parole spese così facilmente da troppo tempo non seguano atti ben più gravi; che qualche imbecille non si faccia prendere la mano per partire per una sua crociata personale. O che, dall’altra parte, nessuno cada nelle provocazioni e reagisca. Ma, talvolta, mi viene da pensare che chi tira la corda sa che alla lunga si può spezzare.. e lo faccia di proposito.

12 settembre, 2007

Momenti di sano godimento

Filed under: attualità,personalismi — ilkonte @ 10:23 am
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Guardate questa foto. Guardate la paura sul volto di quell’animale padano. Lascio da parte i miei esercizi di ragionamento per dare sfogo alla reazione più istintiva che ho avuto di fronte a questa notizia.

ANDIAMOOOOOO!!!!

Si può essere felici per questo? No. Non è abbastanza e soprattutto parlandone facciamo il suo gioco.

Una cinquantina di invasati è scesa in piazza per fare una manifestazione xenofoba. Il sindaco di Bruxelles la vieta e solo facendo questo dà loro la più grande pubblicità che si potessero aspettare. Poi le botte (anche qui è da vedere se l’episodio è stato gonfiato), il fermo di polizia, la nota del ministero degli esteri italiano, le interviste al ritorno del maiale, ecc… Quindi se ne parlerà, purtroppo… e allora basta. Non spreco altre parole.. Godiamo in silenzio, zitti zitti, quasi come se non ci riguardasse…

11 settembre, 2007

L’altro 11 settembre

Filed under: 11 settembre,cile,g8,storia — ilkonte @ 9:39 pm

Se bisogna ricordare, meglio non lasciarsi dietro nulla. Altra epoca, si dirà. Ma non è poi così vero. Se una cosa è successa può riaccadere. Se un metodo è stato usato, e purtroppo ha funzionato, niente ci dice che non possa essere riscoperto. L’altro giorno ho seguito “Blu notte” di Carlo Lucarelli sui fatti del g8 di Genova. Ogni volta che rivedo quelle immagini rivivivo le sensazioni che io stesso fui costretto a vivere. Una sensazione di impotenza, sfiducia totale nelle istituzioni, nelle forze di polizia. Una delle persone intervistate, se non mi sbaglio il giornalista di “Diario” Mario Portanova, parlando delle scene della Diaz e della violenza fascista degli uomini in divisa sguinzagliati per la città, faceva un parallelo con il Cile di Augusto Pinochet. Anche lì uomini in divisa ebbero carta bianca. A Genova uomini in divisa nella caserma Bolzaneto cantavano, tra un calcio, una manganellata e uno sputo ai “prigionieri”, “Un, due, tre.. viva Pinochet”. Per fortuna in Italia non siamo arrivati a quello che è successo in Cile nel ’73. Ma quelle persone in divisa sono ancora nelle strade, negli uffici, nelle volanti. I loro capi sono stati tutti promossi. Missione compiuta. Non credo alla favola delle mele marce quando tutto un sistema di polizia si uniforma a quelli atteggiamenti e quando in questi anni nessuno dei migliaia di uomini presenti quei giorni in piazza ha detto una parola, solo una, per fare luce e pulizia su quanto successe. Nessuno che abbia preso le distanze ufficialmente con quanto aveva visto. Se questi avessero avuto l’ordine di uccidere lo avrebbero fatto senza remore, ne sono convinto. Anzi è andata bene che non ci siano stati altri morti. Qualcuno solo ora inizia a parlare, ma non è abbastanza. E poi, si conoscono le dichiarazioni di costoro solo se interrogati durante i vari processi. Come Michelangelo Fournier. Dice che non ha parlato prima per “spirito di appartenenza”. Beh… è proprio questa che preoccupa se interpretata così, quasi a rasentare l’omertà. Ma, in fin dei conti, meglio tardi che mai.

Qualche link sull’11 settembre cileno:

Diario
Wikipedia
Nuovi Mondi Media

Se conoscete altri link o libri a riguardo segnalatemeli pure, grazie

11 settembre.. cose risapute… per sfogarsi un po’

Filed under: 11 settembre,attualità,globalizzazione,personalismi,politica — ilkonte @ 2:11 pm

vignetta di vauro sul manifesto, 11 sett 2007Papà quando è successo? Decine di migliaia di morti fa. Vauro ha sempre quel passo in più. Oggi si dovrebbero commemorare i morti americani, quelli sacrificati al nuovo ordine mondiale. No.. non sono di quelli convinti al 100% che gli USA l’11 settembre se lo siano fatti da soli. Alcune delle tesi sollevate dai così detti complottisti mi sembrano francamente grossolane, come ad esempio la tesi delle esplosioni controllate.. Ma, in tempi di verità assolute, di “Dio lo vuole” e di pensiero unico mi arrogo il diritto e l’orgoglio di dubitare e di chiedere chiarezza. Quello che successe 6 anni fa (a parte tutto… come vola il tempo!) è stato il pretesto per il delirio a cui assistitiamo. Una guerra infinita e inutile, centinaia di migliaia di morti, milioni di sfollati, una guerra civile irachena di cui ancora non abbiamo visto svilupparsi tutto il potenziale. Uno stato comatoso dell’occidente capace di fare quello che da sempre gli viene meglio. Il rapace. La guerra a cosa è servita? A vendere giornali e a far ingrassare le aziende degli amici, degli sponsor e dei veri potenti. Migliaia di miliardi di forniture militari, costo del petrolio alle stelle, soldi per una ricostruzione forse mai iniziata (se non per quanto riguarda pozzi di petrolio, gasdotti, oleodotti), una crisi economica creata ad hoc quasi per essere un’occasione per allargare la forbice tra chi guadagna e chi deve lavorare per vivere. L’economia va male? Colpa dell’11 settembre.. C’ho un contratto di merda? Oh.. c’è stato l’11 settembre.. vogliamo far respirare le aziende! Mi scusi, presidente, non sarei d’accordo.. Zitto! Terrorista! C’è stato l’11 settembre!!

E si.. quella data ha cambiato il mondo. In peggio. Ha rappresentato la fine della speranza dopo la caduta del muro di Berlino, l’inizio ufficiale (non che prima non fosse così, è chiaro) del nuovo ordine mondiale basato su interessi solo ed esclusivamente economici. La fine della politica intesa come gestione e progetto, e sempre più come passacarte, ragioniera, notaia di decisioni che si prendono da altre parti. Pensiamo all’entità di quello che abbiamo visto. Colin Powell è andato all’Onu a presentare prove false per giustificare quello che avrebbero di lì a poco fatto (ve la ricordate la provetta di antrace?). L’opinione pubblica occidentale, nell’epoca del sogno dell’informazione globale, è stata ingannata e continua ad esserlo con una sfrontatezza indegna (Renato Farina docet). Personaggi minuscoli hanno governato e continuano a governare il mondo cavalcando la paura che essi stessi contribuivano a creare. Intanto, però, le vere emergenze restano nel cassetto. Il clima, l’ambiente, il fatto che stiamo vivendo ad un livello ben sopra quello che il nostro pianeta è capace di sopportare. E le diseguaglianze assurde tra nord e sud del mondo, le malattie, le guerre in Africa commissionate e sostenute economicamente dalle grandi aziende occidentali per sfruttare senza controlli le materie prime. Lì dove l’acqua è un lusso noi andiamo e li facciamo scannare come porci per permetterci i nostri lussi (de bears… un diamante è per sempre..).

Siamo malati di capitalismo; una malattia mentale che porta a comportamenti irrazionali, che asservisce la ragione a comportamenti illogici. Non esiste vaccino. Sono drastico, l’unica cura è la fine dell’epidemia, quando non avrà più cosa spolpare, cosa infettare si spegnerà da sola. Vai a spiegare alle persone che non possono avere 2 automobili o il condizionatore in casa, che non può mangiare ogni giorno carne, ecc, ecc.. Vai a dire a un cinese che viene da millenni di miserie in campagna o a un indiano schiacciato dal sistema delle caste che non può ambire al livello di consumo degli americani, pena la fine del pianeta. Vai a spiegare al giovane tutto cellulari e cazzate varie cosa è un bisogno primario e cosa un bisogno indotto. Non vedo speranze.. Non vedo vie d’uscita. Se non il collasso, la catastrofe, l’implosione.

Sul clima siamo già in ritardo e molti dei danni che siamo stati capaci di fare in meno di 100 anni (su quanti milioni di milioni di anni di vita del pianeta?) sono irreparabili. Guardando a cosa ci aspetta, si vedono le prime avvisaglie di quelli che saranno gli sviluppi futuri. Le superpotenze si arroccano su giacimenti di gas e petrolio per poter avere una condizione di vantaggio sulle altre quando queste risorse cominceranno a scarseggiare veramente. Iniziano i programmi di rafforzamento della produzione di energia nucleare. Nessuno che spenda un euro sullo sviluppo di energie sostenibili o, semplicemente, nuovi modelli di sviluppo. Forse qualcuno lo fa… ma di nascosto.. e comunque alla popolazione attaccata alla mammella dei consumi non è dato saperlo. Celebrare cosa, dunque?

 

9 settembre, 2007

V-day (pensieri e banalità… come mi vengono)

Filed under: attualità,politica — ilkonte @ 12:41 pm
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Sul v-day, devo ammettere, non ho le idee chiarissime. Sarà che quello che ho sentito ieri era per me saputo e risaputo, letto e riletto, ma mi sembrava di vedere uno qualsiasi degli spettacoli o dei discorsi dell’epopea girotondina. Travaglio ha detto quello che ripete ossessivamente da 18 libri (cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia), la Guzzanti, che si è cucita addosso o si è trovata a vivere un ruolo che non merita, ha fatto la sua solita invettiva scritta male e poco brillante, Grillo (carisma ne ha… è indubbio) ha fatto il suo spettacolo. Quello che mi ha colpito, ma era immaginabile, era la mole di gente presente. Un mare, non una bandiera, abbastanza intergenerazionale (con netta prevalenza di trenntenni o giù di lì).

Di quello che ho sentito gran parte delle cose erano condivisibili, ma quello che mi lascia un po’ di dubbi è la mancanza di visione prospettica che produce un fenomeno come quello di ieri. Mi spiego; non è certo compito di Grillo e soci dare una visione del mondo, è solo uno che ha avuto la capacità di reinventarsi come uomo giusto al momento giusto, fuori dai giochi televisivi, sfruttando al meglio le potenzialità della rete. A me ad essere onesto non sta neanche simpaticissimo; quel suo atteggiamento da profeta indiscutibile, da uno che ha la verità in tasca (anche quando dice cretinate.. vedi discorso sull’architettura..), quel suo non ammettere controparti o critiche.. fastidioso. Va bene però, anzi benissimo, che riesca a convogliare consenso e sollevare questioni su singoli elementi (eh si.. i single issues movements..) ma quando il discorso passa su questioni più generali mi lascia interdetto. La giornata di ieri era una enorme invettiva contro “la politica”. Il problema è che confondere il male – la classe politica attuale – col malato – il sistema politico, le isituzioni, le forme di rappresentanza – è fuoriviante, sbagliato, al limite del qualunquismo. Mettere pressione alla classe politica è necessario e positivo, buttare tutto è inutile, facile, banale. Ora il discorso non è tanto quanto sia bravo Grillo o quanto sia brillante Travaglio, il discorso è come convogliare tutta quella energia sociale verso obbiettivi concreti. Che la politica attuale non abbia più contatti con la realtà delle cose è un dato di fatto. Che il sistema informativo sia schiacciato e sia un’arma di distrazione di massa perfettamente oleata ce ne siamo accorti tutti negli ultimi 13 anni, anche e soprattutto ascoltando i discorsi negli autobus, nei treni, nei bar. Ma gli elementi di indignazione di Grillo e soci sono appetibili anche e soprattutto a sinistra, in quel vasto elettorato deluso e disincantato di cui anch’io faccio parte. Ed è a sinistra che bisogna trovare una risposta a quelle domande. E’ a sinistra che bisogna legare i singoli elementi di coesione per una battaglia culturale, politica e sociale che diano corpo e coerenza ad una proposta politica ben strutturata. Siamo noi di sinistra che dobbiamo immaginare un nuovo mondo e creare un discrimine forte con la vulgata populista di destra. Sono io, a sinistra, a dovermi interrogare sul successo di un comico che dice le cose che dovrebbero dire, con più spessore e capacità critica, quelli che siedono in parlamento a rappresentarmi. Uno che vota a destra non ha e non avrà mai questi problemi, per lui è tutto più facile. Tanti ieri in piazza erano lì per caso, per emulazione, per curiosità. Io cercavo di ascoltare con attenzione Massimo Fini e il suo ragionamento sulla fine-inesistenza della democrazia rappresentativa mentre la massa chiacchierava amabilmente e applaudiva quando sentiva altri applausi (continuo a diffidare della massa.. E’ cieca e distratta e facilmente manipolabile). Quello di Fini era l’unico ragionamento di ieri sera. E, purtroppo, l’intervento meno ascoltato. E allora, se la massa , se quella massa, aspetta solo un capopopolo, uno che grida, uno che butta tutto a puttane, che differenza c’è tra loro e il “popolo” del family day, o dei comizi berlusconiani?

Altro elemento di discussione di ieri era la fine dei partiti. I partiti novecenteschi sono morti, è vero. Ma torniamo al discorso di prima; mai buttare il bambino e l’acqua sporca. I partiti siano malati è vero, ma cosa senza di loro? La democrazia rappresentativa in Italia è in crisi. Cosa al suo posto? Un sana rivoluzione? Imponiamo la dittatura dei saggi? Del proletariato? Un referendum su ogni decisione da prendere? I partiti sono necessari. E’ vero ce ne sono troppi ma non si può dire che i movimenti o le liste personali di questi anni siano partiti veri e propri. Sono figli della diaspora post-ideologica, dell’imbastardimento dell’era berlusconiana, del personalismo, delle mazzette, delle baronie. Ma di energia e di voglia di partecipazione, di rinnovamento, ce n’è (e non è solo il V-day a dimostrarlo..). Basterebbe riuscire a renderla produttiva politicamente (hai detto niente!). Aprire le sezioni, i luoghi di discussione, di stimolo. E come fare? Non andiamo più a votare? Significherebbe dare il paese in mano alla destra per 30 anni e, visti i 5 anni già passati, non è auspicabile. Tifare tanto peggio tanto meglio è roba da cretini. Bisogna fare pressione, rompere le scatole, ricattare, muoversi dal basso e costringere a mettere in agenda e rielaborare i movimenti di opinione come quelli che Grillo ha avuto la capacità di catalizzare. Cominciamo, ad esempio, a chiedere una maggiore presenza di forme di democrazia partecipativa, come elezioni primarie vere e voto popolare su argomenti di carattere locale. Questo insieme ad una vera battaglia morale, a partire dal marcio che c’è nei più piccoli aspetti della vita quotidiana. Non è una cosa che si possa fare dall’oggi al domani. La generazione di mio figlio, se mai ne avrò uno, avrà ancora a che fare con i partiti, con i furbi e con i piccoli italiani (quelli del malaffare, dell’evasione, del piccolo borghese arricchito e ignorante, quelli bigotti, pecoroni e mammoni, eccetera eccetera). Una speranza c’è; se le cose continuano così gli eventi travolgeranno tutti.

Leggendo le prime reazioni all’evento di ieri torno all’amara realtà. Si parla di tutto fuorchè del merito delle questioni sollevate. Si parla di offese a Marco Biagi (quando e dove?), si continua a distrarre, parlar d’altro. Ieri il tg regionale dell’Emilia Romagna della sera non ha dedicato neanche un servizio breve a 50mila persone in piazza. Invece di proporre ragionamenti e raccogliere stimoli e provocazioni il sitema reagisce scalciando… E’ proprio vero. Sono inadeguati ai tempi.

Continuerei a scrivere questo brainstorming sconclusionato per ore…ma è meglio che mi fermi. L’amarezza e l’indignazione mi fa tornare alla materialità delle cose. Devo andare a fare la spesa. E poi… hai voglia a parlare di ste cose qua!! Tanto non saranno mai vecchie!

Fine del vaneggiamento.

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